Guan dao

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Guan dao
关刀
Sifukwandao.jpg
Tipo Arma inastata
Origine Cina Cina
Entrata in servizio VII secolo
Descrizione
Lunghezza 2 m
lama 40 cm
Tipo di lama monofilare, con curvatura accentuata del tagliente e controtaglio ondulato, chiuso verso il basso da una cuspide affilata
Tipo di punta acuminata, dalla curvatura accentuata

[senza fonte]

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Liu Bei, Guan Yu (al centro, riconoscibile perché impugna un guan dao) e Zhang Fei - ill. in Il romanzo dei tre regni, copia custodita presso The Field Museum (Chicago).

Il Guan dao (关刀 o kuan tao in Wade-Giles) è un'arma inastata cinese equivalente al falcione in uso alle forze di fanteria dell'Europa medievale. È composto da una massiccia lama monofilare, con dorso dalla linea frastagliata, inastata su di un'impugnatura lignea di circa 1,5 m.

Il nome dell'arma deriva da dao, la scimitarra cinese, la cui forma è ripresa nella lama, e da Guan Yu il generale cinese che, secondo la mitologia cinese, fu il primo maestro nell'uso di questo tipo di arma, tanto da legarla al suo nome: guan dao significa quindi "scimitarra di Guan".

Il guan dao viene oggi utilizzato in diverse arti marziali cinesi: lo si trova sia nello stile shaolin chuan sia nel Tai chi chuan. La caratteristica principale dell'arma sono gli attacchi circolari, che sfruttano la lunghezza dell'arma e la rotondità della lama.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il Guan dao legò il proprio nome al generale Guan Yu (162-219) che si distinse per l'uso in battaglia di un'arma inastata ottenuta montando la pesante lama del dao, la spada cinese che funse da archetipo per lo sviluppo della scimitarra, su di un'impugnatura lignea lunga all'incirca un metro e mezzo. L'arma in questione, come d'altra parte il suo portatore, venne poi mitizzata con il nome di "Lama crescente del Drago Verde" (Qing Long Yan Yue Dao - 青龍偃月刀) ed iscritta nelle cronache della mitologia cinese come una "mostruosità" del peso di oltre 40 kg.

La storiografia cinese ha approfonditamente studiato il mito di Guan Yu, arrivando però alla conclusione che l'invenzione del guan dao e la sua diffusione tra le forze di fanteria dei regni cinesi non possa essere accertabile che per il VII secolo (Dinastia Tang). Guan Yu avrebbe dunque impugnato non un guan dao ma un'ascia-daga (), arma in asta diffusa nell'areale cinese nel III secolo, se non, addirittura, un dao vero e proprio seppur di dimensioni ragguardevoli (v. dadao).

Costruzione[modifica | modifica sorgente]

Il moderno Guan dao utilizzato nelle arti marziali cinesi ha un peso compreso tra i 2 ed i 10 kg ed una lunghezza complessiva di 5-6 piedi.

  • L'asta è di legno, lunga tra i 3 ed i 5 piedi. Invece di un calzuolo, monta una testa di mazza;
  • La lama è lunga 12-18 pollici.

Nei modelli antichi, la testa di mazza era spesso sostituita da un calzuolo vero e proprio, atto a colpire di punta l'avversario rovesciando la presa sull'arma. Come in quasi tutte le armi cinesi, sia la lama che il puntale possono essere dotati di anelli che hanno lo scopo di confondere l'avversario con il loro movimento e il rumore.

Il Guan dao è per certi versi simile al naginata giapponese, poiché anche l'arma nipponica rassomiglia fortemente il falcione inastato occidentale e pare sia stata sviluppata proprio partendo dall'archetipo della famosa arma inastata cinese[1]. Caratteristica tipica del naginata era ed è però l'utenza principalmente femminile: arma di notevoli dimensioni ma peso contenuto, il lungo falcione giapponese poteva infatti permettere alla "donna del guerriero" (buke) di affrontare un avversario più grosso e più forte tenendolo ad una buona distanza onde vanificarne la superiorità fisica e risolvere lo scontro basandolo unicamente sull'abilità nel maneggio dell'arma. Il guan dao invece, come il falcione occidentale, era arma pesante e potente, destinata a soldati impegnati ad affrontare cavalieri massicciamente corazzati.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Draeger, David E. (1981), Comprehensive Asian Fighting Arts, Kodansha International, ISBN 978-0870114366, p. 208; Ratti, Oscar (1999) [e] Adele Westbrook, Secrets of the Samurai: The Martial Arts of Feudal Japan, Castle Books, ISBN 0-7858-1073-0, p.201

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Studi[modifica | modifica sorgente]

  • David E. Draeger, Comprehensive Asian Fighting Arts, Kodansha International 1981, ISBN 978-0870114366.
  • Yang Jwing-Ming [e] Jwing-Ming Yang, Ancient Chinese weapons: a martial artist's guide, YMAA Publication Center Inc. 1999, ISBN 978-1-886969-67-4.
  • Wong Kiew Kit, The art of shaolin kung fu: the secrets of kung fu for self-defense health and enlightenment Tuttle martial arts, Tuttle Publishing 2002, ISBN 978-0-8048-3439-1.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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