Zardoz

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Zardoz
Zardoz.png
Zardoz: il Nume
Titolo originale Zardoz
Paese di produzione Regno Unito
Anno 1974
Durata 102 min
Colore Colore
Audio sonoro
Genere fantascienza
Regia John Boorman
Soggetto Lyman Frank Baum
Sceneggiatura John Boorman
Produttore John Boorman
Casa di produzione 20th Century Fox, John Boorman Production
Distribuzione (Italia) 20th Century Fox
Fotografia Geoffrey Unsworth
Montaggio John Merritt
Effetti speciali Jerry Johnson
Musiche David Munrow
Scenografia Anthony Pratt
Costumi Christel Kruse Boorman
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Zardoz è un film di fantascienza del 1974 diretto da John Boorman. Sean Connery interpreta il personaggio principale, in uno dei suoi primi ruoli dopo la serie dei film di 007.

Girato e prodotto con le limitate risorse di un milione di dollari, Zardoz è un misto di fantascienza filosofica e cerebrale, con un complesso schema narrativo.

Con la sua miscela di mitologia, la trama sociopolitica piena di svolte e apparenti incongruenze, le allegorie e la satira ad ampio raggio, è da alcuni citato come un film di culto.[1][2]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Sulla Terra post apocalittica dell'anno 2293, gli "immortali", la casta che raggruppa l'élite dei ricchi, potenti e più intelligenti dell'epoca storica precedente grazie a un progresso scientifico straordinario e scoperte tecnologiche rivoluzionarie, vivono eternamente in una comunità detta Vortex. Si tratta di una dimensione alternativa dell'esistenza, a tratti ascetica, filosofica, distaccata definitivamente dalla vita mortale. Gli immortali sono però moralmente afflitti e psicologicamente annoiati, resi quasi paranoici dal loro status tendente al divino.

La loro condizione quasi sovrannaturale viene vissuta in modo diverso da ciascuno; il Vortex di fatto è diviso in tre tendenze:

  • gli immortali Semplici, che se la godono per quanto possono.
  • gli Apatici, vinti dalla noia e immersi nell'atarassia.
  • e i Rinnegati che non conformandosi al Vortex e contestando il sistema asfissiante, sono stati condannati a vivere sì in eterno, ma come decrepite persone anziane.

A nutrire col proprio lavoro questa sorta di Olimpo c'è la gente normale che, esclusa dal Vortex, è rimasta mortale: sono detti i Bruti, producono il grano e il cibo necessario alle persone del Vortex, che viene raccolto da una grande testa volante del dio Zardoz. Quest'ordine infimo dell'umanità è considerato infestante e, a causa di una visione distorta e stravolta dagli immortali, la loro riproduzione è considerata quasi inutile, sorpassata, obsoleta e dannosa; il popolo viene schiavizzato, torturato e ucciso dagli Sterminatori, una casta di perituri armati, indottrinati e organizzati dagli immortali. Il loro credo impartito e ordine supremo è, tragicamente, di considerare il sesso e lo sperma come il male e di brutalizzare i Mortali per mortificare la loro riproduzione ed esistenza[3].

Tra i guerrieri Sterminatori c'è Zed che — animato dalla propria curiosità, intelligenza, disprezzo del pericolo e desiderio d'avventura — approfitta dell'unico strumento di comunicazione tra i due mondi: la statua di Zardoz, un dispositivo volante dalla forma vagamente mitologica di una ciclopica testa di pietra, capace di attraversare le barriere del Vortex, e venerato dai Bruti alla stregua di una divinità temuta e vendicativa.

Zed, bramoso di conoscere e affrontare il tremendo dio Zardoz, si nasconde nella testa, uccide il suo pilota Arthur Frayn e raggiunge il Vortex, dove si rende conto che ciò che veniva obbedito come un nume in realtà era opera dell'uomo; entrato prepotentemente tra le vite degli Immortali, vi seminerà l'odore della mortalità, i dubbi della vita vera, i forti desideri primordiali, anche e soprattutto sessuali, che tra gli Immortali erano spenti e disprezzati.

