Livio Bassi

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Livio Bassi
Livio Bassi.jpg
8 ottobre 1918 – 2 aprile 1941
Nato aTrapani
Morto aRoma
Cause della morteFerite riportate in combattimento
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegia Aeronautica
SpecialitàCaccia
Unità395ª Squadriglia
Anni di servizio1936-1941
GradoTenente
GuerreSeconda guerra mondiale
Decorazionivedi qui
Studi militariScuola militare Nunziatella
Accademia Aeronautica corso “Rex”
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Livio Bassi (Trapani, 8 ottobre 1918Roma, 2 aprile 1941) è stato un ufficiale e aviatore italiano. Pilota di caccia della Regia Aeronautica durante la seconda guerra mondiale, venne ferito gravemente in combattimento nel febbraio del 1941 dalla caccia britannica e morì due mesi dopo in ospedale, venendo decorato con la medaglia d'oro al valore militare alla memoria.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Livio Bassi sul suo Fiat G.50 "Freccia"

Nacque a Trapani l'8 ottobre 1918,[1] figlio del Maggiore Angelo, caduto in combattimento nel 1927, all'età di 38 anni, in Cirenaica e fratello di Aldo, futuro deputato della Repubblica e sindaco di Trapani. Dopo aver frequentato la Scuola militare della Nunziatella, nel 1936 fu ammesso a frequentare il Corso Rex della Regia Accademia Aeronautica di Caserta, ottenendo il brevetto di pilota volando a bordo dei biplani da addestramento Breda Ba.25 e IMAM Ro.41.

Dopo essere uscito dall'Accademia con il grado di sottotenente pilota fu destinato alla specialità bombardamento, ma chiese ripetutamente, ed ottenne, di transitare alla caccia. Promosso al grado di tenente pilota in servizio permanente effettivo (S.P.E.)[1], fu inviato alla 395ª Squadriglia[2] del 160º Gruppo Autonomo Caccia Terrestri di stanza sull'aeroporto di Berat, in Albania, a partire dal 1º giugno 1940.[2] L'unità era equipaggiata con i caccia Fiat C.R.42 "Falco".[2]

All'inizio del mese di ottobre la squadriglia ricevette i primi caccia monoplani Fiat G.50 "Freccia", e il giorno 26, due giorni prima dell'inizio dell'offensiva italiana contro la Grecia la sua Squadriglia[3] fu trasferita al 154º Gruppo Autonomo Caccia Terrestre[3] appena costituito sull'aeroporto di Berat[3].
Il nuovo Gruppo divenne operativo a partire dal 5 novembre.[3] Esordì in combattimento il 4 dicembre sul cielo di Giannina, in Epiro, e ottenne la sua prima vittoria il giorno 18 abbattendo un bombardiere Bristol Blenheim sul cielo di Valona. Il 6 gennaio abbatté un secondo Blenheim, e dopo due giorni, sopra Klisura, prese parte al combattimento contro una grossa formazione di caccia Gloster Gladiator della Royal Air Force.[4] L'11 febbraio il suo reparto compì un attacco contro l'aeroporto di Giannina, distruggendo al suolo ben 18 velivoli avversari, mentre altri due furono abbattuti mentre tentavano di decollare.[3]

Il 20 febbraio 1941 prese parte ad una battaglia aerea tra caccia italiani e bombardieri inglesi con la loro scorta[5] sui cieli dell'Albania meridionale. Quando il tenente Alfredo Fusco della 361ª Squadriglia, suo ex collega di corso in Accademia, venne circondato da sei caccia Hawker Hurricane inglesi, tra cui quello pilotato dall'asso Marmaduke Pattle,[6]Bassi accorse in suo aiuto. Nello scontro che ne seguì, Bassi colpiva due Hurricanes, che gli venivano accreditati come abbattuti, ma l'aereo di Fusco, colpito ripetutamente, esplodeva in volo, uccidendo il pilota sul colpo.[6] Allora, Bassi, ferito a sua volta dai piloti britannici, si disimpegnava dal combattimento e cercava di compiere un atterraggio di fortuna sul campo di Berat, ma il suo aereo si rovesciava prendendo fuoco ed ustionandolo[1] molto gravemente.[6] Con le due vittorie aeree attribuitegli,[3] Fusco raggiungeva il totale di sei abbattimenti, numero sufficiente a fargli conseguire la qualifica di "Asso dell'aviazione".[7]

Morì per le ustioni[6] riportate il 2 aprile 1941 all'Ospedale militare del Celio. A entrambi[3] gli sfortunati aviatori fu conferita la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.[8]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

A Livio Bassi è stato intitolato nel 1949 il vecchio aeroporto militare di Chinisia nei pressi di Trapani, poi in disuso e, dal 1961, il nuovo Aeroporto militare di Trapani-Birgi sede del 37º Stormo. La Sezione dell'Associazione Arma Aeronautica di Trapani porta il suo nome. La sua città natale gli ha intitolato un istituto comprensivo statale, in via Marinella 2, e il comune di Erice gli ha intitolato una via.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare
«Arditissimo pilota da caccia di provato valore partecipava a numerose ed alle più rischiose azioni di guerra compiute dal suo reparto abbattendo con azione individuale 4 velivoli nemici. Durante un bombardamento aereo sul proprio campo, eseguito da preponderanti forze aeree nemiche scortate da caccia, partiva subito in volo affrontando l'impari lotta con suprema audacia e slancio incomparabile, contribuendo a stroncare l'offesa avversaria e ad abbattere due apparecchi. Rimasto ferito, con il velivolo gravemente danneggiato, anziché salvarsi col paracadute, tentava rientrare al campo; ma, nel generoso tentativo, ai limiti del campo stesso rimaneva avvolto dalle fiamme sprigionatesi dai serbatoi forati. Gravemente ustionato veniva soccorso e trasportato all'ospedale dove, dopo due mesi di atroci sofferenze, chiudeva serenamente la gloriosa giovane vita nella visione della Patria vittoriosa, già da lui tanto mirabilmente servita. Cielo della Grecia, ottobre 1940 - febbraio 1941.»
— Regio Decreto 26 novembre 1941[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1969, p. 13.
  2. ^ a b c Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 275.
  3. ^ a b c d e f g Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 269
  4. ^ In quella occasione i piloti italiani reclamarono l'abbattimento di cinque velivoli avversari.
  5. ^ I piloti italiani erano decollati su allarme per intercettare una squadriglia di 16 bombardieri Bristol Blenheim, appartenenti ai No.84, 30 e 211 Squadron della Royal Air Force, scortati da sei caccia Hawker Hurricane del No.80 Squadron.
  6. ^ a b c d Mattioli 2007, p. 7.
  7. ^ Domenico Tibaldi, L'aquila nella leggenda (PDF), su Medaglia d'oro simbolo di unità, www.provincia.latina.it, 2007, 13. URL consultato il 25 aprile 2008 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2007).
  8. ^ Dal sito dell'AMI.
  9. ^ Il sito ufficiale del Presidente della Repubblica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Chris Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italia Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • Chris Dunning, Solo coraggio! La storia completa della Regia Aeronautica dal 1940 al 1943, Parma, Delta Editrice, 2000.
  • I Reparti dell'Aeronautica Militare Italiana, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1977.
  • Franco Pagliano, Storia di diecimila aeroplani, Milano, Edizioni Europee, 1954.
  • Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, Testi delle motivazioni di concessione delle Medaglie d'Oro al Valor Militare, Roma, Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, 1969.
  • Marco Mattioli, L'aquila indomita, in UNUCI, Roma, Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia, marzo-aprile 2007, p. 7.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]