Pressione arteriosa sistemica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Pressione sanguigna arteriosa)
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.
I valori di pressione massima e minima sul quadrante di un apparecchio per la misurazione della stessa

La pressione arteriosa sistemica, conosciuta anche semplicemente come pressione arteriosa è la pressione del sangue arterioso sistemico misurata a livello del cuore.[1][2]

La pressione del sangue, intesa come l'intensità della forza che il sangue esercita su una parete del vaso di area unitaria, varia lungo tutto l'apparato vascolare: infatti la pressione arteriosa diminuisce progressivamente dal ventricolo sinistro del cuore fino alle arteriole.

Fisiologia[modifica | modifica sorgente]

La pressione arteriosa (PA) esprime l'intensità della forza con cui il sangue (contenuto) spinge sulle pareti arteriose (contenente), divisa per l'area della parete.[3] Tale pressione è il risultato dei seguenti fattori:

  • forza di contrazione del cuore
  • gittata sistolica, ovvero quantità di sangue espulsa per ogni contrazione (sistole) ventricolare
  • frequenza cardiaca (numero di battiti cardiaci al minuto)
  • resistenze periferiche, ovvero la resistenza opposta alla progressione del sangue dallo stato di costrizione delle piccole arterie
  • elasticità dell'aorta e delle grandi arterie.

La pressione arteriosa, quindi, si distingue in:[4]

  • pressione sistolica (o "massima"), durante la contrazione o sistole ventricolare
  • pressione diastolica (o "minima"), durante il rilassamento o diastole ventricolare

Valori pressori[modifica | modifica sorgente]

Classificazione dei valori pressori negli adulti[5]
classificazione sistolica diastolica
ipotensione grave <80 <60
ipotensione moderata 80-89 60-64
ipotensione lieve 90-99 65-69
normale bassa 100-109 70-74
normale 110-119 75-79
ottimale 120 80
normale 120-129 80-84
normale alta 130-139 85-89
Ipertensione lieve 140-159 90-99
Ipertensione moderata 160-179 100-109
Ipertensione grave >180 >110
Classificazione dei valori pressori nei pediatrici[6]
1-30 giorni <2 anni 3-5 anni 6-9 anni 10-12 anni 13-15 anni >16 anni
normale Sistolica <80 (pretermine)
<95 (a termine)
104–111 108–115 114–121 122–125 130–135 136–141
Diastolica 70-73 70-75 74-77 78-81 80-85 84-91
normale alta Sistolica 96–105 (pretermine)
104–109 (a termine)
112–117 116–123 122–129 126–133 136–143 142–149
Diastolica 74–81 76–83 78–85 82–89 86–91 92–97
ipertensione Sistolica >106 (pretermine)
>110 (a termine)
>118 >124 >130 >134 >144 >150
Diastolica >82 >84 >86 >90 >92 >98

Si ritiene, attualmente, che in condizioni normali i valori della pressione arteriosa, misurata in condizioni di riposo a livello dell'omero con lo sfigmomanometro, non debbano superare il valore di 130 mm di mercurio come Pressione Sistolica e quello di 85 mm di mercurio come Pressione Diastolica. Valori inferiori non sono considerati patologici finché compatibili col pieno benessere del soggetto. Valori persistenti di Pressione Arteriosa a riposo superiori a quelli sopra indicati determinano lo stato patologico denominato Ipertensione arteriosa, che può essere di vario grado e rappresenta uno dei fattori di rischio cardiovascolari più diffusi. Infatti è fortemente raccomandato il controllo preventivo della pressione arteriosa, anche perché, spesso, uno stato di ipertensione per lungo tempo non determina sintomi che mettano in allarme il paziente.

