Giovanni Battista Ceoletta

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Giovanni Battista Ceoletta
30 gennaio 1916 – 1981
Soprannome"Ceo"
Nato aAvesa
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Italia Italia
Forza armataRegia Aeronautica
Aeronautica Militare Italiana
SpecialitàCaccia
Reparto90ª Squadriglia, 10º Gruppo, 4º Stormo Caccia Terrestre
Anni di servizio1939-
GradoGenerale di brigata aerea
GuerreSeconda guerra mondiale
Decorazionivedi qui
dati tratti da Ricordando il “CEO”[1]
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Giovanni Battista Ceoletta (Avesa, 30 gennaio 19161981) è stato un generale e aviatore italiano, pluridecorato combattente durante la seconda guerra mondiale nell file del 10º Gruppo, 4º Stormo Caccia Terrestre, venne considerato un asso dell'aviazione da caccia italiana con più di dieci vittorie aeree. Promosso ufficiale per merito di guerra, dopo la fine del conflitto fu pilota acrobatico nelle Pattuglie del Cavallino Rampante e dei Diavoli Rossi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque ad Avesa il 30 gennaio 1916,[1] figlio di una cittadina di Pastrengo.[1] Dopo aver lavorato presso un’officina del paese natale della madre, conseguì il brevetto di pilota presso l’aeroporto di Boscomantico, andando poi a lavorare presso l’industria Breda di Milano in qualità di motorista. Nel corso del 1939[1] si arruolò nella Regia Aeronautica, entrando nella Scuola di volo di Frosinone dove volò a bordo degli addestratori Breda Ba.25, e conseguì il brevetto di pilota militare su Fiat C.R.20. Promosso sergente fu assegnato alla 90ª Squadriglia,[2] 10º Gruppo, 4º Stormo Caccia Terrestre[3] di stanza a Gorizia, dove si trovava all’atto dell’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940.[2] Il giorno 12 dello stesso mese il 10º Gruppo, al comando del tenente colonnello Armando Piragino, ed equipaggiato con 27 caccia Fiat C.R.42 Falco, fu trasferito sull’aeroporto Tobruk T.2, in Africa settentrionale.[2]

Un caccia Aermacchi C.202 Folgore ritratto in un aeroporto dell'Italia meridionale nel corso del 1943.

Prese parte a numerose missioni belliche sulla Libia[4] e poi, quando il suo reparto venne riposizionato a Catania, su Malta ricevendo poi in dotazione i velivoli Aermacchi C.200 Saetta.[4] Il 29 novembre 1941 il 10º Gruppo fu trasferito a Campoformido dove, a partire dal 10 dicembre, iniziò a ricevere i nuovi Aermacchi C.202 Folgore.[4] Rischierato a Castelvetrano il 13 aprile 1942,[2] il suo reparto rientrò in azione il giorno 20 dello stesso mese per una missione di caccia libera su Malta.[5] Purtroppo nel corso dell’azione il velivolo di Ceoletta entrò in collisione con quello del capo pattuglia, capitano Giovanni Guiducci a 4.000 m di quota.[5] Guiducci rimase intrappolato nel suo aereo che precipitò in fiamme, mentre Ceoletta riuscì a lanciarsi con il paracadute venendo tratto in salvo, dopo sei ore di permanenza nella acque del Mediterraneo, da un peschereccio.[5] Promosso sergente maggiore, nel giugno 1942 il 10 Gruppo fu rimandato in Libia, attestandosi sull’aeroporto di Fuka,[6] ed entrando subito in azione.[6] Dopo la battaglia di El Alamein il 10º gruppo iniziò una lunga ritirata che lo porto a schierarsi sull’aeroporto di Castelbenito nel mese di dicembre, rientrando poi in Patria.[6] Schierato a difesa della Capitale il suo gruppo, dotato anche del nuovo modello C.205 Veltro partecipò alle azioni in difesa della Sicilia e della città di Napoli. All’atto delle firma dell’armistizio dell’8 settembre 1943 il 10º Gruppo si trovava posizionato a Castrovillari, entrando poi a far parte del neocostituito Raggruppamento Caccia in forza all’Italian Co-Belligerent Air Force.[6] Il reparto combatte contro le forze tedesche sul Balcani, in appoggio alle forze italiane schierate in quel settore.[6]

Dopo la fine del conflitto transitò in forza all’Aeronautica Militare Italiana, sempre prestando servizio presso il 4º Stormo allora di stanza sull’aeroporto di Capodichino. Con l’arrivo dei primi aviogetti De Havilland DH.100 Vampire il 6º Gruppo costituì una pattuglia acrobatica, denominata Pattuglia del Cavallino Rampante,[1] su quattro elementi[N 1] che esordì a Roma, nel corso dell’Avioraduno Internazionale dell’Urbe, il 2 giugno 1952.[7] La pattuglia ottenne subito grande successo, tanto che nel 1958 egli fu trasferito alla Pattuglia dei Diavoli Rossi[1] costituita in seno alla 6ª Aerobrigata di Ghedi.[8] Tale pattuglia, al comando del capitano Squarcina, era dotata dei cacciabombardieri Republic F-84F Thunderstreak che furono poi sostituiti dai caccia North American F-86F Sabre.[9]

Concluse la sua carriera militare al comando dell’88º Gruppo Intercettori Teleguidati, equipaggiato con i missili superficie-aria MIM-14 Nike Hercules, di Bagnoli di Sopra, provincia di Padova.[1] Promosso generale di brigata aerea, si spense nel 1981.[1]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

