Cécile Kyenge

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Cécile Kyenge

Ministra per l'integrazione
con delega alle politiche giovanili
Durata mandato28 aprile 2013 –
22 febbraio 2014
Capo del governoEnrico Letta
PredecessoreAndrea Riccardi (Integrazione)
Josefa Idem (Politiche giovanili)
SuccessoreGiuliano Poletti (Politiche giovanili)

Deputata della Repubblica Italiana
Durata mandato15 marzo 2013 –
25 giugno 2014
LegislaturaXVII
Gruppo
parlamentare
Partito Democratico
CoalizioneItalia. Bene Comune
CircoscrizioneEmilia-Romagna
Sito istituzionale

Europarlamentare
Durata mandato1º luglio 2014 –
1º luglio 2019
LegislaturaVIII
Gruppo
parlamentare
S&D
CoalizionePSE
CircoscrizioneItalia Nord-Orientale
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politicoPartito Democratico (dal 2007)
In precedenza:
DS (2000-2007)
Titolo di studioLaurea in medicina e chirurgia
Laurea specialistica in oculistica
UniversitàUniversità Cattolica del Sacro Cuore di Roma
ProfessioneMedico chirurgo, oculista

Kashetu Kyenge, detta Cécile (/seˈsil ˈkjɛŋɡe/[1]; Kambove, 28 agosto 1964), è una politica italiana originaria della Repubblica Democratica del Congo, ministra per l'integrazione del governo Letta dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014.

Nata con il nome di Kashetu Kyenge a Kambove, nella provincia congolese del Katanga, da una famiglia benestante e numerosa di etnia bakunda, dopo le scuole superiori decise d'intraprendere gli studi di Medicina e Chirurgia all'università, ma una commissione governativa la dirottò alla Facoltà di Farmacia dell'Università di Kinshasa[2]; grazie all'interessamento di un vescovo ottenne quindi nel 1983 una delle tre borse di studio messe a disposizione degli studenti congolesi per frequentare Medicina all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma[2], borsa di studio che, tuttavia, non giunse[3].

Arrivò dunque in Italia con un visto di studio[4], ospite di alcuni religiosi e di laici impegnati in attività di assistenza. Si stabilì provvisoriamente in un collegio di missionarie laiche a Modena, lavorando nel frattempo come badante per mantenersi. Si laureò alla Cattolica di Roma per poi specializzarsi in Oculistica presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia[5].

Acquisì la cittadinanza italiana nel 1994 quando contrasse matrimonio con un ingegnere nativo di Modena ma di origine calabrese[6][7]. Nel 2002 fondò l'associazione interculturale DAWA (in lingua swahili: magia, medicina, star bene), con lo scopo di promuovere la conoscenza reciproca delle culture e sviluppare percorsi di sensibilizzazione, integrazione e cooperazione tra l'Italia e l'Africa, in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, dove concentra maggiormente i suoi sforzi[8]. Dal settembre 2010 è portavoce nazionale della rete Primo Marzo che si occupa di promuovere i diritti dei migranti.

È impegnata, collaborando con enti e associazioni, in campagne nazionali sui diritti di cittadinanza. Collabora con la rivista Combonifem e con Corriere Immigrazione. Ha promosso e coordinato il progetto AFIA per la formazione di medici specialisti in Congo in collaborazione con l'Università di Lubumbashi. Ha inoltre collaborato alla formazione di operatori sanitari nel campo della medicina dell'immigrazione. Tramite il progetto "Diaspora Africana", di cui è stata coordinatrice per il Nord Italia, si è impegnata nella promozione della piena cittadinanza degli immigrati.[9] Nel 2010 è scelta come testimonial nella campagna di sensibilizzazione sull'immigrazione realizzata dall'Ufficio di Roma dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM)[10].

Attività politica

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Nel 2004 viene eletta nella circoscrizione 3 (Buon Pastore, Sant'Agnese, San Damaso) del comune di Modena per i Democratici di Sinistra; in seguito diventa la responsabile provinciale del Forum della Cooperazione Internazionale ed immigrazione. Il 7 giugno 2009 è eletta consigliera provinciale a Modena per il Partito Democratico ed entra a far parte della commissione Welfare e politiche sociali[11]. Inoltre è responsabile regionale Emilia-Romagna delle politiche dell'immigrazione del PD.

Alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 viene eletta alla Camera dei deputati per il PD nella circoscrizione Emilia-Romagna. Subito dopo l'elezione al Parlamento promuove con altri firmatari (Pier Luigi Bersani, Khalid Chaouki e Roberto Speranza) una proposta di legge sul riconoscimento della cittadinanza ai figli degli immigrati nati sul suolo italiano (il cosiddetto ius soli)[12].

Ministra per l'integrazione e reazioni alla nomina

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Cécile Kyenge interviene all'European University Institute nel 2013

È stata ministra dell'integrazione dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014, prima ministra nera (come lei preferisce definirsi, piuttosto che "di colore"[13][14][15]) in un governo della Repubblica Italiana.[12][16] Dopo le dimissioni di Josefa Idem, le è stata attribuita anche la delega alle Politiche giovanili.

Per le sue convinzioni politiche sull'immigrazione, la nomina a ministra è stata duramente contestata da diversi esponenti della Lega Nord.[17][18][19]. L'origine congolese è stata, invece, il fulcro degli attacchi mossi contro di lei da Erminio Boso[20] e Mario Borghezio[21]. Pur con alcuni distinguo[22][23] nei giorni successivi la stampa ha registrato numerosi altri attacchi razzisti provenienti dalla Lega[24] e da altre formazioni politiche[25]. La ministra ha affermato che avrebbe seguito il principio della non violenza e che non avrebbe risposto alle provocazioni[26].

Il 13 luglio 2013, il Vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, durante una manifestazione della Lega Nord, ha rivolto dal palco alcuni insulti ai danni della Kyenge[27], definendola «un orango»[28]. L'episodio ha scatenato reazioni di condanna da parte di esponenti di ogni area del mondo politico italiano, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano[29], dal Presidente del Consiglio Enrico Letta[28], dai Presidenti di Camera e Senato Laura Boldrini e Pietro Grasso[30], dell'ONU[31], del Vaticano e di Famiglia Cristiana[32]. La notizia ha avuto una grande eco mediatica anche sulla stampa estera[33]. Flavio Rizzo, professore dell'Università imperiale di Tokyo, mette la dinamica razziale dietro il caso Kyenge nel contesto di una incapacità italiana nel relazionarsi con la diversità.[34][35][36] A seguire la pressione mediatica internazionale diversi esponenti di partiti politici italiani[37] e lo stesso Presidente del Consiglio Letta[38] hanno chiesto le dimissioni di Roberto Calderoli dalla carica di Vicepresidente del Senato.

Il 6 febbraio 2015, la giunta per le immunità del Senato boccia la relazione del senatore Vito Crimi (M5S) dichiarando l'insindacabilità delle sue opinioni in quanto parlamentare nell'ambito delle prerogative tutelate dall'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Secondo l'orientamento maggioritario della giunta, l'espressione orango con la quale fu apostrofata l'allora Ministra dell'Integrazione del Governo Letta, Cécile Kyenge era solo pensiero politico. Contro la sindacabilità, ovvero a difesa di Calderoli, si schiera un'ampia maggioranza, costituita da FI, Lega, NCD, parte del PD e 1 membro del M5S; a favore l'M5S e parte del PD (in tutto 4 sì e 12 no). Il fatto, dunque, viene considerato "libertà d'espressione". Il 23 marzo 2018, però, la Corte costituzionale accoglie il ricorso del tribunale di Bergamo e dichiara nulla la deliberazione di insindacabilità del Senato.[39]

Nel gennaio 2019 Calderoli sarà condannato ad 1 anno e 6 mesi per istigazione all’odio razziale.[40]

Elezioni europee 2014

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Cessato il mandato da ministro nel febbraio 2014, si candida alle elezioni europee di quell'anno con il PD nella circoscrizione del Nord-Orientale, dove è eletta con 92 898 preferenze (51 000 solo in Emilia-Romagna) è la terza nella Circoscrizione Nord-Est per il PD[41]. Svolge la sua attività di europarlamentare, dando molto rilievo ai temi della migrazione, dell'inclusione sociale dei nuovi cittadini europei, della cooperazione internazionale allo sviluppo e soprattutto ai temi della lotta contro il razzismo e la xenofobia.

Durante il mandato vince diversi processi contro politici italiani (tra cui Mario Borghezio e Roberto Calderoli), e affronta Matteo Salvini al tribunale di Piacenza.

