Achille Lauro (nave)

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Achille Lauro
Achille03.jpg
Achille Lauro nel 1989
Descrizione generale
Civil Ensign of Italy.svg
TipoTransatlantico e nave da crociera
ProprietàKoninklijke Rotterdamsche Lloyd (1947-1965)
Flotta Lauro (1965-1987)
Starlauro (1987-1994)
Porto di registrazioneFlag of the Netherlands.svg Rotterdam (1947-1965)
Civil Ensign of Italy.svg Napoli (1965-1994)
IdentificazioneIndicativo di chiamata radio ITU:
India
I
Bravo
B
Hotel
H
Echo
E
(India-Bravo-Hotel-Echo)

Numero IMO: 5390008
CostruttoriDe Schelde
CantiereFlessinga, Paesi Bassi
Impostazione1938
Varoluglio 1946
Completamento1947
Destino finaleAffondata il 2 dicembre 1994
Caratteristiche generali
Stazza lorda23.629 tsl
Lunghezza192,4 m
Larghezza25 m
Altezza14,5 m
Propulsione8 motori Diesel elettrici Sulzer, 2 assi, 2 eliche
23.500 CV
Velocità21 nodi (39 km/h)
Equipaggio320
Passeggeri152 passeggeri in prima classe, 1.155 in turistica
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L'Achille Lauro fu un transatlantico, varato come Willem Ruys e successivamente intitolato all'armatore Lauro quando questi la comprò negli anni sessanta per trasformarla in nave da crociera. È famosa per il dirottamento che vi avvenne nel 1985. Naufragò nel 1994 per un incendio al largo della costa somala, finendo sommersa su un fondale di 5.000 metri alle coordinate 7°14,1' Nord 51°19,8' Est.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Willem Ruys in servizio per KRL a Rotterdam nel 1958.

Ordinata nel 1938 come Willem Ruys, il suo scafo fu impostato nel 1938 a Flessinga (Paesi Bassi) per conto della Koninklijke Rotterdamsche Lloyd (KRL). La costruzione fu ritardata dalla seconda guerra mondiale e da due bombardamenti e la nave non fu varata fino al luglio 1946. La Willem Ruys fu completata alla fine del 1947 e compì il suo viaggio inaugurale il 2 dicembre 1947. Era dotata di un impianto di desalinizzazione per ricavare acqua potabile dall'acqua di mare. Fino al 1963 rimase in servizio sulla linea Europa-Australia. Successivamente fu usata per crociere nel Mediterraneo.

Nel 1964, fu venduta alla Flotta Lauro e ribattezzata Achille Lauro. Ricostruita estensivamente e modernizzata nei Cantieri del Tirreno di Palermo, rientrò in servizio nel 1966 come nave da crociera. Nell'aprile 1975, mentre si trovava nello stretto dei Dardanelli, entrò in collisione con una nave trasporto bestiame, la Yousset, che affondò. Nel 1987, successivamente al fallimento avvenuto nel 1982 della Flotta Lauro, passò alla Starlauro di Eugenio Buontempo e Salvatore Pianura e quindi, nel 1991, alla Mediterranean Shipping Company.

Per quattro volte (1965, 1972, 1981 e 1994) l'imbarcazione fu colpita da incendi, l'ultimo dei quali, scoppiato il 30 novembre 1994, ne causò l'affondamento il 2 dicembre, tre giorni dopo.

Il dirottamento[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Dirottamento dell'Achille Lauro.

Il 7 ottobre 1985, mentre compiva una crociera nel Mediterraneo, al largo delle coste egiziane, fu dirottata da un commando del Fronte per la Liberazione della Palestina (FLP). A bordo erano presenti 201 passeggeri e 344 uomini dell'equipaggio.

Dopo frenetiche trattative diplomatiche, si giunse in un primo momento a una felice conclusione della vicenda, grazie all'intercessione dell'Egitto, dell'OLP di Arafat (che in quel periodo aveva trasferito il quartier generale dal Libano a Tunisi a causa dell'invasione israeliana del Libano) e dello stesso Abu Abbas (uno dei due negoziatori, proposti da Arafat, insieme a Hani el-Hassan, un consigliere dello stesso Arafat[1]), che convinse i terroristi alla resa in cambio della promessa dell'immunità.

