Giovanni Florio

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Giovanni Florio

Giovanni Florio, noto anche come John Florio (Londra, 1552[1]Fulham, 1626[2]), è stato un umanista inglese di origine italiana, nacque durante il regno di Edoardo VI, grande lessicografo, linguista, traduttore, scrittore e precettore reale.

È riconosciuto come il più importante umanista del Rinascimento inglese[3]. Fu anche il primo traduttore in inglese del filosofo e scrittore francese, Montaigne, e il primo traduttore di Boccaccio. Ha inoltre scritto il primo esteso dizionario di inglese ed italiano, superando il primo dizionario italiano-inglese di William Thomas, pubblicato nel 1550[4]. Ha contribuito allo sviluppo della lingua inglese con 1.149 parole, posizionandosi terzo dopo Chaucer, con 2.012 parole, e Shakespeare, con 1.969 parole, nell'analisi linguistica condotta da John Willinsky.[5]

In Queen Anna's New World of Words ("Il nuovo mondo di parole della Regina Anna"), del 1611, Giovanni Florio si definì An English Man in Italian ("Un inglese in italiano"), e nella sua opera Secondi frutti ("Second Fruits"), si definì Italus ore, Anglus pectore, ossia, Italiano di lingua, inglese nel cuore.

Si fece il suo nome tra i possibili autori delle opere di William Shakespeare[6][7][8], anche se alcuni studi bio-bibliografici non concordano con questa ipotesi.[9]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Michelangelo Florio, esule italiano proveniente dal Granducato di Toscana. Non si conosce l'identità della madre di Giovanni, ma si suppone che fosse una donna inglese che Michelangelo conobbe durante la sua permanenza alla corte di lord Burghley, ossia William Cecil, consigliere della regina Elisabetta I. Questa è una delle ipotesi per spiegare l'estesa conoscenza e competenza che Florio avesse della lingua inglese, nonostante il fatto che fin dall'età di due anni si fosse trasferito con la sua famiglia a Soglio, nelle Alpi svizzere. Infatti, fece ritorno in Inghilterra solo all'età di vent'anni.[10]

Michelangelo Florio era un frate, erudito fiorentino, come lui stesso si definisce, di origine ebraica, fuggito a Londra per evitare le persecuzioni dell'Inquisizione, dal momento che aderì alla riforma protestante. Il breve regno di Edoardo VI permise a Michelangelo di trovare a Londra un rifugio sicuro dalle persecuzioni religiose, diventando nel 1550 anche pastore della congregazione protestante italiana a Londra. Diventò un personaggio conosciuto nell'ambito dell'aristocrazia inglese che apprezzava la sua enorme cultura e che accoglierà benevolmente anche suo figlio Giovanni, una volta ritornato nella sua patria natale.

L'ascesa al trono di Maria la Sanguinaria, sovrana decisa a ripristinare col pugno di ferro la religione cattolica in Inghilterra, costrinse Michelangelo a riprendere le sue peregrinazioni per l'Europa: con la sua famiglia, composta da sua moglie e l'infante Giovanni, lasciò l'Inghilterra, alla volta di Soglio, da dove però un giorno sarebbe tornato.

L'infanzia e gli studi[modifica | modifica wikitesto]

Visse quindi la sua infanzia a Soglio nella Val Bregaglia (Svizzera), trovando in suo padre un insegnante esperto e affettuoso, che lo introdusse alla conoscenza di diverse lingue. Più tardi, nei suoi scritti farà capire di possedere un'ottima conoscenza di diverse lingue: italiano, francese, tedesco, spagnolo, inglese, latino, greco ed ebraico. Le amicizie di Michelangelo Florio, che a Soglio svolse anche normali attività notarili, permisero a suo figlio Giovanni di frequentare non l'Università di Tubinga nel Württemberg, come si pensava, ma il Paedagogium, in quanto aveva solo 12 anni e non poteva quindi iscriversi come studente universitario.[11] Qui ebbe per tutore Pier Paolo Vergerio, uomo di grande cultura, che, avendo abbracciato la religione protestante ed essendone una degli attivisti più estremi, si trovava come esule nella cittadina tedesca.

