Sono innocente (film)

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Sono innocente
SonoInnocente.png
Una scena del film
Titolo originaleYou Only Live Once
Paese di produzioneUSA
Anno1937
Durata86 min
Dati tecniciB/N
rapporto: 1,37 : 1
Generenoir, poliziesco, drammatico
RegiaFritz Lang
SceneggiaturaC. Graham Baker Gene Towne
ProduttoreWalter Wanger
FotografiaLeon Shamroy
MontaggioDaniel Mandell
MusicheAlfred Newman
ScenografiaAlexander Toluboff
CostumiHelen Taylor
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Sono innocente (You Only Live Once) è un film del 1937 diretto da Fritz Lang.

Assieme a Furia e You and Me fa parte della cosiddetta "trilogia sociale".

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Uscito di prigione, Eddie Taylor è intenzionato rifarsi una vita. Si sposa con Joan e trova lavoro presso un corriere. Purtroppo per lui il pregiudizio della gente lo perseguita. Durante la luna di miele viene cacciato dai proprietari dell'hotel, il datore di lavoro lo licenzia in tronco perché colpevole di aver accumulato oltre un'ora di ritardo sulle consegne, e come se non bastasse viene accusato ingiustamente di aver rapinato una banca uccidendo anche sei persone. Essendo alla quarta detenzione, per Eddie c'è la pena di morte. Pochi istanti prima della sua esecuzione viene scagionato per il reato, ma ormai ha già messo in atto la sua evasione dalla prigione durante la quale spara e uccide padre Dolan. Eddie ora è un vero assassino ed è costretto alla fuga assieme la moglie Joan, che continua ad amarlo. Nei mesi seguenti i due vivranno nell'auto e daranno alla luce anche un figlio. A poche miglia dal confine vengono fermati dalla polizia, Eddie viene ucciso e in un'allucinazione sente una voce sussurrargli "i cancelli sono aperti" mentre un raggio di sole illumina la foresta.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Lang, dopo le incomprensioni nate sul set di Furia, passa dalla MGM alla casa produttrice United Artists.

Soggetto[modifica | modifica wikitesto]

Il film nasce da un soggetto di Gene Towne, vagamente ispirato alle vicende di Bonnie e Clyde che pochi anni prima catturò l'attenzione della stampa. Funge da tema conduttore la canzone A thousand Dreams of You.[1]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Fritz Lang è alla sua seconda prova in terra statunitense. Sono innocente è considerato uno dei primi film noir, e almeno 15 minuti di pellicola furono tagliati dal montaggio originale a causa della sua violenza senza precedenti.

Prima[modifica | modifica wikitesto]

La prima del film si ebbe nel gennaio 1937, a New York. Sulla data ci sono contrasti: il 29 gennaio (Lotte H.Eisner, op. cit., 1978, pag. 353), il 27 gennaio (Bertetto-Eisenschitz, op. cit., 1993, pag.506), il 30 gennaio (Socci, op. cit., 1995, pag.142).

Edizione italiana[modifica | modifica wikitesto]

Ulteriori tagli furono apportati nell'edizione per le sale cinematografiche italiane. Nell'edizione in formato DVD queste scene sono reinserite e riconoscibili poiché non doppiate. I dialoghi, realizzati nell'Italia prebellica, appaiono pesantemente modificati rispetto all'originale.[2]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

La critica statunitense ha accolto il film in modo positivo. (Time e Newsweek).

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Gavin Lambert:

«Nel film ci sono soltanto tre personaggi: il protagonista respinto dalla società, la sua ragazza, la società stessa. Da questa arbitrarietà il film trae una straordinaria forza. [...] Dalla prima scena del rilascio di Eddie si crea un'atmosfera di cupo presagio e incombente malinconia, un mondo di terribile angoscia nel quale si confondono colpa e innocenza, calcolo e destino».[3]

Lotte H. Eisner:

«Sono innocente è il film più lirico di Lang, l'equivalente americano, si può dire, di Destino. L'uomo è intrappolato dal destino; la donna innamorata non può fermare il fato inesorabile, il suo intervento peggiora la situazione e alla fine lei perirà con lui».[4]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Stefano Socci, Fritz Lang, p. 59.
  2. ^ Recensione di Marco Giusti del Manifesto 22/04/05 attraverso il sito mymovies.it
  3. ^ Gavin Lambert, Fritz Lang'America, in "Sight and Sound, estate 1955.
  4. ^ Lotte H. Eisner, Fritz Lang, p.152.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Socci, Fritz Lang, La nuova Italia, Il Castoro Cinema, Milano 1995. ISBN 978-88-8033-022-6
  • Peter Bogdanovich, Il cinema secondo Fritz Lang, traduzione di Massimo Armenzoni, Parma, Pratiche Editrice, 1988. ISBN 88-7380-109-9
  • Lotte H. Eisner, Fritz Lang, traduzione Margaret Kunzle e Graziella Controzzi ,Mazzotta, Milano 1978. ISBN 88-202-0237-9
  • Paolo Bertetto-Bernard Eisenschitz, Fritz Lang. La messa in scena, Lindau, Torino 1993 ISBN 88-7180-050-8

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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