Le luci della centrale elettrica

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Le luci della centrale elettrica
Le Luci Della Centrale Elettrica - Fuori Orario.jpg
Concerto dell'11 febbraio 2009
Paese d'origineItalia Italia
GenereIndie rock[1]
Periodo di attività musicale2007 – 2019
EtichettaLa Tempesta Dischi, Cara Catastrofe
Album pubblicati5
Studio4
Raccolte1
Sito ufficiale

Le luci della centrale elettrica è stato un progetto musicale del cantautore italiano Vasco Brondi, avviato a Ferrara nel 2007 e concluso nel 2019.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Esordi[modifica | modifica wikitesto]

«Per me sono stupende le luci della centrale elettrica, le stelle non si vedono più, hanno rotto i coglioni.[2]»

(Vasco Brondi)

Vasco Brondi esordì come cantautore nel 2007 con il nome "Le luci della centrale elettrica", autoproducendo una demo che prese il titolo dal nome del gruppo, che ricevette buoni riscontri di critica[3].

Nel maggio 2008 pubblicò il suo album d'esordio Canzoni da spiaggia deturpata, prodotto da Manuele Fusaroli e Giorgio Canali (CCCP, CSI, PGR, Rossofuoco), che riprese alcune canzoni dal precedente lavoro.

La collaborazione con Canali nacque da un incontro avvenuto durante un concerto degli Zen Circus, in cui Le luci della centrale elettrica faceva da supporter.[4] Il disco ebbe un ottimo riscontro dal pubblico e dalla critica[5][6][7][8][9][10] e nel 2008 vinse la Targa Tenco come Miglior Opera Prima cantautoriale dell'anno.

Il tour d'esordio organizzato da Virus Concerti contò quasi 200 date in tutta Italia e si concluse al teatro Ariosto di Reggio Emilia con la seguente formazione sul palco: Vasco Brondi (chitarra e voce), Giorgio Canali (chitarra elettrica e voce), Daniela Savoldi (violoncello), Rodrigo D'Erasmo (violino) e Davide Toffolo (disegni dal vivo).

Il progetto Le luci della centrale elettrica divenne un laboratorio creativo e nel corso del tour si affiancarono a Brondi alcuni importanti musicisti del panorama italiano: Enrico Gabrielli (Mariposa), Rodrigo D'Erasmo (Afterhours), Alessandro “Asso” Stefana e Stefano Pilia (Massimo Volume).

Nel 2008, oltre alla Targa Tenco, il disco vinse il Premio FIMI, il premio MEI, il Premio Musica & Dischi[11] e il Premio Fuori dal Mucchio della storica rivista di musica Il Mucchio Selvaggio[12].

Tra il 2007 e il 2010, inoltre, Brondi aprì i concerti di molti artisti famosi tra i quali Subsonica, Blonde Redhead, Notwist e Vinicio Capossela e fu ospite speciale in cinque concerti dello spettacolo teatrale degli Afterhours. Sempre come ospite, Vasco Brondi prese parte alla serata Rilettura musicata di Camere separate di Tondelli, organizzata da Susanna Tartaro di Rai Radio 3 Fahrenheit al Palazzo delle Esposizioni di Roma, allo spettacolo Le città viste dal basso dei Perturbazione, alla serata tributo a Fabrizio De André organizzata da Rai Radio 1.

La canzone Per combattere l'acne venne inclusa nella colonna sonora (titoli di coda) del film Fuga dal call center di Federico Rizzo.

Secondo album[modifica | modifica wikitesto]

Il 9 novembre del 2010, Brondi pubblicò il suo secondo album Per ora noi la chiameremo felicità[13] anticipato il 19 ottobre dal video del primo singolo estratto, Cara catastrofe.
Successivamente ebbe inizio il tour teatrale che vide Le luci della centrale elettrica protagonista sui palchi di sei teatri tra Roma, Firenze, Verona, Milano, Bari e Ferrara.

A gennaio del 2011 cominciò il tour nei club, che partì con quattro sold-out consecutivi. Il disco entrò al 24º posto nella classifica FIMI[14] e la rivista Rolling Stone Italia inserì Canzoni da spiaggia deturpata al sesto posto tra i venticinque migliori dischi del decennio, primo tra gli italiani. Anche Rumore lo segnalò tra i migliori dischi degli anni duemila collocandolo al 93º posto.[15][16]

Nell'aprile del 2011 Lorenzo "Jovanotti" Cherubini volle Le luci della centrale elettrica come opener del suo Ora in Tour, che prese il via il 16 aprile da Rimini.