Zed divide la compagine immortale, fa leva sul suo potente carisma, pathos e sex appeal, risveglia nelle genti immortali del Vortex la potenza delle passioni, semina gelosie e invidie. E alla fine smonta il sistema, il cui funzionamento si concentra in un meraviglioso dispositivo tecnologico dai risvolti quasi magici, il Tabernacolo, in pratica un grosso cristallo trasparente di cui Zed s'impossessa per distruggerlo.

Prima dell'esito finale lo Sterminatore raggiunge la consapevolezza della situazione nella quale è immerso, perché scopre che quel Frayn che lui stesso aveva ucciso era stato in realtà colui che aveva pianificato tutto sin dal principio, sin dalla sua nascita; l'aveva guidato di nascosto verso la comprensione della realtà: è lui infatti che gli insegna a leggere, che gli svela la verità su "Zardoz", nome e sistema che traevano l'ispirazione dal romanzo di Wizard of Oz, e che, alla fine, lo conduce a lui stesso e gli permette persino di ucciderlo, poiché per riportare alla vita (caduca ma vera) gli immortali e il mondo intero, lo sterminatore Zed è dunque costretto a regalare nuovamente loro la morte. Lo sterminatore è un "falso selvaggio" e in realtà è il nuovo passo genetico naturale della specie umana in risposta alla fittizia evoluzione programmata verso l'immortalità.

Fonti e tematiche[modifica | modifica sorgente]

Zardoz nasce dall'unione di una regia e una sceneggiatura, entrambe di John Boorman. L'idea generale della trama viene da un soggetto di L. Frank Baum, autore del celeberrimo romanzo Il meraviglioso mago di Oz, a cui anche la parola "Zardoz" rende omaggio ("the wizard of Oz"). Si tratta di uno spettacolare film di fantascienza sociologica, ispirato alla letteratura fantastica e a certe letture antipositiviste e vitalistiche marxiste, nonché esteticamente condizionato dalle atmosfere lisergiche dell'epoca[senza fonte]. Una lettura d'epoca tuttavia classificava il regista Boorman quale di idee reazionarie così il soggetto del film rappresenterebbe l'utopia progressista e anche marxista con i timori che ne deriverebbero[senza fonte], al punto che parte del pubblico tenderà, soprattutto con il suo successivo lavoro Excalibur, ad etichettarlo come "fascista" o "reazionario"[senza fonte].

Si possono trovare tematiche simili (la fuga dall'immortalità di un mondo gestito da un supercomputer, grazie all'intrusione di personaggio estraneo voluto dagli suoi stessi creatori di quel mondo) nel romanzo La città e le stelle di Arthur C. Clarke (1956) da cui John Boorman ha preso non pochi spunti. Nel film troviamo l'identica situazione, gli stessi personaggi e l'identico meccanismo del libro, perfino uguali conclusioni, con l'unica differenza che Boorman finisce il film prima del volo fra le stelle come invece succede nel finale del libro di Clarke. La figura del Buffone, ossia di Arthur Frayn è molto simile a quella del Buffone Khedron (che però scompare impaurito nel momento chiave della vicenda), del romanzo di Clark ma è desunta, nel modo figurato, dal maestro di cerimonie francese che si vede in Atlantide di George W. Pabst, che funge da assistente alla bellissima glaciale e immortale Antinea.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Royal Institute of British Architects, Journal, RIBA Magazines, July 1988, p. 30.
  2. ^ Penelope Morrison Chambers, Debra: Reconciling the Irreconcilable, AuthorHouse, 2006, p. 356, ISBN 978-1-4259-1249-9.
  3. ^ Il comandamento di Zardoz (in inglese): The gun is good. The penis is evil. The penis shoots seeds, and makes new life to poison the Earth with a plague of men, as once it was, but the gun shoots death, and purifies the Earth of the filth of brutals. Go forth . . . and kill!

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]