Mary Mallon

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Mary Mallon in un'illustrazione del 1909

Mary Mallon, nota anche come Typhoid Mary (Cookstown, 23 settembre 1869New York, 11 novembre 1938), è stata una cuoca irlandese naturalizzata statunitense. Mary Mallon è stata identificata come la prima portatrice sana della febbre tifoide, e attraverso il suo lavoro di cuoca arrivò a contagiare più di 50 persone[1][2]. Per questo motivo fu soprannominata "Typhoid Mary" ("Mary tifoide").

Una volta sospettata di essere una portatrice della malattia, vennero inviati vari medici per chiederle campioni di urine e feci ma lei li respinse convinta di essere vessata dalla legge. In seguito venne arrestata e messa in quarantena forzata per tre anni dal 1907 al 1910. Il 19 febbraio 1910 venne liberata sotto la promessa di cambiare lavoro, cosa che fece inizialmente, poi però cambiò nome in Mary Brown e riprese il lavoro di cuoca infettando altre persone. Il 27 marzo 1915 venne di nuovo messa in quarantena forzata, fino alla sua morte nel 1938.

Il caso[modifica | modifica wikitesto]

Primi sospetti[modifica | modifica wikitesto]

Mary Mallon nacque nel 1869 a Cookstown nella Contea di Tyrone nell'odierna Irlanda del Nord, emigrò nel 1884 negli Stati Uniti, tra il 1900 e il 1906 Mary Mallon ebbe impiego quasi continuato presso numerose famiglie benestanti di New York, anche durante i mesi estivi.[3] Il 4 agosto del 1906 Mary Mallon prese servizio come cuoca nella casa di villeggiatura presa in affitto a Oyster Bay, su Long Island, da un agiato banchiere, Charles Henry Warren e dalla sua famiglia. Il 27 dello stesso mese la giovane figlia dei Warren si ammalò di tifo. George Thompson, il proprietario della casa, dopo aver consultato dottori esperti che analizzarono l'acqua potabile, i rifiuti e il sistema fognario alla ricerca della causa del contagio, convocò un ingegnere sanitario: George Soper il quale cominciò ad indagare. Egli cominciò ad interrogare la famiglia e la servitù, si informò sugli ospiti e alla fine ottenne un elenco completo che andava per dieci anni indietro nel tempo. Dopo aver scartato tutti questi individui come possibili cause del contagio, fu intrigato dalla notizia che i Warren avevano deciso di prendere una nuova cuoca il giorno 4 del mese, ma cosa più significativa, la donna assunta, Mary Mallon, mancava in quel momento all'appello. Mary Mallon infatti andò via dalla casa senza preavviso quando la figlia dei Warren cominciò ad ammarlarsi.[4]

Soper, grazie alle informazioni ottenute dall'agenzia di collocamento, scoprì che in tutte le famiglie in cui Mary Mallon aveva prestato servizio come cuoca negli ultimi dieci anni c'erano stati casi di tifo.[5]

Mary Mallon in isolamento nel 1909 al Riverside Hospital nella North Brother Island nell'East River.

La caccia a Mary Mallon[modifica | modifica wikitesto]

George Soper si rese conto che le epidemie associate a Mary Mallon erano insolite perché parevano colpire le case pulite e ben tenute dei benestanti. Sebbene la teoria secondo la quale era di per sé la sporcizia a causare la malattia fosse stata soppiantata in quegli anni dalla precisa identificazione dei microbi responsabili del morbo, era ancora diffusa l'idea per cui le epidemie fossero strettamente collegate a condizioni di vita non igieniche a alle persone povere. Analizzati i dati che aveva a disposizione, Soper capì che Mary Mallon era a tutti gli effetti una portatrice sana.[6] Per l'ingegnere Soper non fu facile rintracciare Mary a causa dei suoi continui cambi di identità.

« Dov'è? Ovviamente non lo sapevo... poiché Mary è astuta, e non lavora mai con lo stesso nome in due posti diversi.[7] »
(George Soper)

Il fallimentare primo incontro tra Soper e Mary[modifica | modifica wikitesto]

Nel marzo del 1907 avvenne il primo incontro faccia a faccia con Mary Mallon, quando gli giunsero rapporti su una famiglia di Park Avenue, a New York, colpita da tifo. Il primo approccio di Soper fu fin troppo diretto:

« Parlai per la prima volta con Mary nella cucina di casa. Immagino che fu un tipo di colloquio insolito, soprattutto se si tiene conto del posto. Fui quanto più diplomatico possibile ma dovetti dirle che sospettavo che lei diffondesse una malattia e che volevo i suoi campioni di urina, feci e sangue. »
(George Soper)

Non si può sicuramente dire che Mary Mallon reagì bene all'accusa dell'ingegnere; si rifiutò in modo plateale quando Soper le chiese di consegnargli i fluidi corporei.

