Relitto di Anticitera

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Il relitto di Anticitera è quanto rimasto di un naufragio avvenuto dinnanzi all'isola di Anticitera, presso capo Glyphadia, nel secondo quarto del I secolo a.C..[1] Esso venne scoperto nel 1900 da un gruppo di pescatori di spugne.

Scoperta e recupero dei manufatti[modifica | modifica wikitesto]

L'efebo di Anticitera

Nell'ottobre del 1900 un gruppo di pescatori di spugne condotti dal capitano Dimitrios Kondos aveva deciso di attendere presso quest'isola che passasse una violenta tempesta, che aveva ostacolato il loro rientro in Grecia dall'Africa. Mentre si trovavano colà, essi decisero d'immergersi al largo delle coste dell'isola in cerca di spugne. A quel tempo i cercatori di spugne s'immergevano indossando scafandri da palombaro con interfodere ed elmetti di rame, che consentivano loro di immergersi più in profondità e rimanere sommersi più a lungo.

Il primo a posare lo sguardo sul relitto, giacente ad una profondità di 60 m fu Elias Stadiatis, che chiese immediatamente di essere tirato su in superficie. Egli descrisse la scena come un cumulo di cadaveri decomposti di uomini e di cavalli, giacenti sul fondo marino. Pensando che la troppa anidride carbonica avesse dato alla testa a Elias, il comandante Kondos stesso s'immerse personalmente in acqua, tornando in superficie poco dopo con il braccio di una statua di bronzo. In attesa che la tempesta calasse d'intensità, i pescatori di spugne asportarono dal relitto quanti più manufatti di piccole dimensioni potevano.

La Macchina di Anticitera (Frammento A - fronte).

In accordo con il Ministero greco della Cultura e la Marina militare greca, i pescatori di spugne trassero dalle acque numerosi manufatti. Verso la metà del 1901 I pescatori recuperarono statue, fra le quali la "testa di filosofo", un lanciatore di disco, il bronzeo efebo di Anticitera, risalente a circa 340 anni a.C. (oggi conservato nel Museo archeologico nazionale di Atene), un Eracle, un toro marmoreo ed una Lira, e molti altri oggetti.

Il 17 maggio 1902, l'ex ministro Greco della Cultura, Spyridon Stais, fece la scoperta più sensazionale: esaminando i manufatti che erano stati portati presso il Museo archeologico nazionale di Atene, egli si accorse che numerosi pezzi di bronzo corrosi portavano in essi iscrizioni e ruote dentate. L'insieme prese il nome di Macchina di Anticitera. All'inizio pensò che si trattasse di una delle prime forme di orologio meccanizzato o di un astrolabio, a quel tempo considerato il più antico elaboratore analogico noto,[2] sebbene esso sia tecnicamente un'avanzata macchina calcolatrice.

Il decesso di parecchi pescatori per malattia da decompressione pose fine al lavoro in loco nella prima parte del XX secolo. L'ufficiale di marina francese ed esploratore del mare Jacques Cousteau si sarebbe più tardi immerso per cercare altri manufatti antichi nel relitto.[3]

Datazione della nave[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene il recupero dei manufatti antichi dal relitto avesse avuto un grande successo e fosse stato effettuato nel corso di due anni, la datazione del relitto si rivelò difficile e richiese molto più tempo.

Sulla base di opere analoghe di provenienza nota, alcune statue in bronzo poterono essere datate al IV secolo a.C., mentre le statue in marmo si rivelarono copie del I secolo a.C. di precedenti opere.

Testa di filosofo

Alcuni studiosi hanno supposto che la nave trasportasse parte del bottino del generale romano Lucio Cornelio Silla da Atene nell'86 a.C., diretta in Italia. Tale teoria ebbe origine da un riferimento dello scrittore greco Luciano di Samosata ad una nave di Silla affondata in quella zona. A favore di una datazione nel I secolo a.C. sono stati utensili domestici ed oggetti recuperati dal relitto, simili a reperti di altri ritrovamenti relativi a quel periodo. Le anfore recuperate dal relitto indicano una data fra l'80 ed il 70 a.C., le stoviglie ellenistiche sono databili fra il 75 ed il 50 a.C. e le ceramiche romane erano di tipo simile a quelle note come provenienti dalla metà del I secolo a.C.. Le ultime monete ritrovate negli anni settanta da Jacques Cousteau e compagni sono databili tra il 76 ed il 67 a.C..[1] Si ritiene che la nave oneraria affondata stesse facendo rotta verso Roma con un tesoro, per arricchire una parata trionfale programmata per Caio Giulio Cesare.[4]

Resti di tavole dello scafo mostrarono che la nave era stata costruita in olmo, un legno spesso usato dagli antichi romani per le loro navi. Infine, nel 1964 un campione delle tavole di legno dello scafo fu sottoposto a datazione con il Carbonio-14, che indicò la data del 220 a.C.± 43 anni. Questa differenza emersa fa la datazione a radiocarbonio e quella attesa, basata sulle ceramiche e sulle monete, viene spiegata con il fatto che la tavola dalla quale fu estratto il campione per la datazione provenisse da un vecchio albero tagliato molto prima del naufragio della nave.

