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Saggi (Montaigne)

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Saggi
Titolo originaleEssais
Frontespizio dell'edizione del 1588
AutoreMichel de Montaigne
1ª ed. originale1580
1ª ed. italiana1634
Generesaggi
Sottogenerefilosofia
Lingua originalefrancese

Saggi (Essais) è un'opera di Michel Eyquem de Montaigne, pubblicata in tre versioni nel 1580, 1582 e 1588. Consiste in un'ampia raccolta di brani di varia estensione, scritti senza seguire un progetto prestabilito, in cui l'autore tratta di molti argomenti da un punto di vista soggettivo e personale. Il termine francese Essai significa "esperimento", "tentativo" o "prova".

Montaigne scrisse i Saggi con un'abile tecnica retorica che intendeva avvincere e coinvolgere il lettore, a volte dando l'impressione di lasciarsi trasportare in un flusso di idee da un argomento all'altro, altre volte utilizzando uno stile più strutturato che tende a portare in evidenza la natura didattica della sua opera. Le sue argomentazioni sono spesso sostenute con numerose citazioni di testi classici greci e latini.

I Saggi colpiscono per la varietà e per i contrasti che li animano. I più brevi (specialmente nel libro I) sono poco più che note di lettura, ma altri sono dei veri e propri saggi filosofici d'ispirazione stoica ("Filosofare è apprendere a morire", I, 20) o scettica ("Apologia di Raymond Sebond", II, 12), via via più pieni di confessioni personali ("Della vanità", III, 9; "Dell'esperienza", III, 13). A volte titoli ingannevoli mascherano i capitoli più audaci: "Usanza dell'isola di Ceo" (II, 3) discute della legittimità del suicidio; "Della rassomiglianza dei figli ai padri" (II, 37) critica i medici; "Su dei versi di Virgilio" (III, 5) nasconde le confessioni di Montaigne sulla sua esperienza dell'amore e della sessualità; "Delle carrozze" (III, 6) denuncia la barbarie dei conquistatori del Nuovo Mondo. Non meno diverse sono le fonti che Montaigne fa dialogare, da Plutarco e Seneca, suoi autori prediletti, a innumerevoli storici e poeti, con centinaia di citazioni, in prosa e in versi, in francese e in latino.

«Voglio che mi si veda qui nel mio modo d'essere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né artificio: perché è me stesso che dipingo. Si leggeranno qui i miei difetti presi sul vivo e la mia immagine naturale, per quanto me l'ha permesso il rispetto pubblico. Ché se mi fossi trovato tra quei popoli che si dice vivano ancora nella dolce libertà delle primitive leggi della natura, ti assicuro che ben volentieri mi sarei qui dipinto per intero, e tutto nudo. Così, lettore, sono io stesso la materia del mio libro: non c'è ragione che tu spenda il tuo tempo su un argomento tanto frivolo e vano.»

L'obiettivo dichiarato di Montaigne è quello di descrivere l'uomo, e specialmente se stesso, con completa franchezza: "Sono io l'oggetto del mio pensiero". Qualunque sia l'argomento trattato, l'obiettivo è la conoscenza di sé, la valutazione della propria capacità di giudizio, l'approfondimento delle proprie inclinazioni.

Al di là di questo progetto senza precedenti, che ci svela i gusti e le opinioni di un gentiluomo perigordino del XVI secolo, come le sue abitudini e le sue manie più segrete, il genio di Montaigne consiste nel manifestare la dimensione universale di un tale autoritratto: nella misura in cui "ciascun uomo porta in sé l'intera forma dell'umana condizione" (III, 2), la messa in opera del precetto socratico "Conosci te stesso" sfocia in una vertiginosa esplorazione degli enigmi della nostra condizione, della sua miseria, vanità e incostanza, ma anche della sua dignità.

Secondo Montaigne, la varietà e la volatilità sono le caratteristiche fondamentali della natura umana. Ad esempio, egli scrive: "Non ho mai visto un mostro o un miracolo più grande di me stesso" (III, 11); descrive la sua debole memoria, la sua capacità di risolvere problemi e mediare conflitti senza un vero coinvolgimento emotivo, la sua disapprovazione per la ricerca di una fama duratura, e i suoi tentativi di staccarsi dalle cose terrene per prepararsi alla morte.

Umanista per la sua passione per le lettere antiche, Montaigne lo è ancora di più in senso filosofico, per la sua idea elevata della persona umana e per il rispetto che le è dovuto.

Manifestò un relativismo culturale alquanto moderno, riconoscendo che le leggi, i costumi e le religioni delle diverse culture umane, per quanto diverse, potevano essere egualmente valide. Giudicò negativamente la conquista del Nuovo Mondo da parte degli europei, criticando le sofferenze che essa provocò per i nativi di quelle terre. Fu disgustato dai violenti conflitti (che egli considerava barbarici) tra i cattolici e i protestanti suoi contemporanei. Credeva in Dio, ma evitava di speculare sulla sua natura.

