Carrozzeria Pavesi

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Carrozzeria milanese fondata da Ernesto Pavesi nel 1927. Nel periodo che intercorse tra le due Guerre, Ernesto Pavesi (1901-1974) , giovane falegname specializzato in scocche, aprì, praticamente nella propria abitazione, la sua piccola attività: un laboratorio artigianale di carrozze. Intuì fin da subito come queste sarebbero state presto sostituite dall'avvento delle automobili e, a costo di grandi sacrifici economici, fondò in Via Pietro Calvi a Milano, l'omonima carrozzeria. Con il passare degli anni si specializzò nella realizzazione di furgoni commerciali partendo dai veicoli di serie come la Fiat Balilla a tre marce. Il notevole successo della personalizzazione dei mezzi si estese anche ai veicoli privati. I primi cruscotti in radica abbellirono la Lancia Astura e Lancia Artena, veri capolavori dell'industria automobilistica del tempo, che con quel tocco di classe, divennero presto molto richieste. L'aumentare degli ordini portò Pavesi, che nel frattempo era stato affiancato dal figlio maggiore Gianpaolo, ad assumere parecchi lavoranti. Con l'avvento della Seconda Guerra Mondiale, il lavoro di rifinitura estetica e personalizzazione calò drasticamente e per sopravvivere ai bombardamenti di quegli anni difficili, Pavesi trasferì la propria officina a Trecella, vicino a Melzo (MI). I Pavesi si adeguarono al periodo difficile dedicandosi alle riparazioni dei mezzi delle Forze Armate, all'installazione di impianti a gassogeno e ad alcune protezioni balistiche molto primitive. Alla fine del conflitto, i Pavesi tornarono a Milano aprendo una nuova sede in via Mezzofanti. Anche gli altri due figli, Emilio e Luciano, entrarono a far parte della nuova compagine della Carrozzeria Pavesi. Luciano divenne in breve tempo l'artefice e l'ispiratore del nuovo corso delle carrozzeria milanese. Negli anni 50, i Pavesi, decisero di rilanciare una moda che stava prendendo piede nelle vetture di serie in Inghilterra: la trasformazione completa degli interni di qualsiasi tipo di auto, ispirandosi agli interni delle Roll-Royce e delle Jaguar. L'elaborazione comprendeva il cruscotto, il volante in radica di noce, i sedili ed i panneli delle porte in pelle cucita a mano, l'aria condizionata e la radio. Il costo di tale trasformazione era di circa 5 milioni di Lire; sbalorditivo quando si pensa che il costo di una Mini non raggiungeva il milione di Lire. Nonostante questo prezzo elevato Pavesi produsse circa 50 esemplari di Mini così elaborate.

A causa degli spazi limitati che la sede di via Mezzofanti offriva, la carrozzeria venne trasferita in via De Andreis, nella sua sede storica. Qui vennero realizzate una ventina di Alfa Romeo 1750 trasformate in giardinetta (Alfa Romeo 1750 Giardinetta Veloce ), una trentina di spider partendo dal coupé Grifo della Iso Rivolta (una fu acquistata dal tenore Mario Del monaco) : molte Ferrari Dino coupè e Maserati Indy trasformate in inedite "targa". In quel periodo la carrozzeria Pavesi occupava 38 persone per la maggior parte operai specializzati. Nonostante il numero notevole di addetti, la coda che si formava davanti alle saracinesche già alcune ore prima dell'apertura era il chiaro segnale che molti clienti non avrebbero avuto modo di accedere e sarebbero stati gentilmente inviatati ad andarsene.[1]

Nei primi anni 70 ci fu il trionfo dell'hard top sulle Ferrari 365 Daytona spider (50 di queste furono destinate al mercato americano) e del tettuccio apribile, tipo quello montato sulle Porsche targa, sulla Maserati Ghibli e sulla Dino Ferrari. Risalgono a quel peridodo i primi accordi con la Maserati guidata da Alejandro De Tomaso che si trasformo in una collaborazione industriale sulle auto marcate DeTomaso. Tutte le De Tomaso Longchamp cabriolet e le De Tomaso Panthera targa a listino furono trasformate dalla carrozzeria Pavesi. Una di queste Longchamp spyder è stata utilizzata nel film "il bisbetico domato" (1980) con Ornella Muti ed Adriano Celentano. Alla fine degli anni 70 e nei primi anni 80, l'Italia fu colpita dalla piaga del terrorismo e dei rapimenti a scopo di estorsione. Questo portò la carrozzeria Pavesi a specializzarsi nella realizzazione di auto blindate. Tra le tante si ricorda la maserati quattroporte destinata all'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini[2]. Alla fine degli anni 80, la carrozzeria Pavesi realizzò auto speciali per importanti personalità mondiali. Si ricordano le Range-Rover Cabrio e la Ferrari 400 cabrio[3][4] realizzate per il presidente libico Gheddafi o il principe arabo Feisal. Negli anni 90, all'opera di eleborazione e trasformazione di vetture esclusive (come la realizzazione di una piccola serie di Ferrari Testarossa cabriolet con capote elettroidraulica) , si affiancò una mini produzione di veicoli commerciali dall'aspetto vintage, gli "Old Pavesi"[5] realizzati sulla meccanica ed il telaio di moderni Ford Transit. Nei primi anni 2000 i tre fratelli Pavesi, furono affiancati da alcuni dei figli. In seguito alla successiva scomparsa dei fratelli Pavesi, i figli cercarono nuovi soggetti ed un managment che potesse continuare la tradizione del nome e contestualmente rilanciarne gli obbiettivi. Nel 2008 la Carrozzeria fu ceduta dalla famiglia Pavesi ad una cordata di imprenditori che fondarono le basi per un rilancio. Purtroppo questa operazione non ottenne gli esiti voluti e la Carrozzeria Pavesi cessò definitivamente la propria attività nell'anno 2013.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marc Messina - automobile International corrispondent in Milan, This Body Shop Turns Business Away, in Automobile International - McGraw-Hill publication, April 1963.
  2. ^ La Maserati di Pertini, in AutoCapital, Marzo 1983.
  3. ^ Ecco la Superferrari per Gheddafi, in OGGI, n.52 - 26 dicembre 1984.
  4. ^ Cabrio Italiana a Prova di Reagan, in Auto Oggi, 8 Gennaio 1987 - anno 2 - numero 5.
  5. ^ Dolce Nostalgia, in Tuttotrasporti, 145 - Ottobre 1993.