Chiesa di Santa Maria Assunta detta I Gesuiti

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Chiesa di Santa Maria Assunta detta I Gesuiti
Chiesa dei Gesuiti (Facciata).jpg
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Località Venezia
Religione Cattolica
Titolare Maria Assunta
Diocesi Patriarcato di Venezia
Consacrazione 1728
Architetto Domenico Rossi
Stile architettonico Barocco
Inizio costruzione 1715
Completamento 1729

Coordinate: 45°26′36.02″N 12°20′19.93″E / 45.44334°N 12.33887°E45.44334; 12.33887

La chiesa di Santa Maria Assunta, detta I Gesuiti, è un edificio religioso della città di Venezia, situato nel sestiere di Cannaregio, in Campo dei Gesuiti, non lontano dalle Fondamenta Nuove.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il campo e la chiesa dei Gesuiti in un dipinto di Canaletto

Secondo alcune fonti[1] la chiesa venne finanziata da un certo Pietro o, secondo il Doge Andrea Dandolo, Cleto Gussoni nel 1148 e dotata di terreni, acque e paludi. Nel 1154 Cleto la dotò di un Ospitale per la cura dei poveri infermi, sia uomini che donne. Un altro Gussoni, di nome Buonavere, parente ed erede del precedente, la dotò infine di vigne e altri suoi possedimenti nei distretti di Chioggia e Pellestrina. Nel monastero dei Gesuiti prese i voti un membro della stessa famiglia, Marco Gussoni, miracolato dall'allora Beato e ora Santo Luigi Gonzaga. Si racconta che nel 1601 Marco, sorpreso da gravissima infermità, guarì istantaneamente all'invocazione del Santo. Morì però di pestilenza a Ferrara mentre compiva opere di assistenza agli appestati il I agosto 1631 e venne definito "uomo di somma pietà". Un suo ritratto intitolato appunto Marco Gussoni che benedice gli appestati nel Lazzaretto di Ferrara, datato 1664, è presente nelle collezioni di Ca' Rezzonico.

Sant'Ignazio di Loyola visitò la prima volta nel 1523 la città di Venezia per imbarcarsi come pellegrino per Gerusalemme. Ci tornò nel 1535 con un gruppo di amici che già si faceva chiamare la Compagnia di Gesù, e qui fu ordinato sacerdote. Bastarono due anni per seminare bene in laguna e avere un grande seguito. Partì per Roma nel 1537.

A causa dei dissidi fra papa Paolo V e la Serenissima, nel 1606 ci fu l'Interdetto (divieto di officiare riti religiosi a Venezia) e come conseguenza l'espulsione dei Gesuiti fino al 1657. In quegli anni Venezia era impegnata in una logorante guerra ai Turchi, e papa Alessandro VII decise di donarle i beni dei Crociferi, ordine nato per assistere i Crociati e da questo papa soppresso.

Venezia poi vendette per cinquantamila ducati ai Gesuiti l'intero complesso donatele, costituito da una chiesa, un ospedale e un convento. Ma per i Gesuiti la vecchia chiesa dei Crociferi non era sufficientemente grande. Così nel 1715 la abbatterono e costruirono il loro tempio. La chiesa prenderà il nome di Santa Maria Assunta, in onore della Madonna, e sarà finanziata dalla famiglia friulana Manin, famiglia patrizia dal 1651. La chiesa sarà consacrata nel 1728.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa e complesso dei Gesuiti
Vista della laguna

I Gesuiti a Venezia identificarono in Domenico Rossi, autore anche della Chiesa di San Stae, l'architetto ideale per realizzare l'opera di cui necessitavano. Non fu un compito semplice per il tecnico visto che doveva seguire schemi rigidi, che per i committenti ricordavano il Concilio di Trento.

La facciata è divisa in due ordini, quello inferiore si poggia su otto colonne sulle quale poggia l'architrave mossa e spezzata del secondo ordine. Le colonne sorreggono otto statue, che con le quattro entro altrettante nicchie rappresentano i "Dodici apostoli". Altre quattro statue, ai lati del portone, rappresentano San Giacomo Maggiore, San Pietro, San Paolo, San Matteo Evangelista. Il tutto è sovrastato dall'opera di Giuseppe Torretti L'Assunzione della Vergine Maria, posta sopra il timpano. In tempi recenti è andata persa l'opera di Francesco Bonazza, un drappo color verde e bianco di marmo, che era collocato di fronte alla finestra centrale.

La pianta è tipica delle chiese dei Gesuiti, a croce latina, con tre cappelle per parte nel braccio più lungo. Transetto e presbiterio a fondo piatto sono affiancati da due altre cappelle. Le sei cappelle ai lati della navata sono fra loro separate in piccoli ambienti, una volta dedicati alle confessioni. Fra la seconda e la terza cappella, il notevole pulpito di Francesco Bonazza, e lungo tutto il corridoio i "corretti", grate da cui si affacciavano gli ospiti del convento. La navata della chiesa si restringe di fronte l'altare, dedicato alla Santissima Trinità, grazie alla presenza di quattro pilastri che sorreggono la volta a crociera. Del 1725 -1731 è la decorazione a due colori, bianco e verde, dei marmi e dei pavimenti.

Decorano i soffitti gli affreschi di Ludovico Dorigny, Angeli musicanti in gloria, datato 1720 nel presbiterio, Il trionfo nel nome di Gesù, del 1732, nel soffitto a crociera; di Francesco Fontebasso Abramo che adora i tre angeli, e la Visione di San Giovanni Evangelista, sul soffitto della navata, del 1734. Il presbiterio è circondato da statue di cherubini, angioletti, angeli e arcangeli di Giuseppe Torretti. Di Giuseppe Pozzo è l'altare, che si compone di dieci colonne sormontate da una cupola bianca e verde.

