Adi Shankara

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Statua di Adi Shankara situata in un Mandir ad Allahabad

Adi Shankaracharya, o Adi Shankara ("Il primo Shankara - nella traslitterazione in uso Śaṅkara -" della sua stirpe, chiamato in modo reverenziale Bhagavatpada Acharya (il maestro ai piedi del Signore); 788820), è stato un filosofo indiano nonché il più famoso esponente della scuola di pensiero dell'Advaita Vedānta, di cui fu il principale unificatore.

Vissuto tra il 788 e l'820 d.C. secondo le fonti più moderne, o tra il 509 e il 477 a.C. secondo quelle più antiche, ebbe una profonda influenza nello sviluppo e nella crescita dell'Induismo attraverso la sua filosofia non dualistica. Ha difeso la grandezza e l'importanza delle sacre scritture induiste, la Shruti, ossia i Veda, diffondendo una spiritualità fondata sulla discriminazione, senza dogmi o ritualismi, ridando nuova linfa all'Induismo nel momento in cui Buddhismo e Jainismo stavano raggiungendo la popolarità. Secondo una leggenda, suggestiva ma infondata, Shankara sarebbe da identificare con il poeta Amaruka.

Vita e meditazione[modifica | modifica sorgente]

Nacque a Kaladi, un piccolo villaggio nello stato indiano del Kerala. Tra i suoi maestri spirituali si possono annoverare Gaudapada e Govinda Bhagavatpada.

Al tempo di Shankara l'induismo aveva perso il suo "appeal", a causa dell'influenza del Buddhismo e Jainismo. Sankara focalizzò l'attenzione sull'importanza dei Veda e il suo lavoro aiutò l'induismo a ritrovare forza e popolarità. Tuttavia non visse a lungo e viaggiò a piedi per tutta l'India, rinnovando lo studio dei Veda.

L'insegnamento di Shankara[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Advaita Vedānta.

La filosofia che propose Shankara fu potente e capitalizzò negli anni il monismo dormiente, e la conoscenza mistica dell'esistenza.

Proseguendo la linea di pensiero di alcuni rishi espresso nelle Upaniṣad e in particolare la testimonianza di Gaudapada, esposta nell'opera principale, la karika di commento alla Mandukya Upaniṣad, Shankara espose la dottrina dell'Advaita, che consiste nell'affermare la Realtà assoluta come unica realtà, mentre la realtà fenomenica come continuo divenire e quindi l'unica realtà possibile è quella non duale, mentre il mondo, soggetto al continuo divenire, ha una natura illusoria, in quanto impermanente. Egli definì meglio quanto già espresso nelle Upaniṣad: la Realtà assoluta o Brahman e la pura Realtà Ātman dell'essere individuato jivatman o anima individuale, sono la stessa e unica. Questa realtà è non duale, pertanto realizzabile solo rinunciando ai vincoli del contingente.

I tre principali stati di consapevolezza (veglia, sogno e sonno profondo), infatti, sono espressione di un quarto stato trascendentale, conosciuto nelle Upaniṣad come turīya, coincidente con la Realtà assoluta o Brahman. La molteplice natura dei fenomeni e la loro ultima essenza è simboleggiata dal suono Aum, il più sacro fra i mantra induisti. Brahman è al tempo stesso immanente e trascendente, e non solo un concetto panteistico. Inoltre, oltre essere la causa materiale ed efficiente dell'intero universo, Brahman stesso non è limitato dalla sua auto-proiezione ed effettivamente trascende tutti gli opposti, tutte le dualità, soprattutto aspetti, quali la forma e l'essere, da sempre è incomprensibile alla mente umana.

Molte testimonianze di queste esperienze sono stati esaurientemente descritti in parecchie Upaniṣad. Tra il 1000 e il 1600 d.C., nella Brihadaranyaka, troviamo un dialogo tra Prajapati e Indra in cui si discute del Sé e dei diversi stati di consapevolezza; fu tuttavia Adi Shankaracharya che diffuse e sistematizzò il concetto di non dualismo come pratica religiosa in un lavoro coerente chiamato Vivekacūḍāmaṇi, o Il gran gioiello della discriminazione.

