Giacinto de' Sivo

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«Il volgo s'annoia a pensare, e volentieri s'acconcia alle idee altrui; così pochi scaltri fanno l'opinione che si dice pubblica, e partorisce ruine.»

(Giacinto de' Sivo)
Giacinto de' Sivo

Giacinto de' Sivo (Maddaloni, 29 novembre 1814Roma, 19 novembre 1867) è stato uno scrittore e storico italiano, alto funzionario dell'amministrazione del Regno delle Due Sicilie.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Dalla nascita fino al 1860[modifica | modifica wikitesto]

De' Sivo da giovane.

Nacque in Terra di Lavoro da Aniello, ufficiale dell'Esercito delle Due Sicilie e da Maria Rosa Di Lucia. La famiglia de' Sivo aveva una lunga tradizione di fedeltà alla dinastia borbonica. Il nonno, anch'egli di nome Giacinto, nel 1799 aveva combattuto i repubblicani tra le file dell'esercito sanfedista del Cardinale Ruffo. Anche lo zio Antonio era un militare.

Dopo un'infanzia trascorsa nelle proprietà familiari, frequentò la scuola del marchese Basilio Puoti (eminente maestro di lingua ed elocuzione italiana) a Napoli. Nel 1836, poco più che ventenne, pubblicò il suo primo libro, un volumetto di versi; quattro anni dopo pubblicò la prima tragedia, dedicata a Costantino Dracosa, ultimo imperatore di Costantinopoli. A questa faranno seguito altre sette tragedie di argomento storico e un romanzo storico: Corrado Capece.
Nel 1844 sposò Costanza Gaetani dell'Aquila d'Aragona, figlia del conte Luigi, maresciallo di campo e aiutante generale del re, dalla quale ebbe tre figli.

Parallelamente allo svolgimento dell'attività letteraria ricoprì importanti ruoli dirigenziali nell'amministrazione dello Stato. Fece parte della Commissione per l'Istruzione Pubblica, poi - nel 1848 - fu nominato Consigliere d'Intendenza della provincia di Terra di Lavoro, con settecento uomini ai propri ordini, e nel gennaio 1849 fu comandante di una delle quattro compagnie della Guardia Nazionale di Maddaloni, fino allo scioglimento di questa milizia.

Gli avvenimenti internazionali del 1848-49 colpirono profondamente de' Sivo, spingendolo a scrivere un'opera di riflessione storica su tale biennio, che peraltro non diede alle stampe ma conservò nella propria casa[1].

Dal 1861 alla morte[modifica | modifica wikitesto]

Alla caduta del Regno, de' Sivo si proclamò fedele alla dinastia borbonica. Fu destituito dalla carica di consigliere d'Intendenza e arrestato (14 settembre 1860). La sua casa fu occupata per tre mesi da Nino Bixio, poi da Giuseppe Avezzana e, infine, da Carbonella. Gli venne resa dopo essere stata saccheggiata. I garibaldini gli sequestrarono anche il manoscritto che de' Sivo aveva redatto sugli avvenimenti del 1848-1849.

Scarcerato, fu arrestato nuovamente il 1º gennaio 1861 e imprigionato per due mesi. Tornato libero, decise di lanciare la sua sfida al nuovo regime fondando una rivista, la Tragicommedia, con la quale espresse pubblicamente la propria visione politica patriottica (che lui intendeva come il ripristino dei Borbone sul trono di Napoli). Il giornale fu soppresso dopo soli tre numeri. De' Sivo fu nuovamente arrestato il 6 settembre 1861. Posto di fronte alla scelta tra la sottomissione alla dinastia sabauda e l'esilio, il giorno 14 successivo partì per Roma, città che ospitava già Francesco II assieme alla sua corte.

A Roma, capitale dello Stato Pontificio, continuò nell'esilio la sua attività pubblicistica.
Gli ultimi anni della sua vita furono dedicati alla difesa dell'identità nazionale del Regno in cui era nato. Appartennero a questo periodo altre opere di ricostruzione storica. Nel 1863 de' Sivo portò a termine la Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, che rappresenta l'apice della sua produzione letteraria e storica.

Morì a cinquantadue anni, il 19 novembre 1867. Fu sepolto inizialmente nel cimitero del Verano. Nel maggio del 1960 le sue spoglie furono traslate nella natia Maddaloni.

Il pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Per lo storico di Maddaloni, il processo che aveva portato all'unità d'Italia era stato, più che una rivoluzione o uno scontro militare tra italiani, un'aggressione contro due istituzioni legittime, il Regno delle Due Sicilie e la Chiesa. Oltre alla violazione del diritto, de' Sivo ravvisava nel piano risorgimentale anche una violazione dei valori spirituali e civili della nazione napoletana.

