Italo disco

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Italo disco
Origini stilistiche Hi-NRG - Space disco - Disco music
Origini culturali Fine anni settanta e anni ottanta in Italia
Strumenti tipici sintetizzatore, drum machine, campionatore, tastiera, sequencer, voce
Popolarità Molto diffusa in Europa, per la maggior parte negli anni ottanta.
Generi derivati
Eurobeat - Eurodance - Italo house - Italo dance
Generi correlati
Europop - Freestyle - Elettropop
Categorie correlate

Gruppi musicali italo disco · Musicisti italo disco · Album italo disco · EP italo disco · Singoli italo disco · Album video italo disco

L'italo disco (alternativamente scritto italo-disco)[1] è un sottogenere della disco music che ebbe origine alla fine degli anni settanta e che si estinse alla fine degli anni ottanta, dando tuttavia vita a nuove forme musicali come l'italo house e, successivamente, anche all'italo dance, che hanno continuato a vivere fino agli inizi degli anni 2000 e negli anni successivi, anche se in misura minore.

Storia del genere[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

L'italo disco nasce alla fine degli anni settanta in un contesto di esplosione italiana del fenomeno d'intrattenimento della discoteca, con conseguente massiccia importazione di disco music statunitense e successivamente, dall'influenza proveniente dai paesi del nord Europa, dov'era in pieno corso la rivoluzione elettronica della new wave e new romantic.

Il termine "italo disco", sottogenere dell'Euro disco, deriva da Bernhard Mikulski il produttore e discografico tedesco che usualmente definiva "Italo" le produzioni "disco music" provenienti dall'Italia.

In questo periodo infatti, va delineandosi un primo segnale in controtendenza rispetto all'importazione di disco music da altri paesi che, non solo vedrà la produzione "fatta in casa" ma, anche l'esportazione di musica disco italiana nel mondo. L'Italia inizia così una propria forma di disco music che avrà poi successo a livello internazionale: sarà infatti guardata con curiosità anche all'estero, dove artisti come Eddy Huntington o Sven Vath si ispireranno per le loro hit (come Electrica salsa, del 1987).

La disco in italiano[modifica | modifica wikitesto]

Marcella Bella lancia nel 1974 Nessuno mai, singolo che viene considerato il primo della musica italiana appartenente al filone disco, e che venne ripreso due anni più tardi dai Boney M col titolo Take the heat off me.[2]). Nello stesso anno Raffaella Carrà pubblica Rumore - successo da dieci milioni di copie - e due anni dopo A far l'amore comincia tu che, tradotto in varie lingue, riesce a posizionarsi alla seconda posizione della classifica britannica e a vendere venti milioni di dischi nel mondo. Questi successi lanciano definitivamente la soubrette nel mercato globale, tanto da potersi considerare come il primo vero fenomeno di esportazione di musica italo disco, di particolare successo nei paesi in lingua latina.

Nel 1975 il cantante Alberto Anelli, usando lo pseudonimo "El Tigre", incide alcuni dischi in questo stile, ottenendo successo soprattutto con Baby e Op eh op[3]. Anche le Hermanas Goggi ebbero successo in Europa col singolo Estoy Bailando nel 1979, diventato nel tempo un piccolo cult della comunità gay spagnola.

Molti cantanti italiani che, in passato, si erano dedicati ad altri stili musicali in quel periodo cambiano genere, ottenendo così molto successo: Alan Sorrenti, che incide nel 1977 Figli delle stelle, nonché tre album, tra il 1977 e il 1980, di impronta disco: Figli delle stelle, L.A. & N.Y. e Di notte. Silvana Aliotta dei Circus 2000 nel 1977 dà vita a Le Streghe, mentre Donatella Rettore, spopola con i singoli Eroe, Splendido splendente e Kobra. Viola Valentino lancia Comprami, mentre Umberto Balsamo con L'angelo azzurro e Balla guadagna i primi posti in classifica.