Primi frutti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1571[12] ritornò a Londra, dove inizialmente svolse l'attività di tintore. Nel 1578, a venticinque anni, pubblicò il suo primo libro, Primi frutti (First Fruits), libro che rivelò un forte debito con Alessandro Citolini, anziano linguista esule a Londra. In base agli studi di Carla Rossi, si rivelarono infondate le ipotesi relative ad una parentela con il poeta inglese, Samuel Daniel. La prima moglie di Giovanni Florio si chiamava, infatti, Anne Soresollo e non era imparentata con Daniel, mentre la seconda fu Rose Spicer. L'ascesa sociale di Florio, da semplice tintore al servizio del francese Michel Baynard e poi dell'esule italiano Gasparo De Gatti non fu immediata. A Oxford Florio non si iscrisse all'Università, come ritenuto da diversi studiosi[12]. Nell'introduzione alla stessa opera si trovano, tra le altre dediche, quella di Richard Tarlton, uno dei massimi attori del teatro elisabettiano, probabile ispirazione per il personaggio di Yorick, che lo ringrazia per il suo contributo nell'adattamento della novellistica italiana al teatro inglese. Inoltre, si trovano altre dediche scritte da altri attori della compagnia dei Leicester's Men: Robert Wilson, John Bentley e Thomas Clarke. Con il libro, Primi frutti, John Florio inizia ufficialmente la carriera come autore, avendo contemporaneamente contatti con il teatro. Per il suo primo lavoro, Florio cita Hore di Ricreatione di Lodovico Guicciardini e Libro aureo di Guevara. Nel 1573 usò anche la traduzione di James Sanford dell'opera di Guicciardini, e la traduzione inglese di Lord Berners di Guevara, così come la versione di Thomas North, The Dial of Princes, in italiano, Il Quadrante del Principe. In breve, usò tutte le possibili traduzioni disponibili e le modificò, riadattando il testo in modo personale. Pertanto, nella colonna italiana a volte usò la traduzione di Portonaris da Trino aggiungendo parole proprie e alterazioni. Per la colonna inglese, invece, utilizzò la sua traduzione prendendo ispirazione dalle versioni inglesi di Berners e North e della traduzione francese di Berthault.[13]

L'incontro con Giordano Bruno[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1580 tradusse, per Richard Akluyt, i Viaggi di Cartier , dalla versione italiana di Giovan Battista Ramusio. Dal 1583 al 1585 lavorò presso l'ambasciata francese a Londra, dove conobbe il filosofo italiano Giordano Bruno dal quale apprese moltissimo, non solo dal punto di vista letterario, ma anche dal punto di vista filosofico. L'influenza del filosofo italiano su di lui fu tale che la sua visione del mondo cambiò significativamente[14]. L'amicizia che unì Bruno e Florio fu particolarmente ricca e significativa. Florio appare infatti ne La cena de le ceneri, come uno dei messaggeri che porta a Bruno l'invito a cena di Fulke Greville. In un'altra scena Bruno e Florio si trovano su una barca di notte. All'improvviso iniziano a declamare versi dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Più tardi, Bruno lo descriverà come "Eliotropo" in De la causa, principio et uno. Allo stesso modo, Florio ricambiò il complimento introducendo la figura di Bruno, 'Il Nolano', nei Secondi frutti, del 1591. Lo ritrae appoggiato alla finestra, mentre sfoglia un libro e prende in giro il suo amico John per aver impiegato troppo tempo nel vestirsi.[15] In quegli anni, Florio emergerà come una delle figure più brillanti dell'Inghilterra rinascimentale, dimostrando così la sua rapida scalata nell'ambito culturale inglese[16], dato che meno di dieci anni prima lo troviamo solamente come apprendista tintore.