Si ricandida alle elezioni europee del 2019 con il PD nella medesima circoscrizione del Nord-Est, senza però essere rieletta poiché si piazza ottava con 42 172 voti.[42]

Kyenge ha sposato l'ingegner Domenico Grispino nel 1994, con cui ha avuto due figlie; i due hanno divorziato nel 2019.[43] Grispino è un sostenitore di Matteo Salvini e corse come membro della Lega Nord nel 2019 per una posizione nel comune.[44] Kyenge vive a Castelfranco Emilia.[45]

  1. ^ Luca Sappino, Kyenge, il ministro salva faccia [collegamento interrotto], in L'Espresso, 20 maggio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013.
  2. ^ a b Kyenge: "Ius soli, ddl in poche settimane. Balotelli testimonial? Buona proposta", in la Repubblica, 5 maggio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 29 ottobre 2013).
  3. ^ Cécile Kyenge: "Il giorno che bussai al prete sbagliato", su iodonna.it. URL consultato il 18 febbraio 2018 (archiviato il 18 febbraio 2018).
  4. ^ Kyenge: ecco come sono arrivata in Italia, su unita.it (archiviato dall'url originale il 9 dicembre 2014).
  5. ^ Chi è Cecile Kyenge, ministro dell'Integrazione, in RAI, 27 aprile 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 9 novembre 2013).
  6. ^ Il marito calabrese del ministro per l’Integrazione, in Corriere della Calabria, 5 maggio 2013. URL consultato il 3 marzo 2019 (archiviato il 3 marzo 2019).
  7. ^ Davide Berti, Kyenge: «Presterò la voce a chi non ne ha possibilità», in Gazzetta di Modena, 10 gennaio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 7 maggio 2013).
  8. ^ Associazione Dawa, su associazionedawa.org. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 17 novembre 2013).
  9. ^ Cecile Kyenge Kashetu: ministro per la cooperazione internazionale, su giornalettismo.com, 27 aprile 2013. URL consultato il 12 febbraio 2022 (archiviato dall'url originale il 29 giugno 2013).
  10. ^ L'OIM lancia una campagna di sensibilizzazione sulla migrazione, su italy.iom.int, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 28 settembre 2013).
  11. ^ Cecile Kyenge Kashetu, su provincia.modena.it, Provincia di Modena, 2 luglio 2009. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 28 settembre 2013).
  12. ^ a b Chi è Cecile Kyenge, ministro dell'Integrazione, in RAI TG3, 27 aprile 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  13. ^ Cécile Kashetu Kyenge ai giornalisti: "Sono nera, non di colore, e ne vado fiera (FOTO, VIDEO), in The Huffington Post, 3 maggio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 28 settembre 2013).
  14. ^ Kyenge: "Io di colore? No, nera e fiera. Dialogo e conoscenza per abbattere muri", in la Repubblica, 3 maggio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 17 novembre 2013).
  15. ^ La ministra Kyenge si presenta: «Sono nera, non di colore e lo dico con fierezza», in Corriere della Sera, 3 maggio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 24 dicembre 2013).
  16. ^ (EN) Kate Carlisle, Italy gets first black minister Cecile Kyenge Doctor born in Congo supporter of foreign citizenship proposal, in ANSA, 29 aprile 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  17. ^ Bersani: "Freschezza e solidità" La Lega contro la Kyenge, in la Repubblica, 27 aprile 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  18. ^ (FR) Valérie Dupont, Naissance dramatique du gouvernement "Letta", su lalibre.be, LaLibre, 29 aprile 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 13 maggio 2013).
  19. ^ Lega contro Kyenge, opposizione totale; prima gli italiani, in la Repubblica, Roma, 27 aprile 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  20. ^ Fiammetta Cupellaro, Kyenge: «Sono nera e fiera di esserlo», in La Nuova Sardegna, 4 maggio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 28 settembre 2013).
  21. ^ Mario Borghezio (Lega Nord) a La Zanzara: "Kyenge? Con le sue idee ci vuole imporre tradizioni tribali", su radio24.ilsole24ore.com, Radio 24, 30 aprile 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 13 novembre 2013).
  22. ^ Kyenge: Maroni, no a parole Borghezio, in ANSA, Milano, 3 maggio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  23. ^ Zaia: « Da Borghezio concetti vomitevoli», in Corriere della Sera, Treviso, 2 maggio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  24. ^ Salvini attacca Kyenge, è polemica. Attacco durissimo della Lega dopo l’aggressione di Milano. Ira del Pd: “Accuse vergognose”, in La Stampa, Milano, 11 maggio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 19 dicembre 2013).
