Memorie dal sottosuolo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Memorie del sottosuolo)
Memorie dal sottosuolo
Titolo originale Записки из подполья (traslitterazione dal cirillico russo: Zapiski iz podpol'ja)
Altri titoli Ricordi dal sottosuolo
Notes from underground cover.jpg
frontespizio di un'edizione inglese
Autore Fëdor Michajlovič Dostoevskij
1ª ed. originale 1864
Genere romanzo
Lingua originale russo
Ambientazione San Pietroburgo

Memorie dal sottosuolo, anche noto come Memorie del sottosuolo o Ricordi dal sottosuolo[1], è un romanzo del 1864 di Fëdor Michajlovič Dostoevskij.

Trama e tematiche[modifica | modifica sorgente]

Il libro è diviso in due parti. La prima è intitolata Il sottosuolo, la seconda A proposito della neve bagnata.

Prima parte: Il sottosuolo[modifica | modifica sorgente]

La prima parte è un monologo di critica sociale, dove vengono messi alla berlina gli ideali ottimistici del positivismo, che secondo l'autore non potrebbero mai condurre alla tanto agognata società del benessere, fondata su scienza e ragione, perché l'essere umano - o meglio, l'individuo - avrebbe un segreto desiderio di sofferenza, di sporcizia e di auto-umiliazione che non può essere arginato da nessuna teoria della ragione, né tanto meno da teorie religiose che propongano mielosi ideali di fratellanza umana.

Esempio lampante di questa irragionevolezza e di questo desiderio di sofferenza è il protagonista delle "memorie". Egli, infatti, racconta in che modo non sia riuscito a «diventare nemmeno un insetto».[2] Il suo dramma è una profonda interiorizzazione della complessità della realtà; si ritiene un uomo eccessivamente riflessivo, troppo impegnato a ricercare la causa prima del suo agire, e quindi afflitto da una sostanziale accidia, opposto agli uomini cosiddetti d'azione, i quali riescono ad imporsi delle mete e a seguirle fino in fondo, grazie al loro disinteresse per le cause profonde del loro agire.

Da un lato egli invidia quest'ultima categoria di uomini e condanna lo spirito del suo tempo, il XIX secolo, che definisce «un secolo negatorio»,[3] ma d'altra parte si autodefinisce «uomo evoluto del nostro disgraziato secolo diciannovesimo».[4] All'obiezione che gli si potrebbe formulare e che egli stesso prende in considerazione, ovvero che la sua condotta è irrazionale e svantaggiosa, egli risponde elencando le prove che, a suo avviso, dimostrerebbero l'irrazionalità dell'uomo nella Storia: le guerre di Napoleone Bonaparte e Napoleone III, la guerra di secessione americana e la seconda guerra dello Schleswig.[5]

La causa dell'irrazionalità e della preferenza dell'uomo per la sofferenza starebbe, secondo l'uomo del sottosuolo, nella sua facoltà più cara: quella di volere,[6] in ossequio alla quale egli è anche disposto a rinunciare ai suoi vantaggi. Questo va contro le leggi di natura, esemplificate dal prodotto 2 x 2 = 4, al quale il protagonista contrappone il 2 x 2 = 5, una delle possibili conseguenze del trionfo della volontà individuale.[7] Per il protagonista, le uniche conseguenze di queste considerazioni sono l'accidia e l'inattività, da cui deriva il ritiro dalla vita sociale, ovvero il suo rifugiarsi nel sottosuolo che dà il titolo al romanzo.

Seconda parte: A proposito della neve fradicia[modifica | modifica sorgente]

La seconda parte dell'opera è un racconto in prima persona, in cui l'autore del precedente cupo monologo confessa alcune sordide azioni che ha compiuto nella sua vita, a dimostrazione di come anche una persona "istruita" e "a modo" come lui possa essere in realtà profondamente abietta.

I fatti narrati in questa parte del romanzo si svolgono sedici anni prima rispetto al monologo dal sottosuolo (infatti qui l'uomo del sottosuolo ha ventiquattro anni,[8] mentre al tempo del monologo ne ha quaranta).[9] Il protagonista narra dell'epoca in cui era un impiegato nella burocrazia del suo paese. Egli era già un uomo tormentato dai dubbi e dal senso di inadeguatezza, in particolar modo nei confronti dei suoi colleghi, che disprezzava, ma nei confronti dei quali si sentiva inferiore, per aspetto esteriore e per intelligenza.[10] Ancora, però, vi era in lui la voglia di affermare la propria esistenza e di non soccombere all'ignavia, seppure attraverso azioni indegne.