Secondi frutti[modifica | modifica wikitesto]

Giordano Bruno, al seguito di Mauvissière, lasciò l'Inghilterra nel 1585, mentre Giovanni Florio venne assunto come tutore personale del conte di Southampton, Henry Wriotesley, quando il giovane conte andò a studiare al St. John's College di Cambridge. Nel 1590 partecipò alla supervisione della traduzione dell'Orlando furioso realizzata dal suo amico sir John Harington. Il libro venne pubblicato in quello stesso anno da Richard Field. Sempre nel 1590 fu supervisore della Arcadia scritta dal suo amico sir Philip Sidney.

Nel 1591 pubblicò i suoi Secondi frutti (Second Fruits), accompagnando questo libro con una collezione di 6.000 proverbi italiani privi di corrispondenza con proverbi inglesi: molti di questi si ritroveranno nelle opere di Shakespeare. I Secondi frutti di John Florio vennero pubblicati durante il periodo più fertile della letteratura elisabettiana. Lo scrittore e traduttore si trova così in contatto con circoli culturali brillanti ed emergenti. I Secondi frutti rappresentò per l'epoca, un'opera all'avanguardia che tentava di soddisfare le esigenze della nuova moda letteraria di primi anni '90 del 500.[17]

Un mondo di parole[modifica | modifica wikitesto]

Dopo sette anni di silenzio letterario, ritornò pubblicando nel 1598 l'opera, Un mondo di parole (A World of Words). Florio iniziò a preparare questo dizionario intorno al 1590 con l'idea, secondo la sua missione, di offrire uno strumento per chiunque, ma soprattutto agli studiosi, voglia affrontare quelle letture che in Inghilterra, fino alla comparsa del suo dizionario, erano proibitive per chi non conoscesse perfettamente l'italiano: in questo modo, con l'aiuto di questo prezioso dizionario, le letture di Dante, Petrarca e Boccaccio, tra gli altri, sarebbero state accessibili a tutti. Studiosi, come Jeremy Lester[18], sottolineano come fosse necessario, per comprendere l'origine del linguaggio di Shakespeare, talvolta apparentemente incomprensibile, fare necessariamente riferimento a questo dizionario, dove, tra le altre cose, troverà elaborata la tecnica grammaticale attraverso la quale Shakespeare componeva nuove parole, idee e concetti. Florio aveva iniziato a mettere in pratica queste tecniche linguistiche già nel libro Primi frutti nel 1578. Shakespeare usava le stesse tecniche di composizione che usava Florio, ma Florio le utilizzò ancor prima che comparisse Shakespeare. Nessuno, in Inghilterra, prima di Florio e Shakespeare (ma Florio prima di Shakespeare) usò simili strutture linguistiche in modo così sistematico. Contemporaneamente alla elaborazione del suo dizionario, Florio lavorò alla traduzione dei Saggi di Montaigne, che, finiti prima del 1600, videro la pubblicazione nel 1603. Questi Saggi divennero una moda indiscussa e furono letti e riletti per generazioni. Il contributo di questi allo sviluppo letterario di Shakespeare è difficilmente quantificabile: basti pensare che alcune opere, come La tempesta, furono estesamente modellate sui Saggi di Montaigne tradotti da Florio. Un mondo di parole fu un punto di riferimento nella storia dello studio della lingua italiana in Inghilterra, e, come tale, solo il secondo del suo genere in Inghilterra e molto più ricco del breve lavoro pubblicato da William Thomas nel 1550, con 44 000 parole a differenza dei 6 000 di Thomas. Pubblicato da Edward Blount e dedicato a Roger, conte di Rutland, Henry, conte di Southampton e Lucy, contessa di Bedford, questo lavoro contraddistinse Florio come studioso di prima grandezza.[19]

Anni difficili[modifica | modifica wikitesto]