« Afferrò un forchettone da arrosto e avanzò nella mia direzione. Io percorsi in tutta fretta il corridoio lungo e stretto, varcai l'alto cancello di ferro e il cortile, e arrivai al marciapiede. Mi sentivo assai fortunato ad esserle sfuggito. Confessai a me stesso che avevo iniziato con il piede sbagliato. A quanto pare Mary non capiva che volevo aiutarla.[8] »
(George Soper)

Mary continuò a lavorare nella casa di Park Avenue e quando Soper tornò qualche giorno dopo per ricominciare da dove aveva interrotto, Mary non volle saperne di lui.[9] Mary Mallon in quegli anni condivideva un alloggio nella squallida pensione tra la Trentatreesima Strada e la Terza Avenue con un uomo di nome Breihof. Breihof fu l'unico amore nella vita di Mary, si prese cura di lui quasi per tutta la vita.

Il secondo incontro con Mary e la resa di Soper[modifica | modifica wikitesto]

Soper riuscì ad entrare nell'alloggio di Mary grazie a Breihof, probabilmente in cambio di denaro o di alcool o di entrambi. Da questo secondo incontro Mary ne uscì furiosa, risultò impossibile farla ragionare. Continuava a negare di avere qualcosa a che fare con il tifo. Soper decise allora di recarsi dal commissario del dipartimento della Sanità della città di New York, e consigliò che Mary Mallon venisse subito presa in custodia.[10] Il dipartimento mandò una dottoressa, Josephine Baker, per visitare Mary sul posto di lavoro. Ciò fu inutile poiché Mary Mallon si rifiutò di aprire la porta. Il giorno seguente vennero inviati tre poliziotti, la dottoressa Baker e un quarto agente. La loro visita si concluse con un vero e proprio inseguimento. Mary Mallon, balzò fuori da una finestra e dopo aver scavalcato un recinto si nascose in un bagno esterno, dove fu trovata tre ore dopo. Nelle parole della dottoressa Baker:

« Si batté e si dimenò ed imprecò. Cercai di spiegarle che volevo soltanto quei campioni e poi sarebbe potuta tornare a casa. Lei si rifiutò di nuovo e io dissi ai poliziotti di bloccarla e portarla all'ambulanza. Così facemmo e il viaggio verso l'ospedale fu assai movimentato.[11] »
(Josephine Baker)

Mary Mallon venne portata al Willard Parker Hospital, considerata da Soper e da altri una persona pericolosa e inaffidabile.

Resti del Riverside Hospital sulla North Brother Island dove venne messa in isolamento Mary Mallon.

Quarantena fino al 1910[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1907 Mary venne rinchiusa nell'ospedale Riverside, su North Brother Island, costretta ad un isolamento a tempo indeterminato. Alloggiava in una piccola villetta a un piano che in passato era stata la dimora del capo del dipartimento infermieri dell'ospedale. Non l'avevano mai accusata, incriminata, processata o condannata per alcun crimine. La sua faccia però era comparsa sui giornali: un disegnatore era andato al Willard Parker e aveva catturato la sua immagine. La stampa aveva cominciato a chiamarla Typhoid Mary.[12] Il dottor William H.Park della commissione sanitaria dunque affermava:

« È una donna grossa e in salute, la tipica cuoca, e ovviamente nel suo aspetto indica qualcosa di anormale. Vive ovviamente segregata insieme ad altri malati di tifo. »
(William H.Park)

Le dichiarazioni del dottore però non erano esatte; a quel tempo infatti Mary era l'unica malata di tifo su tutta l'isola.[13]

Il processo e l'improvviso rilascio[modifica | modifica wikitesto]

Mary Mallon si trovò un avvocato: George Francis O'Neill, due volte candidato repubblicano per il Senato, figura di spicco per le questioni irlandesi, prima di sostenere l'esame di stato aveva lavorato come ispettore doganale ed era versato nel problemi di salute pubblica.[14] Mary Mallon si ritrovò ad avere un ottimo avvocato. Nel corso degli anni successivi, sebbene non vincesse mai una nozione o un appello, riuscì chiaramente a logorare l'accusa o quantomeno a spaventarla. Dopo due anni su North Brother Island, Mary Mallon, con George O'Neill al suo fianco, si presentò al cospetto del giudice Erlanger, dichiarando che non esisteva legge in grado di giustificare la sua protratta detenzione. A quel punto ormai, il 29 giugno del 1909, vi erano già stati diversi sviluppi a suo favore; erano stati identificati altri cinquanta portatori di tifo nel solo stato di New York e nessuna di queste persone era stata confinata sull'isola o in prigione. La “minaccia sanitaria” che lei rappresentava due anni prima era per certi versi sbiadita nella memoria collettiva.[15] La corte però scelse la via della cautela e del rispetto delle leggi stabilite. Il giudice Erlanger, il 16 luglio del 1909, decretò che:

