Gianfranco Bortolotti

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Gianfranco Bortolotti (Brescia, 2 giugno 1959) è un produttore discografico, architetto e imprenditore italiano, fondatore dell'etichetta discografica Media Records, della società editoriale Media Songs, della distribuzione discografica Global Net, cofondatore della società Impulse Interactive e fondatore della Gianfranco Bortolotti Design & Architecture.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizia a produrre musica italo-disco nei primi anni Ottanta, interessandosi poi alla house e alla techno, stili che affronta con molteplici nomi e progetti come Cappella, Club House, 49ers, Anticappella ed Antico. Il suo primo successo internazionale è "Bauhaus" di Cappella, del 1987, seguito da "Touch Me" e "Move Your Feet" dei 49ers, rispettivamente del 1989 e del 1990, "Deep In My Heart" dei Club House, del 1990, e "We Need Freedom" di Antico del 1991.

Nei primi anni Novanta Bortolotti si impone a livello mondiale con le sue produzioni, realizzate da team di lavoro in cui si avvicendano DJ, musicisti, arrangiatori ed ingegneri del suono. Dal 1995 in poi, intuendo le enormi potenzialità della figura del DJ, trasforma la Media Records nella "casa discografica dei DJ" e lancia l'etichetta BXR su cui appaiono esclusivamente brani prodotti da disc jockey come Mauro Picotto, Gigi D'Agostino, Mario Più, Joy Kitikonti e molti altri, anche stranieri, tra cui Armin van Buuren, Tiësto, Ferry Corsten, Above & Beyond, Thomas Schumacher, Marco V, DJ Dero, Art Of Trance, Tillmann Uhrmacher e Marco Zaffarano.

La Media Records investe ingenti risorse nella tecnologia e vanta decine di studi di registrazione ed uno interamente dedicato alla fase del mastering, cosa piuttosto inusuale negli anni Novanta. Nel 1993, in società con l'esperto informatico Nicola Pollastri, Bortolotti fonda la Impulse Intereactive, etichetta discografica che al suo interno racchiude anche un'agenzia di marketing e promozione. Nel 1996 la Media Records approda su internet,[1] varando il proprio sito web su cui trovano spazio avveniristiche sezioni come quella dedicata alla vendita per corrispondenza del proprio merchandising e come quella che permette di visitare virtualmente gli studi cliccando su una serie di fotografie. In quello stesso anno la Media Records è sponsor di Valentino Rossi, al suo debutto in classe 125.

La costante attenzione che Bortolotti rivolge ai progressi tecnologici lo porta ad individuare lo sviluppo della musica in formato digitale già nel 1996, quando in un'intervista rilasciata a Billboard dichiara: «presto la musica verrà venduta attraverso il web, gli acquirenti pagheranno uno o due dollari ogni volta che scaricheranno le nostre ultime pubblicazioni»[2]. La propensione ad anticipare i tempi porta l'imprenditore bresciano a credere, nel 1999, in Mix-It, una delle prime consolle digitali per DJ che permettono di mixare col computer musica in MP3 e nei principali formati audio[3]. Tra il 2000 e il 2002 lancia altre iniziative in Rete come Deejays Web, gfb-e, Musicgel (per cui conia lo slogan "Liquid Music 4 Liquid Culture") e la web radio Maximal.fm, tutte destinate ai DJ ed agli appassionati di musica dance. Proprio per la sua lungimiranza sia in ambito artistico che tecnologico, nell'ambiente discografico è stato più volte definito lo "Steve Jobs della musica".

Già alla fine degli anni Novanta Bortolotti prevede un radicale mutamento del settore discografico. Ad alimentare i suoi timori è l'incontro con Shawn Fanning, che nel 1999 gli parla di Napster[4]. Così, fortemente attratto da un'altra sua passione, l'architettura, nel 2004 abbandona il settore musicale per dedicarsi all'attività di architetto ed interior designer, professioni che esercita per una decina di anni anche all'estero, in particolare nell'Europa dell'Est. Nel frattempo cede il catalogo editoriale della Media Records alla Warner Bros. mentre quello discografico alla ZYX.

Nel 2015 torna ad occuparsi di musica riportando in vita la Media Records, riabilitando alcune delle etichette più importanti nei frangenti techno ed house, come BXR, Underground, UMM ed Heartbeat, e creandone di nuove, come la Italo, che raccoglie l'eredità della Media Italiana (su cui, negli anni Novanta, produce dischi di Fabio Volo, Fiorello, Niccolò Fabi e degli Stadio), e la EDMedia. Parallelamente vara il progetto gfb.guru[5], il talent management che si prefigge di scoprire, lanciare ed affermare nuovi artisti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Wayback Machine, Media Records website, mediarec.it, 1996. URL consultato il 24 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 10 novembre 1996).
  2. ^ Mark Dezzani, A Fresh Start In Politics And Music, books.google.it, 22 giugno 1996. URL consultato il 24 febbraio 2016.
  3. ^ Mix It, per i deejay virtuali, rockol.it, 21 gennaio 2000. URL consultato il 24 febbraio 2016.
  4. ^ Giosuè Impellizzeri, Gianfranco Bortolotti: un’epopea italiana, soundwall.it, 26 giugno 2015. URL consultato il 24 febbraio 2016.
  5. ^ gfb.guru. URL consultato il 24 febbraio 2016.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]