Dieci giornate di Brescia

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Dieci Giornate di Brescia
Perrin F Rivolta di Brescia litografia 1851.JPG
Data23 marzo-1º aprile 1849
LuogoBrescia
Esitovittoria austriaca
Schieramenti
Austria AustriaRivoluzionari bresciani
Comandanti
Effettivi
650 uomini della guarnigione, 6.500 soldati austriaci di soccorso[senza fonte]350 uomini fuori dalla città, almeno 1200 all'interno[senza fonte]
Perdite
500 morti, 500 feriti[senza fonte]600 morti, 1000 feriti[senza fonte]
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Le dieci giornate di Brescia furono un movimento di rivolta della cittadinanza bresciana contro l'oppressione austriaca che ebbe luogo dal 23 marzo (il giorno della sconfitta piemontese a Novara) al 1º aprile 1849. La fierezza dimostrata dagli insorti nei combattimenti valse alla città di Brescia l'appellativo di "Leonessa d'Italia" coniato da Giosuè Carducci nel 1877 nelle sue Odi Barbare e la Medaglia d'Oro come "Benemerita del Risorgimento Nazionale" nel 1899.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il 1848 rappresentò un punto di svolta che cambiò radicalmente la realtà dell'Europa tutta. Nel febbraio la monarchia francese di Luigi Filippo cade per far posto alla Repubblica. Negli stessi giorni Ferdinando II, re delle Due Sicilie, dopo varie sollevazioni popolari promulga una Costituzione. In marzo la nuova ondata rivoluzionaria colpisce anche i governi di Vienna e di Berlino mentre sia Pio IX per lo stato pontificio che Carlo Alberto in Piemonte concedono la Costituzione.Il 17 marzo prende le armi Venezia e il 18 marzo cominciano le Cinque Giornate di Milano.Il 23 marzo Carlo Alberto dichiara guerra all'Austria varcando il Ticino sostenuto dall'aiuto militare del Re di Napoli, del Granduca di Toscana e del Pontefice. Radetzky è obbligato a ritirarsi nel famoso quadrilatero (Verona, Mantova, Legnago e Peschiera). Il 22 marzo del 1848 a Brescia viene firmata la capitolazione della guarnigione austriaca senza spargimento di sangue e si crea un governo provvisorio guidato da Luigi Lechi. Purtroppo gli animi di chi aveva appoggiato la santa causa dell'Unità Nazionale non erano ancora così forti. Il comportamento contraddittorio di Pio IX che rivede la sua posizione induce anche il Granducato di Toscana e il Regno delle Due Sicilie ad un passo indietro. Il 26 luglio l'esercito piemontese viene sconfitto a Custoza dagli austriaci. Il 9 agosto viene firmato l'armistizio di Salasco che consegna nuovamente Brescia all'Austria ed il 16 agosto del 1848 il soldati austriaci riprendono il castello di Brescia. Il 4 gennaio 1849 a rendere la situazione ancora più esplosiva a Brescia il generale Haynau impone una multa di 520mila lire austriache alla città in maniera ingiustificata. Il 12 marzo 1849 Carlo Alberto rompe l'armistizio e riapre le ostilità con l'Austria che nel mentre ha avuto modo di riorganizzarsi.Il 22 marzo Tito Speri, rientrato a Brescia da Torino organizza i propri volontari. Il Comitato Clandestino di Insurrezione, presieduto dal medico Bartolomeo Gualla, è pronto a dare l'ordine di sollevazione popolare.

Le dieci giornate[modifica | modifica wikitesto]

Episodio delle Dieci giornate di Brescia: La difesa di Porta Torrelunga

23 marzo - Mentre l'esercito piemontese veniva sconfitto a Novara, Brescia si prepara alla riscossa e comincia così una rivolta epica. A mezzogiorno il capitano Pomo va in Municipio per riscuotere la multa comminata il 4 gennaio ma viene aggredito da una folla inferocita. Avuta notizia dei disordini in città, il comandante della guarnigione in castello fa sparare dieci colpi di cannone sui tetti delle case come avvertimento.

24 marzo - L'avvocato Giuseppe Saleri, dirigente del Municipio di Brescia, si dimette e prende il suo posto Girolamo Sangervasio. Piccoli scontri continuano in città tra austriaci e cittadinanza. Si crea un Comitato di Pubblica Difesa a capo del quale vengono messi Luigi Contratti e Carlo Cassola i quali saranno chiamati all'organizzazione della difesa della città di Brescia. Nel mentre arrivano negative notizie riguardanti la sconfitta dell'esercito piemontese ma la popolazione non gli da credito. Il bombardamento dal castello continua.

25 marzo - Il bombardamento dal castello di Brescia si ferma per tutta la giornata. Si creano tensioni fra il Municipio che chiede prudenza e il Comitato di Difesa il quale conferma che ormai la rivolta è in essere.

26 marzo - All'alba del 26 marzo mille austriaci al comando del generale Nugent in marcia da Mantova puntano sulla città di Brescia e intorno a mezzogiorno si trovano già a Sant'Eufemia dove circa 300 insorti comandati da Tito Speri riescono a fermarli. Nel mentre si innalzano barricate in tutta la città e si fortificano le varie vie di accesso.

