Winspeare

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Busto di David Winspeare a Castel Capuano.

I Winspeare sono i rappresentanti di una famiglia cattolica di origine inglese, originari dell'Isola di Man e stabilitisi poi nello Yorkshire. Lasciarono l'Inghilterra al tempo delle guerre di religione seguendo gli Stuart.

Nel XVIII secolo si trasferirono nel Regno di Napoli con David Winspeare (Londra 1704-Napoli 1764)

Tale casata, che si divise in due rami nel XIX secolo, entrò a far parte dell'aristocrazia nel 1808, grazie al titolo di barone assegnato, da Gioacchino Murat, alla persona di David Winspeare (1775 – 1847) ed esteso ai discendenti dei due rami con Decreto reale del 17 dicembre 1816. Tuttavia, il titolo non fu riconosciuto dai Borbone dopo la Restaurazione. La famiglia ne ottenne il riconoscimento solo da parte del governo italiano, con Decreto ministeriale del 20 marzo 1917, riconfermato, con sovrana concessione motu proprio, il 17 agosto 1942. Gli esponenti di uno dei due rami, ossia i discendenti di Antonio (1840-1913), figlio di Edoardo, sono stati autorizzati, con Regio Decreto 14 gennaio 1943, all'aggiunta del cognome Guicciardi.

Esponenti principali[modifica | modifica sorgente]

Fra i principali esponenti della famiglia si ricordano:

Fino al XX secolo, la famiglia Winspeare possedeva innumerevoli proprietà nella città di Napoli (tra cui il Palazzo Acquaviva d'Atri, acquistato agli inizi dell'Ottocento), e, in particolare, quelle ereditate dalla duchessa di Salve, sulla collina del Vomero (Villa Leonetti, Villa Salve).

È tuttora proprietaria di un castello a Depressa, in provincia di Lecce. Appartiene a questa famiglia anche il regista Edoardo Winspeare.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Unità d'Italia: Antonio Winspeare tra i migliori 150 servitori dello Stato
  2. ^ Addio alla contessa Winspare madre di Giullion Mangilli - Cronaca - la Tribuna di Treviso

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maria Marcella Rizzo, Potere e grandi carriere. I Winspeare, secc. XIX-XX, Congedo, Galatina 2004.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]