Abbazia di Vezzolano

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Abbazia di Vezzolano
Albugnano Abbazia Vezzolano.jpg
L'abbazia di Vezzolano: veduta
Stato Italia Italia
Regione Piemonte
Località Albugnano
Religione cattolica
Diocesi Asti
Stile architettonico Gotico, Romanico
Inizio costruzione 773 - secondo la leggenda
Sito web Abbazia di Vezzolano

Coordinate: 45°04′48.72″N 7°57′26.35″E / 45.0802°N 7.95732°E45.0802; 7.95732

L'abbazia di Santa Maria di Vezzolano è un edificio religioso in stile gotico e romanico, tra i più importanti monumenti medievali del Piemonte, situato nel comune di Albugnano in provincia di Asti. L'appellativo "abbazia" è da sempre usato impropriamente anche dagli Enti Statali preposti alla gestione, in quanto la chiesa non è mai stata tale. Il nome corretto è Canonica di Santa Maria di Vezzolano, come si evince dalla bibliografia allegata.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Vi sono diverse ipotesi sull'origine del nome e della località, tra le quali l'apparentamento con la gens Vetia o al centro di Vézelay in Francia, in cui già al tempo di Carlo Magno esisteva un'abbazia soggetta a Cluny. Probabilmente è più attendibile l'origine medievale o regionale del toponimo da Vezola o Vetiola nel significato di recipiente d'acqua dato che nelle vicinanze dell'edificio scorre un ruscello.

La leggenda e la fondazione[modifica | modifica wikitesto]

Secondo una leggenda la fondazione della chiesa risalirebbe a Carlo Magno; secondo la versione più attendibile, l'imperatore nell'anno 773 stava cacciando nella selva di Vezzolano, quando improvvisamente gli sarebbero apparsi tre scheletri usciti da una tomba che gli provocarono un notevole spavento. Aiutato da un eremita e invitato a pregare Maria Vergine, egli volle edificare nel luogo dell'apparizione una chiesa abbaziale.

Secondo una ricostruzione storica si può pensare che fosse già esistente in epoca longobarda e che sia stata successivamente ingrandita godendo sempre di più di fama e ricchezza. Nel X secolo l'abbazia venne distrutta dai Saraceni, ricostruita e nel 1002 donata da Arduino re d'Italia a Oddone di Brozolo che la diede in eredità ai suoi discendenti i quali la cedettero nel 1095 al prevosto di Vezzolano. L'abbazia venne abitata da religiosi fino agli inizi dell'Ottocento, durante la dominazione napoleonica.

L'architettura dell'abbazia[modifica | modifica wikitesto]

Prospettiva dell'abbazia

Attualmente l'abbazia è composta da una chiesa con il campanile, il chiostro e la sala capitolare a rappresentare l'alternarsi di alcuni momenti stilistici fra il gotico ed il romanico.

La pietra arenaria ed il mattone vengono qui utilizzati per marcare lo stile architettonico dell'abbazia, fondato sulla bicromia a fasce alternate, comune ad altre scuole architettoniche italiane, in particolare quella ligure e toscana.

L'edificazione della chiesa venne terminata nel 1189, subendo successivamente alcuni interventi di sostanziale ristrutturazione soprattutto in epoca gotica.

La facciata, decorata nella parte superiore un paramento in cotto alternato a fasce orizzontali in pietra, è tipicamente romanica e ricorda i motivi architettonici pisani e lucchesi. Presenta tre ordini di gallerie cieche, meno quella centrale, interrotta da una bifora, con piccole colonnine.

Dei tre portali originali, solo due sono ancora visibili: quello di destra è scomparso (poiché la corrispettiva navata è stata integrata nel chiostro) mentre quello sinistro, benché murato, porta ancora una bella lunetta decorata.

Facciata

Il portale e la facciata[modifica | modifica wikitesto]

Il portale principale è molto ricco, con piccoli pilastri quadrati decorati con motivi vegetali e geometrici come pure i capitelli: la lunetta raffigura la Vergine in trono con ai lati due angeli. La facciata è ornata da tre ordini di piccole colonne, con al centro una grande bifora, pregevole composizione caratterizzata dalla figura del Cristo affiancato da due arcangeli: Michele e Raffaele, armati rispettivamente di lancia e spada. Sopra la bifora si trova un originale pronao nel quale sono posti due angeli con un cero in mano alternati a tre bacili in ceramica policroma, di fattura islamica. Più in alto si trovano due serafini (con sei ali) che poggiano su ruote (attributo, quest'ultimo, che però è tipico dei cherubini). Al culmine, in una nicchia, è collocato un busto di Cristo benedicente.

Il campanile

Il Campanile[modifica | modifica wikitesto]

Il campanile in stile romanico con archetti, è stato rimaneggiato nella parte superiore e si trova nella parte più elevata dell'abbazia.