Colonna sonora ed EP[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso periodo il regista Daniele Gaglianone chiese a Brondi una canzone da inserire nella colonna sonora e nei titoli di coda del suo film Ruggine.

Nel luglio 2011 lo scrittore e giornalista Marco Lodoli pubblicò un articolo su Il Venerdì di Repubblica nel quale paragonò Vasco Brondi a Francesco De Gregori; proprio quest'ultimo volle l'artista ferrarese con sé sul palco del Traffic Festival di Torino, dove gli concesse l'onore di chiudere il concerto con una versione inedita di Viva l'Italia, arrangiata dallo stesso Brondi per l'occasione.[17]

Nel 2011 Brondi pubblicò il brano Un campo lungo cinematografico, colonna sonora del film Ruggine di Daniele Gaglianone. La voce di Rachele Bastreghi dei Baustelle è udibile nei cori.[18]

Le luci della centrale elettrica - live 2011 - Marghera

Il 2 dicembre 2011 uscì l'EP C'eravamo abbastanza amati, in allegato al numero di dicembre della rivista XL Repubblica[19]; l'EP contiene il brano Un campo lungo cinematografico, tre cover di altrettanti brani, una versione alternativa di L'amore ai tempi dei licenziamenti dei metalmeccanici chiamata Versione con vista dai tetti e due brani registrati live (Piromani, con Rachele Bastreghi, e Oceano di gomma, cover degli Afterhours, con Manuel Agnelli).

Costellazioni[modifica | modifica wikitesto]

Nel settembre 2013 Brondi iniziò a lavorare a un nuovo disco con Federico Dragogna dei Ministri.[20] Nel dicembre seguente comunicò il 4 marzo 2014 come data di pubblicazione del terzo album in studio.[21] Venne poi annunciato il titolo: Costellazioni. Il primo singolo estratto da Costellazioni fu I destini generali, pubblicato il 28 febbraio 2014 e per il quale venne realizzato un videoclip animato diretto da Michele Bernardi e interpretato da Alice Guazzotti.[22]

Costellazioni debuttò al secondo posto della classifica F.I.M.I.[23], nel frattempo Brondi partecipò alla riedizione dell'album Hai paura del buio? degli Afterhours, collaborando al rifacimento del brano Simbiosi insieme a Der Maurer.

Il quarto album: Terra[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 marzo 2017 uscì il quarto album Terra[24], supportato da relativo tour. Su Facebook il cantautore descrisse così l'album: "È un disco etnico ma di un’etnia immaginaria (o per meglio dire "nuova") che è quella italiana di adesso. Dove stanno assieme la musica balcanica e i tamburi africani, le melodie arabe e quelle popolari italiane, le distorsioni e i canti religiosi, storie di fughe e di ritorni".[25] La copertina di Terra rappresenta l'installazione "Seven magic mountains" , ovvero sette totem colorati di roccia realizzati nel deserto del Nevada dall'artista svizzero Ugo Rondinone.

La raccolta: 2008/2018, tra la Via Emilia e la Via Lattea e fine del progetto[modifica | modifica wikitesto]

Il 17 settembre 2018 il cantautore annunciò un singolo in uscita il 21 settembre: Mistica.

Il singolo fu seguito dall'uscita di un doppio disco il 5 ottobre, la raccolta 2008/2018, tra la Via Emilia e la Via Lattea.

Significato del nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome si riferisce alle illuminazioni dell'ex polo industriale Montedison di Ferrara, città dove il cantautore ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza. A tale proposito Brondi afferma: "Non mi interessava dare il mio nome di battesimo, ma trovarne uno che in qualche modo caratterizzasse già i pezzi dando loro uno sfondo"[26], e ancora: "Più che la centrale elettrica in sé sono queste luci. Forse mi piaceva come immagine, quello che era. Mi piace questo fatto della Montedison che se chiedi anche alla maggior parte dei nostri concittadini nessuno sa bene cosa facciano lì dentro, a meno che proprio non ci lavorino. Quindi è questa entità Montedison che mi piaceva evocare e soprattutto le luci della Montedison in quel fumo che esce, questa attrazione serale che spesso è l'unica che c'è in città".

