La congiura di Fiesco a Genova

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La congiura di Fiesco a Genova
Tragedia in cinque atti
Il Nationaltheater di Mannheim (incisione dei fratelli Klauber, 1782)
Il Nationaltheater di Mannheim (incisione dei fratelli Klauber, 1782)
Autore Friedrich Schiller
Titolo originale Die Verschwörung des Fiesco zu Genua
Lingua originale Tedesco
Genere Teatro romantico
Ambientazione Genova nel 1547
Composto nel 1780-1782
Prima assoluta 1784
Nationaltheater di Mannheim
Personaggi
  • ANDREA DORIA, Doge di Genova, un vecchio venerabile di ottant'anni, evidenti segni di un elevato spirito: le caratteristiche principali in questo carattere sono la dignità, la concisione, l'attitudine al comando.
  • GIANNETTINO DORIA, nipote del primo e pretendente al potere ducale, ventisei anni di età, rozzo e sboccato nel linguaggio, nel comportamento e nei modi, con un orgoglio volgare e caratteristiche disgustose. Entrambi i Doria vestono di porpora.
  • FIESCO, Conte di Lavagna, capo della cospirazione, un giovane alto, bello, ventitré anni di età; il suo carattere è quello dell'orgoglio dignitoso e dell'affabilità maestosa; cortese, elegante e malizioso. I nobili vestono di nero.
  • VERRINA, un repubblicano deciso, sessanta anni di età; grave, austero, e inflessibile.
  • BURGOGNINO, un cospiratore, un giovane di venti anni; franco e simpatico, orgoglioso, svelto e spontaneo.
  • CALCAGNO, un cospiratore, un libertino magro di trenta anni; ipocrita e intraprendente.
  • SACCO, un cospiratore, quarantacinque anni di età, senza tratti caratteristici nell'aspetto.
  • LOMELLINO, uomo di fiducia di Giannettino, un cortigiano.
  • LEONORA, moglie di Fiesco, diciotto anni di età, grande sensibilità; esile e pallida, fine e sensibile, volto malinconico. Veste di nero.
  • GIULIA, Contessa vedova del nobile Imperiali, sorella del più giovane dei Doria, venticinque anni di età; una civetta orgogliosa, alta e formosa nella persona, la sua bellezza è guastata dall'affettazione, carattere maligno, espressione sarcastica. Veste di nero.
  • BERTA, figlia di Verrina, una ragazza innocente.
  • ROMANO, un pittore, franco e semplice con l'orgoglio del genio.
  • MULEY HASSAN, un moro di Tunisi, un carattere molle, una miscela originale di bricconeria ed umorismo.
  • ROSA, ARABELLA domestiche di Leonora.
  • Un tedesco del corpo di guardia ducale, di semplicità onesta e comprovato valore.
  • CENTURIONE, CYBO, ASSERATO. Tre cittadini sediziosi.
  • Numerosi Nobili, cittadini, tedeschi, soldati, ladri.
 

La congiura di Fiesco a Genova (o anche solo Fiesco) è una tragedia in prosa in cinque atti di Friedrich Schiller (1759-1805).

Iniziata dopo I Masnadieri, Fiesco è la seconda tragedia che Schiller ha portato a termine. Fu terminata nel 1782 a Mannheim, dove l'autore si era rifugiato dopo la diserzione dall'esercito del duca del Württemberg, e venne rappresentata solo nel 1784, dopo che Schiller era stato assunto come Teatherdichter a Mannheim. La tragedia nel frattempo era stata rielaborata altre due volte, ma non ottenne il successo arriso ai Masnadieri. Come I Masnadieri, peraltro, il dramma è stato scritto nel periodo in cui Schiller aderiva allo Sturm und Drang: entrambi i drammi sono a sfondo storico e dedicati allo scontro di eroi plutarchiani combattuti fra la potenza e la libertà.

Fondamento storico[modifica | modifica sorgente]

La tragedia prende spunto da un fatto storico accaduto a Genova nel 1547 e conosciuto da Schiller attraverso La congiura del conte Gian Luigi Fieschi, opera giovanile del cardinale de Retz, e dal terzo volume della History of the reign of Charles V dello storico scozzese William Robertson. Gian Luigi Fieschi "il Giovane", conte di Lavagna, della nobile famiglia dei Fieschi, capo del partito filofrancese, ordì una congiura contro Andrea Doria per ripristinare le libertà della Repubblica di Genova, che i congiurati ritenevano fossero state mortificate dal potente Andrea Doria. Inizialmente le sorti dell'insurrezione sembrarono favorevoli ai seguaci del Fieschi: la notte precedente il 3 gennaio 1547 i congiurati riuscirono a impossessarsi delle porte cittadine e della darsena e ad uccidere Giannettino Doria, nipote ed erede designato di Andrea Doria. Ma improvvisamente, mentre cercava di impossessarsi di una galea dei Doria, nell'attraversare una passerella, Gian Luigi perse l'equilibrio, scivolò in mare e annegò. I seguaci dei Fieschi si diedero alla fuga e la congiura fallì.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Schiller rispetta rigorosamente l'unità di luogo e di tempo: l'azione si svolge infatti nel palazzo del conte Fiesco a Genova e non si protrae per più di tre giorni, precisamente dalla mezzanotte del 31 dicembre 1547 alla notte fra il 2 e il 3 gennaio 1547. Nella Prefazione Schiller cita le due opere storiche da cui ha tratto la storia, vale a dire i testi del cardinale de Retz e di Robertson, ma rivendica anche la libertà del drammaturgo di modificare la storia per renderla funzionale alla rappresentazione teatrale. Il tiranno di Genova non è Andrea Doria, ma suo nipote Giannettino. Per Schiller il grande ammiraglio Andrea Doria aveva reso più forte e prospera la repubblica di Genova e, sebbene avesse poi trasformato il dogato in signoria, aveva conservato le libertà repubblicane della città. Il suo successore, il nipote Giannettino Doria, è invece un despota violento e volgare il cui regime provoca presto a Genova una congiura contro i Doria ordita da Verrina, ardente repubblicano, la cui figlia Berta era stata violentata da Giannettino. Anche per Schiller, come per il cardinale de Retz, Fiesco, conte di Lavagna, è apparentemente uno dei tanti eroi plutarchiani che in nome della patria e della libertà si ribellano all'oppressione e viene perciò facilmente convinto da Verrina a unirsi alla congiura. La congiura è coronata da successo: i Doria sono rovesciati, Giannettino viene ucciso e i repubblicani si illudono di aver riconquistato la libertà. Tuttavia, anche Fiesco, che si fa proclamare doge, aspira alla signoria: la sua smisurata ambizione è sorda perfino all'amore della moglie Leonora e alle proteste dell'onesto Verrina, il quale si rende conto che Fiesco non è un novello Bruto, un vendicatore delle libertà repubblicane, ma un novello Cesare, un aspirante tiranno, e come tale dovrà essere fermato: non a colpi di pugnale, ma gettato in mare con uno spintone. Il vero Bruto, l'austero repubblicano Verrina, si rivolgerà al vecchio Andrea Doria chiedendogli di reggere nuovamente la città e garantirle la pace.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Friedrich Schiller, La congiura di Fiesco a Genova, tragedia repubblicana di Federico Schiller recata per la prima volta dal tedesco in italiano da Pompeo Ferrario, Milano: per Giovanni Pirotta, 1819

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