Diario di Anna Frank

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Diario di Anna Frank
Titolo originale Het Achterhuis
Diario anne frank.jpg
Frontespizio di un'edizione spagnola della metà del Novecento
Autore Anna Frank
1ª ed. originale 1947
1ª ed. italiana 1954
Genere diaristico
Sottogenere Autobiografico
Lingua originale olandese
« ...È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell'intima bontà dell'uomo che può sempre emergere... »
(Dal Diario di Anna Frank)

Il Diario di Anna Frank è la raccolta in volume degli scritti, in forma di diario e in lingua olandese, di Anna Frank[1] (1929-1945), una ragazza ebrea nata a Francoforte e rifugiatasi con la famiglia ad Amsterdam, costretta nel 1942 a entrare nella clandestinità insieme alla famiglia per sfuggire alle persecuzioni e ai campi di sterminio nazisti.

Nell'agosto del 1944 i clandestini vennero scoperti e arrestati; furono condotti al campo di concentramento di Westerbork; da qui le loro strade si divisero ma, ad eccezione del padre di Anna, tutti quanti morirono all'interno dei campi di sterminio nazisti. Dopo essere stata deportata nel settembre 1944 ad Auschwitz, Anna morirà di tifo a Bergen-Belsen, nel febbraio o marzo del 1945.

Alcuni amici di famiglia che avevano aiutato i clandestini riuscirono a salvare gli appunti scritti da Anna all'interno dell'alloggio segreto, consegnandoli poi al padre, Otto Frank, che ne curò la pubblicazione avvenuta ad Amsterdam nel 1947, col titolo originale Het Achterhuis (Il retrocasa).

La prima edizione a stampa tenne conto sia della prima redazione originale, sia di successive rielaborazioni che Anna stessa stava facendo, auspicando una futura pubblicazione del suo diario; alcune pagine del diario furono omesse, perché ritenute da Otto Frank non rilevanti. La prima edizione critica del diario fu pubblicata nel 1986.

Dopo un'accoglienza iniziale piuttosto fredda, a mano a mano che il pubblico veniva a conoscenza dei fatti della Shoah, il libro suscitò un vasto interesse ed ebbe svariate traduzioni (settanta[2]) e pubblicazioni (ad oggi è pubblicato in più di quaranta paesi) e rappresenta un'importante testimonianza delle violenze subite dagli ebrei durante l'occupazione del nazismo.

Il libro, tradotto in oltre 60 lingue e venduto in oltre 30 milioni di copie, è stato anche oggetto di una riduzione teatrale e di una cinematografica, uscita nel 1959, nonché di un film di animazione nel 1999.

Nel 2009 l'UNESCO ha inserito il Diario di Anna Frank nell'Elenco delle Memorie del mondo.

Il manoscritto originale è conservato nell'Istituto nazionale degli archivi sulla seconda guerra mondiale di Amsterdam.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Anna Frank ad Amsterdam

Anna Frank nasce nel 1929 a Francoforte e all'età di quattro anni si trasferisce insieme alla sua famiglia ad Amsterdam. Nel 1940 i Paesi Bassi vengono invasi dall'esercito tedesco. Il 12 giugno 1942, giorno del suo tredicesimo compleanno, Anna riceve in regalo un diario. Il 6 luglio 1942, per sfuggire ai nazisti che arrestano tutti gli ebrei per portarli nei campi di concentramento, la famiglia Frank (Otto Frank, la moglie Edith e le due figlie Margot e Anna) entra in clandestinità, nascondendosi in un alloggio segreto predisposto nei magazzini della ditta di Otto Frank.

Con loro portano il minimo indispensabile, riducendo il più possibile il bagaglio, in modo da passare inosservati. Nei giorni successivi un'altra famiglia va a vivere con loro: i signori Van Daan e il figlio Peter. Ultimo arrivato è il signor Dussel. Dopo un po' di tempo, fra Peter e Anna nasce una forte amicizia che giorno dopo giorno si sviluppa in un tenero amore. Nel suo diario Anna Frank parla delle angosce, delle illusioni, dei sogni, della distribuzione del cibo, dei turni in bagno, del cibo che non arriva, delle malattie temute e dello svolgimento della guerra. L'ultima annotazione porta la data del 1º agosto 1944; il 4 agosto l'alloggio segreto verrà scoperto e tutti i suoi abitanti arrestati.