Il campanile è quasi interamente quello eretto in origine per la chiesa dei Crociferi, mentre l'unica struttura risalente al Settecento è la cella campanaria.

Il lato sinistro della nave[modifica | modifica wikitesto]

Prima Cappella - Cappella di San Lorenzo
La cappella è conosciuta per il dipinto della pala d'altare: Il Martirio di San Lorenzo capolavoro di Tiziano (1588). Tabella originariamente apparteneva all'antica chiesa di Crosechieri.

L'altare è stato utilizzato dalla Schola dei passamaneri.

Seconda cappella - Cappella della Madonna.
La cappella si trova all'interno delle antiche mura di uno stesso sito della Madonna, della antica chiesa di Crosechieri. Sull'altare la statua della Madonna con il Bambino (prima del 1604), l'unico resto della precedente cappella è opera dello scultore Andrea dall'Acquila.
Il pulpito
Tra la seconda e la terza cappella, trovato il bel pulpito di Francesco Bonazza.
La terza cappella - La cappella del Sacro Cuore
La cappella apparteneva a la schola della devozion Imacolata Concezio, come indicato dalla scritta sulla base delle colonne. La sede del coro è ancora visibile sul 'campo' 'al di fuori della chiesa. Il dipinto della pala: Sacro Cuore di Gesù è una copia di Alessandro Revera (fine XIX secolo) dall'originale di Pompeo Batoni.

Il transetto sinistro[modifica | modifica wikitesto]

l'organo
E 'il presentimento che il buffet, solo per il suo destro è operativo.
Altare della Assunzione di Maria
Costruito 1723-1724 da Giuseppe Pozzo a nome di Paolo Querini, Procuratore di San Marco. Inizialmente il sito è stato oggetto di all'altare del gesuita Francesco Saverio davanti all'altare del fondatore Ignazio nel transetto destro. Le sculture del frontone sono Giuseppe Torretti e rappresentano modestia e la verginità e cherubini.
La tabella della pala L'Assunzione di Maria è opera giovanile di Tintoretto, Veronese 1555. Inizialmente controllata, proviene dalla distrutta chiesa dei Crociferi dove si trovava sul master autel. Nella tabella di armi Crosechieri sono posti al centro della tomba di marmo.
Il monumento funebre del Doge Pasquale Cicogna
inquadrando la porta della sacrestia, si trova la tomba del Doge Pasquale Cicogna (1585-1595), si è dovuto Girolamo Paese e la data di inizio 1600. Il doge era particolarmente vicino a Crosechieri, che era la munificenza sporgenza loro ospedale, e aveva espresso il desiderio di essere sepolto nella loro chiesa. Le iscrizioni sul monumento che ricorda la guerra di Candia (Creta), la peste a Padova, la fame per la Repubblica. Si commemora un incidente 1653 quando ha salvato le sue mani, benedette dal parroco fetta rimossa da una tempesta.

La Sacrestia[modifica | modifica wikitesto]

La sacrestia ospita venti dipinti di Palma il Giovane.
  • Sul soffitto l'immagine centrale rappresenta La caduta della manna ; Tabella destra David riceve dal sacerdote Achimelec i pani offerti nel santuario ; tabella a sinistra Elia nutrito dall'angelo .
  • Per le pareti

'Muro della porta d'ingresso' , in pieno centro, il Martirio di San Giovanni Battista tra San Lanfranco e San Liberio; originariamente dipinta per l'altare della fine del 'Schola dei Varoteri' sostituito da San Lanfranco Beccari rta Giovanni Battista e San Liberio di [[Cima da Conegliano] Fitzwilliam Museo in Cambridge .

Lato sinistro. Ritratto di Sant'Elena e "Sant'Elena ritrova la vera croce"
Lato destro. "l'Imperatore Eraclio riporta la croce al Calvario".

'Parete di sinistra' ': Ritratto del Ciriaco di Gerusalemme; Alessandro III conferma i Crociferi e dona loro la regola - Pio II consegna ai Crociferi la croce d'argento e l'abito ceruleo ; Ritratto di Lanfranco Beccari. 'Altare muro' A destra dell'altare: Il serpente di bronzo, Poi un ritratto del Papa Cleto, entrambi, (1592-1593). A sinistra dell'altare Papa SSan Cleto papa fonda l'Ordine dei Crociferi - San Ciriaco vescovo di Gerusalemme riconferma l'Ordine(1620 1622).

Opere d'arte[modifica | modifica wikitesto]

Gli interni della chiesa

Nella sacrestia sono ospitati ben venti dipinti di Palma il Giovane. Fra questi il Martirio di san Giovanni Battista tra i santi Lanfranco e Liberio, del 1610, che un tempo era posto nella cappella dell'Arte dei Varoteri (la corporazione dei pellicciai di Venezia).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giangiacopo Fontana, Illustrazione storico critica della Chiesa di Santa Sofia del 1836

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Flaminio Corner. Notizie storiche delle Chiese e Monasteri di Venezia e Torcello Padova 1758
  • Gian-Jacopo Fontana. Illustrazione storico critica della Chiesa di Santa Sofia Venezia 1836
  • Marcello Brusegan. Le chiese di Venezia Ed. Newton Compton 2008
  • S Lunardon "Hospitale S Mariae Crociferorum. L'Ospizio dei Crociferi a Venezia, IRE, Venezia 1985

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN254029367 · BAV: ADV11364681