Arco cinese

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L'immortale Zhang tira con l'arco
Una delle guardie di palazzo dell'imperatore Qianlong (1711-1799) con arco composito tipo "Qing" e dao (scimitarra) - 1760.

L'uso dell'arco a scopo militare e rituale ha rivestito un ruolo fondamentale nella civiltà cinese per millenni.[1] La pratica del tiro con l'arco, già preminente al tempo della Dinastia Zhou (1146 a.C.-256 a.C.), era motivo di vanto ed orgoglio i sovrani del Celeste Impero tanto quanto per i grandi filosofi e pensatori sinici: insegnante di tiro con l'arco era appunto Confucio, mentre di Lie Yukou (filosofo del taoismo) era detto che fosse un appassionato arciere. Chiaramente, l'enorme vastità spazio-temporale dell'ecumene cinese ha portato il Gōng ad assumere diverse fogge, risentendo grandemente anche di influssi culturali esterni (fond. mongoli e coreani). Questa solida tradizione andò drasticamente scemando nel corso del XX secolo, quando in tutta la Cina il numero dei fabbricanti di archi "tradizionali" si ridusse ad una sola bottega. Solo recentemente, la Cina è tornata ad incentivare tale antica pratica[2][3].

Utilizzo[modifica | modifica sorgente]

Guerra[modifica | modifica sorgente]

L'arco era utilizzato dai cinesi in guerra sin dal tempo della Dinastia Zhou (XII secolo a.C.-III secolo a.C.). L'equipaggio standard del carro da guerra sinico prevedeva infatti un conducente, un alabardiere ed un arciere. Durante il Periodo dei regni combattenti (453 a.C.-221 a.C.) l'influsso culturale delle popolazioni della steppa mongolica (la confederazione degli Xiongnu) spinse in favore della diffusione della pratica del tiro con l'arco dagli arcioni della sella: anche in Cina si diffusero così truppe di arcieri a cavallo. I primi reggimenti di questa nuova tipologia di truppa vennero reclutati per ordine del sovrano Wuling di Zhao nel 307 a.C.: alla truppa venne fatto obbligo di abbandonare l'ampia veste tradizionale (hanfu), in favore dei più pratici calzoni dei barbari[4].

Rispetto alla cavalleria, la fanteria cinese ordinaria fece un uso molto limitato dell'arco, preferendogli la balestra, arma più potente, necessitante di un addestramento meno pesante e costante. Balestre con sofisticati meccanismi in bronzo erano già in uso in Cina del VII secolo a.C., soppiantati poi in Epoca Ming (1368-1644) da esemplari di fattura più semplice (si ritiene perché l'arte del bronzo subì un netto declino nel Celeste Impero durante il regno della Dinastia Yuan di origini mongole)[5]. L'uso dell'arco era precipuo dei soldati appiedati destinati a specifiche mansioni, come gli equipaggi delle navi da guerra[6] o la Guardia imperiale Manciù della Dinastia Qing, in realtà dei cavalieri Manciù armati del tradizionale arco composito mongolo chiamati a proteggere i confini della Città Proibita per il loro imperatore.

Caccia[modifica | modifica sorgente]

Oltre alla caccia con arco e frecce del tipo "tradizionale", largamente praticata sia a piedi che a cavallo[7][8], la Cina si distingue per il ricorso a due particolari varianti: la caccia con arco "a palline" e la pesca con l'arco. L'arco utilizzato per scagliare palline di pietra era solitamente molto piccolo e leggero, facilmente trasportabile. Il ricorso a frecce dotate di lenza per colpire e recuperare i pesci è attestato sino alla Dinastia Tang (618-907)[9].

