Hachiman

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Hachiman (八幡神 Hachiman-jin / Yahata no kami?), secondo il pantheon delle divinità shintoiste giapponesi, è considerato il Kami della guerra, e può essere paragonato a Marte della mitologia romana.

Nel III secolo d.C., secondo la leggenda, Jingū, l'imperatrice consorte del defunto imperatore Chūai, fu alla testa dell'esercito nell'invasione della Corea, ed al rientro in Giappone diede alla luce Ōjin, che divenne imperatore molto giovane e passò gran parte della vita in battaglia.

Qualche secolo dopo sarebbe stato sincretizzato con Hachiman, il dio della guerra e protettore dei samurai, e gli furono dedicati numerosi templi, ad oggi se ne contano circa 25.000, che divennero meta di pellegrinaggio dei guerrieri che si recavano sul campo di battaglia, e degli atleti di arti marziali.

L'imperatore Ōjin fu antenato del clan dei samurai Minamoto, che divennero Shōgun e fondarono alla fine del XIII secolo lo shogunato Kamakura, con il quale la popolarità di Hachiman crebbe sensibilmente, facendolo diventare il protettore della classe di guerrieri saliti al potere con i Minamoto. Per questo motivo la rappresentazione del kami (神体 shintai?) nei santuari dedicati ad Hachiman è una staffa di cavallo o un arco, simboli di battaglia.[1]

Viene anche considerato protettore del Giappone e dei giapponesi, degli agricoltori, che lo invocano per avere copiosi raccolti, e dei pescatori, che gli chiedono di riempire le reti di pesce. Il suo nome significa "divinità delle otto bandiere", tanti erano i confaloni che celebrarono la nascita di Ōjin. L'animale a cui viene associato, che è anche il suo messaggero, è il colombo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ashkenazy, Michael, Handbook of Japanese Mythology (World Mythology), ABC-CLIO, 5 novembre 2003, ISBN 978-1-57607-467-1.

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