Intorno al 1601 diversi fatti tragici colpirono lo scrittore. Quasi tutti i membri della sua famiglia morirono di peste, evento molto frequente in quegli anni a Londra, per cui rimase in vita solo la figlia Aurelia; inoltre il suo caro amico e maestro Giordano Bruno venne bruciato vivo in Campo de' Fiori a Roma. Un documento nel quale si riportava la morte di Giordano Bruno fu trovato tra le carte del Conte di Essex. Il Conte di Essex, del quale Florio era partigiano, venne giustiziato per aver tentato una insurrezione. Egli aveva infatti trascurato di riportare ogni azione alla regina Elisabetta, avvicinandosi ai rivoltosi irlandesi. Uno dei termini nel vocabolario, Il nuovo mondo di parole della regina Anna, mostra che impressione gli fece la tragedia di Essex: "Ecnéphia: a kind of prodigious storme comming in sommer with furious flashings, the firmament seeming to open and burne, as hapned when the Earle of Essex parted from London to goe for Ireland."[20] in italiano: "Ecnéphia: una sorta di tempesta prodigiosa estiva, con lampi furiosi, nel quale il firmamento sembrava aprirsi e bruciare, come accadde quando il conte dell'Essex si separò da Londra per andare in Irlanda".

A corte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1603, al cambio del trono d'Inghilterra, Giovanni Florio risultava essere ben introdotto negli ambienti della corona inglese: diventò punto di riferimento per la regina Anna e un personaggio molto apprezzato da Giacomo I, successore di Elisabetta I. Florio, in segno di stima nei confronti di Giacomo I, tradusse in italiano uno scritto del re stesso, il Basilikon Doron, testo importante per molte opere di Shakespeare. Nel 1609 consegnò ai conti di Pembroke alcuni scritti pubblicati dal suo amico Thomas Thorpe: tra questi vi sono anche i Sonetti di Shakespeare. Mentre continuava il suo lavoro di ricerca letteraria, che sfociò nella pubblicazione di un secondo dizionario, Florio svolse attività diplomatica per la regina Anna: testimonianza di queste attività vi sono alcune lettere scritte dall'allora ambasciatore toscano Ottaviano Lotti. La seconda versione del dizionario, A World of Words, del 1611, fu dedicata alla regina Anna. Racchiude oltre 70 000 parole italiane e oltre 150 000 termini inglesi. Florio, per compilare questo dizionario, lesse, come indicato da lui stesso nel dizionario, oltre 250 libri tra i quali quasi tutti i libri serviti a Shakespeare come fonti per le sue opere. Nello stesso periodo, inoltre, Florio fu insegnante di italiano e francese della regina Anna, della principessina Elisabetta e del principe Enrico, figli di Anna e Giacomo I.

Il declino[modifica | modifica wikitesto]

Dati i rapporti di stretta amicizia con i membri della famiglia reale, la morte nel 1612 del principe Enrico, futuro re d'Inghilterra, fu un colpo durissimo per lo scrittore. Da quel momento accusò un declino lento ma inesorabile. Nel 1619, con la morte del'amata regina Anna, Florio fu definitivamente allontanato dalla corte e, ritiratosi a Fulham, vi rimase fino alla sua morte di peste nel 1625. Prima di morire partecipò a due imprese notevoli: la traduzione in inglese delle novelle del Boccaccio, e secondo alcuni studiosi come Saul Frampton[21] alla realizzazione del First Folio del 1623, nel quale raccolse le opere di William Shakespeare. Il testamento di Giovanni Florio, scritto l'anno stesso della morte, rivela impressionanti affinità con il modo di scrivere e di pensare di Shakespeare.

