Mercato delle emissioni

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il mercato delle emissioni (Emissions Trading o ET in inglese) è uno strumento amministrativo utilizzato per controllare le emissioni di inquinanti e gas serra a livello internazionale attraverso la quotazione monetaria delle emissioni stesse ed il commercio delle quote di emissione tra stati diversi, per il rispetto di ciascuno di questi dei vincoli ambientali imposti dal protocollo di Kyoto.

Direttiva 2003/87/CE[1][modifica | modifica sorgente]

La direttiva prevede che dal 1º gennaio 2005 nessun impianto che ricada nel campo di applicazione della stessa (settore energia, industria siderurgica, dei prodotti minerali, ceramica e della carta), possa emettere gas a effetto serra, ossia possa continuare ad operare senza un'apposita autorizzazione. La prima fase prevedeva che entro il 28 febbraio 2005 a tutti gli impianti che ricadessero nel campo di applicazione della direttiva fossero rilasciate quote di emissione di CO2 per consentire loro di partecipare al mercato di scambio comunitario.

La direttiva parte dal presupposto che lo scambio di diritti di emissione costituisce uno strumento efficiente delle politiche ambientali e attraverso lo scambio di quote di emissioni le riduzioni di emissioni avranno luogo su tutta la comunità. Ogni gestore che non restituisca un numero di quote di emissioni sufficienti a coprire le emissioni emesse durante l'anno precedente sarà obbligato a pagare un'ammenda per le emissioni in eccesso pari a 100 euro per tonnellata (in precedenza, nel triennio 2005-07, la somma era 40 euro per tonnellata).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Direttiva 2003/87/CE

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

ecologia e ambiente Portale Ecologia e ambiente: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di ecologia e ambiente