Filosofia del XIX secolo

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La filosofia del XIX secolo comincia ad avere una rilevanza sempre maggiore a partire dalla precedente corrente dell'Illuminismo, con le opere-simbolo di filosofi come Immanuel Kant e Jean-Jacques Rousseau le quali influenzano fortemente le nuove generazioni di pensatori. Nel tardo XVIII secolo ebbe il suo inizio anche quel movimento conosciuto col nome di Romanticismo; esso pone l'accento sull'emozione in generale come la più autentica forma di esperienza.

Altre idee chiave che dettero il via a radicali cambiamenti nella filosofia vi furono il veloce progresso della scienza, la teoria dell'evoluzione così come postulata da Giulio Cesare Vanini, Denis Diderot, James Burnett, Lord Monboddo, Erasmus Darwin, Jean-Baptiste de Lamarck, Johann Wolfgang von Goethe e Charles Darwin; oltre a quello che potrebbe oggi esser chiamato "comportamento emergente", come il libero mercato di Adam Smith, all'interno degli stati-nazione.

Le pressioni volte a giungere ad un maggior egualitarismo e ad un più rapido cambiamento sociale sarebbero culminato in un periodo di rivoluzioni e turbolenze politiche le quali avrebbero cambiato il volto anche alla speculazione filosofica.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Con lo svolgersi degli anni tumultuosi tra il 1789 e il 1815, l'intera cultura europea si trovò ad esser trasformata dall'idea rivoluzionaria, con il suo seguito di guerre e distruzioni. Ponendo fine a molti dei puntelli sociali e culturali del secolo precedente, la scena era oramai pronta per un drastico cambiamento sia economico sia politico: la filosofia europea che riflette su tutto ciò ha partecipato - ed ha guidato - a molti di questi cambiamenti.

Influenze del tardo illuminismo[modifica | modifica wikitesto]

L'ultimo terzo del XVIII secolo ha prodotto una serie di idee ed opere che tendono a sistematizzare la filosofia precedente, e rappresentano una sfida profonda alla base di molte tra le concezioni preesistenti. Immanuel Kant è uno dei nomi di cui si sarebbe maggiormente parlato per esser tra i più importanti portatori d'influenze, come lo fu da parte sua pure Jean-Jacques Rousseau. Anche se entrambi questi pensatori sono stati un parto del XVIII secolo, le loro ipotesi hanno premuto i confini del tempo oltrepassando di molto la propria epoca d'appartenenza.

Nel tentativo di spiegare la natura dello Stato e delle forme di governo, Rousseau avrebbe sfidato la base della loro legittimità, con la sua dichiarazione che "l'uomo è nato libero, ma ovunque è in catene". Kant, nel tentativo di preservare uno scetticismo assiomatico, è stato costretto a sostenere che quella che vediamo non è la vera realtà e non parliamo mai di essa: tutto quel che sappiamo della realtà è apparenza, ciò che appare a noi. Dal momento che tutto ciò che possiamo vedere della realtà è costituito dalle apparenze -che sono soggetti a certe forme necessarie e soggettive della percezione - Kant postula l'idea di un inconoscibile, ed allo stesso tempo limitando il nostro uso della scienza e il principio di causalità per le apparenze.

La distinzione hegeliana tra l'inconoscibile e ciò che è circostanziatamente sconosciuto può esser inteso come l'inizio del sistema razionale che Hegel impone all'intero universo.

Ancora un altro filosofo del tardo illuminismo che era influente nel XIX secolo fu Pierre-Simon Laplace (1749-1827), la cui formulazione di determinismo nomologico è famosa fino ad oggi.

Scuole filosofiche e tendenze[modifica | modifica wikitesto]

Idealismo tedesco[modifica | modifica wikitesto]

Uno dei primi filosofi che tentò di cimentarsi col pensiero kantiano fu Johann Gottlieb Fichte, il cui sviluppo della metafisica di Kant è divenuto una fonte di ispirazione per i romantici; Fichte sostiene che il sé si pone ed è un processo di auto-produzione e modifica.

Friedrich Schelling, uno studente di Fichte, ha continuato a sviluppare molte delle stesse idee del maestro ed è stato anche assimilato dai romantici come una sorta di filosofo ufficiale del loro movimento. Ma è stato un altro degli studenti di Fichte ed ex compagno di stanza di Schelling, che sarebbe presto divenuto il più importante degli idealisti post-kantiana: Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Il suo lavoro ha rivelato la crescente importanza del pensiero storico nella cultura tedesca.

Arthur Schopenhauer, rifiutando Hegel e anche il materialismo che si stava facendo preponderante, chiese invece un ritorno al trascendentalismo kantiano e allo stesso tempo l'adozione dell'ateismo e del determinismo, tra gli altri. Il suo pensiero laico è diventato più popolare in Europa nella seconda metà del XIX secolo, che ha coinciso con gli avventi del darwinismo, del positivismo, del marxismo e dell'analisi filologica della Bibbia (soprattutto con David Friedrich Strauß).

