Il cuore rivelatore

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Il cuore rivelatore
Titolo originale The Tell-Tale Heart
Clarke-TellTaleHeart.jpeg
Illustrazione di Harry Clarke per Tales of Mystery and Imagination, del 1919
Autore Edgar Allan Poe
1ª ed. originale 1843
Genere racconto
Sottogenere orrore
Lingua originale inglese
Personaggi il narratore, il vecchio

Il cuore rivelatore (The Tell-Tale Heart) è un breve racconto di Edgar Allan Poe, che fu per la prima volta pubblicato in The Pioneer di James Russell Lowell nel gennaio 1843; Poe lo ripubblicò nel suo periodico The Broadway Journal il 23 agosto 1845. Questo racconto è considerato un classico del racconto horror ed è uno dei più famosi lavori di Edgar Allan Poe.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il racconto è la confessione dell'omicidio di un vecchio avvocato.

L'anonimo protagonista puntualizza immediatamente di essere sano di mente anche se un po' nervoso; durante tutto il racconto vorrà dimostrare la sua lucidità mentale nel premeditare e compiere il crimine.

L'assassino amava il vecchio con cui viveva, ma non sopportava il suo occhio chiaro da avvoltoio, quell'occhio sempre incombente, vitreo, che lo innervosiva, lo faceva letteralmente diventare matto.

Per sette notti a mezzanotte l'assassino era entrato cautamente nella camera del vecchio, ma questi dormiva e quindi non si vedeva il suo occhio malvagio, perciò non era riuscito ad ucciderlo.

Tuttavia l'ottava notte il vecchio si svegliò. Per un'ora intera l'assassino non si mosse. Poteva sentire l'affanno e la tensione del vecchio che si trasformavano in paura mentre il suo battito cardiaco aumentava.

Un raggio di luce lunare filtrò dalla finestra e illuminò quell'occhio malvagio; il battito sempre più forte e ossessivo e la paura di essere scoperto lo portò a uccidere il vecchio rovesciandogli il letto addosso.

Si rallegrava poiché quell'occhio non lo avrebbe più turbato. Per occultare il cadavere lo smembrò e lo nascose sotto le tavole del pavimento. Aveva finito tutto alle quattro e mezza del mattino.

A quell'ora però erano arrivati tre poliziotti che erano stati chiamati da qualcuno che aveva sentito le grida del vecchio. Ma l'assassino, sicuro di non poter essere scoperto, raccontò che aveva gridato lui nel sonno a causa di un incubo e che il vecchio era in viaggio.

I poliziotti, convinti dalle sue parole, stavano chiacchierando fra di loro. L'assassino cominciò allora a sentire un battito cardiaco sempre più distinto provenire da sotto il pavimento. I poliziotti sembravano indifferenti a quel rumore, tanto che quell'indifferenza gli parve un atteggiamento ingannatore e beffardo, atto apposta a smascherarlo.

In preda alle allucinazioni e alla paura di essere scoperto, l'assassino svelò loro il crimine e la posizione del cadavere.

Analisi[modifica | modifica sorgente]

Il cuore rivelatore comincia già nel mezzo di un evento in corso. L'introduzione è una conversazione tra la voce narrante e un'altra persona non meglio identificata. Si ritiene che la voce sia in realtà una confessione, fatta a una guardia carceraria, un giudice, un giornalista, un medico, uno psichiatra o forse un prete. Chiunque l'interlocutore possa essere, instilla nella voce narrante la voglia di scendere nei più minimi dettagli. Le prime parole del racconto, Vero!, costituiscono sin dall'inizio un'ammissione di colpa. Uno dei leitmotiv dell'introduzione, e di tutto il racconto, è l'insistenza del protagonista non tanto sulla sua innocenza, ma sulla sua sanità mentale. Il suo desiderio di risultare credibile, tuttavia, è auto-distruttivo perché questo ammette di essere colpevole di omicidio. La negazione della propria malattia mentale è basata sulle sue azioni, peraltro sistematiche, e sulla precisione, risultante quindi in una insensata spiegazione razionale per un comportamento irrazionale: l'omicidio. Questa razionalità comunque è contrastata da una mancanza di seria motivazione (Scopo non ne avevo. Odio neppure). Malgrado ciò, l'idea dell'omicidio lo ossessionò notte e giorno. La scena finale della storia è la diretta conseguenza del senso di colpa del narratore. Come molti personaggi nella tradizione gotica, sono gli impulsi del protagonista che stabiliscono la sua vera natura. Nonostante i vari sforzi per perorare la propria difesa, la sovra-acutezza dei sensi del protagonista, che lo porta a sentire i battiti del cuore sotto il pavimento in legno, è proprio ciò che lo convince di essere matto. I lettori contemporanei del racconto di Poe avrebbero probabilmente trovato interessante la controversia sulla difesa per incapacità di intendere e volere, risalente al 1840. È poco chiaro tuttavia, se il protagonista abbia davvero sensi molto acuti, o se stia semplicemente immaginando ciò che teme. Nel caso sia davvero dotato di sensi molto sviluppati, i tonfi sentiti alla conclusione della storia potrebbero essere causati da animali, e non dal cuore dell'anziano deceduto tragicamente. Il protagonista stesso ammette di aver sentito il gemito del terrore mortale - come lo chiama lo scrittore - dopo avere risvegliato il vecchio dal suo sonno.

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