27 marzo - il generale Nugent rimane fuori dalla città in attesa di rinforzi mentre in Loggia il consiglio comunale riconferma pieni poteri al dirigente Girolamo Sangervasio, togliendo quindi implicitamente azione al Comitato di pubblica Difesa ma i duumviri Cassola e Contratti forti dell'appoggio popolare rimangono al loro posto. Alle due del pomeriggio ricomincia il bombardamento dal Castello e scontri si registrano sui Ronchi, alla Pusterla, dalla torre del Pègol per poi cessare verso sera. Don Boifava con i suoi volontari ripara verso i ronchi.

28 marzo - gli austriaci tentano di provocare i bresciani a porta Torrelunga per farli venire allo scoperto. La mossa ha esito positivo e molti rivoltosi si dirigono nuovamente verso Sant'Eufemia e questa mossa azzardata costerà la vita a circa un centinaio di bresciani.

29 marzo - Cominciano ad arrivare in città notizie più certe riguardo la sconfitta dei piemontesi che vengono confermare anche dai duumviri Contratti e Cassola sottolineando però il tradimento di Carlo Alberto ma al contempo danno per certo il ritiro degli austriaci verso Verona e Brescia continua la sua disperata rivolta. Il generale Nugent finalmente riceve i rinforzi richiesti e cominciano nuovi scontri che obbligano i bresciani a ritirarsi in città. Don Boifava è costretto a risalire sui ronchi.

30 marzo - le truppe del generale Nugent cercano di congiungersi con la guarnigione presente in Castello ma i bresciani riescono a a farle ripiegare verso i ronchi intorno alla città e quindi esponendoli al fuoco dei rivoltosi . Si tenta nel mentre una trattativa col Nugent per il cessate il fuoco ma avrà esito negativo.La battaglia continua in varie parti della città, porta Pile, San Faustino, San Giovanni, la Pusterla e porta Torrelunga fino a sera. I morti da entrambe le parti aumentano. Nella notte finalmente un plotone di austriaci riesce a penetrare in Castello dalla Porta del Soccorso.

31 marzo - Nella mattinata durante i bombardamenti coperto da una densa nebbia il generale Haynau, soprannominato la Iena per la sua scaltrezza in battaglia, riesce ad entrare in castello sempre dalla Porta del Soccorso con maggiori truppe a disposizione. Alle nove del mattino un drappello di soldati austriaci con la bandiera bianca si dirige in Municipio dove affigge un manifesto nel quale il generale Haynau chiede la resa della città. Di fronte a questa nuova intimidazione il popolo di Brescia decide con maggior forza di continuare la battaglia. Nel pomeriggio due battaglioni austriaci escono dal Castello e tutte le porte d'accesso della città vengono attaccate. I bombardamenti dal Castello riprendono vigorosi. Gli austriaci vengono fermati a piazzetta dell'Albera (oggi piazzetta Tito Speri). La barricata di Torrelunga invece non riesce a contenere gli assalitori i quali dilagano in città fino a corso Bruttanome (oggi corso Magenta) dove lo stesso generale Nugent viene ferito gravemente ad un piede che lo porterà alla morte il 17 aprile 1849. Gli austriaci cominciano a creare il panico, incendi ed esecuzioni sommarie sono innumerevoli. In Loggia si sono riuniti nel mentre i responsabili del Comune. La gravità della situazione è evidente. Il Comitato di Difesa dichiara che vi sono ancora uomini e fucili per continuare la rivolta "fin che avanzi una cartuccia o una speranza"

1 aprile - La città dopo una notte di scontri e violenze inaudite è in mano alla truppe austriache e quindi la capitolazione è vicina. Il Municipio decide di mandare in Castello il francescano padre Maurizio Malvestiti a trattare con il generale Haynau, il quale chiede la resa incondizionata per discutere la tregua.Il Municipio accetta la resa ma la situazione non si normalizza e sacche di resistenza continuano a macchia di leopardo in tutta la città. Ad aggravare la situazione arrivano in città altri venti battaglioni austriaci (circa quindicimila uomini) a dar manforte alle truppe presenti e le brutalità nei confronti della popolazione si moltiplicano. La notte sigla la capitolazione e così ha fine la "Decade Bresciana".

Monumenti a ricordo delle Dieci Giornate[modifica | modifica wikitesto]

A ricordo delle Dieci Giornate a Brescia sono presenti diversi monumenti e targhe:

- Monumento alla Bella Italia, opera di G.B. Lombardi. La statua venne donata alla città di Brescia da Vittorio Emanuele II ed è collocata in piazza Loggia

- Obelisco dedicato ai Martiri delle Dieci Giornate. Venne eretto nel 1897 e decorato di fregi nel 1910. È collocato in Castello

- Monumento a Tito Speri, opera di Domenico Ghidoni, collocato in piazzetta dell'Albera

- Monumento a Maurizio Malvestiti, collocato sulla salita che da via San Faustino porta in Castello

- Targa in metallo posta dagli emigrati bresciani in Argentina sotto il volto del palazzo Monte Vecchio in piazza Loggia.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

- Le Dieci Giornate di Brescia del 1849 di Lucio Fiorentini - anno 1899

- Storia della Rivoluzione di Brescia dell'anno 1849 di un anonimo bresciano - anno 1864

- Archivio Associazione Capitolium, gestore Ossario di Monte Suello monumento garibaldino

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