Composizione e storia editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Anna iniziò a scrivere il Diario il 12 giugno 1942. Il manoscritto a noi pervenuto della prima stesura consiste di tre quaderni, relativi ai seguenti rispettivi periodi: dal 12 giugno 1942 al 5 dicembre 1942; dal 22 dicembre 1943 al 17 aprile 1944; dal 17 aprile 1944 al 1º agosto 1944. La medesima prima stesura comprendeva uno o più quaderni, andati perduti, corrispondenti al periodo compreso fra il 6 dicembre 1942 e il 21 dicembre 1943[3]. Nell'edizione critica, pubblicata nel 1986, questa prima stesura è indicata come "versione A"[4].

Il 28 marzo 1944 la radio del governo olandese in esilio, Radio Orange, lanciò un appello ai propri concittadini affinché conservassero memoria scritta del periodo dell'occupazione, in modo da poter pubblicare tali memorie nel dopoguerra. Nel maggio 1944, seguendo tale appello, Anna cominciò a rielaborare il proprio diario, in modo da renderlo più adatto alla pubblicazione. Mentre continuava a scrivere la prima stesura, Anna iniziò dunque parallelamente una seconda redazione - finalizzata alla pubblicazione - del suo diario, redazione che narra il periodo dal 20 giugno 1942 al 29 marzo 1944. Tale seconda stesura differisce dalla prima nello stile (più accurato) e in alcuni accorgimenti letterari: uso di pseudonimi per designare le persone coinvolte, riscrittura di alcuni brani, tagli e accorpamenti di alcuni altri. In questa seconda stesura manca il periodo dal 12 giugno al 20 giugno 1942; inoltre non è narrato il periodo dal 30 marzo 1944 in poi (parte che probabilmente Anna non fece in tempo a redigere prima di venire catturata); in compenso vi è documentato il periodo fra dicembre 1942 e dicembre 1943 che invece, come abbiamo visto, nel manoscritto della prima stesura risulta perduto[5]. Nell'edizione critica, detta seconda stesura è indicata come "versione B"[6].

La denominazione più corretta per l'opera sarebbe dunque Diari anziché Diario, in quanto il manoscritto comprende in realtà due redazioni[7].

Finita la guerra, Miep Gries consegnò a Otto Frank tutti i manoscritti di Anna da lei trovati nell'alloggio segreto dopo l'irruzione della polizia. Otto ne realizzò una copia dattiloscritta per i suoi amici e parenti (oggi perduta). Un secondo dattiloscritto fu compilato da Otto Frank basandosi soprattutto sulla versione B, integrandola ove necessario con la versione A, ma tralasciando tutta una serie di passi che Otto ritenne non meritevoli di diventare di pubblico dominio perché irrilevanti o perché troppo intimi. Otto omise così di riportare nel suo dattiloscritto vari brani del diario di Anna, contenenti critiche alla madre di lei, annotazioni concernenti la sessualità, osservazioni circa il ruolo della donna nella società. In compenso Otto aggiunse quattro racconti da un altro manoscritto di Anna, i Racconti dell'alloggio segreto[8]. Questa versione, compilata da Otto Frank, è indicata nell'edizione critica come "versione C"[9].

A questo punto Otto Frank chiese ad un suo amico, Albert Cauvern, di rivedere il dattiloscritto per correggerne eventuali errori di ortografia o di grammatica. Cauvern andò oltre il compito affidatogli, apportando anche modifiche di punteggiatura, soppressioni e aggiunte. Sul dattiloscritto della versione C, oltre alle correzioni di Albert Cauvern, risultano alcune altre correzioni di mano ignota. Al principio del 1946 il dattiloscritto venne poi ritrascritto dalla moglie di Albert, Isa Cauvern. Il testo dattiloscritto da Isa Cauvern è quello che fu consegnato, sempre nel 1946, alla casa editrice olandese Contact. Questa casa editrice apportò a tale testo ulteriori modifiche, censurando venticinque passaggi (sopprimendo ad esempio la parola mestruazioni) e ampliandone leggermente altri a scopi didascalici. Dopo che Otto Frank ebbe approvato il testo così modificato, esso fu finalmente pubblicato dalla Contact nel giugno 1947[10].

