Vaishnavismo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.

Il Visnuismo[1][2] o Vishnuismo, anche chiamato Vaishnavismo (dall'aggettivo sanscrito Vaiṣṇavá, "devoto a Viṣṇu"), è una delle tre principali correnti devozionali dell'induismo, insieme a Shivaismo e Shaktismo. Si calcola che siano visnuiti circa 580 milioni, pari al 75%-80% degli induisti.[3]

Altare di un tempio vaishnava

I seguaci, detti visnuiti, vishnuiti o vaishnava (IAST Vaiṣṇava), considerano Vishnu quale suprema divinità, il principio animatore e conservatore degli esseri viventi, a cui tutti gli altri deva sono sottomessi. Si tratta di una tradizione prevalentemente monoteistica, basata principalmente sulle Upanishad, sui Veda e su Purana quali la Bhagavad Gita, ed i Padma, Vishnu e Bhagavata Purana.

Vishnu è venerato soprattutto sotto la forma delle sue principali incarnazioni o avatara, tra le quali le più popolari sono:

Scuole visnuite[modifica | modifica wikitesto]

Sri Madhvacharya, fondatore della corrente dualista.

Tra le maggiori scuole vaishnava, o sampradaya sono incluse:

  • Shri Sampradaya, o Vishishtadvaita vedanta ("non-dualismo qualificato"), fondata da Ramanuja;
  • Brahma-Madhva Sampradaya, o Dvaita ("dualismo"), fondata da Madhva
  • Gaudiya Sampradaya Acintya Bheda-Abheda, ("simultaneamente simile e differente") fondata da Caitanya Mahaprabhu
  • Rudra Sampradaya, o Shuddhaadvaita, fondata da Vallabha
  • Kumara Sampradaya, o Dvaitaadvaita, fondata da Nimbarka

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tra il VI ed il IX un gruppo di dodici poeti mistici, gli "Alvar" celebrarono in lingua tamil la loro venerazione per Visnhu ed i suoi avatara, stabilendo i canoni principali per l'adorazione ed il culto delle divinità, in opere come Dravida shastra o Prabhanda. Il più illustre tra loro fu Nammâlvâr (nostro Alvar).

XII secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il filosofo Ramanuja (1017-1137) venne influenzato dagli Alvar, da Natha Muni e dal suo predecessore alla guida del tempio di Shrirangamper, Yamunacarya. Commentatore della Bhagavad gita come il maestro Adi Shankara, si oppose al suo monismo intransigente per assumere posizioni religiose simili alla bhakti.

Murti di Ramanuja

Da un punto di vista teorico, il vishnuismo di Ramanuja si contraddistingue per un'impronta monista, chiamata "non-dualismo qualificato" (sanscr. vishishta-advaita vedanta, o Vishishtadvaita). Secondo Ramanuja il Brahman è indifferenziato e non è soggetto al divenire: semplicemente, il Brahman è. I tre principi eterni riconosciuti da Ramanuja sono "Īśvara" ("Signore"), "jagat" ("mondo inanimato") e "jiva" ("coscienza individuale"). La jiva è eterna e individuale, ha consapevolezza ("cit"), a differenza del creato, che è privo di consapevolezza ("acit"). Entrambi dipendono da Īśvara: anche se il mondo e le anime non hanno realtà al di fuori della divinità suprema, sono tuttavia reali in quanto emanazioni dell'Essere Supremo ed esistenti nell'unità Dio-mondo-anima.
Nato da famiglia braminica Ramanuja indicò come via per raggiungere la liberazione (moksha) la bhakti, precedentemente considerata come una pratica semplice, adatta alle persone più umili. Egli infatti affermò il principio per cui la qualifica di vaishnava fosse superiore a quella di brahmana.[5]

I successori di Ramanuja si scissero in due correnti[6]: i Vaḍakalai, nel nord dell'India e i Teṉkalai al sud. Queste correnti si distinguevano principalmente per una differente concezione del rapporto uomo-Dio: secondo i Vadakalai per conseguire la liberazione il devoto deve dare prova di uno sforzo, di una partecipazione attiva simile alla forza con cui un cucciolo di scimmia si tiene attaccato alla madre (markaṭa-nyāya, "analogia della scimmia").
Secondo i Teṉkalai, invece, i devoti devono abbandonarsi passivamente, come i gattini si lasciano trasportare dalla madre.

XIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

La scuola di Madhva, diffusa nell'India meridionale e centrale, fu fondata dall'asceta itinerante Madhvacarya (1199-1278) nell'India del sud. Ponendosi in netta antitesi con l'Advaita Vedānta (non-dualità dell'universo), ed approfondendo l'opera di Ramanuja, Madhva pone l'accento sull'insegnamento dvaita (dualista).
Secondo il modello di Madhva, esiste una differenza ontologica fra Īśvara, jiva e jagat: soltanto Īśvara, Dio, è indipendente (sva-tantra), mentre la materia e le anime individuali sono dipendenti (para-tantra). La bhakti è, anche per Madhva, la via maestra verso la liberazione: tutto deve essere messo al servizio di Īśvara.

XIV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nimbarka nel XIV secolo fonda nella regione di Mathura un movimento a carattere mistico, ancora oggi diffuso nel centro-nord dell'India (Rajasthan e Bengala in particolare) incentrato intorno al culto di Krishna e Radha: fu il primo a identificare il brahman con la coppia Radha-Krishna. Alla base della sua dottrina si trova il concetto di differenza (bhedabheda), una sorta di monismo relativo. Secondo Nimbarka, la divinità è inaccessibile e incomprensibile, ma le sue manifestazioni sono comprensibili.
Il sé (atman) e la divinità (brahman) sono in rapporto di dipendenza, e non di identità: hanno una relazione di reciprocità come quella delle onde e del mare, o del sole e dei suoi raggi. La liberazione si ottiene attraverso un dono assoluto di sé a Radha e Krishna.

XV secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il movimento di Nimbarka trovò il suo prolungamento ideale della dottrina di Vallabha (1479- 1531), teorico di un monismo assoluto. Ancora oggi questa corrente conta numerosi adepti, soprattutto nell'India del nord, intorno a Varanasi, città di origine di Vallabha. Secondo quest'ultimo, Krishna, identico in tutto al brahman, ha un corpo costituito dall'Essere, è dotato di intelligenza suprema e risiede con Radha in una sorta di paradiso chiamato "goloka", il "mondo delle mucche", dove non esistono che gioia e piaceri. Vallabha è l'autore di un commentario al Bhagavata Purana, nel quale celebra l'amore di Krishna per Radha.

Un'altra corrente del vishnuismo, fondata, nel XV secolo, da Ramananda, originario di Varanasi è costituita dai fedeli di Rama, l'avatara eroe del Ramayana. Secondo Ramanada è attraverso la bhakti che occorre ricercare l'unione con la divinità suprema Vishnu, attraverso la sua manifestazione nella forma di Rama.
Ramananda si mostrò favorevole ad un superamento del sistema delle caste, accettando tra i devoti membri di tutte le caste, e persino stranieri e musulmani.

Moderni vaishnava

XVI secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il fondatore di una delle principali scuole vaishnava fu il brahmana Caitanya Mahaprabhu (1485-1534), nato in Bengala e considerato egli stesso come un'avatara di Krishna. Caitanya rifiutò il sistema delle caste e l'adorazione dei testi sacri, accettando discepoli musulmani, ed elaborò una dottrina centrata sulla devozione incentrata su un bruciante amore ("prema") per Krishna. Quest'amore si esprime attraverso il canto e la danza collettiva ("sankirtana"). Il movimento di Caitanya ha fortemente influenzato la poesia e la musica del Bengala. Il movimento Hare Krishna ne è un prodotto.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Visnuismo, Dizionario di filosofia Treccani, 2009.
  2. ^ Visnuismo, Vocabolario Treccani.
  3. ^ Major Branches of Religions
  4. ^ Yogi Maharishi Mahesh, Bhagavad Gita. Nuova traduzione e commento, Ed. Mediterranee, 2003 , ISBN 978-88-272-1540-1,pag. 14
  5. ^ Melville T. Kennedy, The Chaitanya movement, Monshiram Manoharlal, Delhi, 1993, pag. 2
  6. ^ Vadakalai Vs Thenkalai

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna L. Dallapiccola, Induismo. Dizionario di storia, cultura, religione, Bruno Mondadori, Milano, 2005, ISBN 88-424-9841-6
  • Madeleine Biardeau, L'induismo, Mondadori, Milano 1995
  • Alain Danielou, Miti e dèi dell'India, BUR, Milano 2002.
  • Raffaele Torella, Il pensiero dell'India. Un'introduzione, Carocci, Roma 2008

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]