Il primo episodio narrato riguarda il suo tentativo di sfidare a duello un ufficiale che l'aveva trattato con sufficienza in una trattoria. Inizialmente egli si prepara ad affrontarlo, gli scrive una lettera per invitarlo al redde rationem, con la speranza, in realtà, di costruire con lui una profonda amicizia dopo aver risolto i loro fantomatici contrasti. Alla fine, però, decide di non inviare la lettera e di accontentarsi di scontrarsi con lui battendo la propria spalla contro quella dell'ufficiale, sulla Prospettiva Nevskij, dove spesso lo incontrava. La sua azione meschina gli dà soddisfazione per pochi giorni, perché immediatamente subentrano in lui dubbi e sensi di colpa.[11]

Successivamente, cerca di affermarsi in società tornando a frequentare alcuni suoi ex compagni di scuola. Pur sentendosi inferiore anche a questi ultimi, i quali dimostrano di non avere alcun interesse a frequentarlo, riesce a partecipare a cena con loro. Qui alza il gomito e, dopo essersi reso ridicolo seguendo il gruppo in un postribolo, conosce una prostituta, Liza, e le fa credere di essere un benefattore e di provare dei veri sentimenti per lei. Ma quando tre giorni dopo la ragazza va a trovarlo a casa, perché fiduciosamente convinta che lui le avrebbe davvero cambiato in meglio la vita, egli le fa violenza e le lascia con disprezzo del denaro, che la poverina rifiuta fuggendo in lacrime.[12]

Qui l'uomo del sottosuolo raggiunge il massimo dell'abiezione, in quanto, in questo modo, cerca di sfogare le sue frustrazioni su un soggetto ancora più svantaggiato e ancor meno integrato di lui nella società.[13] Questo, però, non gli impedisce di sentirsi comunque umiliato dall'atteggiamento di lei di fronte ai suoi trancianti monologhi. Lo stesso accade con il suo servo, Apollon: anch'egli, come i colleghi di lavoro, è disprezzato dall'uomo del sottosuolo, ma anche nei suoi confronti questi si sente spesso inferiore.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il romanzo è stato edito in italiano anche con il titolo Ricordi dal sottosuolo, ad esempio da Feltrinelli. Fëdor Michailovič Dostoevskij, Ricordi dal sottosuolo, traduzione di Gianlorenzo Pacini, Feltrinelli [1864], 1995, p. 142, ISBN 978-88-07-82120-2.
  2. ^ Fëdor Michailovič Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo, traduzione di Alfredo Polledro, Einaudi [1864], 2005, p. 8, ISBN 978-88-06-17709-6.
  3. ^ Dostoevskij, op. cit., 21
  4. ^ Dostoevskij, op. cit., 8
  5. ^ Dostoevskij, op. cit., 24
  6. ^ Dostoevskij, op. cit., 32
  7. ^ Dostoevskij, op. cit., 35
  8. ^ Dostoevskij, op. cit., 45
  9. ^ Dostoevskij, op. cit., 5
  10. ^ Dostoevskij, op. cit., 45-46
  11. ^ Dostoevskij, op. cit., 51-58
  12. ^ Dostoevskij, op. cit., 89-129
  13. ^ Leone Ginzburg in Dostoevskij, op. cit., VIII

Edizioni italiane[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo è stato tradotto in italiano anche con i titoli Lettere dal sottosuolo e Ricordi dal sottosuolo da Ettore Lo Gatto, Boris Jakovenko, Tommaso Landolfi, Alfredo Polledro, Igor Sibaldi, Emanuela Guercetti, Milli Martinelli, Gianlorenzo Pacini, Christian Kolbe e Paolo Nori.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Fëdor Michailovič Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo, traduzione di Alfredo Polledro, Einaudi [1864], 2005, pp. XVIII + 136, ISBN 978-88-06-17709-6.
  • Fëdor Michailovič Dostoevskij, Ricordi dal sottosuolo, traduzione di Gianlorenzo Pacini, Feltrinelli [1864], 1995, p. 142, ISBN 978-88-07-82120-2.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura