Parelio

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Parelio pronunciato su entrambi i lati del Sole al tramonto nel sud del Minnesota. Da notare gli aloni a forma d'arco passanti per ognuna delle immagini pareliche.
Un raro parelio pronunciato, causato dal passaggio della luce solare attraverso sottili cirri. Il Sole reale è collocato al di fuori della foto, sulla destra.
Sulla destra: un debole parelio sulla baia di San Francisco.

Il parelio (comunemente noto anche come "cani solari") è un fenomeno ottico atmosferico dovuto alla rifrazione della luce solare da parte dei piccoli cristalli di ghiaccio sospesi nell'atmosfera e che solitamente costituiscono i cirri.

Indice

[modifica] Descrizione

I pareli appaiono tipicamente come macchie luminose e colorate nel cielo, a circa 22° o più sulla sinistra e/o destra del Sole.

I cristalli di ghiaccio responsabili di questo fenomeno sono di forma esagonale e spessi da 0,5 mm ad 1 mm. Questi cristalli, fungendo da prismi, rifrangono la luce del sole in molte direzioni, ma con un minimo angolo di deviazione di circa 158°, che causa la formazione di pareli a circa 22° gradi dal Sole. La rifrazione dipende dalla lunghezza d'onda, così i pareli hanno la parte interna rossa ed altri colori nelle parti più esterne, smorzati dalla reciproca sovrapposizione. Anche l'altezza del Sole è importante: i pareli si allontanano da esso al crescere della sua altezza.

I pareli vengono avvistati come corti archi alla stessa altezza del Sole, perché i cristalli di ghiaccio si allineano di preferenza in direzione approssimativamente orizzontale, secondo effetti di trascinamento aerodinamico.

Nonostante spesso siano molto meno vividi e più diffusi di quelli mostrati in foto, i pareli sono in realtà piuttosto comuni, ma sfuggono spesso alla vista perché bisogna guardare nella direzione del Sole reale perché si possa individuarli.

[modifica] Storia

Diodoro Siculo, uno storico greco del I° sec. a.C., parlando del monte Ida nella Troade, ci descrive un antico esempio di parelio nella sua opera Biblioteca Storica:

«Su questo monte avviene qualcosa di particolare e di straordinario. Al levarsi del Cane sulle vette della cima, a causa della tranquillità dell'aria circostante - la vetta è al di sopra del soffio dei venti - e mentre è ancora notte, si vede il sole levarsi, e non disegna i raggi secondo una figura circolare, ma ha la fiamma suddivisa in molte direzioni, così che si ha l'impressione che molti fuochi tocchino l'orizzonte della terra. Dopo un po' essi si raccolgono in una sola dimensione, fino ad avere un'altezza di tre cubiti. Ed allora, quando il giorno è già giunto, e la grandezza manifesta del sole è colmata, produce lo stato del giorno.» [1]

Anche il seguente passo del De re publica di Marco Tullio Cicerone è un altro tra i tanti di autori greci e romani a riferirsi ai pareli e ad altri fenomeni simili:

(LA)
« [...]Visne igitur, quoniam et me quodam modo invitas et tui spem das, hoc primum Africane videamus, ante quam veniunt alii, quidnam sit de isto altero sole quod nuntiatum est in senatu? Neque enim pauci neque leves sunt qui se duo soles vidisse dicant, ut non tam fides non habenda quam ratio quaerenda sit.  »
(IT)
« Non vorresti dunque - poiché m'inviti in qualche modo e mi dai speranza su di te - che ci chiediamo questo per prima cosa, Africano, prima che vengano altri: cosa ci sia di vero su questo secondo Sole di cui si è parlato al Senato? Infatti non sono né pochi né sciocchi coloro che dicono di aver visto due soli, tanto che non si tratta più di non avere fede, quanto di cercare una ragione.  »

Probabilmente la prima descrizione chiara di un parelio è quella fatta da Jakob Hutter nel suo Brotherly Faithfulness: Epistles from a Time of Persecution:

« Mio amatissimo bambino, voglio raccontarti che nel giorno seguente la partenza dei nostri fratelli Kuntz e Michel, in un venerdì, vedemmo tre soli nel cielo per un bel po' di tempo, circa un'ora, così come due arcobaleni. Questi avevano le loro parti esterne vicine l'una all'altra, quasi a contatto nel mezzo, e le loro estremità orientate in direzioni opposte. E questo io, Jakob, l'ho visto con i miei occhi, e molti fratelli e sorelle l'hanno visto con me. Dopo un po' i due soli e gli arcobaleni sono scomparsi, ed è rimasto l'unico Sole. Sebbene gli altri due soli non fossero luminosi quanto il primo, erano chiaramente visibili. Sento che questo è stato un miracolo non da poco...  »
(Jakob Hutter, Brotherly Faithfulness: Epistles from a Time of Persecution, pp. 20-21[2])

