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Provvidenzialismo

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La Divina Provvidenza, incisione del 1764 che illustra l'omonimo poema allegorico di John Ogilvie.

Il provvidenzialismo è una dottrina filosofica e religiosa secondo cui la volontà di Dio, buona e previdente, si compie comunque in ogni avvenimento umano, rendendosi evidente e manifesta al termine di un ciclo storico (quali ad esempio le grandi guerre mondiali).

Può essere ulteriormente descritto come la convinzione che la Provvidenza sia talmente perfetta che l'umanità non possa eguagliarne la potenza divina né comprendere la totalità del Suo piano.

Secondo un altro aspetto del provvidenzialismo, l'attuazione di questo piano di Dio trascende ogni tentativo umano di controllarlo, e può talvolta esprimersi infliggendo sventure sproporzionate o inspiegabili alle brave persone, alle quali tuttavia provenga alla fine un bene maggiore. Può anche essere inteso come l'ottica secondo cui tutto quanto avviene concorra a migliorare il mondo.

Lo stesso argomento in dettaglio: Provvidenza § La provvidenza nella storia.
«Come vi è un Dio nella natura, vi è anche un Dio nella storia

Le prime concezioni di provvidenzialismo cristiano furono formulate da Agostino d'Ippona nella Città di Dio, nel contesto della filosofia neoplatonica derivata da Plotino. Esse furono portatrici di una visione fondamentale che ha plasmato la cultura occidentale e la relativa filosofia della storia, in particolare per la sua concezione lineare e finalistica del tempo, che vede il suo inizio nella creazione, e la fine nel giudizio universale.

Nel Medioevo il provvidenzialismo si intrecciò con l'escatologia dei movimenti messianici e millenaristi, finché in età moderna esso permeò la dottrina calvinista della predestinazione, oltre a diventare un tema centrale del giansenismo, la cui dottrina teologica sottolineava l'assoluta dipendenza dell'uomo dalla grazia divina per la salvezza.

Nel Settecento Giambattista Vico nella sua Scienza nuova contrappose il provvidenzialismo alla cieca fatalità, ravvisando nella storia una regola necessaria che si oppone al caso, una sorta di legge fondamentale che guida le azioni degli uomini, i quali ne realizzano involontariamente il disegno attraverso un'eterogenesi dei fini. La provvidenza viene vista da Vico come il naturale adeguarsi della realtà storica alle Idee che la precedono, ma non come un provvedere fattivamente a qualcosa: essa infatti agisce nel mondo conciliando il libero arbitrio umano con lo sviluppo in divenire delle idee platoniche, determinando così vari «corsi e ricorsi» storici, perché non può impedire a volte la regressione nella barbarie, da cui si genererà un nuovo corso storico che ripercorrerà, seppure in forme diverse, quelli passati, tutti sottostando agli stessi modelli eterni e atemporali.

Il provvidenzialismo fu invece duramente attaccato durante l'Illuminismo, in particolare da Voltaire che lo criticò con fare ironico in Candido, un suo celebre racconto filosofico, in cui egli prende di mira la tesi ottimistica di Leibniz che riteneva il male necessario in vista di un bene superiore. Attraverso le sventure del protagonista, l'opera vuole dimostrare la crudeltà e la violenza ritenuta soggiacente a questa filosofia, sostenendo l'esigenza di un approccio più pragmatico e focalizzato sull'agire concreto per contrastare la sofferenza.

Voltaire criticò anche il provvidenzialismo di Jacques-Bénigne Bossuet nel Trattato sulla tolleranza (1763) e nell'Essai sur les mœurs et l'esprit des nations (1756), dove estendeva l'orizzonte della storia oltre quello ebraico-cristiano, verso ogni civiltà della storia universale.[2]

Il provvidenzialismo romantico

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Lo stesso argomento in dettaglio: Storicismo romantico.

Nel Romanticismo, portatore di una nuova concezione della storia basata su un impianto storicista,[3] contrapposta a quella meccanico-casuale dell'illuminismo, tornò in auge la fiducia in una Provvidenza attraverso cui forze divine soprannaturali si riteneva guidassero in maniera misteriosa i destini dell'umanità.[4]

Secondo Johann Gottfried Herder in ogni nazione, in analogia agli organismi viventi, si svolgeva un processo evolutivo, espressione di una ragione superiore, che egli chiamava Volksgeist; il provvidenzialismo si legava così a tematiche politiche e a sentimenti nazionali.