Citando il caso di Martin Guerre come esempio, sostenne che gli esseri umani non possono avere conoscenze certe, e respinse le affermazioni di carattere generale e assoluto e ogni forma di dogma. Questo scetticismo è espresso al meglio nel lungo saggio "Apologia di Raymond Sebond" (II, 12), che spesso è stato pubblicato come opera a sé stante. Non possiamo fidarci delle nostre capacità di ragionamento perché i pensieri si formano spontaneamente in noi, e non ne abbiamo veramente il controllo. Non abbiamo buone ragioni per considerarci superiori agli animali. Montaigne dubita fortemente delle confessioni ottenute con la tortura, sottolineando che esse potrebbero essere inventate dal sospettato soltanto per il desiderio di sottrarsi alla tortura che gli è inflitta (è il primo utilizzo noto di questo argomento contro la tortura). Nel capitolo che di solito viene intitolato "La sapienza non può rendere l'uomo buono", scrisse che il suo motto era "Che cosa conosco?" Il saggio su Sebond in apparenza difendeva il cristianesimo, ma Montaigne vi utilizzò con eloquenza molte citazioni e richiami ad autori classici greci e latini (quindi, non cristiani), e specialmente all'atomista Lucrezio.

Montaigne considerava il matrimonio necessario per l'allevamento e l'educazione dei figli, ma disapprovava i forti sentimenti dell'amore romantico, che considerava nocivi alla libertà. Su di esso scrisse, ad esempio: "Il matrimonio è come una gabbia; si vedono gli uccelli chiusi fuori che tentano furiosamente di entrare, e quelli chiusi dentro che tentano furiosamente di uscirne" (III, 5).

Per quanto riguarda l'istruzione, egli preferiva l'esempio e l'esperienza concreta rispetto all'insegnamento di conoscenze astratte che ci si aspetta siano accettate acriticamente: "Per un figlio di buona famiglia... se si desidera farne un uomo avveduto piuttosto che dotto, vorrei anche che si avesse cura di scegliergli un precettore che avesse piuttosto la testa ben fatta che ben piena" (I, 26).

La notevole modernità delle idee evidente nei Saggi, insieme alla loro persistente popolarità, li rese probabilmente l'opera più cospicua della filosofia francese fino all'epoca dell'illuminismo. La loro influenza sulla cultura francese è forte ancora oggi. Il ritratto ufficiale del presidente François Mitterrand lo raffigura con una copia aperta dei Saggi in mano.

Libro primo

  1. Con mezzi differenti si arriva allo stesso fine
  2. Della tristezza
  3. I nostri sentimenti vanno oltre noi stessi
  4. Come l'anima riversa le sue passioni su oggetti falsi quando i veri le vengono a mancare
  5. Se il comandante di una piazzaforte assediata debba uscire per parlamentare
  6. L'ora pericolosa dei parlamentari
  7. L'intenzione è giudice delle nostre azioni
  8. Dell'ozio
  9. Dei bugiardi
  10. Del parlare spedito o lento
  11. Dei pronostici
  12. Della fermezza
  13. Cerimoniale delle udienze reali
  14. Come il sapore dei beni e dei mali dipenda in buona parte dall'opinione che ne abbiamo
  15. Si è puniti per l'ostinarsi in una piazzaforte senza ragione
  16. Della punizione della codardia
  17. Comportamento di alcuni ambasciatori
  18. Della paura
  19. Bisogna giudicare la nostra felicità solo dopo la morte
  20. Filosofare è imparare a morire
  21. Della forza dell'immaginazione
  22. Il vantaggio dell'uno è danno dell'altro
  23. Della consuetudine e del non cambiar facilmente una legge acquisita
  24. Effetti diversi d'una medesima risoluzione
  25. Della pedagogia
  26. Dell'educazione dei fanciulli
  27. È follia giudicare il vero e il falso in base alla nostra competenza
  28. Dell'amicizia
  29. Ventinove sonetti di Etienne de la Boétie
  30. Della moderazione
  31. Dei cannibali
  32. Bisogna usare discrezione nel giudicare
  33. Del fuggire i piaceri a costo della vita
  34. La fortuna si trova spesso sulla via della ragione
  35. Un difetto dei nostri governi
  36. Dell'uso di vestirsi
  37. Catone il Giovane
  38. Come piangiamo e ridiamo di una stessa cosa
  39. Della solitudine
  40. Riflessione su Cicerone
  41. Del non far parte della propria gloria
  42. Dell'ineguaglianza che esiste fra noi
  43. Delle leggi suntuarie
  44. Del dormire
  45. Della battaglia di Dreaux
  46. Dei nomi
  47. Dell'incertezza del nostro giudizio
  48. Dei destrieri
  49. Dei costumi antichi
  50. Di Democrito e di Eraclito
  51. Della vanità delle parole
  52. Della parsimonia degli antichi
  53. Di un detto di Cesare
  54. Delle astuzie inutili
  55. Degli odori
  56. Delle preghiere
  57. Dell'età