A questa prima pubblicazione olandese seguirono varie traduzioni: nel 1950 in francese, nel 1952 in inglese, nel 1954 in italiano[11], nel 1955 in tedesco. Quest'ultima versione fu approntata da un'amica di famiglia dei Frank, la signora Anneliese Schütz, che era stata insegnante di tedesco di Margot Frank. La Schütz non si basò sull'edizione a stampa, bensì sul dattiloscritto riveduto da Albert Cauvern (privo quindi delle modifiche apportate dalla casa editrice Contact); tuttavia su questa traduzione tedesca si riscontrano, secondo Valentina Pisanty, altre consistenti «manomissioni del testo originale», che la traduttrice operò al fine di «rendere ideologicamente accettabile il diario per un pubblico tedesco», eliminando «i contenuti più espressamente antitedeschi» del testo di Anna, e commettendo per di più «una serie di grossolani errori di traduzione e di aggiunte non giustificate»[12].

La prima edizione in lingua inglese comprende sette passaggi contenuti nel dattiloscritto di Isa Cauvern che erano stati espunti dall'editore Contact e pertanto non figurano nella prima edizione olandese del 1947[13].

Otto Frank dispose nel suo testamento che i manoscritti originali di Anna fossero devoluti all'Istituto per la Documentazione bellica di Amsterdam, che ne fece accertare scientificamente l'autenticità[14]. L'edizione critica curata da Harry Paape, Gerrold Van der Stroom e David Barnouw per lo stesso Istituto, comprendente per la prima volta sia la versione A sia la versione B dei Diari, è stata edita nel 1986[15].

Sei mesi prima di morire, Otto Frank espunse dal manoscritto dei Diari cinque pagine (datate 8 febbraio 1944) che contenevano alcune dure critiche alla madre di Anna, e le consegnò al suo amico Cornelius Suijk, all'epoca direttore amministrativo della Fondazione Anna Frank di Amsterdam. Tali pagine, pertanto, non comparvero nell'edizione critica del 1986; Sujik le rese pubbliche solamente nel 1998 ed esse figurano nelle successive ristampe dell'edizione critica[16].

Sulla base del lavoro effettuato per l'edizione critica (la quale, presentando in parallelo le diverse redazioni dei Diari, risulta di difficile lettura per i non specialisti), la Fondazione Anna Frank di Basilea diede incarico alla scrittrice e traduttrice tedesca Mirjam Pressler di predisporre una nuova edizione della versione C, destinata al grande pubblico e integrata con numerosi passi recuperati dalle versioni A e B[17]. Pubblicata in olandese nel 1991, l'edizione curata dalla Pressler venne tradotta in italiano nel 1993; le edizioni successive al 1998 contengono le pagine ritrovate in quell'anno[18].

Autenticità del Diario[modifica | modifica wikitesto]

Fin dai primi anni cinquanta gli autori negazionisti hanno sostenuto che il Diario fosse un falso[19], ma tale tesi non ha trovato alcuna conferma ed è considerata di nessun valore da parte degli storici[20].

Una delle affermazioni più diffuse è che il diario sarebbe stato scritto con una penna biro, oggetto che fu prodotto solo a partire dal 1945. In realtà nessuna parte del manoscritto è redatta con penna biro; la diceria nasce da un rapporto di polizia che nel 1980 attestava la presenza, in mezzo al manoscritto originale, di due foglietti sciolti, lasciati una ventina d'anni prima da alcuni periti che avevano esaminato i testi. Ma nessuno di questi foglietti è mai stato pubblicato come parte del testo dei Diari, essendo sempre stato evidente che non facevano parte del manoscritto di Anna[21].

Un'altra obiezione dei negazionisti riguarda la pagina datata 9 ottobre 1942, in cui vengono menzionate le camere a gas, della cui esistenza (secondo loro) non si sarebbe ancora parlato a quell'epoca. In realtà già a partire dal giugno 1942 la BBC (ascoltata in segreto nel rifugio) parlava apertamente di camere a gas nelle proprie trasmissioni radio[22].

Per smentire le tesi negazioniste, Simon Wiesenthal nel 1963 rintracciò Karl Silberbauer, l'ufficiale delle SS che aveva effettuato l'arresto della famiglia Frank. Silberbauer, che faceva parte della polizia austriaca, confermò la storia di Anna Frank, aggiungendo dettagli sulla cattura della ragazza e dei suoi familiari.