Tipologie[modifica | modifica sorgente]

Gli archi utilizzati in Cina nel corso della storia sono stati del tipo:

  • Arco in corno sciita – L'arco riflesso degli Sciti si diffuse nelle contrade occidentali della Cina sin dai tempi della Dinastia Zhou (i principali reperti vennero rinvenuti a Subeixi e Yanghai)[10][11];
  • Arco lungo – Tipico delle contrade meridionali della Cina, caratterizzate da una rigogliosa vegetazione, ancora durante il Periodo degli stati combattenti, quando cioè l'arco composito andava diffondendosi nelle contrade settentrionali, era in realtà un'arma più piccola del longbow europeo propriamente detto: si trattava di manufatti solitamente non più grandi di 1.6 m;
  • Arco composito in legno – Nelle contrade meridionali della Cina, la disponibilità di materiale vegetale favorì lo sviluppo di un arco composito realizzato mescolando diverse tipologie di materia vegetale: al legno tradizionale si aggiunsero il bambù ed il gelso, avvolti poi in strati di seta coperti di lacca. Il modello base era quello dell'arco riflesso di 1.2-1.5 m. Simili artefatti sono attestati sin dal Periodo delle primavere e degli autunni (770 a.C.-454 a.C.)[12];
  • Arco a siyan lunghi in corno – Evoluzione matura dell'arco composito dei nomadi, questi artefatti erano caratterizzati dal lunghi e snelli (siyan in lingua cinese) contrapposti ai flettenti massicci. Vennero prodotti a partire dal tardo Periodo Han/Periodo Jìn[13][14], venendo poi soppiantati, durante il dominio degli Yuan mongoli, da forme di arco composito più simili al modello archetipico dell'arco delle steppe[15];
  • Arco in corno Ming – Subentrati agli Yuan con una vera e propria "Restaurazione Cinese", i Ming non disdegnarono di servirsi dei numerosi fabbricanti di archi di etnia turca e mongola rimasti nel Celeste Impero.
  • Arco in corno Qing – Evolutosi a partire dall'arco dei Manciù, era un grande arco composito di 1.7 m, con siyan lunghi e massicci, capace di scagliare a notevole distanza frecce molto più pesanti nel normale, lunghe anche un metro[16]. Da questa tipologia di arco derivano l'arco mongolo e l'arco tibetano moderni, in buona sostanza due forme accorciate dell'arco manciù[17].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Archery
  2. ^ Article about the 2009 Chinese Traditional Archery Seminar
  3. ^ News coverage of the 2010 Chinese Traditional Archery Seminar
  4. ^ Selby, Stephen (2000), Chinese Archery : Paperback, Hong Kong University Press, ISBN 962-209-501-1 e ISBN 978-962-209-501-4, pp. 174-175.
  5. ^ Selby, Stephen (2001), A Crossbow Mechanism with Some Unique Features from Shandong, China.
  6. ^ Selby, Stephen (2002-2003), Chinese Archery : An Unbroken Tradition?.
  7. ^ Selby (2010), Op. Cit., p. 60.
  8. ^ Iconography of Mounted Archery of Western Han Dynasty.
  9. ^ Selby (2000), Op. Cit., pp. 178-182.
  10. ^ Selby (2010), Op. Cit., pp. 54-57.
  11. ^ Dwyer, Bede (2004), Scythian-Style Bows Discovered in Xinjiang
  12. ^ Hong, Yang (1992), Weapons in Ancient China, Science Press, ISBN 1-880132-03-6, pp. 94-95 e 196-202.
  13. ^ Selby, Stephen (2001), Reconstruction of the Niya Bow.
  14. ^ Selby, Stephen (2002), Two Late Han to Jin Bows from Gansu and Khotan.
  15. ^ Selby (2010), Op. Cit., pp. 62-63.
  16. ^ Dekker (2010), Op. Cit., pp. 18-19.
  17. ^ Selby (2003), Op. Cit., pp. 38-39.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dekker, Peter (2010), Manchu Archery, in Journal of Chinese Martial Studies, a. 2010, i. 3, pp. 12-25.
  • Koppedrayer, Kay (2002), Kay's Thumbring Book, Blue Vase Press.
  • Selby, Stephen (2000), Chinese Archery : Paperback, Hong Kong University Press, ISBN 962-209-501-1 e ISBN 978-962-209-501-4.
  • Selby, Stephen (2003), Archery Traditions of Asia, Hong Kong Museum of Coastal Defence, ISBN 962-7039-47-0.
  • Selby, Stephen (2010), The Bows of China, in Journal of Chinese Martial Studies, a. 2010, i 2, pp. 52-67.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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