Harrison's Flowers

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Harrison's Flowers
Harrison's Flоwers.png
Una scena del film
Lingua originale francese, inglese, serbo
Paese di produzione Francia
Anno 2000
Durata 130 min
121 min (versione USA)
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 2,35:1
Genere drammatico
Regia Elie Chouraqui
Soggetto Isabel Ellsen
Sceneggiatura Elie Chouraquie, Didier Le Pêcheur, Isabel Ellsen
Fotografia Nicola Pecorini
Montaggio Emmanuelle Castro, Jacques Witta
Musiche Bruno Coulais, Cliff Eidelman
Costumi Joanna Syrokomla
Interpreti e personaggi
Premi
« Sometimes love is the only proof you need. »
(Tagline del film[1])

Harrison's Flowers è un film del 2000 diretto da Elie Chouraqui, tratto dal romanzo di Isabel Ellsen.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

New York, 1991. Harrison Lloyd, un fotografo di guerra, si reca in Jugoslavia per un reportage sul conflitto nei Balcani. Dovrebbe essere solo un breve viaggio, ma l'uomo non torna più indietro: a casa, sua moglie Sarah riceve la notizia che Harrison è morto nel crollo di un edificio. Poche ore dopo, la donna riceve una strana telefonata, dopo la quale si convince che il marito sia in realtà ancora vivo. Spinta inoltre da un'immagine televisiva che sembra mostrare proprio Harrison, in breve Sarah decide di partire alla ricerca del marito, credendolo sopravvissuto nella città di Vukovar.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese di Harrison's Flowers si sono svolte dal 4 ottobre 1999 al 12 gennaio 2000.[2]

Anche se ambientato nella ex Jugoslavia, il film è stato girato in Repubblica Ceca, mentre le riprese a New York si sono svolte a Manhattan e a Long Island.[3]

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Il film è stato presentato in anteprima il 23 settembre 2000 al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián.[4] L'uscita della pellicola negli Stati Uniti d'America fu rinviata e posticipata al 2002 in seguito agli attentati dell'11 settembre 2001.[5]

Accoglienza[modifica | modifica wikitesto]

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Con un budget di produzione di circa 8,000,000 di dollari,[2] il film non è stato un successo al botteghino, e non è riuscito a rientrare delle spese, incassando nelle specifico 1,871,025 dollari negli Stati Uniti d'America (di cui 867,635 dollari nel solo weekend d'apertura[2]), i quali, sommati ai 1,162,621 dollari guadagnati negli altri paesi, ha portato l'incasso globale alla cifra di 3,033,646 dollari.[6]

Critica[modifica | modifica wikitesto]

Per Maitland McDonagh di TV Guide il pregio migliore del film e quello di non aver rischiato di banalizzare la guerra mettendola come sfondo al servizio di una storia d'amore.[5] Owen Gleiberman di Entertainment Weekly ha messo in risalto la prova di Adrien Brody, e ha definito la pellicola un «chintzy melodrama», lodando la vivacità e la pulizia con cui il regista Elie Chouraqui ha rappresentato il conflitto jugoslavo.[7] Elvis Mitchell di The New York Times l'ha definito «a stupefying mix of action, politics and melodrama», trovando in questo un legame con alcune pellicole degli anni ottanta inerenti all'apartheid (come Grido di libertà), e ha sottolineato il tentativo – non del tutto riuscito – di Andie MacDowell di distaccarsi con questo film dai ruoli da commedia romantica interpretati in passato.[8]

In Italia, la Repubblica ha trovato il film «già antico», in quanto girato prima dell'11 settembre 2001, quando «l'America era la "casa" e le guerre si combattevano altrove».[9] Sempre su la Repubblica, Claudia Morgoglione lo definisce «un percorso allucinante in una realtà devastata», e «un'opera di finzione che però, con una precisione quasi documentaria, mostra senza sconti cos'è una guerra civile»; una pellicola che rende omaggio anche a tutti i giornalisti che operano sui fronti di guerra, i quali «per catturare un'immagine, o raccogliere una testimonianza, sono pronti a rischiare la vita».[10] Per Paolo Boschi di Scanner invece è un film che «colpisce [...] dritto alla stomaco», che «manca di vividità di rappresentazione [ma] non risparmia crudezze inimmaginabili [e] non lesina stoccate all'ipocrisia dei benpensanti», facendo in modo di «[innescare] un buon numero di riflessioni retroattive sul significato dell'odio e della guerra».[11]

Edizioni home video[modifica | modifica wikitesto]

Harrison's Flowers è uscito in edizione DVD disco singolo in Italia il 1 marzo 2007, distribuito dalla Eagle Pictures. Il film è disponibile con audio in lingua italiana Dolby Digital 5.1 e stereo, audio originale in lingua inglese Dolby Digital 2.0 e stereo, e sottotitoli in italiano.[12]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Taglines for Harrison's Flowers, imdb.com. URL consultato il 28 novembre 2010.
  2. ^ a b c Box office / incassi per Harrison's Flowers, imdb.it. URL consultato il 28 novembre 2010.
  3. ^ Luoghi delle riprese per Harrison's Flowers, imdb.it. URL consultato il 28 novembre 2010.
  4. ^ Date di uscita per Harrison's Flowers, imdb.it. URL consultato il 28 novembre 2010.
  5. ^ a b (EN) Maitland McDonagh, Harrison's Flowers: Review in movies.tvguide.com, 2002. URL consultato il 28 novembre 2010.
  6. ^ (EN) Harrison's Flowers – Summary, boxofficemojo.com. URL consultato il 28 novembre 2010.
  7. ^ (EN) Owen Gleiberman, Movie Review – Harrison's Flowers in ew.com, 13 marzo 2002. URL consultato il 28 novembre 2010.
  8. ^ (EN) Elvis Mitchell, Looking for Her Man Amid the Balkan War in movies.nytimes.com, 15 marzo 2002. URL consultato il 28 novembre 2010.
  9. ^ La bella Andie moglie-coraggio nella ex Jugoslavia in repubblica.it, 14 ottobre 2001. URL consultato il 28 novembre 2010.
  10. ^ Claudia Morgoglione, L'orrore della guerra civile raccontato dai fotoreporter in repubblica.it, 11 ottobre 2001. URL consultato il 28 novembre 2010.
  11. ^ Paolo Boschi, Harrison's Flowers – Critica, Scanner (da mymovies.it). URL consultato il 28 novembre 2010.
  12. ^ DVD Harrison's Flowers, mymovies.it. URL consultato il 28 novembre 2010.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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