Spaghetti House

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Spaghetti House
Lingua originale Italiano
Paese Italia
Anno 1982
Durata 98 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Giulio Paradisi
Soggetto Age e Scarpelli
Sceneggiatura Age e Scarpelli, Nino Manfredi
Produttore Fernando Ghia
Fotografia Giuliano Giustini
Musiche Gianfranco Plenizio
Interpreti e personaggi

Spaghetti House è un film del 1982 diretto da Giulio Paradisi, ambientato a Londra e interpretato, come protagonista, da Nino Manfredi. Si tratta di un fatto di cronaca realmente accaduto nel 1975, conosciuto in lingua inglese come Spaghetti House siege (l'assedio della Spaghetti House).

[modifica] Trama

La storia è quella di un gruppo di emigranti italiani, che sono andati a cercare fortuna in Gran Bretagna. Loro sono camerieri e cuochi, e lavorano in un ristorante italiano a Londra. Ottengono un grande successo con la simpatia e la cucina che offrono tutte le sere. La loro provenienza è varia: il ciociaro Domenico, il siciliano Salvatore, il sardo Efisio, il toscano Valentino, il marchigiano Biagio. Mettendo i soldi guadagnati a monte comune, vorrebbero comprare un ristorante dalla proprietaria cinese e aprire una loro attività. La loro intenzione viene frustrata dal fatto che uno di loro vorrebbe invece prendere la sua somma guadagnata e andare via, tornando in Italia. Questo fatto manderebbe a monte per indisponibilità di fondi la prevista compera del locale cinese, per cui dopo parole grosse e accuse di tradimento anche l'ultimo dei camerieri ci ripensa e dà alla comitiva la sua parte di denaro.

Ma il destino riserva qualcosa di peggio, ed inaspettato: un giorno si presenta un africano a chiedere lavoro; Domenico (Manfredi) lo manda via perché non hanno bisogno di nessuno. L'uomo allora fa apprezzamenti sul fatto che essendo un locale di italiani, sono una manica di mafiosi.

La sera, dopo l'ennesima giornata di lavoro al ristorante, i 5 italiani della comitiva si sono riuniti con il commercialista, a cui hanno consegnato l'incasso della serata. Ma a quel punto, proprio mentre stanno festeggiando il nome del loro futuro locale. arrivano i 3 africani e intimano di consegnare i soldi: "è una rapina!" sussurrano. Non si capisce come, ma avevano saputo della trattazione commerciale con i relativi soldi quella sera. Uno degli africani è il tizio mandato via da Domenico quel giorno.

Nel buio il commercialista scappa via, con tanto di valigia. Il colpo è andato a vuoto, ma a quel punto la situazione viene compromessa dall'arrivo della polizia. Sebbene gli ostaggi hanno assicurato che non gli è stato fatto alcun male dai rapinatori, questi si imbarcano in una scena incredibile. Prima cercano di scappare, seguendo i camerieri italiani che sono riusciti a scappare, ma la porta dove sono entrati non è l'uscita secondaria, ma solo il magazzino! Così la fuga ha termine subito: i 3 rapinatori e gli italiani sono ora tutti in trappola. Ma invece di arrendersi, ad un certo punto, il capo della banda s'inventa letteralmente una motivazione politica per il sequestro della gente del ristorante, e comincia a giocare duro: improvvisano di appartenere ad una organizzazione terroristica che vuole obiettivi politici e un aereo per scappare. Del fatto comincia ad interessarsi a quel punto l'Antiterrorismo, i cui ufficiali premono per mandare in azione i commando, anche a costo di provocare una strage. Qui si vede la differenza con la polizia ordinaria, che vuole invece continuare la trattativa. La parentela degli ostaggi, a cominciare dalla moglie inglese di Domenico, preme invece per evitare una strage.

Nel frattempo i rapinatori/terroristi e gli ostaggi familiarizzano, sia pure con modi rudi. Gli africani maltrattano gli italiani e minacciano di ucciderne qualcuno per far capire che non scherzano. L'umanità degli ostaggi, ma soprattutto la sincerità disarmante di Domenico riduce gli attriti, anche se Salvatore si sente male, e devastato dalla febbre e dai malesseri, viene rilasciato solo dopo molte insistenze, mentre una microcamera (con la tecnologia di allora) e microfoni vari sorvegliano la situazione.

L'assedio è umanamente duro. Gli uomini rinchiusi nel magazzino usano il locale frigorifero e le scatole vuote dei pelati per i bisogni corporali. Mancando cibo utilizzabile, e anche acqua, sono costretti ad arrangiarsi. Ad un certo punto mangiano la pasta cruda, e uno degli italiani dice: 'buona! Ma perché non ci abbiamo pensato prima!' Domenico dimostra anche qui la sua attitudine alla franchezza rispondendo al suo amico Perché cotta è meglio!

Alla fine delle trattative, malgrado il rilascio dell'ostaggio ammalato, la situazione rischia di precipitare. Appena prima dell'intervento del SAS inglese, il capobanda, malgrado fosse influenzato dai suoi compagni (specie il più giovane) a resistere e se necessario, ad ammazzare davvero gli ostaggi, si arrende.

Mentre fuori festeggiano la liberazione, il capobanda si spara cercando di suicidarsi. Ma non ci riesce e lo salvano dal proiettile. Alla fine del film, Domenico ha fatto amicizia con il suo ex-carceriere, e lo va a trovare in carcere. Malgrado la sua testimonianza sul trattamento umano che hanno avuto, malgrado la situazione subita, all' africano verranno inflitti 21 anni di carcere.

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace
Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue