Media Records

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Media Records
Stato Italia Italia
Fondazione 1987
Fondata da Gianfranco Bortolotti
Sede principale Brescia
Settore Musicale
Prodotti House; Techno; Dance; Elettronica; Trance
Sito web

La Media Records è una casa discografica indipendente fondata a Brescia nel 1987 dal produttore Gianfranco Bortolotti.

Ha portato al successo progetti come Cappella, Club House, 49ers, East Side Beat, Antico, Anticappella ed innumerevoli DJ come Mauro Picotto, Gigi D'Agostino, Mario Più, Francesco Zappalà, Joy Kitikonti, Fargetta, Molella e Prezioso, oltre a pubblicare in Italia dischi di artisti esteri come Prodigy, Speedy J, Moby, Felix, Laurent Garnier, WestBam, Thomas Schumacher, Bob Sinclar, Ferry Corsten, Armin Van Buuren e Tiësto.[1]

Fra le sue etichette più importanti (oltre a quella dell'omonima casa discografica, ovvero Media Records) vanno segnalate:

Ha creato filiali nei Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Scandinavia, Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti. Tra le operazioni più emblematiche della Media Records, la sponsorship di Valentino Rossi nel 1996, al suo debutto in classe 125, e l'utilizzo (con relativa vendita attraverso il proprio sito internet) del formato MP3 nel 2000.

Nel 2004 Gianfranco Bortolotti, dopo aver collezionato più di un centinaio di dischi d'oro e di platino, lascia la veste di general manager e produttore per dedicarsi ad attività di architectural ed interior designer e viene sostituito da Filippo Pardini. Nel 2006 il catalogo editoriale della Media Records viene venduto alla Warner Bros. mentre quello discografico ceduto alla ZYX. La NoiseMaker di Gigi D'Agostino rimane in attività fino al 2009.

Nel 2015 Gianfranco Bortolotti torna ad occuparsi di musica, riportando in vita la Media Records e diverse etichette come BXR, Underground, UMM ed Heartbeat. Nel contempo ne crea alcune nuove di zecca come la Italo, destinata al pop ed hip hop in lingua italiana, e la EDMedia che ha lo scopo di pubblicare nuove versioni in chiave EDM e trance delle hit tratte dal catalogo Media Records che vantano dischi d'oro o di platino.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gianfranco Bortolotti: un'epopea italiana, soundwall.it. URL consultato il 21 febbraio 2016.

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