Nel 1978 Umberto Tozzi pubblica il brano Tu, uno dei suoi maggiori successi. L'anno successivo esce Gloria, la sua canzone più famosa, la quale, dal 1979 al 1984 vende ben 29 milioni di copie in tutto il mondo e che da subito occupa il primo posto nelle classifiche di tutta Europa.[4][5]. Nel 1983 il brano, nella versione inglese cantata da Laura Branigan, raggiungerà il primo posto nella classifica dei singoli americani.[6] "Gloria", diventa, a questo punto, una vera e propria "cult-song", risultato riuscito solo ad un altro italiano: Domenico Modugno con Nel blu dipinto di blu.

Molti altri artisti vennero influenzati dal genere disco, incidendo alcuni brani con questo stile: Mina con Amante amore, Se il mio canto sei tu e Morirò per te, che nel 1982 entrò nella Hot Dance Club Play di Billboard, i Pooh che in album quali Rotolando respirando, Boomerang, Viva, ...Stop, Buona fortuna, dimostrano le influenze disco, Rita Pavone incide Rita e l'anonima ragazzi, album disco per i più piccoli, Mia Martini nel 1977 partecipa all'Eurofestival con Libera, brano di matrice disco, e Loredana Berté che pubblica In alto mare, singolo disco influenzato da ritmi Funky. Il rifacimento di vecchie canzoni italiane in versione discoteca è un altro dei filoni in cui si espande il genere: nel 1976 Marcella Bella propone una versione disco di Resta cu 'mme di Domenico Modugno. Nel 1979 escono Discoquando di Tony Renis (che non è altro che Quando quando quando), Una lacrima sul viso, di Bobby Solo e Città vuota reincisa da Mina.

Italo disco in inglese: gli anni Settanta[modifica | modifica wikitesto]

Gruppi come gli Easy Going, i fratelli La Bionda (che utilizzarono anche lo pseudonimo D. D. Sound), Gepy & Gepy, Number One Ensemble, i Questions di Gene Guglielmi e i Barbados Climax di Alan Taylor sono solo alcuni degli esponenti di quello che verrà chiamato il fenomeno Italo disco ai suoi albori. Questi artisti avevano iniziato ad incidere brani da discoteca, con testi in inglese, nella seconda metà degli anni settanta: ricordiamo i successi del 1977 dei fratelli La Bionda con la denominazione D. D. Sound Disco Bass e 1-2-3-4 Gimme Some More e, l'anno successivo con il loro vero cognome, One for you, one for me, mentre nello stesso anno i Gepy & Gepy lanciano Body to body.

Vi sono poi molti altri gruppi minori, tra cui sono da ricordare i Number One Ensemble, e i succitati Questions di Gene Guglielmi e i Barbados Climax di Alan Taylor (che hanno il più grande successo nel 1978, con California U.S.A.).

Italo disco in inglese: gli anni Ottanta ed il successo[modifica | modifica wikitesto]

A partire dagli anni Ottanta, in seguito alla Disco Demolition Night, una manifestazione anti-disco in un double-header del baseball al Comiskey Park a Chicago, avvenuta il 12 luglio 1979 ("il giorno che la disco morì").[7], il fenomeno si attenuerà inesorabilmente, trasformandosi in Electro pop, che univa una ritmica break con i suoni della Roland TR-808.

L'italo disco, influenzata dal synthpop/new romantic, nato tra la fine anni settanta e i primi anni ottanta, vide protagonisti gruppi come Reeds con The game e In your Eyes, Baltimora con Jukebox boy, Woody Boogie e Tarzan Boy e infine George Aaron, che con i Video, molto vicini alle sonorità degli inglesi Yazoo, esplode nelle classifiche europee coi brani She's a devil, Silent Smiles e Somebody.

Gruppi importanti del periodo furono gli Scotch (che erano molto vicini al genere italo disco dei Righeira) i quali incisero Delirium Mind, Mirage, Plus Plus, Take Me Up e Money Runner; Kano e i suoi lavori Ikeya Seki, Another Life, Queen of Witches, It's a war e China star;; le Fun Fun con Colour my love, Baila bolero, Happy Station, Give me your love; R. Bais con Dial my number; Charly Danone con You Can Do it, Ed io ti troverò; i Fake con Donna Rougeìì e Another brick.