«Il Reame delle Sicilie, molto dalla stampa rivoluzionaria a' passati anni calunniato, non era secondo a nessuna nazione in civiltà. Ei basta dare uno sguardo nelle Guide pe' forestieri, per intendere il valore torrente, l'orologio, il posto delle grasce e della neve, il monte frumentario e de' pegni, il maestro di scuola, il medico, la farmacia, un qualche convento, o un opificio, o una qualsivoglia opera speciale, onde tragga lavoro e sostentamento la gente minuta. V'è in ogni parte operosità ed agiatezza.»

(Giacinto de' Sivo, I napolitani al cospetto delle Nazioni civili)

In questo quadro, egli contesta, per i combattenti postunitari contro l'invasione piemontese, la definizione di "briganti", come questi erano definiti dai sostenitori dell'unità nazionale:

«Briganti noi combattenti in casa nostra, difendendo i tetti paterni, e galantuomini voi venuti qui a depredar l’altrui? Il padrone di casa è brigante, e non voi piuttosto venuti a saccheggiare la casa?»

(Giacinto de' Sivo, I napolitani al cospetto delle Nazioni civili)

Scrivendo nei primi anni sessanta dell'Ottocento, quando lo Stato Pontificio era ancora esistente, de' Sivo avanzava dunque una proposta per un nuovo assetto istituzionale che non dividesse moralmente il popolo italiano, ovvero una confederazione di stati sovrani.

De Sivo fu inoltre molto critico verso la pubblica amministrazione e le forze armate, che accusava di corruzione e incapacità:

«... Adunque se togli i gendarmi, gli invalidi, i collegiali, i mancanti e molti altri scritti sì né ruoli, ma inabili al servizio, consegue che l'esercito napolitano effettivo pronto a combattere non passava i sessantamila, su tutta la superficie del Regno»

«... Gli uffiziali in gran parte né onesti, né sapienti, surti per favori, beneficiati oltre misura, avean grosse mercedi, croci cavalleresche, percettorie, collegi gratis a' figliuoli, e a' figliuoli e nepoti uffizii per grazia in magistratura, in amministrazioni, nelle finanze e nell'esercito. Fatto i Sardanapali[14] all'ombra de' gigli, presero la croce sabauda piuttosto per iscansar fatiche, che per congiurazione. Non che congiuratori vi mancassero, ma i più subirono la congiurazione per codardia»

«… Da più anni si sussurrava di furti grandi nella costruzione di legni, negli arsenali, sulle mercedi agli operai, sulle tinte de' bastimenti, e su vettovaglie, polvere e carbone. ...[ ]...Ma il male interno era la mancanza di nesso tra gli uffiziali, i pensieri diversi, le avidità, le malizie, l'ignavia di ciascuno. Pochi eran buoni»

(Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, vol. III, p.122 [15])

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Il de' Sivo fu spesso oggetto di critiche e i suoi scritti ritenuti poco affidabili e tendenziosi. In effetti, egli non nascondeva il proprio orientamento nella valutazione dei recenti eventi del Risorgimento, peccando a volte di troppo coinvolgimento o addirittura sconfinando nella partigianeria, tanto da ricevere talvolta commenti negativi anche dalla stessa "parte borbonica" che si proponeva di sostenere. In particolare, il generale Giosuè Ritucci fu vittima delle invettive del de' Sivo, il quale, nella sua opera "Storia delle Due Sicilie", nel tentativo di assolvere chi più aveva la responsabilità del crollo del regno e a un tempo gettare ombre sul neonato Stato unitario, non esitò a screditare il pur fedele militare, che rispose con i suoi "Comenti confutatorii del tenente gen. Giosuè Ritucci sulla campagna dell'esercito napolitano in settembre e ottobre 1860 trattata nella storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861 di Giacinto De Sivo pubblicata in Roma, Verona, e Viterbo nel 1866-67". Si legge nei "Comenti" del Ritucci un giudizio sul de' Sivo:

«[...] egli, in onta ad ogni ragionevole mia aspettativa, a forza di reticenze, di anacronismi, di fisime, di sofismi ed altre non poche antilogie, assunto si è da romanziere più che da storico a snaturare i fatti o l'importanza di essi, per esser coerente alle sue prestabilite tesi [...]»