Regolazione della pressione arteriosa[modifica | modifica sorgente]

Regolazione tramite variazioni della resistenza periferica: La legge di Poiseuille applicata all'emodinamica dimostra che la resistenza al flusso ematico (R) è direttamente proporzionale alla lunghezza del vaso (l) e alla viscosità (\eta) del sangue, mentre è inversamente proporzionale al raggio (r) del vaso elevato alla quarta potenza: (\ R = \frac {8 \eta l}{r^4}). Dato che la lunghezza dei vasi e la viscosità del sangue sono parametri relativamente costanti, il raggio sarà il parametro principe per la regolazione del flusso sanguigno. La sua importanza è duplice perché:

  1. R è proporzionale a \frac {l}{r^4}, quindi una piccola variazione di raggio è proporzionale a un grande aumento di resistenza.
  2. Il raggio del vaso può essere facilmente diminuito o aumentato diminuendo o aumentando la contrazione delle fibre muscolari lisce circolari che lo circondano.

Attraverso variazioni della resistenza periferica arteriolare possiamo quindi controllare efficacemente la pressione arteriosa media. Inoltre, contraendo selettivamente i vasi, possiamo modulare la quantità di sangue che fluisce attraverso ciascun organo. Le arteriole contribuiscono a più del 60% della resistenza totale e sono il luogo dove avviene la maggiore variazione di resistenza nell'intero sistema cardiocircolatorio. Esistono tre diversi modi per controllare tale resistenza:

  • Controllo locale (o intrinseco): è una risposta locale del vaso in seguito a una variazione di concentrazione di alcune sostanze paracrine fra cui principalmente O2 e CO2. Se il metabolismo dei tessuti aumenta, i livelli di O2 diminuiscono, mentre aumentano i livelli di CO2 prodotta. In queste condizioni di ipossia e ipercapnia il vaso si dilata permettendo un maggior rifornimento di O2 e rimozione di CO2 dai tessuti. Esiste inoltre una risposta immediata del muscolo allo stiramento, il quale reagisce contraendosi. Questo tipo di risposta, denominata autoregolazione miogena (o riflesso di Bayliss), permette che non vi siano grosse variazioni di flusso ematico all'interno di un vaso. Se non esistesse l'autoregolazione miogena, che aumenta la resistenza arteriolare e che compensa l'aumentata pressione idrostatica in posizione eretta, si avrebbe una perdita notevole di liquidi che potrebbe causare un forte edema degli arti inferiori.
  • Riflessi simpatici (o estrinseco neuronale): La regolazione attraverso segnali nervosi del diametro dei vasi sanguigni compete sol ed esclusivamente al sistema ortosimpatico (o simpatico), con la sola eccezione delle arteriole coinvolte nell'erezione del pene e del clitoride. La muscolatura liscia vasale è innervata dai neuroni postgangliari del sistema simpatico che utilizzano la noradrenalina (NA) come neurotrasmettitore. L'NA causa contrazione del muscolo tramite l'attivazione dei recettori α1 adrenergici. Essendo il sistema simpatico l'unico in grado di controllare la contrazione dei vasi esiste un'attività basale che in condizioni fisiologiche mantiene i vasi parzialmente vasocostretti (tono simpatico basale). Per vasodilatazione e vasocostrizione si intendono aumenti o diminuzioni di questa attività basale. Esistono inoltre sulle fibre muscolari dei vasi, recettori β2 adrenergici, che hanno bassa affinità per la NA, ma alta affinità per l'adrenalina proveniente dalla midollare surrenale. L'attivazione dei β2 produce vasodilatazione. Inoltre gli α1 hanno anche una bassa affinità anche per l'adrenalina. Siccome la NA e l'adrenalina sono entrambe prodotte da scariche simpatiche, spesso vengono prodotte insieme. Sarà quindi la distribuzione di recettori β2 e α1 a determinare quali vasi sono costretti e quali dilatati.
  • Controllo ormonale (o estrinseco ormonale): Oltre all'adrenalina rilasciata dalla midollare surrenale e discussa nella sezione precedente, esistono altri due ormoni che regolano la resistenza delle arteriole:

Regolazione tramite variazioni della volemia: Il controllo della volemia ha una correlazione diretta con la pressione arteriosa media. All'aumentare della volemia, infatti, cresce anche la pressione esercitata dal sangue sulle pareti dei vasi. Il mantenimento di questi valori stabili è affidato principalmente al rene tramite un meccanismo innescato dagli ormoni:

