Santuario della Madonna delle Lacrime (Treviglio)

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Coordinate: 45°31′18.2″N 9°35′27.5″E / 45.521721°N 9.590973°E45.521721; 9.590973

1leftarrow.pngVoce principale: Treviglio.

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Il santuario della Madonna delle lacrime è il santuario di Treviglio dedicato alla Madonna delle Lacrime che il 28 febbraio 1522 salvò, con le sue prodigiose lacrime, la città da sicura distruzione da parte delle truppe francesi, guidate dal generale Odet de Foix, offese dagli insulti di alcuni sprovveduti cittadini sicuri dell'appoggio imperiale.

Il santuario, unico nella città, ricorda a tutti i prodigiosi eventi capitati nella chiesetta del convento delle agostiniane e la deposizione dell'elmo e della spada da parte del generale, particolarmente devoto al culto mariano, subito imitato da parte dei suoi soldati. Il santuario è stato ampliato progressivamente e arricchito di stili diversi che proseguono dal 1600 fino ai giorni nostri.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La facciata, il campanile e l'ingresso principale del santuario

Autenticazione del miracolo e l'inizio dei lavori[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'autenticazione del miracolo iniziata nel 1583 su pressione di Carlo Borromeo, che chiese una delegazione alla Santa Sede e invio l'anno successivo Lodovico Audoeno suo vicario, il 6 maggio 1591 vennero eletti quattro soprintendenti, uno per ogni porta, per erigere il santuario: Federico Rozzone, Giovanni Zuccone, Andrea Canzola e Giacomo Fachetto[1]. Il 20 aprile 1593 due di questi vengono sostituiti da Luca Ferrando e Lodovico Lodi in quanto deceduti[1].

Il 25 marzo 1594 viene posta la prima pietra[1].

Traslazione dell'icona e consacrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 maggio 1619 l'architetto caravaggino Fabio Mangone con i trevigliesi Bartolomeo Boldone e i fratelli Barizaldi iniziano la delicata fase di taglio del muro per traslare nel nuovo santuario l'immagine miracolosa della Madonna che verrà completata con il collocamento avvenuto sabato 15 giugno[1]. Il giorno successivo il cardinale Federico Borromeo, arrivato in città il 14 giugno, celebra la messa aprendo così al culto il santuario trevigliese[1].

Gli anni successivi: modifiche ed ampliamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1668 si decide di costruire un altare ad ornamento dell'effigie in marmi preziosi di varia specie e natura[1].

Tra il 1835 ed il 1838 viene costruito il campanile del santuario[2].

Dopo un primo progetto d'ampliamento del santuario rimasto su carta del 1854, nel 1897 l'architetto ingegnere Cesare Nava, di origini milanesi, ne redige uno nuovo[2]. Il 28 febbraio 1899 il cardinale Ferrari, arcivescovo di Milano, depone simbolicamente la prima pietra dell'ampliamento, che attualmente si trova vicino al leggio del Vangelo[2].

Il retro del santuario, con tanto di cupola e lanterna

L'8 settembre i lavori vengono aggiudicati ai capimastri Furia che però decidono, data l'entità dell'opera, di costituire un'impresa con i concorrenti Bencetti, Possenti e Rossi, tutti di origini trevigliese[2]. Il 13 novembre iniziano effettivamente i lavori d'ampliamento[2].

Nel luglio del 1900 il cardinale Ferrari, in visita a Groppello, si reca a Treviglio dove elargisce benedizioni dai ponteggi del santuario[2].

Nel 1912 i lavori di costruzione sono pressoché terminati ma, a causa dello scoppio della prima guerra mondiale, bisognerà aspettare luglio del 1921 per vedere completati gli affreschi[2].

Il 14 gennaio 1912, nel santuario, il cardinale Andrea Carlo Ferrari consacra vescovo il canonico Pompeo Ghezzi, già canonico curato della stessa chiesa, eletto vescovo di Sansepolcro da papa Pio X.

I giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 la sala ex voto dalla parte del leggio del Vangelo viene adibita a cappella dell'adorazione su progetto del pittore Paolo Furia che ne esegue anche la variopinta vetrata[2].

All'interno del santuario sono tuttora gelosamente custoditi la spada e l'elmo del generale Odet de Foix, visconte di Lautrec che vengono esposti durante la settimana del Miracolo, a fine febbraio e inizio marzo. Il santuario ospita affreschi e tele del Molinari, dei fratelli Galliari, del Cresseri, dei Montalti e di Bernardino Butinone.

Recentemente la sommità della facciata ha richiesto degli interventi di restauro dopo che alcuni pezzi di sculture sono precipitati al suolo; la stessa cosa è successa per una piccola porzione della volta interna sopra all'altare, per fortuna senza colpire nessuno. Per tali motivi sono state effettuate alcune perizie.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Furia, 1982, op. cit., 142
  2. ^ a b c d e f g h Furia, 1982, op. cit., 143

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Furia, Il mio santuario, Uteco, Calvenzano, 1982

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]