La traduzione come strumento sociale[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Florio tradusse in inglese, dall'italiano, in un momento in cui questa pratica veniva osteggiata da molti. Se lingue come il francese e l'italiano erano a quei tempi considerate discendenti dirette delle lingue classiche, l'inglese, come lingua germanica, era considerata inferiore, sicché tradurre dall'italiano o dal francese in inglese comportava uno svilimento dell'opera, che, secondo molti, andava evitato.[22] Per questo la maggior parte dei traduttori dell'epoca sentì la necessità di giustificare la propria attività traduttiva dimostrando che pur allontanandosi dal testo originale, la traduzione era un lavoro necessario.[22] La famosa traduzione di John Florio de i Saggi di Montaigne fa eco al dibattito elisabettiano tra difensori e detrattori della traduzione. Nella prefazione Florio riflette su alcune affermazioni di Giordano Bruno e giustifica il processo traduttivo in nome di una conoscenza condivisa e trasmessa.[23] Egli spiega che la traduzione permette di trasmettere scoperte e conoscenze attraverso i popoli e le culture, che a loro volta arricchiscono il bagaglio culturale collettivo. Influenzato da Giordano Bruno, Florio considera la traduzione anche come strumento sociale, perché permette la diffusione del sapere ad una porzione più ampia della società, dando la possibilità di far conoscere autori stranieri anche a chi non saprebbe leggerli in lingua originale.[24] Nell'ambito contemporaneo della scienza della traduzione, questo concetto risultò rivoluzionario, poiché propose come sua prima ratio esattamente la necessità di «volare verso gli altri che non conosciamo», come avrebbe detto Amleto.[25] Florio riteneva che la traduzione fosse lo strumento migliore, sia per far progredire la conoscenza,che per arricchire la lingua e la cultura della nazione.[24] Questo concetto era chiaramente espresso nella prefazione, nella quale Florio equipara la traduzione ad un'amante prostituta la cui bellezza e il cui valore aumentano ad ogni contatto, tanto che sarebbe inumano tenerla rinchiusa[26].[23] Florio fa sua la missione di arricchire lingua e cultura inglesi e donare loro quella forza e vivacità europee della quale non avevano mai goduto prima. Egli ebbe l'obbiettivo di far sì che l'inglese diventasse uno dei linguaggi poetici più potenti nel panorama mondiale. In un certo senso, questo ricorda James Joyce, il cui scopo fu di introdurre volontariamente le lingue e le culture europee nella lingua inglese.[27]