L'interno[modifica | modifica wikitesto]

L'interno è di forme romanico-gotiche con influssi francesi. Attualmente è composto da due navate, centrale e sinistra, in quanto quella destra venne incamerata nel chiostro: così pure rimangono solo due absidi, dato che quello destro ha lasciato spazio alla sala capitolare. Le volte sono ad archi acuti costolonati.

la navata centrale è divisa da un pontile finemente decorato sul modello dello jubé tipico di tante chiese d'oltralpe. La struttura poggia su cinque archi a sesto acuto ed è istoriata con due ordini sovrapposti di decorazioni scultoree policrome: nella parte inferiore è rappresentata la serie dei patriarchi, mentre in quella superiore si possono osservare episodi della vita di Maria: Deposizione, Assunzione, Trionfo in Cielo, di scuola borgognona della fine del XII secolo.

L'altare maggiore

L'altare maggiore[modifica | modifica wikitesto]

L'altare maggiore porta in un tabernacolo,un pregevole trittico in terracotta colorata risalente alla metà del XV secolo, mentre dietro, sui lati della finestra centrale si possono osservare due bassorilievi romanici, di notevole fattura, in pietra rappresentati l'Arcangelo Gabriele e la Madonna.

In fondo alla navata destra si apre una porta di collegamento con il piccolo chiostro molto grazioso, con portici di diversa impostazione architettonica: nell'ingresso si può vedere una lunetta con affresco in stile gotico rappresentate la Vergine in trono affiancata da due angeli.

"Contrasto dei tre vivi e dei tre morti", di anonimo del XV secolo. Abbazia di Vezzolano, affresco del chiostro.
"Contrasto dei tre vivi e dei tre morti". Affresco (seconda metà del XIV secolo) nel chiostro dell'abbazia
Due arcate del chiostro

Gli affreschi, il chiostro e la sala capitolare[modifica | modifica wikitesto]

Proseguendo nel chiostro si notano una serie di affreschi di notevole interesse: fra essi si possono notare Cristo fra i simboli degli Evangelisti, L'adorazione dei Magi con un devoto presentato da un angelo, un Defunto in toga rossa disteso , e il Contrasto dei tre vivi e dei tre morti. Quest'ultimo viene talvolta letto, impropriamente, come la raffigurazione della leggenda di Carlo Magno.

Altri affreschi, conservati solo in parte, rappresentano la Crocifissione e una versione più antica del Contrasto. Nel loro insieme questi dipinti oggetto nei primi anni novanta di un restauro, rappresentano uno dei più interessanti cicli pittorici del Trecento piemontese.

I quattro lati del chiostro non sono omogenei tra loro: due sono costituiti da arcate ogivali edificate su pilastri cilindrici, alternati a piccole colonne, uno presenta un numero inferiore di arcate che poggiano su pilastri poligonali e nell'ultimo appaiono invece contrapposizioni stilistiche fra pilastri poligonali e bifore romaniche.

Nell'angolo adiacente all'ingresso del chiostro si accede alla sala capitolare attraverso una porta fiancheggiata da due bifore: nella sala è stata allestita una mostra fotografica permanente, destinata ad illustrare la ricca tipologia delle chiese romaniche delle campagne astigiane.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Cartario dei monasteri di Grazzano, Vezzolano, Crea e Pontestura, 1908
  • Paola Salerno (a cura di) Santa Maria di Vezzolano. Il pontile. Ricerche e restauri, Umberto Allemandi & C. 1997
  • Elena Ragusa e Paola Salerno (a cura di) Santa Maria di Vezzolano. Gli affreschi del chiostro. Il restauro., Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio in Piemonte, Torino 2003
  • Gianpaolo Fassino, “L'amo come l'ideal donna dei sogni”. A Vezzolano negli ultimi due secoli: percorsi di visita tra sacro e profano, in Storie di turismo in Piemonte (Atti del convegno Storie di Turismo in Piemonte. La valorizzazione turistica locale tra Ottocento e Novecento, Pettenasco, 11-12 ottobre 2003), a cura di Valeria Calabrese, Paola Martignetti, Diego Robotti, Torino, L&M-I Luoghi e la Memoria, 2007, pp. 339–362.
  • Giuseppe Manuel di San Giovanni, Notizie e documenti riguardanti la chiesa e propositura di S. Maria di Vezzolano, in Miscellanea di storia italiana , Stamperia Reale, Torino 1862.
  • Edoardo Durando, Cartario dei monasteri di Grazzano, Vezzolano, Crea e Pontestura, Biblioteca della Società storica subalpina. Corpus chartarum Italiae 30, Pinerolo, Societa storica subalpina, 1908. URL consultato l'11 luglio 2015.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frutteto della Cannica di Vezzolano, fruttetodivezzolano.it.
    «Nel 1996 la Soprintendenza ai Beni Architettonici ed Ambientali del Piemonte avviò l'idea di realizzare un Giardino tradizionale nel terreno retrostante la Canonica di Vezzolano e affidò questo pezzo di terra ad un'attività volontaria sotto l'egida di Leonardo Mosso e Carlo Fruttero. Il gruppo si costituì in "Frutteto della Canonica di Vezzolano - Comitato per la salvaguardia del paesaggio rurale" e decise di ricreare nell'appezzamento della Canonica un frutteto simile a quello di cui conservano traccia gli antichi disegni. Si scelse di coltivare il melo perché meglio adattabile al clima del Nord Italia, ai terreni delle colline piemontesi e per la maggiore resistenza ai parassiti.».