Pontile-tramezzo

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Jubé della cattedrale di Albi
Chiesa di Brou, Bourg-en-Bresse
L'iconostasi della Basilica di San Marco a Venezia

Il pontile-tramezzo[1] o semplicemente pontile[1] o jubé è un elemento architettonico che, soprattutto nel XII e nel XIII secolo, caratterizzò l'interno delle chiese conventuali, collegiate e cattedrali[1], in particolar modo quelle gotiche.

Terminologia[modifica | modifica wikitesto]

Il termine jubé è francese e deriva dalla formula di apertura utilizzata dal diacono che, salito sul ballatoio, prima di iniziare la lettura del Vangelo si rivolgeva al superiore chiedendo la benedizione: Jube Domine benedicere. L'equivalente termine inglese, rood screen, deriva dalla presenza della croce trionfale, quello tedesco Lettner dal termine lectorium[2]; in spagnolo è chiamato coro alto.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il pontile-tramezzo comparve nel tardo Romanico e un esempio è nella chiesa conventuale di Maulbronn. Raggiunse poi un più alto grado di raffinatezza nel Gotico[1].

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

Derivato dai cancelli e simile all'iconostasi per aspetto e funzione, il pontile separava il coro, riservato ai presbiteri, dalla navata riservata ai fedeli. Era costituito da un palco con una o più scale di accesso, utilizzato anche come ambone per la lettura del Vangelo[1].

A differenza dell'iconostasi, non costituiva una vera separazione durante le liturgie, in quanto nel coro erano celebrate solo le funzioni destinate ai monaci o a canonici legati alle cattedrali e alle altre chiese, mentre davanti al pontile esisteva un altare che spesso veniva chiamato "altare della croce", destinato alla messa per il popolo. In tal modo la funzione del pontile non sarebbe dunque quella di separare il clero dai fedeli, quanto quello di realizzare uno spazio apposito per il clero, ove svolgere le specifiche funzioni liturgiche del coro (liturgia delle ore, messa conventuale) senza disturbo.

Il pontile era praticabile mediante due scale simmetriche ed aveva una propria decorazione scultorea. In alcune zone d'Europa, come l'Inghilterra era usato anche come supporto per rappresentazioni pittoriche (vedi in particolare la produzione specialistica di maestranze dell'Anglia orientale[3]). In effetti il pontile sembra essere nato dalla fusione di elementi diversi già presenti nell'architettura romanica e del primo periodo gotico: la parete di separazione ("intramezzo" spesso ornato di marmi policromi) che spesso, soprattutto nelle chiese conventuali, divideva il coro dalla navata o la navata stessa in due parti e gli amboni scolpiti in pietra[4].

Furono realizzate numerosissime strutture di questo tipo, estremamente decorate, in pietra ma anche il legno, generalmente a ponte, su tre arcate. In alcuni casi era in rapporto ad un coro rialzato, soprastante ad una cripta che ha il suo accesso dagli archi del pontile.

Tale arredo si diffuse anche in Fiandra, in Inghilterra ed altre aree dell'Europa settentrionale.

La maqṣūra islamica porebbe essere derivata dai pontili delle chiese cristiane[1].

Rimozione[modifica | modifica wikitesto]

Sostituito in gran parte dal pulpito, i pontili dopo il concilio di Trento cominciarono ad essere progressivamente smontati, fino al XIX secolo, sostituiti da recinzioni più trasparenti come le cancellate[1]. Oggi ne rimangono pochissimi, soprattutto, per quel che riguarda la Francia, in piccole chiese della Bretagna.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia questo elemento architettonico fu propriamente realizzato solo in chiese nell'area di confine con la Francia come l'Abbazia di Vezzolano e la cattedrale di Aosta in cui il pontile fu demolito solo nel 1838.[5]

Alcuni elementi architettonici del periodo tardo gotico, simili agli esempi d'Oltralpe ma derivati autonomamente dagli intramezzi marmorei presenti in Italia fin dal periodo paleocristiano, sono associati ai pontili o jubés. Un esempio è conservato nel duomo di Modena, realizzato da Anselmo da Campione.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g Nikolaus Pevsner, John Fleming e Hugh Honour, Dizionario di architettura, Torino, Einaudi [1981], 1992.
  2. ^ Antonio Cadei, Paolo Piva, L'arte medievale nel contesto: 300-1300 : funzioni, iconografia, tecniche, 2006.
  3. ^ Veronica Sekules, Medieval Art, Oxford, 2001, p. 113.
  4. ^ Antonio Cadei, Paolo Piva,(a cura di) L'arte medievale nel contesto: 300-1300 : funzioni, iconografia, tecniche, 2006.
  5. ^ Touring Club Italiano, Torino e Valle d'Aosta, Touring Editore, 2005, p. 573.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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