Contratto di collaborazione coordinata e continuativa

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Il contratto di collaborazione coordinata e continuativa (spesso abbreviato in co.co.co.) è una forma di lavoro parasubordinato vigente nella legislazione italiana del lavoro, introdotta dal pacchetto Treu nel 1997.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il pacchetto Treu nel 1997 disciplinò la materia, come sistemazione di precedenti disposti di legge[1] ovvero:

« Il contratto di lavoro si reputa a tempo indeterminato se il termine non risulta dalla specialità del rapporto o da atto scritto [2] »

avvenuta ad opera dell'art. 9 della legge 18 aprile 1962, n. 230, per la tenuta del sistema previgente, che prevedeva il lavoro a tempo indeterminato come rapporto di lavoro "ordinario" (a parte, ovviamente, coloro i quali volontariamente optano per un lavoro in proprio);

  • la successiva individuazione di fattispecie esulanti dallo schema classico del lavoro dipendente a tempo indeterminato, dapprima viste come eccezionali;
  • la prassi della frantumazione dello schema contrattuale tipico del lavoro dipendente ed infine l'abrogazione del sistema stabilito dalla l.230/1962, nonostante le vacue petizioni di principio di cui alla dir. 70/99 CEE nella quale il rapporto a tempo indeterminato viene considerato come "forma comune" del rapporto di lavoro.

Le co.co.co si sono effettuate secondo il modello originario (ovvero quello di derivazione fiscale/codicistica) sino al 2003 per l'entrata in vigore della legge 14 febbraio 2003 n. 30 (legge Biagi). Da quel momento questo contratto fu possibile applicarlo secondo due distinte situazioni:

  • attraverso la forma a "a progetto"; pertanto, dalla collaborazione coordinata e continuativa nacquero le co.co.pro. (contratto di collaborazione a progetto, anch'esso una forma di lavoro parasubordinato), che potevano essere applicate senza particolari restrizioni se non che la collaborazione dovesse essere inquadrate in uno specifico progetto o programma di lavoro;
  • la forma classica e originaria, ovvero la collaborazione coordinata e continuativa, ma solo per talune categorie di lavoratori (si veda sotto).

Sino al giugno 2015[3], ai sensi della riforma del lavoro Fornero (Legge 92/2012) e successive modifiche, la collaborazione coordinata e continuativa non si è più potuta applicare se non attraverso un contratto a progetto, a parte taluni casi previsti per legge per i quali è valsa ancora la "vecchia" forma co.co.co.[4]. Per la precisione l'aggiornamento determinato dalla Riforma del lavoro Fornero, entrata in vigore nel 2012 e successivamente convertita con modifiche nel 2014, prevedeva che fosse ancora possibile utilizzare collaborazioni coordinate e continuative in taluni casi specifici[5]

Dal 1º gennaio 2016, con la definitiva abolizione della tipologia "a progetto" in seguito all'entrata in vigore di alcuni decreti del Job Act del governo Renzi[6], le co.co.co. possono essere ancora effettuate ma con limitazioni maggiormente definite dalla nuova legislazione[7].

Disciplina normativa[modifica | modifica wikitesto]

Fonti normative sono, oltre che le norme sotto citate sul lavoro autonomo, quelle di cui all'art. 409 c.p.c. e poi, in particolare, quelle previdenziali e tributarie, che replicano il contenuto della disposizione del codice di procedura civile.

Dal 2016 valgono le precisazioni normative indicate dai decreti attuativi del Job Act (Legge delega n. 183/2014 e il D.Lgs. n. 81/2015) che ha abrogato gli articoli da 61 a 69-bis del D.Lgs. n. 276/2003 (il decreto attuativo della Legge Biagi), in pratica la forma co.co.pro. Pertanto, dal 1º gennaio 2016 prevede che restino salve le collaborazioni previste dall'art. 409, del codice di procedura civile; pertanto, si è ritornati al concetto di "parasubordinazione" in vigore prima della riforma Biagi (che introdusse la forma a progetto a parte talune tipologie ove è continuata la forma co.co.co. classica), ovvero collaborazioni di derivazione fiscale e civilistica[8].

Deroga PA[9]

Sempre il Jobs Act, ha introdotto il divieto dal 01/01/2017 (prorogato di 12 mesi)[10] per le pubbliche amministrazioni di stipulare contratti di collaborazione (art. 2, comma 4), esclusivamente personali, in cui il lavoratore non è autonomo, vale a dire che il committente decide le modalità, tra le quali orario e luogo di lavoro.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

La collaborazione coordinata e continuativa è caratterizzata da[11]:

  • autonomia del lavoratore;
  • coordinamento organizzativo operato dal committente;
  • natura prevalentemente personale della prestazione;
  • continuità ovvero la costanza nel tempo della collaborazione, anche a tempo indeterminato, svincolata dal raggiungimento di traguardi: pertanto, continuativa significa perdurante nel tempo ovvero sganciata da scadenze/obiettivi (programmi o progetti).

Sono pertanto lavoratori a metà strada tra i dipendenti e gli autonomi, ecco perché costituiscono una categoria a sé, detta appunto dei parasubordinati. Essi lavorano in totale autonomia operativa, escludendo ogni vincolo di subordinazione, ma inquadrati in un rapporto unitario e continuativo con il committente. Quindi fanno parte dell'organico della struttura aziendale e operano in tutti i processi, anche quelli produttivi. Al committente spetta il potere di coordinamento dell'attività del lavoratore per armonizzarle con le procedure e i bisogni dell'organizzazione dell'impresa o dell'ente.