Il successo commerciale esplode nella prima metà degli anni Ottanta, con singoli quali Self Control di Raf che, grazie alla versione di Laura Branigan, ottenne grande successo sia in Europa che negli Stati Uniti dove, si posizionò alla quarta posizione nella US Billboard Hot 100 chart e alla seconda in quella dance.[8]. Il singolo raggiunse la prima posizione anche in Canada, Austria, Sud Africa e Svizzera dove divenne il singolo più venduto del 1984 ed entrò al quinto posto nella classifica inglese.[9];

Il fenomeno dell'italo disco porta alla luce della ribalta una serie di artisti italiani che vedranno i loro nomi legarsi inesorabilmente al genere nel corso degli anni: gruppi come i Gaznevada o i Righeira e artisti del calibro di Ken Laszlo o George Aaron, che interpreta diversi progetti italo disco con diversi nomi, guadagnandosi il titolo di "King of italo disco", anche per la sua somiglianza vocale e nota passione per un altro re della musica: Elvis Presley. Uno dei dischi che ebbe maggiore visibilità internazionale fu Dirty Talk di Klein + M.B.O., a cui lavorarono il deejay americano Tony Carrasco, Davide Piatto, la cantante Rossana Casale e la produzione di Mario Boncaldo. Questi ultimi li ritroveremo nel progetto "N.O.I.A.". Ma c'era anche chi era contro corrente all'interno del fenomeno stesso e amava tuffarsi nel passato, nella cultura celtica o della Bretagna, come Valerie Dore che cantò diversi brani ambientati nelle corti di re Artù o nelle lotte di Sir Lancelot come King Arthur, Lancelot, Legend, The Night.

A produzioni e artisti impegnati si affiancarono tormentoni più facili e amati dalle grandi masse come Vamos a la playa dei sopracitati Righeira; U.S.S.R. di Eddy Huntington; I Like Chopin di Gazebo, People from Ibiza di Sandy Marton,Survivor di Mike Francis, Dolce vita di Ryan Paris. Artiste come Spagna, Sabrina Salerno, Tracy Spencer, Jo Squillo, Taffy, Alba Parietti e Celeste Johnson divennero icone femminili del genere, riscuotendo un grande successo commerciale in Italia e all'estero.

Non si attenua anche in questo decennio il fenomeno dell'italo disco cantata in italiano, con singoli di successo come Gioca jouer, Ska Shou Shou e Fotostop di Claudio Cecchetto, Ma quale idea di Pino D'Angiò, Mamma Maria, Voulez vous danser e Hasta la vista dei Ricchi e Poveri, e Ti sento, che, incisa in inglese col titolo I feel you, lanciò i Matia Bazar nelle classifiche europee. Artiste come Diana Est e Lu Colombo lanciano rispettivamente Tenax, Le Louvre, Maracaibo e Dance All Nite. Anche Milva ha inciso un album dalle influenze italo disco dal titolo Corpo a corpo, che conteneva una cover del brano Marinero incisa da Lucia.

I Dj[modifica | modifica wikitesto]

Tra i primi Dj di questo genere vi è Daniele Baldelli (spesso orientato però su suoni afro). Dopo aver suonato durante gli anni settanta alla Baia degli Angeli, lavora negli Ottanta al Cosmic con brani orientati all' elettro/afro e poi italo disco, componendo Cosmic Parsley. All'italo disco viene spesso anche collegato il nome di Giorgio Moroder (apprezzato autore di colonne sonore e di brani come I Feel Love cantato da Donna Summer) e quello di Baltimora con il suo noto singolo Tarzan Boy, che ebbe un grande riscontro anche negli Stati Uniti. Nello stesso ambiente muoveva i primi passi anche l'italiano Alexander Robotnick, oggi dj/producer della scena techno, che apparteneva al filone dello space disco, l'italo disco ossessionata dal futuro e dall'elettronica e che sarà anticipatrice dell'House di Chicago e della Techno di Detroit. Si ricordano i Capricorn, i N.O.I.A., Faxe (E. Zanza), ]]Casco]], Riki Maltese, Mr Flagio, Diux, Laserdance, Koto.

