Capitano Achab

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Achab
Moby Dick final chase.jpg
Universo Moby Dick
Lingua orig. Inglese
Autore Herman Melville
1ª app. 1851
1ª app. in Moby Dick
app. it. 1932
Sesso Maschio
Professione Capitano

Achab o Ahab è un personaggio letterario del romanzo Moby Dick, creato da Herman Melville. È il capitano della baleniera Pequod, da lui armata unicamente per dare la caccia alla mostruosa balena bianca che gli ha mozzato una gamba.

Ricostruzione biografica[modifica | modifica wikitesto]

Da quanto narrato nel romanzo si desume che Achab è originario di Nantucket, piccola isola del Massachussets, da giovane ha trovato lavoro su una baleniera e a diciott'anni ha ucciso la sua prima balena (cap. 132, "La sinfonia"). Del resto della sua vita si sa ben poco: probabilmente, nei brevi periodi concessigli dalla sua attività marinaresca, non si è mai allontanato da Nantucket. Il suo nome "fu uno sciocco, ignorante ghiribizzo di quella matta di sua madre, una vedova che morì quando lui aveva soltanto dodici mesi" (cap. 16, "La nave"); nel film di John Huston viene detto che la madre spirò dopo aver pronunciato la parola "Achab".

Divenuto presto capitano, durante una spedizione una vedetta avvista una balena bianca, un gigantesco "parmacetti" albino e Achab fa calare le lance. Nel corso della caccia il capitano intravede il coltello da sagola, un coltello utilizzato quando la balena sta per far partire la sagola o quando bisogna fermare l'ammainata, e prova a colpire Moby Dick con quell'arma, ma la balena ruota su stessa e Achab si ritrova con la gamba appoggiata proprio sulla bocca del trillulleru. Mentre il capitano vibra la pugnalata, l'animale gli mozza la gamba tra le fauci e s'immerge nelle profondità del mare. In seguito a quell'incidente che gli è costato quasi la vita, Achab si fa costruire da un falegname una gamba artificiale, utilizzando però una mascella di capodoglio invece del solito legno.

Achab è sposato, ma "la moglie diventò subito vedova" (cap. 132, "La sinfonia") perché il marito era costantemente per mare (in quarant'anni, non ne era stato tre sulla terraferma). Dopo qualche tempo, "da quella dolce ragazza quel vecchio ha avuto un bimbo" (cap. 16, "La nave"). All'epoca dei fatti narrati in Moby Dick, Achab è il capitano del veliero Pequod.

Illustrazione da un'edizione ottocentesca di Moby Dick. La didascalia recita: "Entrambe le mascelle, come due gigantesche cesoie, spezzarono in due l'imbarcazione".

L'ultima caccia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Moby Dick.

Dopo diverse cacce alle balene, Achab fa bere dallo stesso calice i guardieri, il falegname Perth, il cuoco e gli altri marinai, mentre i ramponieri bevono dai buchi nel legno del rampone appositamente fabbricato per trafiggere Moby Dick e suggellato con il loro sangue pagano. Per lui è il rituale di giuramento con cui tutto l'equipaggio s'impegna a uccidere la balena bianca. Quindi appende un doblone spagnolo al trinchetto, come ricompensa per il primo che avvisterà la preda a lungo inseguita.

In realtà la balena bianca viene avvistata dallo stesso Achab che cala in mare tre lance per darle la caccia ma, dopo un'ora di attesa, l'enorme cetaceo riemerge improvvisamente e, afferrata tra le fauci spalancate la lancia "ammiraglia" su cui si trova Achab, la fa a pezzi. Il capitano è poi tratto in salvo dalle altre due lance (cap. 133, "La caccia - Prima giornata").

Moby Dick viene riavvistata il giorno seguente, le scialuppe vengono calate in mare e la caccia riprende. La balena, benché colpita da vari arpioni, distrugge o fa cozzare tra loro tutte le lance impegnate nella sua cattura. Achab ritenta il fato e afferra il coltello da sagola per cercare di annientare il temibile animale, ma alla fine deve desistere dal proprio intento (cap. 134, "La caccia - Seconda giornata").

