Rudolf Slánský

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Rudolf Slánský (Nezvěstice, 31 luglio 1901Praga, 2 dicembre 1952) è stato un politico cecoslovacco, uomo di spicco del Partito Comunista della Cecoslovacchia nel secondo dopoguerra.

Rudolf Slánský

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Nezvěstice, Slánský si formò all'Istituto Commerciale di Pilsen. Dopo la Prima guerra mondiale si trasferì a Praga dove entrò in contatto coi gruppi della sinistra marxista.

Nel 1921, dopo aver rotto con il Partito Social Democratico Ceco si unì al Partito Comunista della Cecoslovacchia, diventando una delle sue figure più eminenti: nel 1926 divenne segretario regionale del Partito di Ostrava, seguito due anni più tardi dalla nomina nella regione della Boemia centrale, con sede a Kladno[1]. A coronamento di questo percorso nel 1929, dopo il V Congresso del Partito Comunista della Cecoslovacchia entrò nel Presidium, massimo organo del Partito, in concomitanza con l'ascesa di Klement Gottwald alla segreteria.

Dopo l'occupazione nazista dei Sudeti nell'ottobre del 1938, Slánský ed i dirigenti più importanti del Partito si stabilirono in Unione Sovietica, dove molti rimasero per l'intero conflitto mondiale. A differenza di Gottwald tuttavia, Slánský nel '44 ritornò entro i confini dell'ex Cecoslovacchia e fu tra gli animatori della fallita insurrezione nazionale slovacca contro gli occupanti tedeschi ed il governo collaborazionista di monsignor Tiso.

Divenuto segretario generale coll'ottavo congresso del PCC nel marzo 1946, dopo il colpo di stato dei comunisti nel 1948 divenne il secondo uomo più potente del paese dopo Gottwald ed in quanto tale organizzò le campagne di collettivizzazione forzata delle campagne.

Nel gennaio 1949 fu il capo della delegazione cecoslovacca alla riunione fondativa del Comecon a Mosca[2].

Dopo la rottura con Josip Broz Tito, presidente della Jugoslavia, Stalin temeva il ripetersi di altre insorgenze nazionaliste nei Paesi europei appena conquistati e individuò negli ebrei il potenziale nucleo di un'opposizione organizzata al regime. Sin dal 1950 Slánský, di origine ebraica, venne indebolito tramite la rimozione e la messa sotto accusa di due dirigenti a lui vicini, Otto Šling, segretario regionale del Partito in Moravia, e Bedřích Reičin, capo dell'intelligence militare.

Nel novembre dell'anno seguente Slánský fu arrestato senza preavviso al termine di una cena a casa del capo del governo cecoslovacco Antonín Zápotocký. Esattamente un anno più tardi fu uno dei 14 dirigenti (11 dei quali di origine ebraica[3]) che figurarono al processo pubblico di Praga, con l'accusa di alto tradimento. Sperando di aver salva la vita, Slánský ammise al processo le proprie colpe[4], ma nonostante la confessione e il proprio pentimento fu impiccato cinque giorni più tardi dopo che venne emessa la sentenza di colpevolezza e la relativa condanna alla pena capitale.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Dopo la Rivoluzione di velluto del 1989, il nuovo presidente Václav Havel nominò ambasciatore in Unione Sovietica il figlio di Slánský, anch'egli di nome Rudolf.

Controversie[modifica | modifica sorgente]

Stando alla testimonianza di Massimo Caprara, ai tempi dei fatti segretario personale di Togliatti prima di lasciare il Partito per aderire al gruppo de il manifesto nel '69, anche il Partito comunista italiano fu coinvolto nei fatti che portarono alla caduta di Slánský, nella persona del segretario Palmiro Togliatti, a suo tempo amico del dirigente. In visita a Praga proprio nei giorni dell'arresto, non si curò del disperato appello che la moglie Josefa Slanska gli portò per il tramite di Caprara stesso nell'hotel praghese dove risiedeva.[5]. Tale versione è rifiutata da un giornalista del PCI residente a Praga in quegli anni, nonché traduttore in italiano del libro di memorie della stessa vedova di Slánský, Giorgio Gandini: a suo dire Caprara commetterebbe due errori, confondendo l'hotel in cui alloggiavano i dirigenti del PCI e soprattutto dimenticando che la moglie fu arrestata insieme al marito e poi esiliata con la figlia in una cittadina al confine con la Polonia, e pertanto non poteva essere in grado di raggiungere l'hotel dove erano alloggiati Togliatti e Caprara[6].

È invece accertato un altro fatto riguardante sempre il segretario del PCI. Dopo la caduta del comunismo dagli archivi di Praga è emerso che quando nel 1963 a Praga venne decisa la riabilitazione di Slánský, Togliatti inviò una lettera al capo del partito cecoslovacco Antonín Novotný per chiedere che nulla trapelasse prima delle imminenti elezioni politiche italiane[7].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Membro di II Classe dell'Ordine della Doppia Croce Bianca (Slovacchia) - nastrino per uniforme ordinaria Membro di II Classe dell'Ordine della Doppia Croce Bianca (Slovacchia)
— 2004

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Karel Kaplan, Report on the Murder of the General Secretary, Ohio State University Press, 1990, p. 285
  2. ^ Karel Kaplan, Report on the Murder of the General Secretary, Ohio State University Press, 1990, p. 286
  3. ^ Michael Brenner, Breve Storia Degli Ebrei, Roma, Donzelli Editore, 2009, p. 286
  4. ^ Vojtech Mastny, The Cold War and Soviet insecurity. The Stalin years, New York, Oxford University Press, 1996, p. 131
  5. ^ Caprara riprende queste dichiarazioni, originariamente rilasciate in un'intervista alla Rai nel '92, in un libro di otto anni posteriore: Massimo Caprara, Paesaggi con figure: Togliatti, Malaparte, De Luca, Amendola, Nenni, Che Guevara, Lauro, Gramsci, Stalin, Slansky, Moro e Berlinguer, Jotti, Ares, 2000, p. 159-161.
  6. ^ http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1992_02/19920207_0016.pdf&query=josefa%20slanska
  7. ^ Karel Bartosek, Les Aveux des Archives: Prague-Paris-Prague 1948-1968, Ed. du Seuil, Parigi, 1996, p. 372

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Monografia di Igor Lukes sul processo Slánský per il Cold War International History Project del Wilson Center di Washington DC

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