I Saggi di Montaigne e lo stile di Florio[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Florio fu il primo a tradurre in inglese i Saggi di Montaigne ed il Decameron di Boccaccio, opere che ebbero un profondo impatto sulla cultura inglese dei secoli XVI e XVII, e in particolare sulle opere teatrali di Shakespeare, nelle quali compaiono spesso concetti espressi da Montaigne[28].[29] In particolare i Saggi di Montaigne tradotti nel 1603, diventarono una delle più influenti opere del periodo elisabettiano, tant'è che la traduzione di Florio fu ripubblicata nel 1613 e nel 1632. Le idee di Montaigne furono fondamentali per lo sviluppo della cultura inglese del tempo, ma il successo dell'opera fu in buona parte merito della qualità della traduzione di Florio.[24] Se la si analizza, Florio sembra essere diviso tra il tentativo di seguire il testo originale da vicino per rendere il suo significato con fedeltà, e la volontà di renderlo conforme alle poetiche elisabettiane dominanti, caratterizzate da complessità poetica e sviluppo della retorica. Molti critici hanno notato la sua fame insaziabile di parole, visibile nei numerosi casi in cui Florio interviene sul testo originale di Montaigne ampliandolo per mezzo di metafore, giochi di parole, parafrasi e figure retoriche.[24] L'anglista italiano Enrico Terrinoni definisce la traduzione di Florio, “floreale”, sia nello stile che nella resa. Il suo obiettivo non fu di migliorare il testo stilisticamente ma di renderlo il più appetibile possibile ai lettori inglesi, utilizzando uno stile che ne rispecchiasse il gusto e le preferenze.[25] La sua opera riporta quindi i segni delle teorie umanistiche italiane, visibili nell'enfasi su una resa precisa e chiara dei testi originali, insieme alle principali caratteristiche dello stile elisabettiano.[24]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Carla Rossi, p.124
  2. ^ Carla Rossi, p.266
  3. ^ R. C. Simonini, Italian Scholarship in Renaissance England, University of North Carolina Studies in Comparative Literature, vol. 3, Chapel Hill, University of North Carolina, 1952, p. 68.
  4. ^ Oxford Dictionary, su Oxford Dictionary (archiviato dall'url originale).
  5. ^ Empire of Words: The Reign of the OED, by John Willinsky, Princeton University Press, 1994
  6. ^ (EN) Lamberto Tassinari, The Man who was Shakespeare, Giano Books, 2009.
  7. ^ (EN) Who Edited Shakespeare, John Florio, su Guardian.com, 23 luglio 2012. URL consultato il 10 giugno 2018.
  8. ^ Saul Gerevini, William Shakespeare ovvero John Florio, Pilgrim Edizioni, 2008.
  9. ^ Carla Rossi, Italus ore, Anglus pectore: studi su John Florio, Thecla Academic Press, 2018.
  10. ^ Marianna Iannaccone, JOHN FLORIO'S WILL: THE ORIGINAL DOCUMENTS. [collegamento interrotto], su Resolute John Florio.
  11. ^ Carla Rossi, pp.124-133
  12. ^ a b Carla Rossi
  13. ^ Primi frutti, su resolutejohnflorio.com.
  14. ^ Vita di Florio, su www.shakespeareandflorio.net. URL consultato il 16 ottobre 2019.
  15. ^ All'ambasciata francese, su resolutejohnflorio.com.
  16. ^ R. C. Simonini, Italian Scholarship in Renaissance England, University of North Carolina Studies in Comparative Literature, vol. 3, Chapel Hill, University of North Carolina, 1952, p. 68.
  17. ^ Secondi frutti, su resolutejohnflorio.com.
  18. ^ The “Ayde of his Muses?” The Renaissance of John Florio and William Shakespeare (PDF), su core.ac.uk.
  19. ^ Un mondo di parole, su resolutejohnflorio.com.
  20. ^ Il Nuovo Mondo di Parole della regina Anna, su resolutejohnflorio.com.
  21. ^ (EN) Who Edited Shakespeare, John Florio, su Guardian.com, 23 luglio 2012. URL consultato il 10 giugno 2018.
  22. ^ a b (FR) Christine Sukic, Ample transmigration: George Chapman, traducteur d'Homère en anglais, in Études anglaises, vol. 60, n. 2007/1, p. 5.
  23. ^ a b Francesco Laurenti, Tradurre: Storie, teorie, pratiche dall'antichità al XIX secolo, Roma, Armando, 2015, p. 152.
  24. ^ a b c d e (EN) Oana-Alis Zaharia, Translata Proficit: Revisiting John Florio's translation of Michel de Montaigne's Les Essais (PDF), in SEDERI, vol. 22, 2012, p. 116.
  25. ^ a b EnricoTerrinoni, L'apologia della traduzione di John Florio, su rivistatradurre.it. URL consultato il 12 febbraio 2018.
  26. ^ Il Laurenti nota che la metafora usata da Florio parlando della traduzione come di un'amante prostituta che viene condivisa, precede di qualche decennio la metafora femminile di discendenza francese delle traduzioni come belles infidèles o belle infedeli
  27. ^ (FR) Robert Richard, L'homme qui était Shakespeare, in Liberté, vol. 52, n. 3, 2011.
  28. ^ Alcuni dei dialoghi dell'opera The Tempest sono quasi identici ad alcuni passaggi dei Saggi nella traduzione di Florio
  29. ^ (EN) Elizabeth Robbins Hooker, The Relation of Shakespeare to Montaigne, in PMLA, vol. 17, n. 3, 1902, p. 313.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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