Nel 1976, Otto Frank denunciò Heinz Roth di Francoforte, che aveva pubblicato un pamphlet nel quale asseriva che il diario fosse un falso. Il giudice sentenziò che se Roth avesse pubblicato altre opere sarebbe stato sottoposto ad una multa di 500.000 marchi tedeschi e a sei mesi di prigione. Roth fece ricorso contro la decisione della corte, ma morì poco dopo, nel 1978. L'anno dopo, il suo appello venne respinto.[23]

Dopo la morte di Otto Frank nel 1980, il diario originale, lettere incluse, fu ereditato dall'Istituto dei Paesi Bassi per la Documentazione di Guerra,[24] che nel 1986 commissionò una perizia forense del diario attraverso il Ministero della Giustizia. La perizia confrontò la calligrafia con altri autografi di Anna e analizzò la carta, la colla e l'inchiostro, attestando che i materiali erano compatibili con quelli disponibili all'epoca e dichiarando il diario autentico. Tale ricerca fu allegata all'edizione critica del diario. Il 23 marzo 1990 la Corte Regionale di Amburgo reiterò la sua autenticità.

In vari suoi testi, il principale dei quali risalente al 1978, il negazionista Robert Faurisson affermò che il diario sarebbe un falso; l'opera conterrebbe, a suo dire, diverse contraddizioni: lo stile di prosa e la calligrafia di Anna Frank non sembrerebbero quelle di un'adolescente e nascondersi nell'Achterhuis sarebbe stato impossibile[25].

In realtà la perizia calligrafica effettuata sul manoscritto, confrontato con altri documenti autografi di Anna Frank (fra cui lettere e cartoline spedite dall'autrice fra il 1941 e il 1942, prima del suo periodo di clandestinità), conferma che la grafia dei Diari è la stessa degli altri documenti[26]. Quanto agli altri elementi che Faurisson considera improbabili o inverosimili, nessuno di essi è considerato tale da inficiare l'autenticità dei Diari[27].

La Casa Anna Frank (la fondazione che cura il museo) e la Fondazione Anna Frank di Basilea intentarono una causa civile nel dicembre 1993, per proibire la distribuzione del libello di Faurisson nei Paesi Bassi. Il 9 dicembre 1998, la Corte Distrettuale di Amsterdam sentenziò a favore dei richiedenti, vietando ogni futura negazione dell'autenticità del diario nonché la distribuzione sul territorio nazionale di pubblicazioni che ne affermassero la falsità, imponendo inoltre una sanzione di 25000 fiorini olandesi per ogni eventuale futura violazione di tale sentenza[28].

Il 1º gennaio 2016, alla scadenza dei diritti d'autore, il professore Olivier Ertzscheid e la parlamentare Isabelle Attard pubblicarono online il testo della prima edizione in lingua olandese dei diari, scatenando le proteste della fondazione «Anne Frank Fonds», che ha minacciato azioni legali[29]. Secondo la fondazione, il copyright su questa versione dei diari scadrebbe in realtà solo nel 2051, in quanto il padre di Anna (indicato fino al 2015 solo come curatore) a partire dal 2016 dovrebbe essere considerato anche coautore dell'opera; pertanto, essendo Otto Frank morto nel 1980, i diritti d'autore scadrebbero soltanto nel 2051. Inoltre, sempre secondo la fondazione, la legislazione europea prevede che, per i testi pubblicati postumi, i diritti scadano cinquant'anni dopo la prima pubblicazione, cosicché, risalendo la prima pubblicazione integrale al 1986, i diritti d'autore per questa edizione scadrebbero il 1º gennaio 2037[30].

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Riferendosi alle varie manipolazioni subite dal testo dei Diari nelle sue edizioni antecedenti l'edizione critica del 1986, Valentina Pisanty ha scritto che la «storia editoriale dei diari di Anne Frank dimostra complessivamente un atteggiamento di eccessivo lassismo filologico che, alla lunga, si è dimostrato deleterio in quanto ha fornito non pochi appigli a tutti coloro che avevano interesse a delegittimare il testo in questione»[31].