("Comenti confutatorii del tenente gen. Giosuè Ritucci sulla campagna dell'esercito napolitano in settembre e ottobre 1860 trattata nella storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861 di Giacinto De Sivo pubblicata in Roma, Verona, e Viterbo nel 1866-67", p.5)

Eredità[modifica | modifica wikitesto]

Il pensiero di de' Sivo non è sopravvissuto all'unificazione nazionale, nonostante l'attenzione rivoltagli dalla stampa legittimista e cattolica dell'epoca. Carlo Maria Curci nel 1864 ne lodò il valore di storico nella recensione al primo volume della Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, pubblicata nella La Civiltà Cattolica.[2]. Il gesuita lo giudicò un lavoro di "altissimo pregio" quanto "a sanità di principii, a nobili sentimenti di onestà e di religione, a coraggiosa franchezza nel qualificare le cose e le persone coi proprii loro nomi, e, per ciò che noi possiamo giudicarne, eziandio quanto a veracità di fatti narrati".

Nel 1918 Benedetto Croce ne scrisse una biografia (più tardi collocata nel volume Una famiglia di patrioti insieme ai saggi sugli esuli napoletani, sui Poerio e su Francesco de Sanctis) con l'intento di «conferire dignità storiografica ad una memorialistica ormai dimenticata» e di «anticipare la più compiuta pacificazione etico-politica che si sarebbe concretata con la pubblicazione della Storia del Regno di Napoli»[3].

Nel 1964 fu ristampata la sua Storia delle Due Sicilie. Altre sue opere sono state ristampate successivamente (tra cui i tre numeri de La Tragicommedia).

Onorificenze borboniche[modifica | modifica wikitesto]

  • Croce costantiniana, su iagi.info. URL consultato il 27 giugno 2010 (archiviato dall'url originale il 24 maggio 2010).

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Costantino Dracosa, 1840 (tragedia)
  • Florinda d'Algezira, 1844 (tragedia)
  • Corrado Capece. Storia pugliese dei tempi di Manfredi, 1846 (romanzo storico)
  • Manasse, 1854 (tragedia)
  • Gedeone, 1856 (tragedia)
  • La figlia di Jefte, 1857 (tragedia)
  • Partenope, 1858 (tragedia)
  • La cena di Alboino, 1858 (tragedia)
  • Belisario, 1860 (tragedia)
  • Elogio di Ferdinando Nunziante, Caserta, 1852 e Casal Velino Scalo, 1989
  • Storia di Galazia campana e di Maddaloni, Napoli, 1860-65 e Maddaloni, 1986
  • L'Italia e il suo dramma politico nel 1861, Bruxelles, 1861 e Napoli, 2002
  • I napolitani al cospetto delle nazioni civili, Livorno, 1861, Roma, 1967 e Rimini, 1994
  • Discorso pe' morti del Volturno, Roma, 1861
  • Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, (prima edizione: volumi pubblicati separatamente nel giro di cinque anni, da Roma 1863 a Trieste 1867); seconda edizione: Napoli, 1964 (in due volumi); terza edizione: Brindisi, 2009 (in due volumi) - (versione digitalizzata: Volume I - Volume II)
  • Scritti politici (riedizione di saggi già pubblicati), Brindisi, 2013.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tale opera costituisce il nucleo della Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861.
  2. ^ La Civiltà Cattolica anno XV, 1864.
  3. ^ L. Arnone Sipari, Il brigantaggio meridionale nell'opera di Benedetto Croce tra le due guerre, in R. Colapietra (a cura di), Benedetto Croce ed il brigantaggio meridionale: un difficile rapporto, Colacchi, L'Aquila 2005, p. 75.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Benedetto Croce, Uno storico reazionario: Giacinto De Sivo, Napoli, Tipografia Giannini, 1918
  • Benedetto Croce, Francesco Paolo Bozzelli e Giacinto De Sivo: due note lette all'Accademia Pontaniana nella tornata del 17 febbraio 1918, Napoli, 1918
  • A. Vitelli, Lo storico delle Due Sicilie: Giacinto De Sivo, in Spigolature e curiosità di storia napoletana, Napoli, 1930
  • Benedetto Croce, Una famiglia di patrioti ed altri saggi storici e critici, Bari, 1949
  • Roberto Mascia, La vita e le opere di Giacinto De Sivo, Napoli, Berisio, 1966
  • Giuseppe Maria Del Ninno, Uno storico reazionario: Giacinto De Sivo, in Il Conciliatore, dicembre 1974, n. 11-12
  • Giuseppe Maria Del Ninno, Risorgimento e controrivoluzione, Roma, 1976
  • Massimo Cimmino, Attualità di De' Sivo, in L'alfiere - Pubblicazione Napoletana Tradizionalista, parte I (fascicolo n. 50, novembre 2008, pp. 9–12), parte II (fascicolo n. 51, gennaio 2009, pp. 8–12), parte III (fascicolo n.52, giugno 2009, pp. 7–11)

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