Marcello Palingenio Stellato

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Marcello Stellato, in latino: Marcellus Palingenius Stellatus (Napoli ?, 1500 circa – Cesena, prima del 1551), è stato un poeta e umanista italiano, autore del poema filosofico in lingua latina Zodiacus vitae. Nel XVIII secolo è stata congetturata la sua identificazione con tale Pier Angelo Manzoli (o Manzolli) di Stellata[1], della cui esistenza tuttavia non esiste alcuna prova.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Le informazioni biografiche certe sull'autore dello Zodiacus vitae sono molto scarse. Alcuni dati biografici possono essere desunti dallo stesso Zodiacus vitae. L'autore sarebbe vissuto a Roma durante il pontificato di Leone X (1513-1521), avrebbe visitato l'eremo di S. Silvestro sul monte Soratte e avrebbe letto il Libellus Aureus de lapide a vesica del medico Mariano Santo, stampato nel 1522; una sua composizione è contenuta nell'opera Parthenias liber in divae Mariae historiam di Marco Probo Mariano, pubblicata postuma a Napoli nel 1524[2]. Nel maggio 1535 era insegnante di lettere umane a Forlì[3], città facente parte dello stato pontificio. L'ultima data che ne testimonia l'esistenza in vita è quella del 26 ottobre 1537, allorché ricevette un compenso per le lezioni tenute a Forlì. Era sicuramente morto nel 1551, anno di stampa dei Dialogi duo de poetis suorum temporum di Lilio Gregorio Giraldi, nel quale si dà notizia che il cadavere di Marcello Stellato era stato riesumato e bruciato per empietà[4]. Da altra fonte è noto che il cadavere di Stellato era seppellito a Cesena[5].

Per il teologo calvinista Abraham Scultetus (1566–1625), Marcello Stellato era un cortigiano di Ercole II d'Este che avrebbe assunto lo pseudonimo di "Palingenius", avente lo stesso significato di "Renatus", in omaggio alla duchessa filocalvinista Renata di Francia[6]. Il primo ad aver attribuito all'autore dello Zodiacus il nome di Pier Angelo Manzoli fu il latinista Jacopo Facciolati il quale, in alcune lettere indirizzate a Johann Albert Fabricius, scrisse che "Marcello Palingenio" era l'anagramma di "Pier Angelo Manzolli" nativo di Stellata, una località del ducato estense (donde il nome "Stellato")[1]. L'identificazione del Facciolati lasciò perplesso fra gli altri Girolamo Tiraboschi[7]:

« Famoso è quello intitolato Zodiacus Vitae, perché da' dodici segni del zodiaco prende il titolo dei dodici libri, ne' quali è diviso; e abbraccia diversi precetti morali per ben condurre la vita. L'autore si dice Marcellus Palingenius Stellatus, il qual nome, oltre l'esser posto in fronte al libro, vedesi anche formato dalle iniziali de' primi versi del libro I. Il Gerdesio (Specimen Ital. reform. p. 317) accenna una lettera del sig. ab. Facciolati da me veduta, nella quale osserva che Marcello Palingenio è anagramma di Pier Angelo Manzolli, cui perciò egli crede autore di quel poema; ma io non so se altra pruova egli ne arrechi, trattane quella dell'anagramma, la qual non è di gran peso. Certo il Giraldi, che di questo poeta ha fatta menzione (Dial. 2, de' Poet. suor. temp. p. 569), lo dice semplicemente Marcello Palingenio, e non accenna che fosse questo un nome finto, né a me par verisimile che sotto un nome finto volesse ei dedicare, come fece, questo suo poema al duca di Ferrara Ercole II. Il soprannome di Stellato è probabile che venga dalla Stellata luogo del ferrarese, che poté esser la patria di questo poeta. Egli vivea fin dal principio del secolo; perciocché ricorda un lavoro in creta da sé veduto in Roma a' tempi di Leon X. Vogliono alcuni ch'ei fosse protomedico del detto duca; ma non veggo che se ne arrechino sicure pruove. Il suddetto poema non è molto lodevole né per l'invenzione, di cui non v'ha idea, né per l'eleganza, che non è molta. Una certa naturale facilità è il maggior pregio che vi si scorge. E forse sarebbe esso men celebre, se l'autore non vi avesse sparse per entro alcune fiere invettive contro i monaci, contro il clero e contro gli stessi romani pontefici. Ciò fece credere che il Palingenio fosse imbevuto delle eresie dei Novatori; e perciò, poi che egli fu morto, come narra il Giraldi, ne fu dato alle fiamme il cadavero. Ciò non ostante, benché le accennate invettive troppo male convengano a uno scrittor cattolico e pio, a me non sembra che il Palingenio si dichiari seguace di alcuna eresia, anzi egli nella prefazione del suo poema protesta di soggettare ogni cosa al giudizio della Chiesa cattolica. »
(Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, Tomo VII, Parte IV, XLII)