Secondo Sergio Luzzatto, come «fonte, i Diari vanno maneggiati da uno storico unicamente nella loro edizione critica»; egli formula alcune riserve anche sull'edizione del 1991 curata da Mirjam Pressler, sostenendo che essa cancella «ogni differenza tre le stratificazioni del testo, compiendo un'opera ancora più pesantemente manipolatoria di quella realizzata a suo tempo da Otto Frank». Luzzatto, comunque, osserva che l'edizione critica «consente di smentire la leggenda negazionista secondo cui il diario sarebbe stato scritto dal padre ben più che dalla figlia». Secondo Luzzatto, Otto, nella sua versione C, scelse anzi di reintegrare alcuni passi della versione A che la stessa Anna, per «autocensura preventiva», aveva tralasciato di riportare nella versione B. Luzzatto loda inoltre la «grandissima sensibilità» con cui Otto intervenne sul testo di Anna, «da un lato, raccogliendo, o anche allargando il velo di discrezione che Anne aveva deciso di stendere sopra i conflitti con la madre e la sorella; dall'altro lato, restituendo un'esistenza a ragionamenti, passioni, desideri che Anne aveva deciso di sacrificare per motivi di opportunità, perché sperava così di vedersi più facilmente pubblicata dopo la fine della guerra»[32].

Adattamenti[modifica | modifica wikitesto]

Il diario di Anna Frank ha avuto nel tempo diverse riduzioni e/o adattamenti per il teatro, il cinema (anche d'animazione) e la televisione.

Si riportano di seguito i titoli principali[33]:

  • Il diario di Anna Frank - 1955, testo per il teatro adattato da Frances Goodrich e Albert Hackett
  • Il diario di Anna Frank - 1959, film adattato da Frances Goodrich e Albert Hackett e diretto dal regista George Stevens
  • Dnevnik Ane Frank - 1959, film tv
  • Dagboek van Anne Frank - 1962, film tv
  • Il diario di Anna Frank (The Diary of Anne Frank) - 1980, film tv di Boris Sagal
  • Dagboek van Anne Frank - 1985, film tv
  • The Diary of Anne Frank - 1987, film tv di Gareth Davies
  • Laatste zeven maanden van Anne Frank - 1988, film tv, titolo alternativo: The Last Seven Months of Anne Frank
  • The attic - The Hiding of Anne Frank - 1988, film di John Erman, trasposizione cinematografica del libro di Miep Gies Si chiama Anne Frank
  • Anne no nikki - 1995, film d'animazione giapponese
  • Anne Frank remembered - 1995, documentario di John Blair, conosciuto per essere il primo film nel quale fu mostrato per la prima volta il filmato d'epoca nel quale la Anna Frank compare affacciata nel balcone di casa sua nel quartiere Newmederplein di Amsterdam
  • El Diari d'Anna Frank - 1996, film tv
  • The Diary of Anne Frank Part II - 1998, cortometraggio
  • Le Journal D'Anne Frank - 1999, cartoon di Wolff
  • La storia di Anne Frank - 2000, film di Robert Dornhelm
  • Het Korte leven van Anne Frank - 2001, film tv, titolo alternativo: The Short Life of Anne Frank
  • Il diario di Anna Frank - 2008, miniserie televisiva BBC adattata da Deborah Moggach e diretta da Jon Jones
  • Mi ricordo Anna Frank - 2009, film per la televisione italiano di Alberto Negrin, tratto dal libro di Alison Leslie Gold Anne Frank Remembered, la cui versione italiana è Mi ricordo Anna Frank - Riflessioni di un'amica di infanzia, edito in Italia da Bompiani.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il nome originale era Annelies Marie Frank e la ragazza era detta dai conoscenti Anne. È quindi conosciuta a livello internazionale come Anne Frank. Il nome è spesso italianizzato in Anna Frank.
  2. ^ Cronologia, sito Internet: annefrank.org
  3. ^ Pisanty 2014, p. 67.
  4. ^ Mirjam Pressler, Nota introduttiva, in Frank 2014, p. XV.
  5. ^ Pisanty 2014, pp. 66-8.
  6. ^ Mirjam Pressler, Nota introduttiva, in Frank 2014, p. XV.
  7. ^ Pisanty 2014, p. 67.
  8. ^ Pisanty 2014, pp. 69-70.
  9. ^ Mirjam Pressler, Nota introduttiva, in Frank 2014, p. XV.
  10. ^ Pisanty 2014, pp. 70-71.
  11. ^ Frank 1954.
  12. ^ Pisanty 2014, pp. 71-72.
  13. ^ Frediano Sessi, Appendice, in Frank 2014, p. 333. Sessi precisa che in questa edizione inglese figura una frase, "i tedeschi hanno certi mezzi per far parlare la gente", «inserita nella giornata del 22 maggio 1944 e la cui origine rimane misteriosa, non figurando in nessun testo manoscritto di Anne».
  14. ^ Mirjam Pressler, Nota introduttiva, in Frank 2014, p. XVI.
  15. ^ Frediano Sessi, Appendice, in Frank 2014, p. 322.
  16. ^ Mirjam Pressler, Nota introduttiva, in Frank 2014, p. XVI; Frediano Sessi, Nota all'edizione, in Frank 2014, pp. XXVII-XXVIII. Vedi anche: Anna Frank. Il diario censurato, "Corriere della Sera", 27 agosto 1998; "Vi svelo il mistero di Anna Frank", "Corriere della Sera", 17 settembre 1998.
  17. ^ Frediano Sessi, Appendice, in Frank 2014, pp. 333-4.
  18. ^ Frank 2014.
  19. ^ Ditlieb Felderer, Il diario di Anna Frank: una frode (PDF), Edizioni La Sfinge, 2005.
  20. ^ Pisanty 2014, pp. 63-91.
  21. ^ Dieci domande sull'autenticità del diario di Anne Frank (PDF), annefrank.org.
  22. ^ Pisanty 2014, pp. 86-7.
  23. ^ (EN) Internet Archive Wayback Machine
  24. ^ Lee 2000, p. 233
  25. ^ (EN) Robert Faurisson, The Diary of Anne Frank: is it genuine?, Journal of Historical Review, novembre–dicembre 2000. URL consultato il 13 dicembre 2007.
  26. ^ Pisanty 2014, p. 83.
  27. ^ Pisanty 2014, pp. 87-90.
  28. ^ (EN) Anne Frank Stichting, Publicity about Anne Frank and her Diary. Ten questions on the authenticity of the diary of Anne Frank (PDF), docs.google.com. URL consultato il 17 luglio 2012.
  29. ^ Diario di Anna Frank, battaglia legale in vista. La fondazione si oppone alla pubblicazione online, "Huffington Post", 31 dicembre 2015.
  30. ^ Il «Diario di Anna Frank» disponibile gratis online, scoppia la polemica, "Corriere della Sera", 2 gennaio 2016.
  31. ^ Pisanty 2014, p. 72.
  32. ^ Luzzatto 2010.
  33. ^ Fonte: Scheda su IMDb