Nella seconda metà del XIX secolo un'interpretazione ancora più ortodossa al pensiero kantiano era stata sposata da un certo numero di filosofi (vedi neokantismo), con due sedi principali, una nella scola di Marburgo e l'altra in quella di Baden. Questa corrente di pensiero è sopravvissuta fino all'inizio del '900, influenzando largamente i movimenti filosofici del secolo come il neopositivismo e la fenomenologia.

Uno dei più famosi oppositori dell'idealismo nella prima metà del XIX secolo è stato il tedesco Ludwig Feuerbach, che ha sostenuto il materialismo e l'ateismo.

L'utilitarismo[modifica | modifica wikitesto]

Nella prima metà del XIX secolo i britannici Jeremy Bentham e John Stuart Mill hanno promosso l'idea che le azioni sono giuste nella misura in cui massimizzano la felicità.

Il marxismo[modifica | modifica wikitesto]

Sviluppato da Karl Marx e Friedrich Engels nel medio e tardo XIX secolo, il marxismo è un punto di vista socio-politico ed economico, basato sulla filosofia del materialismo dialettico il quale si oppone all'idealismo a favore della prospettiva materialistica. Marx analizza la storia stessa come progressione dialettica in forma di lotta di classe; da questo si sostiene che "la storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classe"

Il marxismo ha avuto una profonda influenza sulla storia di tutto il XX secolo.

L'esistenzialismo[modifica | modifica wikitesto]

L'esistenzialismo, come movimento filosofico, è propriamente una produzione del XX secolo; ma i suoi principali antecedenti Søren Kierkegaard e Friedrich Nietzsche scrissero molto tempo prima della nascita ufficiale del movimento esistenzialista novecentesco.

Nel 1840 la filosofia accademica in Europa, a seguito di Hegel, ha quasi completamente divorziato dalle preoccupazioni sorgenti dalla vita umana individuale, il tutto in favore del perseguimento di sistemi metafisici astratti. Kierkegaard ha cercato di reintrodurre alla filosofia, nello spirito di Socrate, la soggettività e l'impegno, la fede e la passione, che sono tutti parte dell'unica condizione umana.

Come Kierkegaard, anche Nietzsche ha veduto i valori morali vigenti nel XIX secolo in Europa sempre più disgregatesi in nichilismo (Kierkegaar lo definì come "livellamento" del processo). Nietzsche ha cercato di minare i valori morali tradizionali, esponendo ad uno studio genealogico le loro fondamenta; a tal fine egli distingueva tra una moralità degli schiavi ed una più appropriata per i signori (vedi moralità signore-servo)

Entrambi i filosofi sono dei diretti precursori dell'esistenzialismo, tra le altre idee per la grande importanza data al "grande uomo" inattuale rispetto alla propria epoca storica. Kierkegaar scrisse che "ogni epoca ha la sua depravazione caratteristica. La nostra non è data forse dal piacere, dall'indulgenza e dalla sensualità, ma piuttosto dal disprezzo assoluto nei confronti del singolo uomo".

Il positivismo[modifica | modifica wikitesto]

Pragmatismo[modifica | modifica wikitesto]

I filosofi statunitensi Charles Sanders Peirce e William James hanno sviluppato la filosofia pragmatista nel tardo XIX secolo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Baird, Forrest E. Philosophic Classics: 19th Century Philosophy. ISBN 0-13-048550-0
  • Gardiner, Patrick. {ed.} 19th-century Philosophy. ISBN 978-0-02-911220-5
  • Shand, John. Central Works of Philosophy. Vol. 3. The Nineteenth Century. ISBN 978-0-7735-3053-9
  • Ferdinand Fellmann (Hrsg.): Geschichte der Philosophie im 19. Jahrhundert. Positivismus, Linkshegelianismus, Existenzphilosophie, Neukantianismus, Lebensphilosophie. Rowohlt, Reinbek bei Hamburg 1996, ISBN 3-499-55540-9 (Rowohlts Enzyklopädie Bd. 540)
  • Wolfram Hogrebe: Deutsche Philosophie im 19. Jahrhundert, Kritik der idealistischen Vernunft: Schelling, Schleiermacher, Schopenhauer, Stirner, Kierkegaard, Engels, Marx, Dilthey, Nietzsche. Fink, München 1987, ISBN 3-7705-2411-X (UTB 1432)
  • Manfred Hahn, Hans Jörg Sandkühler (Hrsg.): Die Teilung der Vernunft. Philosophie und empirisches Wissen im 18. und 19. Jahrhundert. Pahl-Rugenstein, Köln 1982, ISBN 3-7609-0743-1 (Studien zur Wissenschaftsgeschichte des Sozialismus Bd. 4)
  • Manfred Buhr: Enzyklopädie zur bürgerlichen Philosophie im 19. und 20. Jahrhundert. VEB Bibliographisches Institut, Leipzig 1988, ISBN 3-323-00166-4 (die dialektisch-materialistische Perspektive)
  • Herbert Schnädelbach: Philosophie in Deutschland 1831-1933. Suhrkamp, Frankfurt 1999, ISBN 3-518-28001-5 (stw 401)
  • Otto Willmann: Geschichte des Idealismus. Band I (1973), Band II (1975) und Band III (1979), Aalen 1973-79, ISBN 3-511-03709-3
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