Achille Lauro nella stagione 1986-87

Due giorni dopo si scoprì tuttavia che a bordo era stato ucciso un cittadino statunitense, Leon Klinghoffer, ebreo e paraplegico: l'episodio provocò la reazione degli Stati Uniti.

Dopo aver lasciato Alessandria d'Egitto e aver effettuato uno scalo in Grecia, l'Achille Lauro si diresse verso Napoli, quando la CIA passò un'informazione, forse proveniente dai servizi egiziani, relativa alla possibile presenza di esplosivo su alcune casse caricate ad Alessandria. Pur non potendo verificare la veridicità dell'informazione il SISMI, in accordo con il comandante della nave Gerardo De Rosa, decise per precauzione di far gettare in mare alcune casse di cui non era stato possibile controllare il contenuto[1].

Nel 1990 il dirottamento fu raccontato in un film per la televisione, Viaggio del terrore con Burt Lancaster e Eva Marie Saint.

Nel 1991 alla vicenda si ispirò il compositore statunitense John Adams con l'opera La morte di Klinghoffer.

L'incendio e il naufragio[modifica | modifica wikitesto]

La nave era stata acquisita nel 1991 dalla Mediterranean Shipping Company S.A. (MSC). Il 30 novembre 1994, mentre era in navigazione al largo della Somalia durante una crociera tra Genova e il Sudafrica, scoppiò un incendio che due giorni più tardi, il 2 dicembre 1994, ne causò l'affondamento. Le vittime furono due: una persona fu colpita da un oggetto mentre era nella lancia di salvataggio a causa di un'errata manovra nelle fasi di evacuazione e una decedette per complicanze cardiovascolari[2].

Nonostante i disperati tentativi di salvare il relitto in fiamme trainandolo in porto, la nave si voltò su un fianco poco dopo essere stata agganciata da un rimorchiatore e affondò rapidamente. L'armatore aveva pattuito con la compagnia Murri International Salvage Freres un compenso pari alla metà del valore di realizzo del relitto. Le Assicurazioni Generali dovettero risarcire i beni dei passeggeri con circa 28 miliardi di lire.[3]

La maggior parte dei passeggeri fu salvata dal vascello battente bandiera panamense Hawaiian King. Una parte dell'equipaggio fu tratta in salvo dalla fregata Zeffiro della Marina Militare Italiana che rientrava da una missione a Gedda. Le operazioni di salvataggio furono coordinate dal comandante Maurizio Gemignani supportato dal comandante in seconda Cosimo Nicastro e dal direttore sanitario, medico di bordo dell'Achille Lauro, Nicola Freda. I passeggeri superstiti furono scortati nel porto di Gibuti sotto la supervisione del guardiamarina Davide Bottalico, ufficiale medico della fregata Zeffiro. Secondo la commissione d'inchiesta istituita dal ministero dei Trasporti l'incendio fu dovuto al caso.

Una curiosità: il celebre cuoco e conduttore Alessandro Borghese lavorava sulla nave proprio nel giorno dell’incendio. Durante una puntata di Che tempo che fa, ha raccontato infatti di aver lavorato, appena maggiorenne, come cuoco sulla stessa nave proprio in occasione dell'incendio.

È stato escluso il recupero del relitto, per via della sua antieconomicità e per via del fatto che nel punto dell'affondamento, a 95 miglia dalla costa somala, in pieno Oceano Indiano, la profondità è di circa 5.000 m.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Fulvio Martini, Nome in codice Ulisse, pag 112 e seguenti, 1999, Rizzoli, ISBN 88-17-86096-4
  2. ^ ACHILLE LAURO-ANGELINA LAURO, due navi predestinate?, su www.marenostrumrapallo.it. URL consultato il 9 maggio 2019.
  3. ^ https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/12/03/in-fondo-all-oceano.html

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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