I De Havilland DH.100 Vampire della pattuglia acrobatica del Cavallino Rampante in una foto del 1950.
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Pilota da caccia, già distintosi in precedentemente, partecipava a numerose azioni belliche e ad aspri combattimenti abbattendo in collaborazione numerosi caccia avversari. In ogni circostanza confermava qualità ed audacia e di valore. Cielo dell’Africa Settentrionale e del Mediterraneo, settembre 1940-ottobre 1941.»
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
— Cielo dell’Africa settentrionale, 9 luglio 1942-14 gennaio 1943
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
«Pilota abile e valoroso, gregario di formazione da caccia, partecipava con audacia e slancio ad azioni belliche impegnandosi più volte contro velivoli da bombardamento e da caccia nemici. In due successivi combattimenti dava esemplare prova di sprezzo del pericolo ed alto spirito aggressivo, concorrendo alla caduta di due apparecchi avversari. Cielo d’Egitto, 11 giugno-15 settembre 1940-XVIII.»
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare
— Regio Decreto 9 dicembre 1941[10]
Croce di guerra al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Croce di guerra al valor militare
«Esperto ed ardito pilota da caccia si impegnava ripetutamente contro superiori forze aeree avversarie conseguendo personalmente e in collaborazione brillanti vittorie. Dava prove esemplari di perizia, aggressività e valore in rischiose missioni e arditi combattimenti. Cielo dell’Africa Settentrionale, 9 luglio 1942-14 gennaio 1943.»
Medaglia d’argento al valor aeronautico - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’argento al valor aeronautico
«Pilota da caccia quanto mai abile ed entusiasta, sempre distintosi per spiccatissime doti professionali, per generoso e instancabile ardimento, assolveva in modo encomiabile, benché non più in giovanissima età, una serie di missioni il cui particolare carattere richiedeva altrettanta particolare perizia congiunta a cosciente ed audace sprezzo del pericolo. Contribuiva così a tenere alto in Italia e all’estero, in occasioni di voli di alta acrobazia che dovevano guadagnarli l’unanime ammirazione, il nome del proprio reparto e dell’Arma Aeronautica, alla quale tuttora consacra con la sua apprezzatissima attività, con la sua forza ammiratrice dell’esempio, ogni suo più generoso ideale. Linate (Milano), 6 luglio 1957.»
— Decreto Presidenziale 30 settembre 1958
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Croce al merito di guerra
Medaglia d’oro di lunga navigazione aerea - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d’oro di lunga navigazione aerea
Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana
Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana
avanzamento per merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria avanzamento per merito di guerra

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si trattava del tenente Giovanni Battista Ceoletta (capoformazione), ten. Raffaele Sallustio (gregario di sinistra), serg. magg. Otello Galgani (gregario di destra), ten. Alfredo Bombardini (fanalino), ten. Antonio Guerrieri (riserva).

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h Circolo della PAN, 1 marzo 2014, p. 4.
  2. ^ a b c d Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 32.
  3. ^ Circolo della PAN, 1 marzo 2014, p. 5.
  4. ^ a b c Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 33.
  5. ^ a b c Circolo della PAN, 1 marzo 2014, p. 7.
  6. ^ a b c d e Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare 1977, p. 34.
  7. ^ Circolo della PAN, 1 marzo 2014, p. 8.
  8. ^ Circolo della PAN, 1 marzo 2014, p. 9.
  9. ^ Circolo della PAN, 1 marzo 2014, p. 10.
  10. ^ Bollettino Ufficiale 1941, supplemento 13, registrato alla Corte dei Conti addì 16 gennaio 1942, registro n.14 Aeronautica, foglio n.388.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) F. D'Amico, Valentini G., Regia Aeronautica Vol,2 Pictorial History of the Aeronautica Nazionale Repubblicana and the Italian Co-Belligerent Air Force 1943-1945, Carrolton, Squadron/Signal Publications, 1986, ISBN 0-89747-185-7.
  • (EN) Chris Dunning, Combat Units od the Regia Aeronautica. Italia Air Force 1940-1943, Oxford, Oxford University Press, 1988, ISBN 1-871187-01-X.
  • I Reparti dell'Aeronautica Militare Italiana, Roma, Ufficio Storico dell'Aeronautica Militare, 1977.
  • (EN) Giovanni Massimello, Giorgio Apostolo, Italian Aces of World War 2, Osprey Aircraft of the Aces No 34, Osprey Publishing, 25 novembre 2000, ISBN 1-84176-078-1.
  • Mirko Molteni, L'aviazione italiana 1940-1945 – Azioni belliche e scelte operative, Bologna, Odoya, 2012, ISBN 978-88-6288-144-9.
  • Franco Pagliano, Aviatori italiani: 1940-1945, Milano, Ugo Mursia Editore, 2004, ISBN 88-425-3237-1.
  • Gianni Rocca, I disperati - La tragedia dell'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale, Milano, 1993, ISBN 88-04-44940-3.
  • A. Trotta, Testi delle motivazioni di concessione delle Medaglie d'Oro al Valor Aeronautico, Roma, Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare, 1978.

Periodici[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Massimello, Ancora sugli assi italiani, in Storia Militare, nº 28, Parma, Ermanno Albertelli Editore, gennaio 1996, pp. 15-19.
  • Ricordando il “CEO”, in Circolo della PAN, Rivolto, Circolo della Pattuglia Acrobatica Nazionale, marzo 2014, pp. 4-11.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]