Questa osservazione avvenne molto probabilmente ad Auspitz (Hustopeče), in Moravia, tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre del 1533. L'originale è in lingua tedesca e proviene da una lettera inviata nel novembre 1533 da Auspitz alla valle dell'Adige, in Sud Tirolo. Kuntz Maurer e Michel Schuster, menzionati nella lettera, lasciarono infatti Jakob Hutter dopo la festa di Simone e Giuda, che ricorre il 28 ottobre. Questa citazione è riportata anche da Fred Schaaf a pagina 96 dell'edizione di novembre e dicembre 1997 di Sky & Telescope.

Il Vädersolstavlan: dipinto (copia del 1630) di un parelio a Stoccolma nel 1535. Il fenomeno celeste venne allora interpretato come un sinistro presagio.

Benché sia più conosciuto per essere il più vecchio dipinto a colori della città di Stoccolma, il Vädersolstavlan (in svedese dipinto del cane del sole) è forse anche la prima raffigurazione di un parelio. La mattina del 20 aprile 1535 il cielo sulla città fu attraversato per un'ora da cerchi bianchi ed archi, e apparvero altri soli attorno al sole. Il fenomeno provocò la rapida circolazione di voci secondo cui il fenomeno era un presagio dell'imminente vendetta di Dio sul re Gustavo I di Svezia (1496 - 1560) per aver introdotto il Protestantesimo durante gli anni '20 del 1500 e per essere stato tirannico con i suoi nemici alleati con il re danese.

Con la speranza di porre fine alle speculazioni, il cancelliere e studioso luterano Olaus Petri (1493 - 1552) ordinò la realizzazione di un dipinto che documentasse l'evento. Visionato il dipinto, il re lo interpretò come una cospirazione - considerando come il sole reale potesse rappresentare egli stesso, minacciato dagli altri soli, uno simbolo di Olaus Petri, l'altro di Laurentius Andreae (1470 - 1552), entrambi accusati di tradimento ma infine scampati alla pena capitale. Il dipinto originale è andato perso, ma una copia del 1630 è ancora visibile nella chiesa di Storkyrkan, nel centro di Stoccolma.[3]

Nel suo romanzo Shipwreck at the Bottom of the World: The Extraordinary True Story of Shackleton and the Endurance, che narra la storia della fatale spedizione polare della nave Endurance (1912), Jennifer Armstrong scrive:[4]

(EN)
« All around them, too, were signs that the Antarctic winter was fast approaching: there were now twelve hours of darkness, and during the daylight hours petrels and terns fled toward the north. Skuas kept up a screeching clamor, and penguins on the move honked and brayed from the ice for miles around. Killer whales cruised the open leads, blowing spouts of icy spray. The tricks of the Antarctic atmosphere brought mock suns and green sunsets, and showers of jewel-colored ice crystals.  »
(IT)
« Tutto attorno a loro c'erano segni del rapido approssimarsi dell'inverno antartico: c'erano ora dodici ore di oscurità, e durante le ore diurne procellarie e rondini di mare fuggivano verso il nord. Gli stercorari continuavano con un rumore stridente, ed i pinguini in movimento starnazzavano sul ghiaccio nel raggio di miglia. Le orche circolavano nei canali tra i ghiacci, soffiando colonne di spruzzi ghiacciati. Gli scherzi dell'atmosfera antartica portarono finti soli e tramonti verdi, e piogge di cristalli di ghiaccio colorati come gioielli.  »
(Jennifer Armstrong. Shipwreck at the Bottom of the World: The Extraordinary True Story of Shackleton and the Endurance, pag. 123 )


[modifica] Note

  1. ^ (Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, XVII, 7)
  2. ^ Jakob Hutter, Brotherly Faithfulness: Epistles from a Time of Persecution, Rifton, NY, Plough Publishing, 1979. ISBN 0-87486-191-8
  3. ^ Pererik Åberg. Vädersolstavlan. Sveriges Television, 10 luglio 2003
  4. ^ Jennifer Armstrong, Shipwreck at the Bottom of the World: The Extraordinary True Story of Shackleton and the Endurance, NY, Crown, 1998. ISBN 0-375-81049-8

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