  25. ^ Paolo Berizzi, "Kyenge zulù": insulti razzisti sui siti della galassia nazi, in la Repubblica, Milano, 30 aprile 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 13 novembre 2013).
  26. ^ Chiara Pieri, Cécile Kyenge al Suq di Genova: «L'Italia è già cambiata», su genova.mentelocale.it, mentelocale.it, 16 giugno 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 27 settembre 2013).
  27. ^ Anna Gandolfi e Pietro Tosca, Calderoli insulta il ministro Kyenge «Non posso non pensare a un orango», in Corriere della Sera, Treviglio, 14 luglio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 6 novembre 2013).
  28. ^ a b Calderoli: Kyenge sembra un orango. Napolitano indignato. Il Pd: lasci, in Il Sole 24 Ore, 14 luglio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  29. ^ Calderoli: "Kyenge? Penso a un orango" Napolitano: "Un episodio che mi indigna", in TGcom, 14 luglio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2013).
  30. ^ Calderoli insulta il ministro Kyenge «Non posso non pensare a un orango» Lei: «Non offende me, ma l'Italia», in Il Messaggero, Roma, 14 luglio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  31. ^ Insulti alla Kyenge, la condanna dell'Onu «Da Calderoli frasi scioccanti», in Il Messaggero, New York, 19 luglio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  32. ^ Famiglia Cristiana chiede la testa di Calderoli, su giornalettismo.com, Giornalettismo, 16 luglio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato dall'url originale il 21 ottobre 2013).
  33. ^ Calderoli-Kyenge, l'insulto rimbalza sulla stampa estera, in Corriere della Sera. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 28 ottobre 2013).
  34. ^ Cécile Kyenge, il colonialismo buono e l'Europa, su L'Huffington Post. URL consultato il 17 giugno 2016 (archiviato l'11 agosto 2016).
  35. ^ Minister Kyenge Meets the Good Italians, su Warscapes, 31 luglio 2013. URL consultato il 17 giugno 2016 (archiviato il 31 luglio 2016).
  36. ^ Cercando di comprendere la vergogna italiana, su L'Huffington Post. URL consultato il 17 giugno 2016 (archiviato l'11 agosto 2016).
  37. ^ Kyenge/ Anche Sel e Sc chiedono le dimissioni di Calderoli, in Il Mondo, 15 luglio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  38. ^ Calderoli-Kyenge, Letta chiede le dimissioni al vicepresidente del Senato, in Oggi, 16-18 luglio 2013. URL consultato il 15 novembre 2013 (archiviato il 27 settembre 2013).
  39. ^ Calderoli non è 'insindacabile': Consulta accoglie ricorso tribunale sugli insulti a ex ministro Kyenge, in La Repubblica, 23 marzo 2018. URL consultato il 23 marzo 2018 (archiviato il 24 marzo 2018).
  40. ^ Insulti a Kyenge, Calderoli condannato a 18 mesi: riconosciuta l'aggravante razziale, in La Repubblica, 14 gennaio 2019. URL consultato il 17 marzo 2020 (archiviato il 17 marzo 2020).
  41. ^ Cécile Kyenge va in Europa con 100mila preferenze, su liberoquotidiano.it. URL consultato il 26 maggio 2014 (archiviato dall'url originale il 27 maggio 2014).
  42. ^ Maurizio Ribechini, Europee, ufficiali i 76 candidati del PD: ci sono anche Kyenge, Sassoli e Smeriglio, su it.blastingpop.com, BlastingPop, 11 aprile 2019. URL consultato il 16 aprile 2019 (archiviato il 15 aprile 2019).
  43. ^ Kyenge: Presterò la voce a chi non-ne ha possibilità, in Gazzetta di Modena, 10 gennaio 2013. URL consultato il 2 maggio 2013 (archiviato dall'url originale il 7 maggio 2013).
  44. ^ (EN) Sandrine Amiel, Husband of Italy's first black minister 'to run for far-right party', su euronews, 5 febbraio 2019. URL consultato il 5 ottobre 2021.
  45. ^ Scritto da: Guido Del Duca – sabato 27 aprile 2013, Cecile Kyenge; Ministro dell'Integrazione. Governo Letta, in Polis Blog, 27 aprile 2013. URL consultato il 14 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 3 luglio 2013).

Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Ministro per l'integrazione della Repubblica Italiana Successore
Andrea Riccardi 28 aprile 2013 - 22 febbraio 2014 vacante
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