Ulteriori evidenze per una datazione del naufragio nel I secolo a.C. emersero nel 1974, quando il professore dell'Università di Yale, Derek de Solla Price, pubblicò la sua interpretazione della Macchina di Anticitera. Egli sostenne che essa era un elaboratore calendariale. Dalla sistemazione degl'ingranaggi e dalle scritte sul meccanismo, egli concluse che esso era stato costruito verso l'87 a.C. e andato perso solo pochi anni dopo.

Nuove esplorazioni marine autorizzate nel 2012[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2012 l'archeologo marino Brendan P. Foley della Woods Hole Oceanographic Institution, negli Stati Uniti d'America ottenne l'autorizzazione dal governo greco a condurre nuove ricerche in immersione intorno ai profondi fondali di Anticitera. I sommozzatori iniziarono con un'attività preliminare di due settimane nell'ottobre 2012 utilizzando la tecnologia Rebreather per poter immergersi ad una profondità di 70 m. Questa nuova tecnologia permette oggi un esame completo del luogo ove giace il relitto di Anticitera. Inoltre i sommozzatori cercarono più in profondo, lungo i versanti adiacenti al luogo ove giacciono i resti del naufragio provare a localizzare altri reperti che possono essere fuoriusciti dal relitto nei due millenni trascorsi, ad opera delle correnti marine. Le ricerche di Foley vengono condotte insieme ad altri archeologi, fra i quali Theotokis Theodoulou, dell'Agenzia greca per le ricerche archeologiche marine.[5]

Ogni reperto nuovo può aiutare ad identificare la nave romana che affondò e fornire ulteriori chiarimenti sul suo viaggio ed i ricercatori sperano di trovare altri piccoli pezzi della Macchina di Anticitera sul fondo marino, anche se le probabilità che ciò avvenga sono piuttosto basse. Inoltre essi sperano di localizzare ed ispezionare altri relitti di navi affondate sulle secche dell'isola, compresi quelli della nave da guerra britannica HMS Nautilus, che affondò nei paraggi nel 1807 e che fu localizzata nel giugno 2012.[5]

Nel 2013 i reperti trovati nel sito in questione furono esposti al Museo archeologico nazionale di Atene.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) The Antikythera Shipwreck. The Ship, The Treasures, The Mechanism. National Archaeological Museum, April 2012 – April 2013. Hellenic Ministry of Culture and Tourism; National Archaeological Museum. Editors Nikolaos Kaltsas & Elena Vlachogianni & Polyxeni Bouyia. Athens: Kapon, 2012, ISBN 978-960-386-031-0.
  2. ^ Brian Haughton, Hidden History: Lost Civilizations, Secret Knowledge, and Ancient Mysteries, Career Press, 26 dicembre 2006, pp. 43–44, ISBN 978-1-56414-897-1. URL consultato il 16 maggio 2011.
  3. ^ (EN) Nature. The Antikythera Mechanism, Nature Publishing Group website video archive, 2012.
  4. ^ (EN) Ancient 'Computer' Starts To Yield Secrets. URL consultato il 23 marzo 2007.
  5. ^ a b (EN) Marchant, Jo. Return To Antikythera: Divers Revisit Wreck Where Ancient Computer Found, The Guardian, 2 October 2012. Retrieved 20 November 2012.
  6. ^ Antikythera shipwreck: treasures from the deep – in pictures, guardian.co.uk, 18 marzo 2013. URL consultato il 22 marzo 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

(in lingua inglese, salvo diverso avviso)

  • P. Kabbadias, The Recent Finds off Cythera The Journal of Hellenic Studies, Vol. 21. (1901), pp. 205–208.
  • Gladys Davidson Weinberg; Virginia R. Grace; G. Roger Edwards; Henry S. Robinson; Peter Throckmorton; Elizabeth K. Ralph, "The Antikythera Shipwreck Reconsidered", Transactions of the American Philosophical Society, New Ser., Vol. 55, No. 3. (1965), pp. 3–48.
  • Derek de Solla Price, "Gears from the Greeks. The Antikythera Mechanism: A Calendar Computer from ca. 80 B. C." Transactions of the American Philosophical Society, New Ser., Vol. 64, No. 7. (1974), pp. 1–70.
  • Nigel Pickford, The Atlas of Ship Wrecks & Treasures, p 13–15, ISBN 0-86438-615-X.
  • Willard Bascom, Deep water, ancient ships: The treasure vault of the Mediterranean, ISBN 0-7153-7305-6.

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