Libro secondo

  1. Dell'incostanza delle nostre azioni
  2. Dell'ubriachezza
  3. Usanza dell'isola di Ceo
  4. A domani gli affari
  5. Della coscienza
  6. Dell'esercizio
  7. Delle onorificenze
  8. Dell'affetto dei padri per i figli
  9. Delle armi dei Parti
  10. Dei libri
  11. Della crudeltà
  12. Apologia di Raymond Sebond
  13. Del giudicare della morte altrui
  14. Come il nostro spirito è d'impaccio a se stesso
  15. Il nostro desiderio si accresce per la difficoltà
  16. Della gloria
  17. Della presunzione
  18. Delle mentite
  19. Della libertà di coscienza
  20. Nulla di quanto gustiamo è puro
  21. Contro l'infingardaggine
  22. Delle poste
  23. Dei cattivi mezzi adoperati a buon fine
  24. Della grandezza romana
  25. Del non fingersi malato
  26. Dei pollici
  27. Vigliaccheria madre di crudeltà
  28. Ogni cosa a suo tempo
  29. Della virtù
  30. Di un fanciulli mostruoso
  31. Della collera
  32. Difesa di Seneca e di Plutarco
  33. La storia di Spurina
  34. Osservazioni sui modi di Giulio Cesare
  35. Di tre buone mogli
  36. Degli uomini più eccellenti
  37. Della rassomiglianza dei figli ai padri

Libro terzo

  1. Dell'utile e dell'onesto
  2. Del pentirsi
  3. Di tre commerci
  4. Della diversione
  5. Su alcuni versi di Virgilio
  6. Dei cocchi
  7. Dello svantaggio della grandezza
  8. Dell'arte di conversare
  9. Della vanità
  10. Del governare la propria volontà
  11. Della fisionomia
  12. Dell'esperienza[1]

Montaigne cominciò a dettare i Saggi intorno al 1572 e continuò a lavorarvi per il resto della sua vita, apportandovi continuamente ampie modifiche. A volte aggiungeva una singola parola, altre volte inseriva interi brani. L'analisi delle differenze e delle aggiunte mostra come le idee di Montaigne si siano evolute nel corso del tempo. Singolarmente, egli non sembra eliminare certi brani più antichi anche quando sono in contraddizione con altri più recenti.

La prima versione dei Saggi fu pubblicata in due libri a Bordeaux nel 1580, e fu ristampata due anni dopo con alcune aggiunte riguardanti il viaggio in Italia, dal quale Montaigne era da poco rientrato. Una seconda versione, ampliata e con l'aggiunta di un terzo libro, fu pubblicata a Parigi nel 1588. Anche dopo questa data, Montaigne continuò ad apportare aggiunte e correzioni, che annotò su una copia di questa edizione (di solito indicata come "esemplare di Bordeaux", che oggi si trova nella biblioteca municipale di quella città). Una terza versione fu pubblicata (postuma) a Parigi nel 1595, a cura di Marie de Gournay, che integrò il testo della seconda con le aggiunte copiate dall'esemplare di Bordeaux, ma non è del tutto fedele. Marie de Gournay curò la pubblicazione di altre due edizioni nel 1617 e nel 1635; quest'ultima fu ripresa da molti editori successivi.

La prima edizione effettivamente basata sull'esemplare del 1588 annotato da Montaigne fu quella curata da Jacques-André Naigeon nel 1802. Un'importante e accurata edizione basata sull'esemplare di Bordeaux (nota come édition municipale) fu quella curata da F. Strowski, F. Gebelin, Pierre Villey e Grace Norton, pubblicata in 5 volumi tra il 1906 e il 1933; tutte le edizioni successive si sono basate su questa.

Principali traduzioni italiane

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La prima traduzione italiana (parziale) dei Saggi fu quella di Girolamo Naselli, basata sulla versione del 1580 e pubblicata a Ferrara nel 1590. Tra quelle successive spiccano le seguenti: quella di Girolamo Canini, basata sulla versione del 1595, pubblicata a Venezia nel 1633-34 da Marco Ginammi; quella di Giulio Perini, (Firenze, 1785); quella di Dionisio Leon Darakys, (Pisa, 1833-34); quella di Natale Contini (Milano, 1871); quella di Virginio Enrico (Gherardo Casini Editore, Roma, 1953; ristampata a cura di Raffaele Crovi, Milano 1960). L'editio degli Essais di Fausta Garavini (Milano, Adelphi, 1966) fu interamente riveduta per la nuova edizione bilingue col testo a fronte a cura di André Tournon (Bompiani, Milano, 2012). Una scelta di undici saggi a cura di Nicola Panichi appare nel volume Michel de Montaigne, "L'immaginazione", (Firenze, 2000).

  1. ^ I titoli sono quelli della traduzione di Fausta Garavini.
  • Michel de Montaigne, Saggi, 2 voll., trad. e cura di Fausta Garavini con l'aggiunta del saggio di Sergio Solmi «La salute di Montaigne», Collana Classici, Milano, Adelphi, 1966; Collani gli Adelphi, 1992, ISBN 88-459-0883-6.
  • Michel de Montaigne, Saggi, nuova edizione ritradotta sul testo stabilito da André Tournon, testo francese a fronte, Collana Classici della Letteratura Europea, Milano, Bompiani, 2012, ISBN 978-88-452-6690-4.

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