Quest'ultima riflessione è riportata anche nel testo di Piromani ("andiamo a vedere le luci della centrale elettrica / andiamo a vedere le luci della centrale a turbogas")[27].

Stile[modifica | modifica wikitesto]

«Canzoni d'amore e di merda dalla provincia.»

(Vasco Brondi, quando gli viene chiesto di dare una definizione alle sue canzoni[28])

I brani nascono tutti da semplici accordi di chitarra acustica, gli arrangiamenti spogli lasciano intenzionalmente intatta la forza di questi due elementi[29], tuttavia, questo aspetto è stato criticato per l'eccessiva ripetitività che lascia poco spazio alle linee melodiche.[30] Giorgio Canali ha affermato: "Sono tre accordi fissi che girano in tondo in maniera strana. Perciò importa come sono piazzate le parole e come sono “incasinati” i discorsi che muovono dei meccanismi emotivi nella gente che ascolta. Vasco riesce ad evocare delle emozioni nelle persone con delle frasi che girano bene."[31]

Solo con il secondo album Per ora noi la chiameremo felicità (2010) ad arricchire gli arrangiamenti si è aggiunta un'orchestra di archi e fiati, composta dal violinista Rodrigo D'Erasmo (con gli Afterhours dal 2008), Stefano Pilia (chitarrista dei Massimo Volume dal 2008) ed Enrico Gabrielli.[27][32]

Il suo stile vocale è stato paragonato al recitato di Emidio Clementi dei Massimo Volume e a quello di cantautori come Fabrizio De André,[33] Francesco De Gregori[17][33], Giorgio Gaber[30] o Rino Gaetano[29][34][35][36]. Più che una scelta stilistica è un'esigenza nata dal fatto di non saper cantare e non aver studiato per imparare a farlo, per ammissione dello stesso Brondi: "Non sapendo fare praticamente niente, quello che eufemisticamente possiamo chiamare il mio stile vocale è l'unico che mi viene fuori."[37]

Testi[modifica | modifica wikitesto]

Brondi considera i propri testi inscindibili dalla musica, un riassunto di ciò che vede e sente immediatamente attorno a sé e dentro di sé: "Arrivano ad avere una certa forza proprio perché sono cantati o simil-cantati con musica sotto. Se fossero letti non avrebbero quel valore." "Alla base c'è l'insofferenza per ciò che ci circonda, intesa come un moto propulsivo per cambiare le cose".[26] L'immaginario si riferisce all'attualità politica e sociale senza certezze del precariato lavorativo e della crisi finanziaria.[17][29] [38][39]

Alle critiche risponde: "è ovvio che tutto quello che è un “di più” dal cantare “Oh my baby” in inglese si presta anche ad essere criticato molto di più, per la solita regola che chi fa qualcosa ha qualcosa che può essere criticato, chi non fa niente si presta di meno".[27]

Impatto culturale[modifica | modifica wikitesto]

La crescente notorietà nell'ambiente underground gli è valsa la definizione, della critica specializzata, di icona degli anno zero,[33] un "punto di riferimento per una generazione indie cresciuta a Facebook"[40]. Brondi ha però affermato che "è equivoca l'etichetta di “cantautore generazionale” perché, quando mi trovo a scrivere, canto realtà che sono un “noi tre” o “noi due” e non un “noi generazione”. Non ho questa pretesa, non credo che il concetto di generazione appartenga più di tanto a chi ha la mia età".[41]

Formazione live[modifica | modifica wikitesto]

  • Vasco Brondi – voce, chitarra (2007-2019)
  • Giorgio Canali – chitarra, basso (2008-2009)
  • Alessandro Stefana – chitarra, basso (2009)
  • Stefano Pilia – chitarra, contrabbasso (2010)
  • Lorenzo Corti – chitarra (2010-2013)
  • Andrea Faccioli – chitarra (2014-2019)
  • Federico Dragogna – chitarra (2015)
  • Marco Ulcigrai – chitarra (2017)
  • Giovanni Ferrario – basso, chitarra, tastiere (2011-2012)
  • Matteo Bennici – basso, violoncello (2015, 2017)
  • Gabriele Lazzarotti – basso (2018-2019)
  • Daniela Savoldi – violoncello (2008-2010, 2014, 2017-2019)
  • Rodrigo D'Erasmo – violino, chitarra, tastiere (2009-2011, 2013, 2016, 2018-2019)
  • Enrico Gabrielli – tastiere, flauto, clarinetto (2009-2010)
  • Ettore Bianconi – sintetizzatore, programmazione (2014)
  • Angelo Trabace – pianoforte, tastiere, sintetizzatore (2017)
  • Cristiano Calcagnile – batteria, percussioni (2011)
  • Sebastiano De Gennaro – batteria, percussioni, tastiere (2011-2012, 2014)
  • Paolo Mongardi – batteria (2015)
  • Giusto Correnti – batteria, percussioni (2017)
  • Daniel Plentz – batteria, percussioni (2018)
  • Anselmo Luisi – batteria, percussioni (2018-2019)

