Mausoleo del Báb

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Mausoleo del Báb, Haifa

Il mausoleo del Báb, situato sul monte Carmelo a Haifa al disopra di quella che è nota come la Colonia tedesca, contiene i resti mortali del Báb, fondatore del babismo e precursore di Bahá'u'lláh creatore della religione bahai. Questo mausoleo è considerato dai bahai il secondo luogo più sacro al mondo dopo il mausoleo di Bahá'u'lláh sito a Acri.

L'esatta collocazione del masoleo del Báb, sul monte Carmelo, fu indicata, nel 1891, da Bahá'u'lláh stesso al proprio figlio maggiore, `Abdu'l-Bahá.

`Abdu'l-Bahá ideò la struttura che fu poi eseguita e completata diversi anni dopo dal nipote Shoghi Effendi. Una cupola sorretta da un tamburo alleggerito da 18 finestre corona l'architettura del mausoleo, come voluto da `Abdu'l-Bahá. La cupola poggia su una struttura ottagonale, ideata da Shoghi Effendi, che viene completata da una arcata.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mausoleo del Báb

Le spoglie del Báb furono sepolte il 21 marzo 1909 in un mausoleo di sei stanze costruito in pietra locale e in una stanza separata. Nel 1929 furono aggiunte all'edificio tre stanze e nel 1949 Shoghi Effendi pose la prima pietra della sovrastruttura che lo avrebbe trasformato nell'attuale mausoleo. La costruzione fu completata nel 1953 e fu interamente finanziata dai Bahai sparsi in tutto il mondo[1]. Il progettista del mausoleo fu l'architetto William Sutherland Maxwell, un Bahai canadese che era anche il suocero di Shoghi Effendi.

Shoghi Effendi fu il supervisore dell'opera, anche nella scelta e commistione degli stili architettonici occidentali e orientali, ma lasciò all'architetto Maxwell i dettagli tecnici. Per le colonne fu usato il granito rosa di Baveno e per gli archi, in stile orientale, la pietra di Chiampo che assieme alla cupola dorata compongono una armoniosa fusione di stili. Dopo la morte di Maxwell, 1952, Shoghi Effendi gli dedicò la porta meridionale del mausoleo. Alcuni aspetti tecnico-ingegneristici della cupola furono elaborati dal professore H. Neumann dell'Università di Haifa[1].

Nel 1952, Leroy Ioas, un Bahai americano, che aveva collaborato alla costruzione del tempio bahai di Wilmette in Illinois aiutò Shoghi Effendi nella costruzione del mausoleo. Ioas, che sarebbe stato nominato Mano della Causa, dedicò le sue capacità amministrative e pratiche alla costruzione della cupola e del sottostante tamburo; Shoghi Effendi gli dedicò la porta dell'ottagono[1].

Il siciliano Ugo Giachery, Mano della Causa, organizzò, su incarico di Shoghi Effendi, la costruzione in Italia di 28 colonne, 8 pilastri e 28 archi, in granito di Baveno e in pietra di Chiampo, necessari al mausoleo secondo il progetto di Maxwell. Il trasporto via mare di questi elementi architettonici, dall'Italia in Israele, fu considerato all'epoca una della più importanti spedizioni marittime italiane di materiale edile[1]. Anche a Giachery fu dedicata una porta del mausoleo.

L'8 luglio 2008 il mausoleo del Báb, assieme ad altri siti bahai di Haifa e di Acri, fu iscritto nel World Heritage List[2][3]

Cupola[modifica | modifica wikitesto]

Cupola del mausoleo

La cupola è ricoperta da 12.000 piastrelle di diversa forma e dimensione, fabbricate in Olanda con un processo tecnico particolare che le rivestiva di uno smalto trasparente su foglia d'oro[4]. Il tamburo cilindrico, alto 11 metri, poggia su un anello circolare di cemento armato posto sul corpo ottagonale. Il mausoleo è decorato con mosaici di colore verde smeraldo e scarlatto e con simboli del Grandissimo Nome[1].

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Il mausoleo è un posto tranquillo dove meditare e pregare; in esso non si tengono cerimonie o riti religiosi. Al suo interno vi si trova una speciale preghiera, in inglese e arabo, usata dai bahai quando visitano il mausoleo e nota come la Tavola della Visitazione è appesa sulle pareti interne del mausoleo[5]

Terrazze e giardini[modifica | modifica wikitesto]

Giardini bahai, Haifa

Il mausoleo è circondato da giardini e terrazze, visibili anche dal mare, che lo rendono uno dei più bei panorami di Haifa e richiamano ogni anno una moltitudine di visitatori, bahai e non.

Le terrazze e i giardini che le ornano si estendono per una lunghezza di un chilometro e con l'illuminazione notturna offrono un spettacolo ammirato anche da lunga distanza[1].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Golden anniversary of the Queen of Carmel, Bahá'í World News Service..
  2. ^ UNESCO World Heritage Centre, Three new sites inscribed on UNESCO’s World Heritage List.
  3. ^ World Heritage Committee, Convention concerning the protection of the world cultural and natural heritage.
  4. ^ Golden tile from Baha'i shrine goes on display in museum, Bahá'í World News Service..
  5. ^ The Bahá'í World, Vol. III, p. 22 e Vol. XIV, p. 124.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • H.M. Balyuzi, `Abdu'l-Bahá: The Centre of the Covenant of Bahá'u'lláh. Oxford, George Ronald, 2001. ISBN 0-85398-043-8.
  • E. Braun, A Crown of Beauty, The Bahá'í Faith and the Holy Land. Oxford, George Ronald, 1982. ISBN 0-85398-139-6.
  • Seena B. Fazel, The Baha'is of Iran: Socio-historical studies. New York, NY: Routledge. ISBN 0-203-00280-6.
  • R. Rabbani, The Priceless Pearl. London, Bahá'í Publishing Trust, 1969.ISBN 1-870989-91-0.
  • Peter Smith, An Introduction to the Baha'i Faith. Cambridge, Cambridge University Press, 2008. ISBN 0-521-86251-5.
  • Adib Taherzadeh, The Revelation of Bahá'u'lláh. Oxford, George Ronald, 1977. ISBN 0-85398-071-3.

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Coordinate: 32°48′52″N 34°59′14″E / 32.814444°N 34.987222°E32.814444; 34.987222