« Il rischio nel liberare la paziente del Riverside Hospital è troppo grande perché questa corte possa correrlo. I danni che possono esser causati a persone innocenti... sono incalcolabili... sebbene la corte nutra grande compassione per questa donna sfortunata, deve proteggere la società dall'eventuale pericolo di una nuova diffusione di contagio.[16] »
(Erlanger)

Per quanto la copertura mediatica del processo Mallon fosse schierata dalla parte della vittima e sollevasse questioni problematiche per il giudice, non andò a influire sull'esito. Secondo quanto accadde qualche mese dopo però, qualcuno fu convinto da quegli articoli: nel 1910, il nuovo commissario sanitario Lederle, sotto pressione e chiaramente esasperato dalla storia di Mary Mallon nel suo complesso, riferendosi a lei come a “quella donna sfortunata” ne ordinò l'improvviso rilascio.[17] Le fu proibito di prendere impiego come cuoca e le fu imposto di fare rapporto a cadenza regolare presso il commissario sanitario per gli esami medici. Nel dicembre del 1911, annunciò tramite il suo avvocato che avrebbe fatto causa alla città e ai dottori Park, Westmoreland, Darlington, Soper e Lederle chiedendo 50000 dollari di risarcimento, sostenendo che per colpa delle loro azioni le era impossibile praticare il suo mestiere di cuoca e che le sue probabilità di guadagnarsi da vivere erano molto ridotte.[18] La causa non arrivò mai al processo probabilmente grazie al suo avvocato, O'Neill, che la convinse a lasciarla cadere.[19]

La fuga[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il rilascio, qualcuno, probabilmente del dipartimento di sanità, le trovò un impiego come lavandaia. Questa rappresentò per Mary Mallon l'ennesima umiliazione. Qualche mese dopo, a peggiorare le cose, il suo amante Breihof, si ammalò gravemente ma nessun medico riuscì ad aiutarlo. Morì poco dopo in ospedale. Mary Mallon si ritrovò nuovamente sola ed esausta e cominciò a smettere di presentarsi agli appuntamenti con il dipartimento di Sanità e riprese a lavorare come cuoca con identità fittizie.[20] Per cinque anni infatti lavorò sotto nomi falsi come Mary Bronwn, Mary Breihof e altri.[21]

Seconda quarantena fino alla morte[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1915 scoppiò un'improvvisa epidemia di tifo allo Sloane Hospital di New York, circa venticinque persone erano state colpite. La descrizione della cuoca dell'ospedale corrispondeva a quella di Mary Mallon che, scoppiata l'epidemia era scappata rifugiandosi nella casa dell'amica Corona. Il sergente Bevins del dipartimento di polizia di New York scoprì il nascondiglio di Mary e insieme al tenente Belton e a un altro sergente di polizia Coneally circondarono la casa di Corona. Questa volta però Mary Mallon non si ribellò e si arrese alle autorità.[22] Nel marzo 1915 Mary Mallon fu ricondotta su North Brother Island dove rimase fino al giorno della sua morte. Nel Dicembre del 1932 venne colpita da un ictus che la costrinse a letto fino al giorno della sua morte che avvenne sei anni più tardi, l'11 novembre del 1938. Mary Mallon fu seppellita nel cimitero si St. Raymond, nel Bronx. L'incisione sulla lapide recita:

« Mary Mallon Morta l'11 novembre 1938 Gesù abbia misericordia.[23] »
(Mary Mallon)

Il novero delle vittime nell'intera carriera di Mary arriva a trentatré persone contagiate, con tre morti accertate. Con ogni probabilità ci furono altri casi associati a Mary non documentati e rimasti ignoti.[24]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jennifer Rosemberg, Typhoid Mary. About.com
  2. ^ Typhoid Mary' Dies Of A Stroke At 68. Carrier of Disease, Blamed for 51 Cases and 3 Deaths, but She Was Held Immune. New York Times, 12 novembre 1938
  3. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 83
  4. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., pp. 23-25
  5. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 26
  6. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 29
  7. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 30
  8. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., pp. 44-45
  9. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 46
  10. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 49
  11. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 55
  12. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 102
  13. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 103
  14. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 105
  15. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 108
  16. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p.120
  17. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 123
  18. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 126
  19. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 129
  20. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 130
  21. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 134
  22. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 137
  23. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 148
  24. ^ Bourdain, "Il segreto di Mary...", op. cit., p. 16

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