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Demo[modifica | modifica wikitesto]

  • 2007 – Le luci della centrale elettrica

Album in studio[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

EP[modifica | modifica wikitesto]

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni[modifica | modifica wikitesto]

Videografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Videoclip[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Le luci della centrale elettrica, su AllMusic, All Media Network. URL consultato l'8 giugno 2022. Modifica su Wikidata
  2. ^ Rumore #196, 2008
  3. ^ Matteo Pagnoni, “Le luci della centrale elettrica” illuminano la Riviera, su rivieraoggi.it, 17 dicembre 2008. URL consultato il 1º maggio 2014.
  4. ^ Patrizio Longo, Intervista a Vasco Brondi: "Canzoni da spiaggia deturpata", su PatrizioLongo.com, 23 settembre 2008. URL consultato il 1º maggio 2014.
  5. ^ Stefano 'Fiz' Bottura, Le luci della centrale elettrica - Recensione - Canzoni da spiaggia deturpata, su rockit.it, 19 maggio 2008. URL consultato il 1º maggio 2014.
  6. ^ Disco del mese, in Rumore, maggio 2008.
  7. ^ Alessandro Pascale, Recensione: Le Luci Della Centrale Elettrica - Canzoni da Spiaggia Deturpata, su storiadellamusica.it. URL consultato il 1º maggio 2014.
  8. ^  Copertina di Blow Up di maggio dedicata al disco d'esordio di Brondi. URL consultato il 1º maggio 2014 L'immagine è stata tratta da: photobucket.com
  9. ^ Guido Mariani, Giovani rocker crescono e vendono un sacco di cd, in Il Giornale, 22 luglio 2010. URL consultato il 1º maggio 2014.
  10. ^ In questo numero, in Rumore, n. 226, novembre 2010 (archiviato dall'url originale il 22 novembre 2010).
  11. ^ Le luci della centrale elettrica, su gibilterra.org. URL consultato il 1º maggio 2014.
  12. ^ Federico Guglielmi e Aurelio Pasini, Editoriale, in Il Mucchio Selvaggio, novembre 2008. URL consultato il 7 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale l'8 gennaio 2009).
  13. ^ Fabio Gallato, Recensione: Le Luci Della Centrale Elettrica - Per Ora Noi La Chiameremo Felicità, su impattosonoro.it, 9 novembre 2010. URL consultato il 1º maggio 2014.
  14. ^ Classifica settimanale dal 08/11/2010 al 14/11/2010, su FIMI. URL consultato il 26 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2013).
  15. ^ Maurizio Blatto, Retropolis Anni Zero. Le luci della centrale elettrica Canzoni da spiaggia deturpata La Tempesta, 2008, in Rumore, n. 216, gennaio 2010, p. 56.
  16. ^ Canzoni da spiaggia deturpata Tra i migliori dischi degli ultimi dieci anni su RollingStone e su Rumore, su leluci.net, 14 gennaio 2010. URL consultato il 7 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 13 aprile 2013).
  17. ^ a b c Marco Lodoli, De Gregori & Brondi. Nell'oscurità abbiamo scoperto che ci somigliamo, in Il Venerdì di Repubblica, luglio 2011, pp. 130-133. URL consultato il 1º maggio 2014.
  18. ^ Vasco Brondi – Le Luci della Centrale Elettrica, in XL Repubblica, 30 agosto 2011. URL consultato il 1º maggio 2014.
  19. ^ Album XL. C’eravamo abbastanza amati, in XL Repubblica, 1º dicembre 2011. URL consultato il 1º maggio 2014.
  20. ^ Le Luci della Centrale Elettrica, anticipazioni sul nuovo disco, su rockit.it, 4 settembre 2013. URL consultato il 1º maggio 2014.
  21. ^ Le luci della centrale elettrica: a marzo il nuovo album, su impattosonoro.it, 20 dicembre 2013. URL consultato il 1º maggio 2014.
  22. ^ Filmato audio Le luci della centrale elettrica, Le luci della centrale elettrica - I DESTINI GENERALI - Costellazioni, su YouTube, 28 febbraio 2014. URL consultato il 1º maggio 2014.