Le etichette[modifica | modifica wikitesto]

Tra le prime etichette che si specializzano nella disco music sono da ricordare la Discotto, la Radio Records, la Panarecord e la F1 Team. Dal 2000 in poi sono nate nuove etichette come I Venti Records e Flashback Records che promuovono e producono nuovi lavori del genere italo disco e artisti storici come Tom Hooker, George Aaron e Miko Mission. Nuovi personaggi attivi fin dagli anni novanta sono emersi per nuovi lavori italo disco, come Peter Aresti Arcade o Joey Mauro, tastierista e cantante.

I luoghi dell'Italo disco[modifica | modifica wikitesto]

Le prime discoteche in Italia sono state l'evoluzione delle balere e dei beach club in Romagna o in Versilia (un esempio è la Capannina di Franceschi). In seguito nacquero locali ex novo nelle grandi città, ma anche in zone ad alta attrattiva turistica come l'Emilia-Romagna, la Liguria o il Lago di Garda. Fra i locali da ballo pionieri del fenomeno dell'italo disco si citano lo Xenon di Scandicci (Firenze), con Marzio Dance DJ, il Picchio Rosso di Formigine, il Kiwi di Piumazzo (celebre la sequenza del film Joan Lui con Adriano Celentano), il Mac2 di Modena, il Marabù di Reggio Emilia, l'Embassy di Rimini e l'Eden Discoteque a Piubega (Mantova) che nel 1973 suona la disco music e il funky proveniente dall'America per poi successivamente convertirsi alla italo disco.

Il revival[modifica | modifica wikitesto]

Verso gli anni 2000 si è registrata una tendenza alla rivalutazione internazionale del genere italo disco. Un ritorno agli anni ottanta sia nella musica pop che in quella elettronica, ha portato i deejay a rispolverare i vecchi dischi Italo per i dj-set e non solo. Famoso il caso dell'italo-americano Scott Wozniak, che nel 2006 rilascia su Defected Talk dirty to me, su un campione di Dirty Talk. Il ritorno agli anni ottanta viene celebrato anche con un altro genere collegato all'italo disco: lo Space Disco, o Cosmic sound (di cui il maggiore esponente è Daniele Baldelli), riportato in auge da personaggi come Lindström o Prins Thomas.

Tra il 2005 e il 2008 sono state pubblicate diverse compilation come Cosmic the Original e Cosmic Disco?! Cosmic Rock!!! di Daniele Baldelli, la serie Italo Session di Dj Zone e Vintage Future di Dj Serge. Basi di Kano, George Aaron e Tom Hooker sono state campionate da autori italiani e stranieri come gli Useless Wooden Toys con Dancegum, Calvin Harris con I created disco e Beyoncé, che ha utilizzato la base di Somebody dei Video per una delle versioni della sua Single Ladies (Put a Ring on It).

Lo stile musicale[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1983 l'italo disco avrà modo di stabilizzarsi e uniformare il proprio genere, trasportando tutte le altre influenze sugli stessi binari. Vi è un ritmo binario, suonato ad una velocità normale, nel quale il "levare" (battuto con un "clap") è più accentato del "battere" (che è simile ad un "boom"), una struttura in 4/4, dove, in ogni quarto, c'è lo stesso basso suonato su una nota diversa, per poi ricominciare il "riff". Di solito vengono usati 4 o 5 giri che vengono ripetuti e rimangono identici per tutto il quarto, senza alcuna dipendenza dal "riff" dei bassi. La melodia va di pari passo con la voce, che molte volte è rimanipolata elettronicamente e "gioca" con il particolare e colarto "riff" di bassi, e che si muove proprio come uno strumento: i testi in inglese sono spesso ispirati allo stile americano e trattano i facili o complessi amori della vita quotidiana; oppure si ispirano alla vita di notte, alla tecnologia, con numerosi riferimenti al Giappone e agli Stati Uniti. Molte volte, però, l'italo disco gioca soprattutto sul non senso delle cose.