Si trattava di una visione non necessariamente ottimistica, dato che tale cammino non solo non escludeva la possibilità di difficoltà e sofferenze, ma spesso si serviva proprio di queste per attuare i piani imperscrutabili di Dio.[5] La convinzione che il progresso non segua un percorso lineare ma tortuoso, in cui si alternano avanzamenti e regressioni, portò anche alla riscoperta di Giambattista Vico, integrando lo spirito del popolo con quello del tempo, e così valorizzando le peculiarità nazionali degli individui in quanto appartenenti non solo a sitrpi diverse, ma i cui caratteri mutavano anche in relazione ad epoche diverse.[6]

Nell'Italia romantica concezioni provvidenzialiste furono espresse dal filosofo tradizionalista De Maistre, connotate da un radicale pessimismo circa la natura umana, al punto che egli, irriducibile avversario della Rivoluzione francese, giunse a descriverla con toni biblici come una sorta di castigo divino, sebbene anch'essa, pur apparendo un'iniziativa di singoli individui, andasse in realtà considerata una manifestazione terribile della Provvidenza stessa:

(francese)
«Or, ce qui distingue la Révolution française, et ce qui en fait un événement unique dans l'histoire, c'est qu'elle est mauvaise radicalement; aucun élement de bien n'y soulage l'œil de l'observateur: c'est le plus haut degré de corruption connu; c'est la pure impureté.»
(italiano)
«Ora, ciò che distingue la Rivoluzione francese, e ciò che la rende un evento unico nella storia, è il suo essere radicalmente malvagia; nessun elemento di bene si posa sull'occhio dell'osservatore: è il più alto grado di corruzione conosciuto; è pura impurità.»
Illustrazione del congedo di Renzo e Lucia da Fra Cristoforo che invoca l'aiuto divino, nel cap. VIII dei Promessi Sposi prima dell'addio ai monti in cui Manzoni esprime la sua fede nella Provvidenza.

Nei Promessi Sposi Alessandro Manzoni, la cui formazione risentiva dell'influsso giansenista, ribadiva la sua fede nella Provvidenza con la celebre frase che «Dio non turba mai la gioia de' suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande».[8]

Il provvidenzialismo tornò ad essere oggetto di numerose discussioni negli ambienti culturali del XIX secolo legati alla politica, diventando la base ideologica per l'imperialismo anglosassone,[9] la cui espansione in territori extra-europei, nonostante le sofferenze inflitte ai loro abitanti, era ritenuta una sorta di missione in linea col perseguimento del piano di Dio e con la diffusione del cristianesimo in paesi lontani.[10][11]

Anche il marchese André de La Franquerie, con la sua opera fondamentale La Missione Divina della Francia, può essere considerato un provvidenzialista cattolico. Sempre in Francia, il provvidenzialismo religioso è intrecciato con l'omonimo movimento monarchico, che a differenza degli orleanisti e dei legitimisti, non sostiene un preciso candidato quale erede della corona di Francia, ma ritiene che spetti a Dio designarlo sul trono.

  1. Cit. in De Fusco Renato, Linguistica, semiotica e architettura, pag. 161, Altralinea Edizioni, 2019.
  2. Voltaire, François-Marie Arouet, in Dizionario di filosofia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
  3. Romanticismo e idealismo (DOC), su win.liceocurie.it:443.
  4. Nicola Abbagnano, La filosofia del Romanticismo. La filosofia tra il secolo XIX e il XX, pagg. 287 e 311, Unione tipografico-editrice torinese, 1963.
  5. Bianca Magnino, Romanticismo e cristianesimo: valori e problemi, pp. 160-176, Morcelliana, 1963.
  6. (EN) Romantic historiography, in Enciclopedia Britannica.
  7. Joseph De Maistre, Oeuvres complètes, vol I, pag. 50, Lione, Librairie générale catholique et Classique, 1884.
  8. Cit. da I Promessi Sposi, cap. VIII. Cfr. Francesca Mondani, La Divina Provvidenza in Manzoni e nei Promessi Sposi, su sapere.virgilio.it, 2024.
  9. Bouvier, Millénarisme, messianisme, fondamentalisme, pag. 10.
  10. (EN) Michael P. Winship, Seers of God: Puritan Providentialism in the Restoration and Early Enlightenment, Johns Hopkins University Press, 2000, ISBN 978-0-8018-6376-9.
  11. (EN) Alexandra Walsham, The Fatall Vesper: Providentialism and Anti-Popery in Late Jacobean London, in Past and Present, n. 144, 1994.

Voci correlate

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