Basilica dei Santi Pietro e Paolo (Roma)

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Basilica dei Santi Pietro e Paolo
Roma EUR Basilica santi Pietro e Paolo.jpg
Vista dalla base della scalinata, viale Europa
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Località Roma
Religione Cattolica
Titolare San Pietro e San Paolo
Ordine Frati Minori Conventuali
Diocesi Roma
Consacrazione 1966
Architetto Nello Ena
Alfredo Energici
Arnaldo Foschini
Vittorio Grassi
Tullio Rossi
Costantino Vetriani
Stile architettonico moderno
Inizio costruzione 1939
Completamento 1955
Sito web santipietroepaoloroma.it

Coordinate: 41°50′01.1″N 12°27′33.11″E / 41.833639°N 12.459197°E41.833639; 12.459197

La basilica dei Santi Pietro e Paolo è una chiesa di Roma, all'EUR. Essa si innalza nel punto più elevato del quartiere, nel punto in cui si ritiene sorgesse un oratorio dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, consacrato ai due apostoli. È affidata alla cura dei Frati Minori Conventuali della Provincia Romana.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La progettazione fu affidata agli architetti Arnaldo Foschini, Alfredo Energici, Vittorio Grassi, Nello Ena, Tullio Rossi e Costantino Vetriani. Il progetto venne approvato nel settembre del 1938 e i lavori iniziarono nell'aprile del 1939.

Durante la seconda guerra mondiale i lavori rallentarono fino ad essere sospesi dopo un bombardamento che interessò alcune strutture nel 1943.

Il 10 settembre 1943 il cantiere della futura basilica fu teatro di alcuni scontri tra soldati italiani e paracadutisti tedeschi, attestati nei pressi del Ponte della Magliana e diretti verso il centro di Roma. Dopo i combattimenti, sulla scarpata della chiesa, furono rinvenute e ricoperte di terra nove salme irriconoscibili di militari italiani; ai piedi della scalinata, invece, caddero quattro ignoti granatieri, i cui corpi, semispogliati, erano stati privati delle piastrine di riconoscimento[1].

I lavori dell'edificio ripresero nel 1953 e si scoprì che dal cantiere erano state sottratte grandi quantità di materiale da costruzione.

Aperta al culto nel luglio del 1955 la chiesa ricevette la dignità di parrocchia nel dicembre del 1958 e il titolo cardinalizio, fu infatti affidata alle premure del cardinale Franjo Šeper, nel novembre del 1965. Nel giugno del 1966 la chiesa fu consacrata dal cardinale Šeper e l'anno seguente elevata alla dignità di basilica minore.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Facciata laterale della basilica

Il tempio, a croce greca, è costituito da un cubo centrale e da una cupola emisferica con un diametro di 32 metri. All'esterno, ai lati del portico, le grandi statue raffiguranti i Santi patroni di Roma Pietro e Paolo dominano la scalea monumentale che unisce il piazzale della chiesa al sottostante viale Europa.

All'interno, sopra l'altare maggiore, domina la figura di Cristo trionfatore; a sinistra, nella cappella dedicata all'Immacolata Concezione, è presente un mosaico raffigurante la Madonna con il bambino circondata da una corona di angeli. A destra, invece, si trova la cappella di San Francesco ove è collocata una pala in mosaico che presenta il poverello di Assisi insieme ad alcuni santi francescani.

Sulla facciata laterale della basilica spicca un altorilievo in marmo la Conversione di Saulo del 1941 scolpito da Venanzo Crocetti.

Nel 2007 la basilica è stata sottoposta a importanti interventi di restauro e conservazione.

Nel transetto sinistro della chiesa, alla sinistra dell'altare dedicato alla Madonna, si trova l'organo a canne, costruito nel 1960 da Libero Rino Pinchi.

Vedute[modifica | modifica wikitesto]

Essendo eretta su una collinetta, in condizioni di tempo sereno e di scarsa illuminazione la chiesa è visibile da molti punti della città, anche assai distanti: è visibile per esempio dalla via Anagnina in zona Casal Morena e dall'Appio Claudio. È altresì visibile dalla via Flaminia, provenendo da Ponte Milvio, ma solo per un breve istante appena a ridosso delle mura di porta Flaminia. Arrivando dall'aeroporto di Fiumicino, sul ponte che attraversa il Tevere, si ha una vista suggestiva soprattutto la sera quando l'illuminazione fa risaltare il biancore della grande chiesa.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Associazione fra i Romani (a cura di), Albo d'oro dei caduti nella difesa di Roma del settembre 1943, Roma, 1968, pag. 72

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Alemanno, Le chiese di Roma moderna, Armando Editore, Roma 2006, Vol. III, pp. 34–38
  • G. Fronzuto, Organi di Roma. Guida pratica orientativa agli organi storici e moderni, Leo S. Olschki Editore, Firenze 2007, pp. 361–362. ISBN 978-88-222-5674-4

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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