I sottogeneri successivi derivati dalla italo disco[modifica | modifica wikitesto]

Il rapido sovraffollamento della scena, con conseguente saturazione musicale, unito ad una certa moda esterofila che premiò artisti stranieri e all'affermazione di altri generi musicali emergenti come l'house e la techno, portò l'italo disco verso il declino. L'ambiente della musica dance italiano attraversò un forte ricambio di artisti che nei primi anni novanta vide come protagonisti: Gigi D'Agostino, Benny Benassi, Claudio Coccoluto, Enzo Persueder, Corrado Rizza, Gino Woody Bianchi, Paolo Bolognesi e Amerigo Provenzano, Ike Therry, Albertino e tanti altri che decretarono l'inizio dell'era italo house.

Un'era del tutto diversa, che abbandonò alcune caratteristiche della italo disco come le percussioni, i suoni di synth e i riverberi. Parallelamente artisti come Mario Fargetta, Tommy Vee, DB Boulevard, Gianni Coletti, Cristian Marchi e cantanti come Sagi Rei e Claudio Suriano promuovono in Italia e nel mondo la loro idea della musica house. Alcuni artisti come il tastierista Joey Mauro hanno miscelato il sound del progressive rock inglese e italiano alla italo disco creando un sottogenere chiamato "progressive italo disco".

Giochi linguistici proposti dall'italo disco[modifica | modifica wikitesto]

Spesso i nomi apparentemente bizzarri si sorreggevano su assonanze fonetiche tra inglese e italiano. Il nome Den Harrow, per esempio, ricorda la parola "denaro" e proprio in questo consisteva il progetto: sfruttare la buona vocalità di Tom Hooker e le doti estetiche di Stefano Zandri per avere successo. Altri esempi sono Joe Yellow, riconducibile alla parola "gioiello"; Jock Hattle che ricorda "giocattolo"; Styloo che sta per stilo (Den Harrow in una puntata di Radio Harrow spiegò che il nome Styloo deriva dalla frase "dammi una stilo che ti firmo l'assegno"); Albert One (pronuciato approssimativamente: albert uan), riconducibile a una mascherazione del nome proprio Albertone; Silver Pozzoli che sta per Silvio Pozzoli e molti altri. I nomi spesso potevano giocare intorno a rimandi letterari, culturali e musicali, quasi come una citazione: Casanova, Dr Zivago, Brando, De Niro, William King (dietro cui si cela George Aaron), Morgana, New Baccara, Bianca Neve.

Elenchi di interpreti per categoria[modifica | modifica wikitesto]

Di seguito un elenco dei principali interpreti Italo disco divisi per categorie:

Gruppi Italo disco:

Interpreti maschili Italo disco:

Interpreti femminili Italo disco:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Scene and heard: Italo-disco | Music | guardian.co.uk
  2. ^ Discogs, Take The Heat Off Me - release page. URL consultato il 12 gennaio 2015.
  3. ^ https://books.google.it/books?id=ytV0BgAAQBAJ&pg=PA50&lpg=PA50&dq=%22el+tigre%22+%22op+eh+op%22&source=bl&ots=3Gys3ybOjD&sig=KlVZr7gaeJT9y431ZFcuC1JDNeQ&hl=it&sa=X&ved=0CDwQ6AEwBWoVChMI_ufhu5uaxwIVguCACh3biQuv#v=onepage&q=%22el%20tigre%22%20%22op%20eh%20op%22&f=false
  4. ^ pensieri_p"33": Umberto Tozzi - Gloria (Ep 1979) & Miguel Bosè - Linda (1977)
  5. ^ Video di Tozzi cantando "Gloria"
  6. ^ Miticulttrash: Intervista A Umberto Tozzi: "La Mia Generazione Poteva Sognare..."
  7. ^ Campion, Chris Walking on the Moon: The Untold Story of the Police and the Rise of New Wave Rock. John Wiley & Sons, (2009), ISBN 978-0-470-28240-3 pp. 82–84.
  8. ^ Joel Whitburn, Hot Dance/Disco: 1974–2003, Record Research, 2004, p. 41.
  9. ^ Schweizer Hitparade – Singles Top 75 – 21.10.1984 su Hitparade.ch, Hung Medien. URL consultato il 12 ottobre 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]