Di recente, Franco Bacchelli dell'Università di Bologna, in base alla licenza di stampa dello Zodiacus vitae, concessa dal Consiglio dei dieci di Venezia l'8 febbraio 1535 a "Marcellus Stellato Neapolitanus", ha concluso che l'autore dello Zodiacus si chiamasse effettivamente Marcello Stellato (o Stellati) e che fosse nato in Campania, mentre Pier Angelo Manzoli non sarebbe mai esistito[8]. "Stellato" è peraltro un cognome ancora molto diffuso a Napoli e in Campania[9].

Zodiacus vitae[modifica | modifica sorgente]

Zodiacus vitae è un poema in latino, in dodici libri, ciascuno intitolato a un segno zodiacale. La finalità dello Zodiacus vitae è filosofica: l'itinerario che conduce l'uomo dall'oscurità della Terra dapprima al Cielo e infine a Dio. In base ad alcuni eventi a cui si accenna nell'opera, si ritiene che questa sia stata composta verosimilmente fra il 1520 e la primavera del 1536. La prima edizione fu stampata a Venezia con il titolo di Zodiacus vitae pulcherrimum opus atque utilissimum da Bernardino Vitali priva di data; l'anno di stampa fu probabilmente lo stesso 1536. Il poema è firmato col nome latinizzato dell'autore e i primi 29 versi dell'incipit, che costituiscono una dedica al duca Ercole II d'Este, formano l'acronimo "Marcellus Palingenius Stellatus"[10]. La dedica al duca d'Este fu fatta su suggerimento di Antonio Musa Brasavola, archiatra dello stesso Ercole II.

La seconda edizione fu stampata a Basilea da Robert Winter nel 1537 col titolo Zodiacus vitae, hoc est, de hominis vita, studio, ac moribus optime instituendis libri duodecim e una terza edizione, curata da Johann Herold, fu stampata dallo stesso Winter nel 1543. Poiché in quest'ultima edizione Herold loda le conoscenze mediche di Stellato, è sorta verosimilmente l'opinione, giudicata infondata già dal Tiraboschi nel passo citato poco sopra[7], che Stellato fosse un medico. Dopo di allora l'opera ebbe ampia diffusione in tutta Europa, tranne che in Italia. Tra il XVI e il XVIII secolo furono stampate oltre sessanta edizioni dello Zodiacus vitae. Citato ampiamente da Scévole de Sainte-Marthe (1536-1623), in Francia Stellato ebbe fortuna fra i libertini. L'inserimento dello Zodiacus nell'Indice dei libri proibiti e del nome di Marcellus Palingenius Stellatus tra gli autori della prima classe dell'Indice, ne impedì invece la diffusione in Italia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Jacobi Facciolati in Patavina Academia professoris, Epistolae latinae, Patavii: Ex Typographia Seminarii, 1765, pp. 155, 163, 173, 177 e segg.
  2. ^ M. Palumbo, Dizionario Biografico degli Italiani, Op. cit. in Bibliografia
  3. ^ Archivio di Stato di Forlì, Atti del Consiglio segreto, XI, c. 81r
  4. ^ Lilio Gregorio Giraldi, Dialogi duo de poetis nostrorum temporum, Eiusdem epistola uersu conscripta, in qua agitur de incommodis, quae direptione urbana passus est, Eiusdem progymnasma ,& eiusdem quaedam carmina, & item quaedam Coelij, Florentiae: Calcagnini, 1551, p. 95
  5. ^ Codice della Biblioteca Apostolica Vaticana Vat. lat., 6207, c. 232v
  6. ^ Abrahami Sculteti Annalium evangelii passim per Europam decimo quinto salutis partae seculo renovati decas secunda, Heidelbergae: typis Johannis Lancellotti, Academiae typogr.: impensis Jonae Rosae, 1620, pp. 148, 248
  7. ^ a b Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana di Girolamo Tiraboschi, della Compagnia di Gesù, bibliotecario del serenissimo Duca di Modena, Modena: presso la Società tipografica, 1792, Tomo VII, Parte IV, p. 1451-1452 (on-line)
  8. ^ Franco Bacchelli, «Palingenio e la crisi dell'aristotelismo». In: Sciences et religions. De Copernic à Galilée (1540-1610), Actes du colloque de Rome (déc. 1996), Collection de l'École française de Rome 260, pp. 357-374, ISBN 2-7283-0545-5 (on-line)
  9. ^ Gens, cognome "Stellato"
  10. ^ Incipit di Zodiacus vitae

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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