Achille Lauro (nave)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Achille Lauro
Achille03.jpg
L'Achille Lauro nel 1989
Descrizione generale
Civil Ensign of Italy.svg
ProprietàFlotta Lauro
IdentificazioneIndicativo di chiamata radio ITU: IBHE IndiaBravoHotelEcho
IMO 5390008
CostruttoriDe Schelde
CantiereVlissingen, Paesi Bassi
Impostazione1938
Varoluglio 1946
Completamento1947
Destino finaleAffondata il 2 dicembre 1994
Caratteristiche generali
Stazza lorda23.629 tsl
Lunghezza192,4 m
Larghezza25 m
Altezza14,5 m
Propulsione8 motori Diesel elettrici Sulzer, 4 assi, 2 eliche
23.500 CV
Velocità21 nodi (39 km/h)
Equipaggio320
Passeggeri152 passeggeri in prima classe, 1.155 in turistica
voci di navi passeggeri presenti su Wikipedia

L'Achille Lauro fu un transatlantico, varato come Willem Ruys e successivamente intitolato all'armatore Lauro, quando questi la comprò negli anni sessanta per trasformarla in nave da crociera. È famosa per il dirottamento che vi avvenne nel 1985. Naufragò nel 1994 per un incendio al largo della costa somala, finendo sommersa su un fondale di 5.000 metri alle coordinate 7°14,1' Nord 51°19,8' Est.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Ordinata nel 1938 come Willem Ruys, il suo scafo venne impostato nel 1938 a Flessinga (Paesi Bassi) per i Rotterdamsche Lloyd. La costruzione fu ritardata dalla seconda guerra mondiale e da due bombardamenti e la nave non venne varata fino al luglio 1946. La Willem Ruys venne completata alla fine del 1947 e compì il suo viaggio inaugurale il 2 dicembre 1947. Era dotata di un impianto di desalinizzazione per ricavare acqua potabile dall'acqua di mare. Fino al 1963 rimase in servizio sulla linea Europa-Australia. Successivamente venne usata per crociere nel Mediterraneo.

Nel 1964, venne venduta alla Flotta Lauro e ribattezzata Achille Lauro. Ricostruita estensivamente e modernizzata nei Cantieri del Tirreno di Palermo, rientrò in servizio nel 1966 come nave da crociera. Nell'aprile 1975, mentre si trovava nello stretto dei Dardanelli, entrò in collisione con una nave trasporto bestiame, la Yousset, che affondò. Nel 1982, successivamente al fallimento della Flotta Lauro, passò alla Starlauro della Mediterranean Shipping Company.

Per quattro volte (1965, 1972, 1981 e 1994) l'imbarcazione fu colpita da incendi, l'ultimo dei quali, scoppiato il 30 novembre 1994, ne causò l'affondamento il 2 dicembre, tre giorni dopo.

Il dirottamento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dirottamento dell'Achille Lauro.
L'Achille Lauro nella stagione 1986-87

Il 7 ottobre 1985, mentre compiva una crociera nel Mediterraneo, al largo delle coste egiziane, venne dirottata da un commando del Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP). A bordo erano presenti 201 passeggeri e 344 uomini dell'equipaggio.

Dopo frenetiche trattative diplomatiche, si giunse in un primo momento a una felice conclusione della vicenda, grazie all'intercessione dell'Egitto, dell'OLP di Arafat (che in quel periodo aveva trasferito il quartier generale dal Libano a Tunisi a causa dell'invasione israeliana del Libano) e dello stesso Abu Abbas (uno dei due negoziatori, proposti da Arafat, insieme a Hani el-Hassan, un consigliere dello stesso Arafat[1]), che convinse i terroristi alla resa in cambio della promessa dell'immunità.

Due giorni dopo si scoprì tuttavia che a bordo era stato ucciso un cittadino statunitense, Leon Klinghoffer, ebreo e paraplegico: l'episodio provocò la reazione degli Stati Uniti.

Dopo aver lasciato Alessandria d'Egitto e aver effettuato uno scalo in Grecia, l'Achille Lauro si diresse verso Napoli, quando la CIA passò un'informazione, forse proveniente dai servizi egiziani, relativa alla possibile presenza di esplosivo su alcune casse caricate ad Alessandria. Pur non potendo verificare la veridicità dell'informazione il SISMI, in accordo con il comandante della nave, decise per precauzione di far gettare in mare alcune casse di cui non era stato possibile controllare il contenuto[1].

Nel 1990 il dirottamento venne raccontato in un film per la televisione, Viaggio del terrore con Burt Lancaster e Eva Marie Saint.

Nel 1991 alla vicenda si ispirò il compositore statunitense John Adams con l'opera La morte di Klinghoffer.

L'incendio e il naufragio[modifica | modifica wikitesto]

La nave fu acquisita nel 1987 dalla Mediterranean Shipping Company S.A. (MSC). Il 30 novembre 1994, mentre era in navigazione al largo della Somalia durante una crociera tra Genova e il Sudafrica, scoppiò un incendio che due giorni più tardi, il 2 dicembre 1994, ne causò l'affondamento. L'incendio causò due morti, uno dei quali colpito da un oggetto mentre era nella lancia di salvataggio durante un'errata manovra nelle fasi di evacuazione, e uno per complicanze cardiovascolari[2].

La maggior parte dei passeggeri venne salvata dal vascello battente bandiera panamense Hawaiian King. Una parte dell'equipaggio venne tratta in salvo dalla fregata Zeffiro della Marina Militare Italiana che rientrava da una missione a Gedda. Le operazioni di salvataggio furono coordinate dal comandante Maurizio Gemignani supportato dal comandante in seconda Cosimo Nicastro e dal direttore sanitario, medico di bordo dell'Achille Lauro, Nicola Freda. I passeggeri superstiti vennero scortati nel porto di Gibuti sotto la supervisione del GM Davide Bottalico ufficiale medico della fregata Zeffiro. Secondo la commissione d'inchiesta istituita dal ministero dei Trasporti l'incendio fu dovuto al caso.

È stato escluso il recupero del relitto, per via della sua antieconomicità e per via del fatto che nel punto dell'affondamento, a 95 miglia dalla costa somala, in pieno Oceano Indiano, la profondità è di circa 5.000 m.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Fulvio Martini, Nome in codice Ulisse, pag 112 e seguenti, 1999, Rizzoli, ISBN 88-17-86096-4
  2. ^ ACHILLE LAURO-ANGELINA LAURO, due navi predestinate?, su www.marenostrumrapallo.it. URL consultato il 9 maggio 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàLCCN (ENn85276933