Dietro la porta chiusa

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Dietro la porta chiusa
lang=it
Una scena del film.
Titolo originaleSecret Beyond the Door...
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1947
Durata99 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1.37 : 1
Generethriller, noir
RegiaFritz Lang
SoggettoRufus King
SceneggiaturaSilvia Richards
ProduttoreFritz Lang
Produttore esecutivoWalter Wanger
Casa di produzioneDiana Production Company
Distribuzione in italianoUniversal Pictures
FotografiaStanley Cortez
MontaggioArthur Hilton
MusicheMiklós Rózsa
ScenografiaMax Parker
CostumiTravis Banton
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Dietro la porta chiusa (Secret Beyond the Door) è un film del 1947 diretto da Fritz Lang.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Cecilia è una giovane e affascinante ereditiera che conduce una vita tranquilla e agiata. Quando l'unico suo familiare, l'amato fratello che amministrava anche le sue sostanze, muore, la donna viene consigliata dal collega di questo di intraprendere un viaggio per distrarsi e superare il dolore della scomparsa.

Cecilia si reca quindi in Messico e qui fa la conoscenza di Marco Lamphere, un giovane e valente architetto. I due si frequentano e si innamorano perdutamente convolando subito a nozze.

Ma per la giovane sposa iniziano subito dubbi e turbamenti, infatti i comportamenti del marito diventano sempre più scostanti e misteriosi. Trasferitasi nella sua casa, dove vivono Carolina, una enigmatica sorella e Miss Robey, una inquietante segretaria dal volto sfigurato, scopre che questi era stato già sposato ed ha un figlio, David. Sua moglie morì in misteriose circostanze ed inoltre Marco ha una vera ossessione per i crimini, tanto che sei delle camere della casa sono riproduzioni fedeli di altrettante scene di orrendi delitti.

Quel che Cecilia deve ancora sapere è che la settima camera, la stanza segreta, è una riproduzione identica alla sua. Ma quando lo scopre, capisce anche che le turbe mentali del marito sono legate a traumi infantili, infatti quando questo era bambino subì un grave shock psicologico, rimanendo chiuso a chiave in una stanza al buio. Responsabile di ciò è la sorella, la quale, gelosa del fratello, è la vera colpevole per la morte della prima moglie. Carolina tenterà quindi di uccidere i due sposi, dando fuoco alla stanza segreta in cui sono, ma Marco riuscirà a salvare se stesso e Cecilia e si avvierà, con l'amore e la dedizione della moglie, verso il superamento delle sue turbe mentali.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu prodotto dalla Diana Production Company, secondo (il primo era stato La strada scarlatta) ed ultimo realizzato con questa società produttrice.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il film è tratto da un racconto Museum Piece Nb.13 di Rufus King.

Riprese[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese durarono 61 giorni (Lotte Eisner).

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Distribuito dalla Universal Pictures, il film uscì nelle sale cinematografiche USA con il titolo originale Secret Beyond the Door... dopo una prima hollywoodiana il 29 dicembre 1947.

La prima del film a New York ebbe luogo il 15 gennaio 1948.

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Il film non fu apprezzato dalla critica e fu un insuccesso commerciale, tanto che la Diana Productions, la compagnia di produzione fondata da Lang, con Joan Bennet e il marito Walter Wanger, e Dudley Nichols, fu costretta a sciogliersi.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

«Il grido lacerante di Mark: "Forse che tutti gli uomini non sono discendenti di Caino?" sembra offrire la chiave di tutta l'opera di Lang».[4]

«Quando parlo di psicoanalisi riferendomi a Fritz Lang, intendo dire che egli è più bravo di chiunque altro nello scoprire le possibilità poetiche e la forza evocatrice. Il film inizia come un sogno dal quale ci si sveglia … Originalissimo è lo stile di Lang, lo svolgimento dato alla storia, la bellezza plastica delle sue strutture, la sua fuga in un mondo immaginario. La ricostruzione di stanze che furono teatro di celebri assassinii produce gli effetti più scioccanti di questo film. Vi è una profusione barocca che ricorda l'estetica di Josef von Sternberg, ma Fritz Lang vi conferisce quella freddezza germanica del delirio che ha la purezza di un diamante.» [5]

«Secret beyond the door si potrebbe considerare, a tutti gli effetti, una delle più riuscite metafore di un trattamento psicoanalitico e, in senso lato, uno degli omaggi più seri ed attenti che il cinema abbia fatto alla cultura freudiana. Infatti, un caso clinico, presentato con rigore, sensibilità e competenza, viene contemporaneamente ridefinito, arricchito e trasfigurato in un linguaggio cinematografico allusivo, pregnante, quasi onirico, che risulta non solo molto aderente alla vicenda psicopatologica e terapeutica, ma sembra altresì in grado di suggerire e sottolineare l'intensità e in certo modo l'intimità di talune atmosfere relazionali, quali si producono, specificamente, nel corso di un'analisi».[6]

Ascendenze letterarie e cinematografiche[modifica | modifica wikitesto]

Stefano Socci[7] e Paolo Mereghetti[8] indicano un preciso riferimento alla fiaba Barbablù di Charles Perrault per la curiosità per la stanza segreta chiusa a chiave, per il sospetto di un marito serial killer. Nel film Mark paragona Celia alla principessa di La bella addormentata, alludendo all'atmosfera di sogno nel quale ella sembra vivere; Socci pensa anche ad Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll e osserva che Celia è l'anagramma di Alice. Molti critici riconoscono l'influenza di alcuni film di Alfred Hitchcock come Il sospetto, Io ti salverò e lo stesso Lang racconta a Peter Bogdanovich[9] che l'idea del film gli venne da una sequenza di Rebecca, la prima moglie.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Celia in originale
  2. ^ Mark in originale
  3. ^ Caroline in originale
  4. ^ Georges Sadoul, Storia del cinema mondiale dalle origini ai nostri giorni, Feltrinelli, Milano 1964, p. 357
  5. ^ Henri Chapier, Secret Beyond the Door, in "Combat", 20 febbraio 1968.
  6. ^ Cesare Secchi- Paolo Vecchi, Cineforum, n. 252, 1986.
  7. ^ Stefano Socci, Fritz Lang, La nuova Italia, Firenze 1975, pp. 84-88.
  8. ^ Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film, Baldini-Castoldi, Milano, 1993, p. 310.
  9. ^ Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, Parma, Pratiche Editrice, 1988.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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