Arrigo Levi

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Arrigo Levi salutato da Giorgio Napolitano a margine della presentazione del libro "Emilio Colombo, per l'Italia, per l'Europa - conversazione con Arrigo Levi", marzo 2014

Arrigo Levi (Modena, 17 luglio 1926) è un giornalista, scrittore e conduttore televisivo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'esilio in Argentina[modifica | modifica wikitesto]

Appartenente a una famiglia della Comunità ebraica di Modena, il padre Enzo era un noto avvocato, ricordato negli annali dell'automobilismo per aver redatto l'accordo fondativo che sancì la nascita della Scuderia Ferrari. La madre, Ida Donati, discendeva da Donato Donati, mercante arrivato a Modena nel XVII secolo da Finale Emilia, che aveva introdotto il grano saraceno nel Ducato estense.

Nel 1942 Arrigo è costretto a trasferirsi con i genitori in Argentina per sfuggire alle persecuzioni delle leggi razziali. A Buenos Aires inizia gli studi universitari e nel 1943 comincia la carriera giornalistica, come collaboratore di Italia libera.

La carriera giornalistica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la guerra è tornato con la famiglia dall'Argentina a Modena, appena in tempo perché suo padre potesse partecipare, il 2 giugno 1946, al Referendum istituzionale. A Modena ha completato gli studi universitari, laureandosi in Filosofia, e ha continuato la sua carriera giornalistica presso il giornale "Unità Democratica" diretto da Guglielmo Zucconi. Trasferitosi in Israele si è arruolato volontario nelle brigate del Negev e ha partecipato alla prima guerra arabo-israeliana.

Rientrato in Italia si è successivamente trasferito a Londra, dove ha lavorato al programma "Radio Londra" presso la BBC. Successivamente è stato corrispondente del quotidiano torinese «Gazzetta del Popolo». Dal 1953 al 1959 ha inviato le sue corrispondenze da Roma al quotidiano «Corriere d'Informazione», edizione pomeridiana del «Corriere della Sera».

Gli incarichi più importanti[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1960 si è trasferito a Mosca. Qui, fino al 1962, è stato corrispondente del Corriere della Sera e poi, fino al 1966, è stato corrispondente de Il Giorno. Nel 1966 è passato alla Rai, dove ha condotto il telegiornale fino al 1968 (e fu questa un'innovazione, in quanto fino ad allora i telegiornali erano stati "letti" da speaker professionisti e non da giornalisti). È tornato alla carta stampata nel 1969, come inviato del quotidiano torinese La Stampa, incarico che ha ricoperto fino al 1973, quando è diventato direttore dello stesso giornale e del quotidiano del pomeriggio Stampa sera. È rimasto a Torino fino al 1978. Dal 1979 al 1983 ha collaborato con il Times, curando la rubrica di problemi internazionali. Nel 1988 è diventato capo editorialista del Corriere della sera e dal 1998 al 15 maggio 2013 è stato consigliere per le relazioni esterne del Quirinale, prima con Carlo Azeglio Ciampi e poi con Giorgio Napolitano[1].

La televisione[modifica | modifica wikitesto]

Oltre al telegiornale, al quale si è dedicato nella metà degli anni sessanta, Levi ha legato il suo nome anche a molte trasmissioni televisive, in gran parte realizzate per la Rai. Tra queste: Tam Tam (1981), Punto sette e Punto sette, una vita. Poi, per Canale 5, Tivù Tivù con Angelo Campanella (dal 1985 al 1987). In seguito di nuovo per la Rai: I giorni dell'infanzia (1993), Emozioni Tv (1995) e Gli archivi del Cremlino (1997), programma del quale è stato anche autore. Nel 1999, su Raiuno, ha condotto C'era una volta la Russia.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze e riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 17 marzo 1999[2]
Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— 2 giugno 1992[3]
  • Premio Trento per il giornalismo (1987)
  • Premio Luigi Barzini come migliore corrispondente dell'anno (1995)
  • Premio Ischia Internazionale di Giornalismo (2001)
  • Premio Guidarello (2006)
  • Premio PulcinellaMente Sant'Arpino (2012)

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Direttore de La Stampa Successore
Alberto Ronchey dal 5 maggio 1973 al 6 settembre 1978 Giorgio Fattori
Controllo di autoritàVIAF: (EN110178626 · ISNI: (EN0000 0001 1082 532X · SBN: IT\ICCU\CFIV\000830 · LCCN: (ENn79095572 · GND: (DE119439239 · BNF: (FRcb121977572 (data)