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni in lingua italiana[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Frank, Il diario di Anna Frank, prefazione di Natalia Ginzburg. Traduzione di Arrigo Vita, Torino, Einaudi, 1954. Prima edizione italiana; traduce il testo della prima edizione olandese del 1947.
  • Anna Frank, I Diari di Anne Frank, a cura di Istituto per la documentazione bellica dei Paesi Bassi, edizione italiana a cura di Frediano Sessi, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 9788806147303. Traduce l'edizione critica commentata, che comprende il testo integrale dei Diari in entrambe le versioni autografe, A e B (nella traduzione di Laura Pignatti), nonché la versione C (nella sopra citata traduzione di Arrigo Vita).
  • Anna Frank, Diario. L'Alloggio segreto, 12 giugno 1942 - 1º agosto 1944, a cura di Otto Frank e Mirjam Pressler, prefazione di Eraldo Affinati. Con uno scritto di Natalia Ginzburg. Traduzione di Laura Pignatti. Edizione italiana e appendice a cura di Frediano Sessi, Torino, Einaudi, 2014, ISBN 978-88-06-21928-4. Traduce il testo approntato da Mirjam Pressler (basato a sua volta sulla versione C, emendata e integrata con l'aggiunta di materiali tratti dalle versioni A e B che erano stati omessi nella prima edizione olandese del 1947).
  • Anna Frank, Diario, traduzione di Martina Rinaldi e David Sacerdoti. Introduzione di Paolo Di Paolo, Roma, Newton Compton Editori, 2016, ISBN 9788854186309. Traduce la sola versione A.

Critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Miep Gies, Si chiamava Anna Frank, Mondadori, Milano 1988
  • Melissa Müller, Anne Frank. Una biografia, Einaudi, Torino 2000
  • Simon Wiesenthal, Gli assassini sono tra noi, Garzanti
  • Simon Wiesenthal, Giustizia non vendetta, Mondadori
  • Sergio Luzzatto, "Cara Kitty". Una fonte diaristica, in Sergio Luzzatto (a cura di), Prima lezione di metodo storico, Roma-Bari, Laterza, 2010, ISBN 9788858122600.
  • Valentina Pisanty, L'irritante questione delle camere a gas. Logica del negazionismo, Milano, Bompiani, 2014, ISBN 978-88-452-7579-1.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]