Il terzo giorno il capitano del Pequod, convinto di aver superato la balena, fa poggiare la nave per attenderla. In effetti Moby Dick viene avvistata per la terza volta e, nella lotta successiva, solo un'unica lancia rimane integra, quella che porta il capitano Achab. Ora però l'animale attacca direttamente il Pequod e vi apre una falla. È a questo punto che Achab, mentre vede affondare la sua nave, pronuncia il famoso monologo "Volto la schiena al sole"[1] prima di scagliare l'unico rampone rimasto. L'arpione, che non è quello "battezzato" con il sangue dei pagani, colpisce la balena, ma la sagola s'incastra; Achab cerca di disincagliarla ma la corda gli avvolge il collo e lo trascina fuoribordo, tra i flutti (cap. 135, "La caccia - Terza giornata").

Analisi del personaggio[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante sia Ismaele la voce narrante del romanzo, il capitano Achab è il vero protagonista della vicenda e la colonna portante di tutta la storia. In funzione dell'intonazione teatrale che Melville cerca di conferire alla propria opera,[2] Achab presenta tutte le caratteristiche peculiari dell'eroe tragico e, come in un dramma faustiano, trascende la propria condizione deciso a perseguire il suo scopo fino all'estremo, condannando se stesso e i suoi marinai all'annichilimento della ragione e alla morte.[3] La struttura della vicenda si regge interamente sulla sua ossessione per Moby Dick. Pur basata su un semplice nucleo narrativo, la storia ha una fisionomia abissale, simile a quella del biblico Leviatano.[4]

Nel romanzo vi sono parecchi momenti in cui Achab non è presente. Bisogna aspettare un centinaio di pagine perché venga almeno evocato per la prima volta il suo nome[5] e un'altra cinquantina perché faccia la sua prima apparizione, breve e incisiva, in carne ed ossa: in pochi minuti Achab si presenta alla ciurma, e al lettore, con la sua ossessione e la sua inscalfibile determinazione. La seconda volta che appare, poi, è per gettare in mare la pipa, simbolica rinuncia ascetica ai piaceri e alla tranquillità della vita di terra.[6]

Per gran parte del romanzo il capitano rimane chiuso nella sua cabina e non ritorna all'aria aperta se non sporadicamente, ma in un certo senso non scompare mai del tutto. Anche se non lo si vede, i marinai sanno, e soprattutto lo sa il lettore, che lui c'è, è chiuso nella sua cabina e sta pensando a Moby Dick. Questo suo isolarsi all'interno di uno spazio chiuso è carico di significati simbolici. Sono la sua determinazione e la sua ambizione ad allontanarlo dalla condizione di semplice uomo e ad accostarlo invece alla potenza di un fenomeno naturale, tanto da convincerlo di essere in grado di ingaggiare una lotta da pari a pari con una creatura quasi soprannaturale come Moby Dick.

Altri media[modifica | modifica wikitesto]

Il capitano Achab è stato interpretato da diversi attori negli adattamenti cinematografici del romanzo:

L'Achab del film di Houston[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) The Literature Page e (IT) liber-rebil.
  2. ^ Ray Bradbury, Verdi ombre, balena bianca (a cura di Alessandro Zaccuri, trad. it. di Chiara Vatteroni), Roma, Fazi, 1998, p. 279. ISBN 88-8112-082-8. Consultabile anche su Google libri.
  3. ^ "Melville, Herman", su Treccani.it.
  4. ^ Mario Andrea Rigoni, "Il capitano Achab, l'eroe di Melville in lotta con l'invisibile", sul Corriere della Sera del 28 luglio 2002, p. 25.
  5. ^ A p. 98, nell'edizione Feltrinelli del 2007, ISBN 978-88-07-82194-3, consultabile anche su Google libri.
  6. ^ Wystan Hugh Auden, Gli irati flutti (a cura di Gilberto Sacerdoti), Roma, Fazi, 1995, p. 154. ISBN 88-8112-002-X. Consultabile anche su Google libri.