Battaglia del ponte di Goito

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Coordinate: 45°14′49″N 10°40′29″E / 45.246944°N 10.674722°E45.246944; 10.674722

Battaglia del ponte di Goito
La battaglia del ponte di Goito in una litografia di Stanislao Grimaldi Dal Poggetto (1860 circa).
La battaglia del ponte di Goito in una litografia di Stanislao Grimaldi Dal Poggetto (1860 circa).
Data 8 aprile 1848[1]
Luogo Goito, Regno Lombardo-Veneto
Esito vittoria sarda
Schieramenti
Comandanti
Perdite
48 morti e feriti 100 morti, feriti e prigionieri
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Goito: lapide in onore di Alessandro La Marmora.

La battaglia del ponte di Goito si svolse l'8 aprile 1848,[1] nell'ambito della prima guerra di indipendenza italiana.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

L'esercito del re Carlo Alberto di Savoia aveva attraversato il Ticino alla fine del marzo 1848, all'indomani delle cinque giornate di Milano e della dichiarazione di guerra all'Austria. Le sue truppe erano distribuite in due corpi d'armata che seguivano gli austriaci in ripiegamento verso le fortezze del Quadrilatero: il 1º corpo d'armata, guidato dal generale Eusebio Bava, puntava al ponte di Goito; il 2°, comandato dal generale Ettore De Sonnaz, si dirigeva verso quello di Monzambano. Fu l'avanguardia della 1ª divisione, affidata al generale d'Arvillars, a ingaggiare la battaglia al ponte di Goito con uno dei numerosi distaccamenti austriaci posti a presidio del Mincio per bloccare o ritardare l'avanzata dell'esercito piemontese.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

All'alba dell' 8 aprile la 2ª compagnia bersaglieri, che aveva inglobato i volontari della Legione Griffini[2], e le compagnie del battaglione Real Navi aggregate alle brigate Regina e Aosta giunsero in prossimità di Goito, posto in stato di difesa dai 1200 Schützen tirolesi della brigata Wohlgemuth decisi a impedire alle truppe piemontesi di giungere al Mincio. Cinque compagnie di fanteria austriaca con quattro cannoni erano attestate al di là del ponte, precedentemente minato.

I bersaglieri attaccarono a colpi di carabina i Kaiserjäger che sbarravano l'ingresso al paese e «rapidamente li fugarono».[3] Poi, mentre l'artiglieria austriaca rispondeva con colpi di sbarramento, raggiunsero le fortificazioni di Goito e qui si divisero in due colonne: quella del capitano Lyons avrebbe attraversato il paese puntando direttamente al ponte con un attacco frontale alle difese nemiche; quella del capitano Muscas, più consistente di numero, avrebbe aggirato sulla sinistra l'abitato per giungere anch'essa al ponte e prendere alle spalle gli imperiali bloccandone la ritirata. Di rinforzo si mossero un reparto delle Real Navi e un plotone di cavalleria.

Mentre la colonna del capitano Lyons avanzava faticosamente frenata da un nutrito fuoco di fucileria e artiglieria, il colonnello Alessandro La Marmora precedette a cavallo la colonna di Muscas arrivando alla spianata del ponte quando già lo stavano attraversando gli austriaci in ritirata. Accolto dalle fucilate dei tirolesi appostati nell'Albergo della Giraffa, al di là del ponte, cadde colpito da una palla che gli fracassò la mandibola fuoruscendo poi dal collo sotto l'orecchio; nondimeno, riuscì ad abbattere con la spada un ufficiale nemico che tentava di catturarlo. Poco dopo gli austriaci fecero brillare le cariche già predisposte e il ponte crollò.

Non tutto però: un parapetto restava ancora in piedi, e lungo questo si lanciarono i primi ardimentosi dopo un intenso e violento scambio di colpi. Caddero il sottotenente dei bersaglieri Galli della Mantica e il tenente di marina Wright, ma il capitano Saverio Griffini raggiunse incolume l'altra sponda seguito dall'intero reparto, che così oltrepassò il fiume e catturò cinquantatré tirolesi e un cannone. Mentre gli zappatori del genio provvedevano a riparare quello che sarebbe poi stato chiamato "il ponte della gloria", d'Arvillars fece accampare i suoi reparti sulle due rive del Mincio conquistate.

Goito: lapide in ricordo di Saverio Griffini.

Le pressoché contemporanee vittorie a Valeggio sul Mincio e Monzambano portarono in mani piemontesi gli altri fondamentali passaggi sul fiume costringendo gli austriaci a riparare nelle due vicine fortezze del Quadrilatero: Mantova a sud e Peschiera a nord, il cui assedio ebbe inizio il successivo 13 aprile.

Bilancio[modifica | modifica wikitesto]

Nella battaglia del ponte di Goito i piemontesi persero 48 uomini tra morti e feriti, gli austriaci circa un centinaio, tra morti, feriti e prigionieri.[4] Il combattimento segnò il battesimo del fuoco per il nuovo corpo dei bersaglieri, istituito da Alessandro La Marmora nel 1836 e che fu l'indubbio protagonista dello scontro. Pochi giorni dopo, infatti, al capitano Saverio Griffini venne assegnata la 1ª medaglia d'oro al valor militare del Risorgimento, mentre il capitano Giuseppe Muscas fu promosso maggiore sul campo. Anche gli altri ufficiali presenti al combattimento vennero promossi di grado e il colonnello Alessandro La Marmora fu decorato con la prestigiosa commenda mauriziana. Non va però dimenticato il prezioso apporto fornito nel combattimento dalle due batterie d'artiglieria sarde che posero a tacere i cannoni austriaci.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Sabato 8 aprile 1848 è la data tradizionale di questa battaglia, tuttavia, sia lo storico Piero Pieri (op. cit., p. 202) sia, più di recente, il saggista Marco Scardigli (Le grandi battaglie del Risorgimento, Milano, Rizzoli, 2011, p. 104) indicano come inizio dei combattimenti il giorno successivo, la domenica 9 aprile 1848. È possibile che l'ordine di attaccare sia stato dato il sabato mentre la battaglia si sarebbe svolta la domenica.
  2. ^ La Legione Volontari Lombardi Griffini fu costituita a Casalpusterlengo da Saverio Griffini (1802-1884) in appoggio agli insorti delle cinque giornate di Milano riunendo i patrioti lodigiani. Dopo la sua ufficializzazione a Calvenzano da parte del Comitato di guerra del Governo provvisorio di Lombardia, il gruppo attese l'esercito sardo lungo l'Oglio. Il 5 aprile la Legione fu accolta nella 2ª compagnia bersaglieri e Saverio Griffini ne fu nominato capitano.
  3. ^ Dalla Relazione del generale Bava.
  4. ^ Il generale Bava scrisse nella sua Relazione: «Questo primo e splendido fatto d'armi contro le migliori truppe austriache condusse in nostro potere cento prigionieri ed un cannone, soddisfece pienamente S. M. che degnavasi venire in persona sul luogo a premiare i più valorosi.»

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Eusebio Bava, Relazione delle operazioni militari dirette dal generale Bava, comandante il Primo corpo d'armata nel 1848, Torino, Cassone, 1848.
  • Piero Pieri, Storia militare del Risorgimento, Torino, Einaudi, 1962 (II ed.).
  • Franco Fraschini, Un uomo del Risorgimento: Saverio Griffini (1802-1884), Casalpusterlengo, Pro Loco, 1972.