  23. ^ COSTELLAZIONI: il disco de Le Luci della centrale elettrica debutta al secondo posto in classifica - Mediaset
  24. ^ Annuncio nuovo album, su m.facebook.com.
  25. ^ Data di uscita nuovo album, su m.facebook.com.
  26. ^ a b Giulia Zaccariello, Ti porto a vedere Le Luci della Centrale Elettrica, su GiroDiVite.it, 3 maggio 2009. URL consultato il 1º maggio 2014.
  27. ^ a b c Fabio Frabetti, Intervista a vasco Brondi, su TascaPane.it, 1º giugno 2011. URL consultato il 31 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2015).
  28. ^ Fabio De Santi, Premio Tenco: la nostra intervista a Vasco Brondi aka Le Luci Della Centrale Elettrica miglior disco d’esordio italiano del 2008, su indiemusic.blogosfere.it, 6 novembre 2008. URL consultato il 1º maggio 2014.
  29. ^ a b c Silvia Ianniciello, La disperata speranza di Vasco Brondi, su IperCritica.com, 10 febbraio 2011. URL consultato il 1º maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2011).
  30. ^ a b Mattia Braida, Le Luci Della Centrale Elettrica - Canzoni Da Spiaggia Deturpata :: Le recensioni di Onda Rock, su Onda Rock, 16 maggio 2008. URL consultato il 1º maggio 2014.
  31. ^ Angelo Damiano Delliponti, Intervista a Le Luci della Centrale Elettrica (Vasco Brondi e Giorgio Canali), su RockShock.it, 5 febbraio 2009. URL consultato il 1º maggio 2014.
  32. ^ Cristiana Salvagni, Le luci della centrale elettrica: "Non chiamatemi poeta", su Sound-Check.it, 9 novembre 2011. URL consultato il 1º maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2014).
  33. ^ a b c Maurizio Blatto, Retropolis Anni Zero. Le luci della centrale elettrica Canzoni da spiaggia deturpata La Tempesta, 2008, in Rumore, n. 216, gennaio 2010, p. p.56.
  34. ^ Alessandro Pascale, Le Luci Della Centrale Elettrica - Canzoni da Spiaggia Deturpata, su storiadellamusica.it, 2008. URL consultato il 1º maggio 2014.
  35. ^ Fabrizio Zampighi e Andrea Provinciali, 'C' come Cantautore Il 2008 della canzone d'autore, su sentireascoltare.com, 17 maggio 2008. URL consultato il 1º maggio 2014.
  36. ^ Chiara Fantinato, Oltre le luci della centrale elettrica, su soundandvision.it, 31 gennaio 2011. URL consultato il 1º maggio 2014.
  37. ^ Ambrosia J.S. Imbornone, Spietate istantanee degli anni zero: Vasco Brondi e Le luci della centrale elettrica, su musicalnews.com, 5 agosto 2008. URL consultato il 1º maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2014).
  38. ^ Luca Valtorta e Lorenza Biasi, Un sovversivo amore, in la Repubblica XL, n. 72, dicembre 2011, pp. 55-63.
  39. ^ XL al Festival di Perugia. Le luci della centrale elettrica: l’intervista, in XL Repubblica, 12 aprile 2011. URL consultato il 1º maggio 2014.
  40. ^ Marco Boscolo, Le luci della centrale elettrica. Gli anni zero sono finiti? L'atteso ritorno di Vasco Brondi, su sentireascoltare.com, 9 novembre 2010. URL consultato il 1º maggio 2014.
  41. ^ Cesare Sinigaglia e Alessandro Tavola, La musica ai tempi delle Luci della Centrale Elettrica: intervista a Vasco Brondi, su toylet.it, 13 giugno 2011. URL consultato il 1º maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2012).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Vasco Brondi, Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero, Baldini & Castoldi, 2009.
  • Vasco Brondi e Andrea Bruno, Come le scie che lasciano gli aerei, Coconino Press, 2012.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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