  • Aldosterone: è un ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali che aumenta il riassorbimento del sodio nel tubulo contorto distale e nel dotto collettore, ed aumenta l'escrezione di potassio ed idrogenioni. E l'aumentata ritenzione di sodio diminuisce la diuresi, aumentando la volemia e, di conseguenza, la pressione.
  • Vasopressina (ADH): secreto dall'ipofisi posteriore, favorisce il riassorbimento di acqua nel tubulo contorto distale e nel dotto collettore, in modo analogo all'aldosterone.
  • Peptide natriuretico atriale (ANP): viene rilasciato in seguito ad un eccessivo aumento della volemia da particolari miociti situati nell'auricola dell'atrio destro del cuore. L'ANP agisce a livello dei reni, aumentando l'escrezione di acqua e di sodio, abbassando così la pressione sanguigna.

Misurazione e Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

Tecniche e procedure[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monitoraggio Ambulatoriale della Pressione Arteriosa.
  • Metodo ascoltatorio e metodo palpatorio (o digitale).
  • Metodo ascoltatorio: si esegue nel modo più comune: con fonendoscopio, sfigmomanometro e manicotto.

Si mette attorno al braccio il manicotto a 2 cm di distanza dalla piegatura del gomito, si insuffla fino ad un valore sicuramente superiore alla pressione massima del paziente (per esempio 250 mmHg, allo scopo di evitare i casi non rari di "pausa libera"). Si appoggia l'audiofono a valle del bracciale nel punto di passaggio dell'arteria omerale, si svita lentamente la valvola, si nota che la colonnina scende, fino a sentire il primo battito che indica la sistolica (o massima), la si fa scendere fino a non sentire alcun battito oppure fino a percepire una notevole riduzione di intensità del tono. L'ultimo battito ascoltato è la diastolica (o minima).[7]

  • Metodo palpatorio o digitale: si esegue solo con lo sfigmomanometro. Il procedimento è quasi uguale, solo che non si ha il fonendoscopio; si palpa il polso radiale e si legge solo la pressione massima. Con questo metodo non c'è il problema della "pausa libera".[7]

Interpretazione dei valori pressori[modifica | modifica sorgente]

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito i seguenti valori per un soggetto adulto di età compresa tra i 20 e i 60 anni: per rientrare nella norma, la pressione arteriosa deve essere inferiore a 140/90. Valori pressori inferiori a 120/80 sono da considerarsi ottimali, purché la pressione arteriosa massima sia superiore a 100, altrimenti si ha ipotensione. Invece quando la pressione arteriosa è superiore a 139/89 si ha l'ipertensione. L'ipertensione è lieve se la pressione è compresa tra 140-159/90-99, mentre se questa è compresa tra 160-179/100-109 l'ipertensione è moderata. A valori pressori superiori a 180/110 corrisponde un'ipertensione di grado severo.[8][9]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Chobanian AV, Bakris GL, Black HR, et al, Seventh report of the Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Pressure in Hypertension, vol. 42, nº 6, dicembre 2003, pp. 1206–52, DOI:10.1161/01.HYP.0000107251.49515.c2, PMID 14656957.
  2. ^ Diseases and conditions index - hypotension, National Heart Lung and Blood Institute, settembre 2008. URL consultato il 16 settembre 2008.
  3. ^ www.heart.org
  4. ^ Normal Blood Pressure Range Adults, Health and Life.
  5. ^ Pressione Alta - Ipertensione
  6. ^ asc L’ipertensione arteriosa nel bambino
  7. ^ a b J Booth, A short history of blood pressure measurement in Proceedings of the Royal Society of Medicine, vol. 70, nº 11, 1977, pp. 793–9, PMC 1543468, PMID 341169. URL consultato il 6 ottobre 2009.
  8. ^ Understanding blood pressure readings, American Heart Association, 11 gennaio 2011. URL consultato il 30 marzo 2011.
  9. ^ (EN) Hypertension: management of hypertension in adults in primary care (PDF) in NICE clinical guideline 34, London, National Institute for Health and Clinical Excellence (NICE), giugno 2006. URL consultato il 15 settembre 2008.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Videoistruzioni "Come misurare la pressione"

La pressione arteriosa nei bambini

medicina Portale Medicina: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di medicina