L'influsso di Adi Shakaracharia si fece non solo sentire nella meditazione Advaita, ma anche nella pratica e nella conoscenza Induista. I suoi lavori principali sono le Brahma Bhashyas, che rappresentano dei commentari alle Vedānta Sutra e alla Bhagavad Gita realizzate nello sforzo continuo di ricerca dello stato non-duale, ed infine il trattato sull'Advaita, il Vivekacūḍāmaṇi. Inoltre questo maestro è più conosciuto come l'iniziatore della Bhakti o devozione altruistica, che nel sistema filosofico Advaita si può realizzare soprattutto mediante i bhajan, o canti devozionali, i più famosi dei quali sono il Bhaja Govindam, il Soundaryalahari e Sivanandalhari.

Un rivoluzionario spirituale[modifica | modifica sorgente]

Adi Shankara fu uno dei primi maestri spirituali a denunciare le caste e gli inutili rituali come delle azioni insensate, e grazie al suo profondo carisma, esortò i veri devoti a meditare sull'amore verso Dio al fine di comprendere la Verità ultima.

I suoi trattati sulle Upaniṣad, Bhagavad Gita e Vedānta Sutra, sono testamenti di una mente appassionata e intuitiva che non ammetteva dogmi ma si appellava alla capacità di discriminazione. Una dei suoi più profondi insegnamenti è che l'astratto filosofeggiare non portava alla moksha o Liberazione. Solo attraverso un autentico amore e altruismo governati dalla discriminazione viveka sarebbe stato possibile raggiungere il proprio Se reale.

Ipotesi secondo cui la sua filosofia venne influenzata dal Buddhismo sono infondate, poiché Shakara si oppose veementemente alla negazione dell'essere (shunyata), mentre credeva che l'immanifesto, Brahman manifestasse sé stesso attraverso Īśvara, colui che ama attraverso l'esistere nella perfezione, e visto da molti come Vishnu o Shiva, o qualsiasi altra cosa dettasse il cuore.

Si crede che Shankara abbia viaggiato per tutta l'India, dal Sud fino al Kashmir, predicando alla popolazione locale e dibattendo di filosofia (apparentemenre con successo, anche se non vi sono documentazioni a dimostrarlo) con maestri e monaci Buddhisti. La sua fede forma la base della tradizione Smarta, o Smartismo.

L'impatto sulle religioni indiane[modifica | modifica sorgente]

Nonostante sia vissuto solo per 32 anni, il suo impatto sull'India e sull'Induismo non può essere passato inosservato, ha favorito il sacerdozio e reintrodotto una forma pura di pensiero Vedico. Fu in grado, viaggiando per tutta l'India, dal Sud fino al Kashmir, di proporre un volto dell'Induismo che poteva ragionevolmente contendere idee al Buddhismo e divulgare. Il risveglio del suo movimento indù aprì la strada a movimenti di stretta osservanza teistica di Ramanuja e Madhva, fornendo i presupposti per il declino del Buddhismo in India.

Testi scritti da Adi Shakara[modifica | modifica sorgente]

Libri scritti sicuramente da Adi Shankara:

Libri che ha probabilmente scritto:

Gli ordini religiosi[modifica | modifica sorgente]

Si dice che abbia fondato quattro mathas, monasteri o ordini religiosi, ancora oggi importanti. Alcuni si trovano a Sringeri a sud nella regione del Karnataka; a ovest a Dwaraka nella regione del Gujarat; a est a Puri nella regione di Orissa e a nord nella città di Jyotirmath nella regione del Uttaranchal.

Il monastero, o matha, di Kanchipuram o Kanchi nel Tamil Nadu è anche considerato il monastero delle origini. Si dice che in questo luogo Adi Shankara si sia seduto nel suo ultimo giorno di vita per attendere la realizzazione, Siddhi, l'eterna beatitudine, ma molti racconti suggeriscono che abbia passato gli ultimi giorni della sua vita a Kedarnath.

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