Dal punto di vista contributivo i versamenti confluiscono nella gestione separata INPS e, a parte i tenutari di partita iva, tutti gli altri ricevono il cedolino paga. Il reddito è assimilato a quello del lavoro subordinato.

Con lo sdoppiamento operato dalla nascita, nel 2003, della forma co.co.pro. la collaborazione coordinata e continuativa si è potuta effettuare, senza inquadramento nella forma a progetto, solo nelle seguenti circostanze:

  • personale della pubblica amministrazione (proroga con scadenza 1º gennaio 2017 in attuazione della riforma del Job Act);
  • pensionati di vecchiaia che svolgono un'attività lavorativa;
  • addetti di società sportive o associazioni sportive riconosciute dal CONI;
  • amministratori e membri degli organi di controllo delle società;
  • i rapporti lavorativi con gli iscritti ad albi o registri in relazione alle attività regolamentate per le quali sia richiesta l'iscrizione (ad esempio: liberi professionisti ordinistici oppure agenti e rappresentanti del commercio);
  • quando previsto dai CCNL, come per i Call center, ad esempio (novità introdotta con la riforma in vigore dal gennaio 2016).

Pertanto, era tecnicamente errato (nel periodo dopo il 2003) affermare che il contratto di collaborazione coordinata e continuativa fosse stato abolito con il passaggio ai co.co.pro. Questo per due motivi:

  • 1) la collaborazione a progetto era, giuridicamente, una tipologia di collaborazione coordinata e continuativa (ovvero quella inquadrata nell'ambito di un progetto, programma o fase di lavoro);
  • 2) sono esistiti altri ambiti, previsti per legge, per i quali si è potuto utilizzare ancora collaboratori co.co.co. (elenco sopra).

Riforma del 2016[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1º gennaio 2016 con l'abolizione definitiva dei contratti co.co.pro.[12], a opera di uno dei decreti collegati al Jobs Act del governo Renzi, è ritornata in vigore la legislazione previgente (cioè quella in vigore prima del 2003) sulle co.co.co., operando così una sorta di liberalizzazione[13]. La nuova normativa dei codici dei contratti di lavoro riconduce a lavoro subordinato qualsiasi collaborazione (anche a partita IVA) che non sia effettiva e volontaria anche per il lavoratore[14]. Le collaborazioni individuali che presentano i caratteri della continuità e della etero-organizzazione, salvo specifiche esclusioni previste dalla legge o derogate dalla contrattazione collettiva, devono essere inquadrate come lavoro dipendente (anche sotto forma di somministrazione). Le forme di collaborazioni "spurie" (tipo quelle in cui, oltre ai soliti requisiti, la prestazione è di natura esclusivamente personale e il coordinamento riguarda anche i tempi e il luogo di lavoro) si applica la disciplina del lavoro dipendente. Quindi i casi in cui valgono le co.co.co. (con o senza partiva iva) possono essere[15]:

  • autentica e genuina collaborazione coordinata e continuativa (la legge ha individuato specifici indicatori per presumere la subordinazione e parla di collaborazioni continuative e personali, co.co.pe.[16]) inquadrata dall'art. 409 codice di procedura civile, che non prevede più l'indicazione del progetto;
  • ambiti permessi dalla legge che sono sostanzialmente quelli in vigore in precedenza (si veda sopra); in questi casi gli indicatori di subordinazione sono derogati.

Nulla cambia per le collaborazioni nell'ambito di lavoro autonomo (art. 2222 del Codice civile) salvo che gli indicatori di subordinazione previsti dal nuovo codice del lavoro possono essere sempre contestati in quanto collaborazioni non genuine (classico escamotage di precariato, infatti, è quello di far aprire la partita IVA a ex collaboratori co.co.pro, invece che trasformarli in dipendenti, o a nuovi addetti).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il primo inquadramento legislativo della collaborazione coordinata e continuativa risale al 1959 (L. 741/1959 cd. Legge Vigorelli).
  2. ^ Franco Toffoletto, Paola Tradati e Paola Pucci, Codice del lavoro. Disciplina del rapporto di lavoro subordinato privato, Gruppo 24 Ore, ISBN 883240477X.
    Visualizzazione limitata su Google Libri: Codice del lavoro. Disciplina del rapporto di lavoro subordinato privato, books.google.it, p. 134.
  3. ^ www.info-cooperazione.it
  4. ^ Professionisti.it
  5. ^ .O meglio: la legge escludeva i casi in cui fosse possibile utilizzare la tipologia co.co.pro. e pertanto valeva la forma co.co.co.
  6. ^ www.firstonline.info
  7. ^ www.ecnews.it
  8. ^ www.ipsoa.it
  9. ^ http://www.altalex.com/documents/news/2016/12/30/milleproroghe-2016
  10. ^ Il decreto Milleproroghe del 30/12/2016 ha spostata la scadenza al 31/12/2017 per poter stipulare contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto (unicamente per la PA)
  11. ^ www.inps.gov.it
  12. ^ www.prontoprofessionista.it
  13. ^ In quanto la legge Biagi aveva previsto, a parte eccezioni, le collaborazioni coordinate solo nell'ambito del contratto a progetto, mentre prima erano "continuative" ovvero senza scadenze o vincoli.
  14. ^ www.pmi.it
  15. ^ www.firstonline.info
  16. ^ www.laleggepertutti.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alfredo Casotti, Maria Rosa Gheido, M. Brisciani, Pierluigi Rausei - Nuovo Lavoro. Manuale Operativo, IV edizione Wolters Kluver Italia 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]