Admiral flota Sovetskogo Soyuza Kuznetsov

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Admiral flota Sovetskogo Soyuza Kuznetsov
Kusnzov2.jpg
La Admiral Kuznetsov nel 1991
Descrizione generale
Naval Ensign of the Soviet Union.svg
Naval Ensign of Russia.svg
Tipoincrociatore pesante portaeromobili missilistico - portaerei
ClasseAdmiral Kuznetsov
Numero unità1
ProprietàNaval Ensign of the Soviet Union.svg Voenno-morskoj flot
Naval Ensign of Russia.svg Voenno-morskoj flot
Identificazione113 poi 063
Ordine3 marzo 1981
CantiereNikolaev South
Impostazione22 febbraio 1983
Varo5 dicembre 1985
Completamento21 gennaio 1991
Entrata in servizio1995
Caratteristiche generali
Dislocamento43.000 (Standard), 55.000 (Full), 58.600 (Max)[1]
Stazza lorda67.000 tsl
Lunghezza306,5 m
Larghezza72,3 m
Pescaggio9,1 m
PropulsioneTurbine a vapore 200.000 hp
Velocità32 nodi (59 km/h)
Autonomia8.500 mn a 18 nodi (15.700 km a 33 km/h)
Equipaggio1.500
Armamento
Armamento12 missili antinave SS-N-19 Shipwreck
192 SAM SA-N-9 Gauntlet
8 cannoni CIWS CADS-N-1 Kaštan
8 cannoni AA AK-630
1 lanciatore ASW UDAV-1
Mezzi aerei41-60[1]

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La portaerei Admiral flota Sovetskogo Soyuza Kuznetsov[2] (in russo: Адмирал флота Советского Союза Кузнецов? e nota più brevemente soltanto come Admiral Kuznetsov, avrebbe dovuto chiamarsi Riga, fu rinominata quindi Leonid Brezhnev e poi Tbilisi) è la nave ammiraglia della Voenno-morskoj flot.

La nave era stata commissionata originariamente dalla Voenno-morskoj flot e doveva essere la capoclasse della omonima classe di incrociatori pesanti portaeromobili missilistici "ТАВКР/TAVKR".

La nave è classificata in Occidente come portaerei, mentre il termine usato dai russi è ТАВКР/TAVKR, acronimo di incrociatore pesante portaeromobili missilistico (in russo: Тяжёлый авианесущий крейсер ракетный?, traslitterato: Tjažëlyj avianesuščij krejser raketnyj) in quanto tale designazione consente alla Russia di aggirare la Convenzione di Montreux per le navi che transitano per i Dardanelli e il Bosforo tra il Mar Mediterraneo e il Mar Nero.

La nave, che è entrata in servizio a metà degli anni novanta è l'unica portaerei russa in attività ed è inoltre una delle due sole portaerei operativa a utilizzare per il decollo e l'atterraggio il sistema STOBAR, mentre l'altra è una unità derivata dallo stesso progetto di base, la INS Vikramaditya, ex incrociatore portaeromobili Baku sovietica della classe Kiev[3], entrata in servizio nel 2013.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La nave ha tre punti di decollo per aerei ad ala fissa.

La nuova portaerei venne ordinata per la Marina Sovietica il 3 marzo 1981, ed avrebbe dovuto chiamarsi Riga. La sua costruzione fu intrapresa presso il cantiere navale di Nikolaev in Ucraina, ma prima dell'inizio dei lavori il suo nome venne cambiato in Leonid Brezhnev in seguito alla morte del Segretario generale del PCUS avvenuta nel novembre del 1982. Lo scafo della nave venne impostato il 22 febbraio 1983 ed il varo ebbe luogo il 5 dicembre 1985. In seguito all'avvento dell'era Gorbaciov in Unione Sovietica durante la fase di allestimento la nave è stata prima ribattezzata Tbilisi nel 1987 e finalmente il 4 ottobre 1990 è stata intitolata all'eroe dell'Unione Sovietica ammiraglio Kuznetsov. L'allestimento della nave era al 71% nell'estate del 1989 e nel novembre dello stesso anno anno vennero fatte le prime prove di appontaggio. Consegnata alla Marina Sovietica il 21 gennaio 1991, nel dicembre dello stesso anno partì dal Mar Nero per unirsi alla Flotta del Nord cui era stata assegnata.

La nave venne dotata di aeromobili solo nel 1993, divenendo pienamente operativa nel 1995 nella Marina della Federazione Russa. Nel gennaio 2009, la Kuznetsov risulta in servizio nella Flotta del Nord, inquadrata nella 43ª Divisione navi lanciamissili.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]


Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (RU) Jurij Valentinovič Apalʹkov, Avianecuščie korabli, raketno-artillerijskie korabli, Korabli VMF SSSR : spravočnik v četyrech tomach / Ju. V. Apalʹkov, T. 2.; Udarnye korabli, Č. 1., San Pietroburgo, Galeja Print, 2003, p. 114, ISBN 978-5-8172-0080-5.

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