Battaglia di Palestrina

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Battaglia di Palestrina
Data 9 maggio 1848
Luogo Palestrina, Italia
Esito vittoria della Repubblica Romana
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
2 300 uomini 6 700 uomini
Perdite
12 morti
20 feriti
100 tra morti e feriti
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La battaglia di Palestrina fu una battaglia della prima guerra di indipendenza italiana, svoltasi nel 1848.

Antefatto[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1848, a Roma, a causa dell'omicidio del deputato Pellegrino Rossi, e al presunto voltafaccia del papa, il popolo era insorto, e aveva proclamato la repubblica, dando il potere a un triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi, Carlo Armellini.

In aiuto della nuova repubblica venne il generale Giuseppe Garibaldi, con la sua Legione italiana un corpo di volontari, che indossavano le celebri Camicie Rosse.

Ma, per soffocare la nuova Repubblica, ben tre eserciti si misero in marcia: il Corpo di Spedizione francese, quello dell'esercito austriaco, e quello borbonico.

Dopo aver respinto i francesi, a Garibaldi fu dato l'ordine di fermare la colonna dei borbonici, che si stava avvicinando a Palestrina.

Svolgimento[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essere uscito dalla città, Garibaldi si inoltra nelle foreste circostanti, e i borbonici, che non intendevano avere questa spina sul fianco, inviarono il contingente di Lanza a stanare i garibaldini; questi, che nel frattempo si erano attestati a Castel San Pietro, quando videro arrivare i borbonici, li caricano sul pendio.

Dopo un furioso combattimento, i napoletani avanzano in due colonne avvicinandosi alle mura del paese. Mentre Pietro Novi conduceva un attacco frontale, il Lanza tentava l'aggiramento.

I garibaldini attaccarono nuovamente, con Luciano Manara contrapposto al Novi, e Garibaldi, con Nino Bixio, contrapposto al Lanza. Il Manara con una manovra a tenaglia respingeva il Novi, mentre Garibaldi, sfruttando il terreno scosceso, respingeva un attacco di cavalleria, mettendo i borbonici in condizioni di inferiorità, arrivando infine, dopo tre ore di combattimenti a conquistare i caseggiati dove questi si erano asserragliati.

Alla fine, però, Garibaldi dovette lamentare grosse perdite e l'incapacità di attaccare il grosso dell'esercito nemico.[senza fonte]

Conclusione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo questa battaglia l'esercito borbonico non fu più impegnato nell'assedio a Roma, e il suo posto venne preso dall'esercito francese. La vittoria di Garibaldi non ebbe l'effetto di rimuovere l'assedio alla città o di far desistere le nazioni europee dall'intervenire contro la repubblica per ripristinare il potere papale.